Si sono concluse nel peggiore dei modi le operazioni di ricerca per Sharon Maccanico, la studentessa scomparsa lo scorso 21 gennaio a causa di un violento smottamento a Mount Maunganui. Il corpo della giovane è stato individuato dai soccorritori sotto i detriti del campeggio Beachside, nella zona settentrionale della Nuova Zelanda, a una settimana di distanza dal disastro. Sharon è rimasta vittima della frana insieme a un amico e compagno di studi al Pakuranga College, Max Furse-Kee, il cui cadavere era stato già rinvenuto nei giorni immediatamente successivi alla tragedia.
La quindicenne, promessa della danza e campionessa di hip-hop, si era trasferita ad Auckland con i genitori quando era ancora molto piccola, ma non aveva mai reciso il legame con le proprie radici. La frazione di Picarelli, ad Avellino, ha seguito con il fiato sospeso ogni aggiornamento, unendosi in preghiera e promuovendo una raccolta fondi per sostenere la famiglia nelle complesse attività di soccorso. La notizia del decesso ha spento definitivamente le speranze di una comunità che, per giorni, ha invocato un epilogo differente per la propria “piccola concittadina”.
Il dolore per la scomparsa di Sharon ha generato una vasta ondata di commozione, espressa attraverso numerosi messaggi di cordoglio. Tra questi, il toccante addio del Serenissimo Ordine dei Cavalieri della Natività, che ha voluto omaggiare il ricordo della ragazza descrivendola come un “angelo” la cui luce continuerà a brillare nel cielo. Mentre la terra d’origine e quella d’adozione piangono una vita spezzata troppo presto, resta il ricordo della sua grazia e del suo talento, uniti nel dolore di un destino descritto come crudele e imperscrutabile.
