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	<title>Giustizia - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 15 Mar 2023 15:07:58 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Giustizia - Voce di Napoli</title>
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	<item>
		<title>Caro Presidente del Tribunale di Napoli le scrivo, così mi distraggo un pò: 60 anni fa la prima donna magistrato indossò la toga per la prima volta</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2023/03/15/60-anni-fa-la-prima-donna-magistrato-indosso-la-toga-per-la-prima-volta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Januaria Piromallo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Mar 2023 15:07:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[60 anni fa la prima donna magistrato indossò la toga per la prima volta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quel Parterre de Rois, pardon, de Reines dal console Gennaro Famiglietti, che celebra “Le donne che conquistano il potere” ma fa il tifo anche per le donne che non hanno voce. Con Armida Filippelli, assessora alla Formazione Professionale, e capofila del Movimento di Sensibilizzazione contro la Violenza sulle Donne. [...]</p>
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<p>Mi è piaciuto il suo intervento incisivo e trasversale ieri all’Istituto di Cultura Meridionale, per la presentazione del saggio molto saggio e speriamo quanto prima realizzabile in tutte le sue forme “ Le donne che conquistano il potere”, (scritto a quattro mani da Ermanno Corsi e Piero Antonio Toma, due fuoriclasse del giornalismo). Anfitrione l’avvocato e console Gennaro Famiglietti. Tre uomini illuminati e “ femministi” e un parterre in quota rosa: a cominciare da Lei, Elisabetta Garzo, dalla senatrice Annamaria Carloni e Marta Schifone, della Commissioni Lavor e Affari Sociali della Camera dei Deputati. Una maggioranza schiacciante, per una volta. </p>



<p>Come si dice a Napoli, cchiù ne simm e cchiù bell parimm, piu’ siamo e piu’ facciamo bella figura. La magistratura, una roccaforte patriarcale, solo una su mille ce la fa. Lei, una perla rara, la prima donna a occupare un posto sempre di dominio maschile. L’ha preceduta Giovanni Melillo, un totem della magistratura. Ha parlato del suo lavoro, fra mille difficoltà di essere donna, ma su tutto ha stra/vinto la passione. Ha ricordato che lei non si è mai sentita sopraffatta dagli uomini, anzi simpaticamente ha riconosciuto: “Li ho sopraffatti io, con le mie curiosità, domande e consigli” .<br>Lei, elegante di pensiero e di aspetto, la sera stessa mi era di fianco alla Prima del Macbeth del Teatro San Carlo con cast stellare. </p>



<p>A fare gli onori di casa altra superwomen, Emmanuela Spedaliere,Direttore Generale del Massimo Lirico, anche lei si è fatta strada in un mondo tutto al maschile. Ricorda, Presidente, ci siamo conosciute alle presentazione dell&#8217;ottimo libro della bravissima collega Elvira Frojo “Viaggio in una vita sospesa per un futuro possibile”. Io moderavo, lei parlava e si è dichiarata sempre dalla parte della donne. Non solo a parole…”. Come ha ricordato Famiglietti: bisogna essere dalla parte di tutte le donne, non solo quelle potenti. Ma anche quelle anonime che subiscono violenza, ma non hanno voce. E se ci provano, ecco quello che succede. Tutti i sassolini riconoscono il sole, ma non è detto che il sole conosca tutti i sassolini.</p>



<p>Voglio raccontarle la storia di un sassolino. La sorprenderebbe molto sapere che nel tribunale di cui lei è garante una ragazza a me molto, molto cara è stata rinviata a giudizio per calunnia e diffamazione. Cosa aveva fatto la sciagurata? Aveva semplicemente denunciato per molestie sessuali il, diciamo &#8220;datore di lavoro”, comunque una persona nella gerarchia professionale sopra di lei. La sciagurata si aspettava solo delle scuse, invece, come prima reazione è stata allontanata in malo modo dal luogo di lavoro. </p>



