E’ stato condotto in carcere il maestro della scuola dell’Infanzia di Solofra (Avellino) destinatario mercoledì 5 giugno di un’ordinanza di misure coercitive insieme ad altre tre colleghe per maltrattamenti nei confronti di minori e, per il docente in questione, abusi di natura sessuale. I Carabinieri della Stazione di Solofra hanno dato esecuzione all’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Avellino, che dispone l’aggravamento della misura cautelare degli arresti domiciliari per Gerardo De Piano, 56enne di Solofra, al fine di far fronte alle esigenze cautelari.
INCONTRI VIETATI – Il provvedimento è scaturito da un’informativa dei carabinieri, da cui si evincono gravissime violazioni da parte dell’indagato alle prescrizioni impostegli ieri quando è stato sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. In sostanza l’uomo ha incontro nella propria abitazione il parroco del comune irpino e la mamma di uno de suoi alunni. Adesso si trova ora nella casa Circondariale di Bellizzi Irpino.
LE GRAVI ACCUSE – A suo carico accuse pesantissime accertate dai carabinieri in seguito a un’attività investigativa partita nel mese di gennaio 2019 dopo la denuncia di due mamme e supportata da intercettazioni ambientali e dalle telecamere installate all’interno delle aule della scuola irpina. Sono state così accertate una serie di condotte raccapriccianti da parte dei quattro docenti della scuola dell’infanzia. Atteggiamenti persecutori, violenti e minacciosi nei confronti di bambini dai 4 ai 6 anni, considerati particolarmente “vivaci“.
De Piano, insegnante di religione nella scuola dell’infanzia, dovrà difendersi anche dall’accusa di abusi sessuali commessi ai danni di un bambino durante l’orario scolastico. Stando a quanto emerge nell’ordinanza, il maestro costringeva uno specifico alunno a subire atti sessuali contro la sua stessa volontà, abusando della condizione di inferiorità psichica e fisica dello stesso con condotte poste in essere all’interno dell’Istituto Scolastico.
“L’insegnante, con la propria mano, toccava le parti intime del minore, lo spingeva con la testa verso il basso e poneva il viso del bimbo all’altezza del suo bassoventre facendo brevi movimenti dall’alto in basso. Poi lo afferrava per l’orecchio e poneva le mani sui fianchi e toccava le parti intime. Ancora, dopo averlo afferrato al bavero, infilando le proprie dita dietro alla nuca, infilava la mano dietro la schiena, spingendola giù, poco dopo gliela infilava davanti e sempre sotto i vestiti avvicinandosi al contempo con il proprio viso a quello del bambino”.
LA DIFESA DELL’AVVOCATO – Di tutt’altro avviso è Gaetano Aufiero, legale dei maestri Gerardo De Piano e Maria Laura Lieto, 66 anni, anche lei coinvolta nell’inchiesta della procura di Avellino. L’avvocato, che è riuscito a far convertire, nel giro di 24 ore, la misura cautelare ai domiciliari in obbligo di firma per la sua assistita, spiega che “nei video non ci sono tracce né minacce né schiaffi“. “Non si sente un suono o una voce o una parola – spiega -. Non ho riscontrato nulla di quello che leggo nell’ordinanza cautelare, né ingiurie né minacce. Non dubito di quello che dicono i Carabinieri, ma non posso dubitare nemmeno dei miei occhi”.
Proprio i video senza audio rendono impossibile qualsiasi tipo di decifrazione. Anche perché “una cosa è considerare i frame delle immagini, un’altra è vedere il filmato nel complesso. Nel primo caso – spiega Aufiero – gli screen delle immagini presenti nell’ordinanza non chiariscono se una mano poggiata sulla guancia può significare uno schiaffo o una carezza. Nel secondo invece non si evince nulla”.
Per Aufiero nei filmati visionati non emergerebbero neanche i presunti abusi sessuali su un minore attribuiti al docente Gerardo De Piano. “Io ho visto i video per non più di tre quarti d’ora o un’ora. Non ho riscontrato palpeggiamenti che tra l’altro sarebbero avvenuti in classe con altri 20 bambini presenti e anche un’altra insegnante. Sembrava più il gioco del cavalluccio che alcuni bambini amano fare. Ma ripeto, senza audio è impossibile decifrare tante cose”.

