In un clima di crescente apprensione per l’instabilità sismica dei Campi Flegrei, tornano a circolare con insistenza le enigmatiche visioni di Nostradamus. Il celebre astrologo del XVI secolo è stato citato da numerosi utenti e appassionati di misteri in relazione ai recenti fenomeni di bradisismo che stanno interessando l’area napoletana. In un momento in cui la terra trema con frequenza, le quartine del veggente francese acquistano una nuova e inquietante rilevanza mediatica, alimentando il dibattito tra superstizione e timore reale.
Il passaggio che più spaventa i lettori è tratto dall’opera “Les Prophéties” del 1555, dove si fa riferimento alla rovina di una “grande città nuova”. Il legame con Napoli appare diretto per molti interpreti, dato che il nome stesso della metropoli deriva dal greco Neapolis (città nuova). La profezia descrive un catastrofico terremoto che avverrebbe quando il sole si trova nel segno del Toro, accompagnato da un’aria oscurata e dal crollo di un grande teatro, scenario che alcuni ricollegano alla fragilità del territorio vulcanico e all’alta densità abitativa della zona.
Nonostante il forte impatto suggestivo di queste parole, gli esperti e gli storici invitano alla razionalità. Le opere di Nostradamus sono note per la loro estrema ambiguità, che si presta a innumerevoli interpretazioni a posteriori prive di qualsiasi fondamento scientifico. Sebbene la scienza resti focalizzata sul monitoraggio costante dell’attività vulcanica e sulla prevenzione per la sicurezza della popolazione, il fascino del mistero continua a fare breccia nell’opinione pubblica, trasformando testi antichi in uno specchio delle paure moderne.