<p>Cominciato l’iter giudiziario il pm, senza ascoltare nè lei, nè i testimoni presenti, a questo punto, si presume, senza neanche leggersi le carte ( ma le malelingue dicono che è prassi comune) ha rinviato a giudizio per calunnia e diffamazione come se la sciagurata si fosse inventata tutto. Se dovesse essere condannata sarebbe una sconfitta non solo per lei, ma in assoluto, per Tutte. In un momento epocale come quello del me/too. L’unica parola di conforto che la sciagurata ha ricevuto è stata da Armida Filippelli, assessora alla Formazione Professionale e capofila del Movimento di Sensibilizzazione contro la Violenza sulle Donne. Prendere nota: processo rinviato perchè assegnato a un giudice onorario che non poteva celebrarlo.</p>



<p>Bello il termine celebrare, aggiungiamo, anche elogio della mala giustizia. E i numeri me li gioco a lotto. O magari quel sassolino insignificante potrebbe diventare un macigno. E si renderebbe pure onore a Maria Gabriella Luccioli, classe 1940, come ricorda uno dei massimi costituzionalisti Alberto Lucarelli, fu pioniera delle donne in magistratura, una delle magnifiche otto che per prime indossarono la toga che per prime indossarono la toga nel 1965 dopo che, il 9 febbraio del 1963, il Parlamento approvò la legge che stabiliva la parità tra i sessi negli uffici pubblici e nelle professioni.</p>
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		<title>Familiari vittime innocenti e detenuti, un intenso incontro al carcere di Secondigliano</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2023/02/15/incontro-in-carcere-tra-vittime-innocenti-e-detenuti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2023 08:33:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Incontro in carcere tra vittime innocenti e detenuti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel corso di un evento organizzato dal Garante per i Diritti dei Detenuti della Regione Campania Samuele Ciambriello, Bruno Vallefuoco e Giuseppe Miele hanno raccontato le loro storie e i loro percorsi ad una platea di detenuti. &#8220;Le occasioni di riflettere sui propri errori e di avere una seconda chance devono essere date a tutti, [...]</p>
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<p>Nel corso di un evento organizzato dal Garante per i Diritti dei Detenuti della Regione Campania Samuele Ciambriello, Bruno Vallefuoco e Giuseppe Miele hanno raccontato le loro storie e i loro percorsi ad una platea di detenuti. &#8220;<em>Le occasioni di riflettere sui propri errori e di avere una seconda chance devono essere date a tutti, a prescindere da che si ci penta oppure no</em>&#8220;. </p>



<p>Lo ha affermato il Garante delle persone private della libertà personale della Campania, Samuele Ciambriello, nel corso di un intenso incontro, nell’ambito del progetto ‘Parole in libertà’, che si è tenuto presso la Casa circondariale di Secondigliano tra i detenuti di Alta sicurezza &#8211; reparti ‘Ionio’, ‘Tirreno’ e ‘Ligure’ &#8211; e due familiari di vittime innocenti della camorra.</p>



<p>Bruno Vallefuoco, padre di Alberto, ucciso ‘per sbaglio’ insieme ai suoi due amici Salvatore e Rosario, e Giuseppe Miele, fratello di Pasquale, freddato perché si opponeva al pagamento del pizzo sulla loro azienda, hanno portato le loro testimonianze tra le mura del carcere, dando vita ad un confronto tra vittime e chi, in passato, è stato carnefice e si trova a scontare una pena detentiva.</p>



<p>All’appuntamento ha preso parte anche don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Polis, che ha ricordato come &#8220;<em>la bellezza salva il mondo, intendendo la bellezza come condivisione di amore e di dolore</em>&#8220;. Così il Garante Ciambriello: </p>



