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Un tenero ricordo della figlia svela il cuore di Peppe Vessicchio: “Ha scelto di essere mio padre”

L’affetto e l’umanità del Maestro Peppe Vessicchio, recentemente scomparso e molto amato dal pubblico, sono stati celebrati attraverso le parole toccanti della figlia, Alessia Vessicchio. Ospite a La Volta Buona, Alessia ha condiviso la sua esperienza unica con il direttore d’orchestra, che l’ha cresciuta pur non essendo il suo padre biologico. Il loro legame, cementato nel tempo, è la testimonianza che la genitorialità va oltre i vincoli di sangue: “Genitore è chi genera, mentre papà è colui che accudisce,” ha riflettuto la donna, sottolineando come Vessicchio sia sempre stato il suo punto di riferimento in ogni difficoltà. In quasi cinquant’anni insieme, il Maestro ha sempre agito con “garbo e gentilezza”, senza mai alzare la voce.

Alessia ha rievocato l’incontro che ha dato il via alla loro relazione, avvenuto quando lei aveva sette anni e Vessicchio appena venti. Il tutto accadde durante una partita di calcetto: dopo un breve scambio di palla, la sera stessa il giovane Vessicchio si presentò a casa della madre di Alessia, Enrica. L’episodio che suggellò l’inizio della loro vita insieme fu sia divertente che profetico. Vessicchio, che arrivò con la sua inseparabile chitarra in spalla, fu letteralmente “chiuso in camera a chiave” da una scaltra Alessia.

Quell’atto giocoso diede il via a un concerto privato che, simbolicamente, non è mai finito. “Cominciò il suo repertorio. E fuori mia madre: ‘Apri! Fallo uscire!'”, ha raccontato Alessia, concludendo con una frase che racchiude il senso del loro rapporto: “E poi… non è andato più via, praticamente.” Da quel giorno, il legame si è consolidato, con Vessicchio che l’ha sempre chiamata “mia figlia” e Alessia che lo ha riconosciuto come “mio padre” a tutti gli effetti, pur mantenendo la confidenza di chiamarlo “Peppe.” La figlia conferma l’immagine pubblica del Maestro: un uomo la cui personalità non era “niente di diverso da quello che si è visto.”