<p>&#8220;<em>Chi si trova recluso deve avvertire la responsabilità. Le famiglie che ha lacerato, la sua stessa famiglia che non si trova più a vivere…si deve chiedere come posso riparare. Del resto, è anche quello che afferma la riforma Cartabia, esprimendo il concetto di giustizia riparativa</em>&#8220;. Oggi, lo stesso incontro si terrà nella Casa circondariale di Poggioreale con i detenuti del reparto ‘Firenze’.</p>
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		<item>
		<title>La Cassazione: &#8220;I bambini non possono essere costretti a vedere i nonni&#8221;</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2023/02/01/la-decisione-della-cassazione-sui-nonni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2023 08:10:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[La decisione della Cassazione sui nonni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I bambini non possono essere costretti a vedere i nonni. E ciò perché il diritto degli ascendenti non può assolutamente prevalere sull’interesse dei minori, che non possono e non devono subire costrizioni. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con l’ordinanza 2881/2023 del 31/01/2023, ha accolto il ricorso dei genitori di due ragazzini che [...]</p>
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<p>I bambini non possono essere costretti a vedere i nonni. E ciò perché il diritto degli ascendenti non può assolutamente prevalere sull’interesse dei minori, che non possono e non devono subire costrizioni. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con l’ordinanza 2881/2023 del 31/01/2023, ha accolto il ricorso dei genitori di due ragazzini che si opponevano alla frequentazione. </p>



<p>Esaminando le norme del codice civile, la prima sezione ha innanzitutto chiarito che l’intervento del giudice in questo ambito deve tenere conto del fatto che l’art. 317-bis cod. civ., nel riconoscere agli ascendenti un vero e proprio diritto a mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni, non attribuisce allo stesso un carattere incondizionato, ma ne subordina l&#8217;esercizio e la tutela, a fronte di contestazioni o comportamenti ostativi di uno o entrambi i genitori, a una valutazione del giudice avente di mira l’esclusivo interesse del minore, ovverosia la realizzazione di un progetto educativo e formativo, volto ad assicurare un sano ed equilibrato sviluppo della personalità del minore, nell’ambito del quale possa trovare spazio anche un’attiva partecipazione degli ascendenti, quale espressione del loro coinvolgimento nella sfera relazionale e affettiva del nipote. </p>



<p>In altri termini, non è il minore a dovere offrirsi per soddisfare il tornaconto dei suoi ascendenti a frequentarlo, ove non ne derivi un “<em>reale pregiudizio</em>”, ma è l&#8217;ascendente — il diritto del quale ex art. 317-bis cod. civ. vale nei confronti dei terzi, ma non dei nipoti, il cui interesse è destinato a prevalere &#8211; a dovere prestarsi a cooperare nella realizzazione del progetto educativo e formativo del minore, se e nella misura in cui questo suo coinvolgimento possa non solo arricchire il suo patrimonio morale e spirituale, ma anche contribuire all&#8217;interesse del discendente. </p>



<p>Per i giudici di legittimità, infatti, di cui ha scritto il sito Cassazione.net, rileva Giovanni D&#8217;Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, il motivo è fondato e, al riguardo, hanno sottolineato che &#8220;<em>La Corte d’Appello di Milano doveva preoccuparsi di verificare, in termini positivi, la possibilità di procedere a un simile coinvolgimento, costituente il presupposto indispensabile per un&#8217;utile cooperazione degli ascendenti all&#8217;adempimento degli obblighi educativi e formativi dei genitori. Ora gli atti del processo torneranno alla Corte meneghina che dovrà riconsiderare la sua decisione di imporre ai piccoli rapporti con i nonni</em>”.</p>
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		<item>
		<title>Tornano in carcere 159 detenuti in semilibertà per l&#8217;emergenza covid, Ciambriello: &#8220;Decisione senza senso&#8221;</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2022/12/31/tornano-in-carcere-i-detenuti-in-semiliberta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Dec 2022 10:10:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Tornano in carcere i detenuti in semilibertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nessuna proroga per i detenuti semiliberi: in Campania 159 di loro dovranno rientrare in carcere Il Garante Campano Ciambriello: &#8220;In barba il principio di progressività del trattamento penitenziario. Il Governo non ha avuto buon senso&#8220;. In Campania, allo scattare della mezzanotte di domani, 159 detenuti semiliberi dovranno fare rientro in carcere. E questo perché il [...]</p>
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<p>Nessuna proroga per i detenuti semiliberi: in Campania 159 di loro dovranno rientrare in carcere Il Garante Campano Ciambriello: &#8220;<em>In barba il principio di progressività del trattamento penitenziario. Il Governo non ha avuto buon senso</em>&#8220;. In Campania, allo scattare della mezzanotte di domani, 159 detenuti semiliberi dovranno fare rientro in carcere. E questo perché il Governo ha perso l’occasione di prorogare nuovamente il decreto che consentiva loro di non tornare dietro le sbarre finito l’orario di lavoro. </p>



<p>Se è vero che si era trattato di un provvedimento emergenziale, dettato dall’avanzata del Covid, è altrettanto vero che, adesso, poteva suonare come una esperienza riuscita e restare un esempio, per sempre, di una rieducazione vera. Così il Garante campano, Samuele Ciambriello: &#8220;<em>È angosciante sapere che domani 159 persone sottoposte alla misura della semilibertà dovranno rientrare in carcere, specie in una notte speciale, che rappresenta una fine e segna il punto di un nuovo inizio. Gli inizi sono pieni di propositi, invece questa persone porteranno dentro di loro delusione, quella avuto dallo Stato. </em></p>



<p><em>Proprio allo Stato questi uomini e donne hanno dato dimostrazione di responsabili, di ravvedimento, ma in cambio non hanno ottenuto quanto sperato, al contrario si ritrovano speriamo in provvedimenti di inclusione sociale della Magistratura di sorveglianza. Cala il sipario di un dramma umano: come è misera la vita negli abusi di potere</em>&#8220;.</p>
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		<item>
		<title>Carceri, una delle soluzioni è la depenalizzazione dei reati e il rafforzamento della giustizia riparativa</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2022/11/21/carceri-una-delle-soluzioni-e-la-depenalizzazione-dei-reati-e-il-rafforzamento-della-giustizia-riparativa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 11:36:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[colonna2]]></category>
		<category><![CDATA[primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Attualmente domina una visione di “diritto penale totale” che è l’esatto contrario di quello di cui avrebbe bisogno la nostra giustizia penale, ossia depenalizzazioni dei reati meno gravi e rafforzamento della giustizia riparativa approvata, ma non ancora realizzata, con la riforma Cartabia. La detenzione produce malattia, depressione e morte; è criminogena, perché riproduce crimini e [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Attualmente domina una visione di “diritto penale totale” che è l’esatto contrario di quello di cui avrebbe bisogno la nostra giustizia penale, ossia depenalizzazioni dei reati meno gravi e rafforzamento della giustizia riparativa approvata, ma non ancora realizzata, con la riforma Cartabia.</p>
<p>La detenzione produce malattia, depressione e morte; è criminogena, perché riproduce crimini e criminali e in ultimo è insensata se non ha il vero senso di rieducazione e reinserimento. Dalle carceri si esce quasi sempre più delinquenti di quando vi si è entrati per via degli effetti del disinserimento sociale, dell’esistenza del casellario giudiziale e della gogna mediatica divenuta l’ergastolo ostativo, il «fine pena mai» della reputazione individuale.</p>
<p>Il funzionamento interno del carcere inoltre è possibile solo a prezzo di un gioco di illegalismi complessi: i regolamenti interni sono sempre assolutamente contrari alle leggi fondamentali che, nel resto della società, garantiscono i diritti umani; basti pensare che il detenuto passa circa 20 ore al giorno chiuso in cella a dispetto della riueducazione che prevede monenti di socialità, di studio, di attività fisica.</p>
<p>Il carcere è luogo di violenza fisica e talvolta sessuale esercitata sui detenuti, dai detenuti e dagli agenti di custodia; è luogo di commerci tra detenuti, detenuti e agenti di custodia, tra questi e il mondo esterno; è altresì, un luogo in cui l’amministrazione pratica quotidianamente l’illegalismo, fosse anche solo per coprire agli occhi della giustizia, da un lato, e dell’opinione pubblica, dall’altro, tutto cio che si produce al suo interno; ed infine è un luogo di cui gli apparati polizieschi si servono per reclutare la loro manovalanza, i loro informatori.</p>
<p>Tutto cio accade sotto l&#8217;occhio freddo di un sistema di videosorveglianza che immagazzina violazioni a cui nessuno darà più di tanto peso. Tutto contro la Costituzione e il suo articolo 27. Tutto contro L’Europa e il suo sistema dei diritti. Tutto contro la riforma Cartabia.</p>
<p style="text-align: right;"><em>di Luigi Mollo</em></p>
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		<item>
		<title>Chi era Costantino, il &#8216;detenuto-scrittore&#8217; trovato morto in cella: &#8220;Doveva stare in comunità, aveva l&#8217;udienza&#8221;</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2022/11/17/costantino-fazio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Nov 2022 12:15:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[colonna1]]></category>
		<category><![CDATA[primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[primopiano]]></category>
		<category><![CDATA[superapertura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stato il numero sei in Campania, il 77 in Italia. Un triste primato già superato da un&#8217;altra persona a Lecce. Perché è questo che sono, persone e non numeri. Ad oggi, dall&#8217;inizio dell&#8217;anno, sono stati 78 i suicidi avvenuti all&#8217;interno dei penitenziari italiani. Una mattanza di stato che sta continuando nel silenzio e nell&#8217;indifferenza. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È stato il numero sei in Campania, il 77 in Italia. Un triste primato già superato da un&#8217;altra persona a Lecce. Perché è questo che sono, persone e non numeri. Ad oggi, dall&#8217;inizio dell&#8217;anno, sono stati 78 i suicidi avvenuti all&#8217;interno dei penitenziari italiani. Una mattanza di stato che sta continuando nel silenzio e nell&#8217;indifferenza.</p>
<p><strong>Costantino Fazio</strong> è stato trovato senza vita lo scorso lunedì. Il suo cadavere era in una cella del carcere di Ariano Irpino dove era stato da poco trasferito. Aveva 45 anni, era sposato ed ha lasciato un figlio piccolo e due genitori anziani. Era detenuto per reati minori ed era un tossicodipendente.</p>
<p>La sua storia, purtroppo, è comune a tante altre persone recluse. Costantino non sarebbe dovuto stare in cella. Il suo posto era in una comunità. Una residenza terapeutica. Proprio in questi giorni ci sarebbe stata un&#8217;udienza in proposito. Tuttavia, pare che non ci fossero posti disponibili per accoglierlo.</p>
<p>&#8220;<em>Sono troppi i detenuti reclusi nei penitenziari che potrebbero scontare fuori la loro pena </em>&#8211; ha dichiarato il Garante per i diritti dei detenuti della Regione Campania <strong>Samuele Ciambriello</strong> &#8211; <em>Andrebbe incentivato il sistema delle pene alternative e ampliata la possibilità di accedere ad un altro tipo di strutture specialistiche, per specifiche categorie di persone </em>&#8220;.</p>
<p>Pare che Costantino abbia deciso di farla finita impiccandosi. Di togliersi la vita stringendosi una cintura al collo. Tuttavia, l&#8217;ipotesi del suicidio andrebbe accertata ed eventualmente confermata. Costantino, originario di Bellizzi, era stato già detenuto a Salerno &#8211; nel carcere di Fuorni &#8211; e a Eboli. Partecipava ad attività professionali, nello specifico per lavorava il legno.</p>
<p>Già in passato è stato protagonista di atti autolesionistici e di una presunta aggressione ai danni di alcuni agenti della polizia penitenziaria. Ma è un altro l&#8217;episodio di cronaca degno di nota e che lo ha visto come protagonista: Costantino era testimone per un procedimento giudiziario in merito ad un altro decesso avvenuto dietro le sbarre a Salerno.</p>
<p>La vittima era il 36enne <strong>Vittorio Fruttaldo</strong>, detenuto al quale Costantino faceva da piantone e che ha perso la vita lo scorso 10 maggio dopo uno scontro con due agenti. Il giovane è stato ucciso da un malore o c&#8217;è stato altro? Sarà l&#8217;autorità giudiziaria a chiarire i fatti. Al momento vi è un&#8217;indagine in corso che ha visto iscrivere due persone nel registro degli indagati.</p>
<p>Costantino aveva parlato lo scorso sabato con il suo avvocato. Teneva una corrispondenza con il garante Ciambriello e da qualche tempo aveva iniziato a scrivere. La scrittura era la sua passione, il modo per &#8216;evadere&#8217; dalle quattro mura nelle quali era rinchiuso. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati nel periodico &#8216;<em>Diversamente liberi</em>&#8216;, una pubblicazione dedicata ai detenuti scrittori.</p>
<p>La mattina della sua morte Costantino si era svegliato come ogni altro giorno. Secondo quanto appreso da <em>Vocedinapoli.it</em> aveva fatto normalmente colazione e scambiato qualche chiacchiera con i compagni di cella. Poi la tragedia. &#8220;<em>La nostra identità ha origini profonde e lontane. Ognuno di noi ne possiede una. Ho potuto comprendere ciò, solo analizzando il mio contesto familiare. Ho vissuto una vita lontana dal mio essere. Conoscere se stessi vuol dire avere un posto in società. Dopo una lunga battaglia posso dire di aver compreso la mia anima. E per questo mi ritengo</em> <em>fortunato</em>&#8220;.</p>
<p>Firmato, Costantino Fazio.</p>
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		<title>Carcere e detenzione, ogni vita &#8216;di scarto&#8217; possiede le sue vite di scorta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2022 14:15:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nessuno è mai perso per sempre. Tutti hanno diritto ad una seconda opportunità, a quella tanto agognata esistenza mai vissuta. Nessun detenuto è irrimediabile, vale sempre la pena di dare una possibilità concreta di reinserimento a chi ha sbagliato e per chi sta scontando una giusta pena il trattamento sia attuato nel rispetto dei diritti [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuno è mai perso per sempre. Tutti hanno diritto ad una seconda opportunità, a quella tanto agognata esistenza mai vissuta. Nessun detenuto è irrimediabile, vale sempre la pena di dare una possibilità concreta di reinserimento a chi ha sbagliato e per chi sta scontando una giusta pena il trattamento sia attuato nel rispetto dei diritti umani sanciti dalla Costituzione.</p>
<p>A tal proposito una riforma carceraria avrebbe senso se servisse a costruire un sistema penale più equo e giusto. Nei penitenziari spesso è detenuto chi potrebbe star fuori e purtroppo sta fuori chi invece dovrebbe esser detenuto. Spesso ci si trova di fronte ad abusi di potere perpetrati ai danni dei detenuti, celati dall&#8217;omertà delle Istituzioni.</p>
<p>A mio avviso occorre intervenire principalmente sulle cause sociali della devianza utilizzando le misure alternative, per chi come alternativa alla sua vita vede solo il buio. Il carcere non può essere la soluzione alla mancanza di politiche sociali ed economiche da parte dello Stato. Dobbiamo avere il coraggio di dire che nelle nostre galere non ci sono solo corruttori, mafiosi, stupratori e assassini.</p>
<p>La metà dei detenuti in carcere sono responsabili di reati contro il patrimonio. Se rubo una bottiglia di olio in un supermercato e sono l&#8217;ultimo degli ultimi rischio sicuramente la detenzione. Ci sono invece persone che provocano molti più danni alla società, dal punto di vista politico ed economico, ma in carcere non ci metteranno mai piede.</p>
<p>Il dettato costituzionale e il moderno diritto penale sono gli strumenti con cui operare. La politica italiana però dovrebbe cominciare a riflettere seriamente e concretamente sul futuro del sistema carcerario. Su questo tema purtroppo il dibattito è fermo alla sola teoria, tutto ciò ha provocato 76 notti di suicidi dall&#8217;inizio dell&#8217;anno, cavalieri erranti che non vedranno mai più la luce del giorno.</p>
<p>Perché nella nostra società gli ultimi non vengono tutelati? Nell&#8217;ordinamento penale, per espressa previsione Costituzionale, la pena deve tendere alla rieducazione del reo. E invece&#8230;si perde la possibilità di vivere nuovamente. Uomini di buonsenso, la pena detentiva è una pena corporale, che dà dolore fisico, produce malattie e morte.</p>
<p>I sensi delle persone recluse subiscono una trasformazione patologica sin dai primi momenti dell’esperienza detentiva. Se errare è umano, perseverare nel non accorgersi della moltitudine di violazioni in atto è diabolico.</p>
<p style="text-align: right;"><em>di Luigi Mollo</em></p>
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		<title>Intervista a Pierdonato Zito, l&#8217;ergastolano laureato che parla ai giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2022 20:36:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[colonna1]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ha citato Kant, Seneca e Fromm. Ha parlato di letteratura, cultura e filosofia. È riuscito a diplomarsi e laurearsi, ottenendo sempre il massimo dei voti e concludendo il percorso accademico con un sonoro 110 e lode. La tesi che ha scritto si intitola: &#8216;Lo studio negli istituti penitenziari: il valore educativo tra formazione, resipiscenza e [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha citato Kant, Seneca e Fromm. Ha parlato di letteratura, cultura e filosofia. È riuscito a diplomarsi e laurearsi, ottenendo sempre il massimo dei voti e concludendo il percorso accademico con un sonoro 110 e lode. La tesi che ha scritto si intitola: &#8216;<em>Lo studio negli istituti penitenziari: il valore educativo tra formazione, resipiscenza e recidiva</em>&#8216;.  Chi è l&#8217;autore? <strong>Pierdonato Zito</strong> ergastolano 63enne che ha trascorso 30 anni in carcere di cui otto al 41bis.</p>
<p>Ora sta scontando la sua pena all&#8217;esterno, in un regime detentivo di semilibertà. La sua storia è uno schiaffo a tutti i giustizialisti. A tutti i politici incapaci di credere nell&#8217;articolo 27 della Costituzione che afferma l&#8217;umanità e la funzione rieducativa della pena. Ai governi che non riformano il sistema giudiziario e penitenziario. Proprio in queste ore il neo esecutivo guidato da <strong>Giorgia Meloni</strong> ha messo in atto una stretta all&#8217;ergastolo ostativo contravvenendo ai richiami della Corte costituzionale e della Corte Europea dei diritti dell&#8217;Uomo (Cedu) che spesso e volentieri sanziona l&#8217;Italia.</p>
<p>Il motivo? Il Belpaese non è in grado di rispettare la sua carta costituzionale ed è quindi &#8216;illegale&#8217; in quanto viola il proprio Stato di Diritto. Inutile dire che le multe sono pagate con soldi pubblici. E bisogna riconoscere che su questo tema non ci sono differenze tra destra e sinistra. Anche dall&#8217;altra parte la pensano più o meno allo stesso modo. Pierdonato li ha smentiti tutti. Nato in Basilicata nel 1959, è sposato ed ha tre figli: due maschi e una femmina, di 30, 32 e 34 anni. È anche già nonno.</p>
<p>Hanno visto il padre solo grazie ai colloqui in carcere. Incontri fatti in giro per l&#8217;Italia e lontani da casa, perché Pierdonato essendo stato condannato per reati associativi, non poteva essere detenuto in un penitenziario della sua regione. Caso ha voluto che Pierdonato è entrato ed uscito per la prima ed ultima volta dallo stesso carcere, quello di Secondigliano. In Campania ha avviato e concluso il suo percorso di studi.</p>
<p>Diplomatosi al Liceo di scienze umane &#8216;L. Bassi&#8217; di Sant&#8217;Antimo nel 2017-2018, si è laureato in sociologia dell&#8217;educazione presso l&#8217;Università Federico II di Napoli, proprio in questi giorni. &#8220;<em>Avevo persino paura di ammalarmi</em> &#8211; ha raccontato Pierdonato a <em>Vocedinapoli.it</em> &#8211; <em>avevo sempre il terrore che potesse accadere qualcosa che mi impedisse di discutere la tesi e laurearmi. Volevo coronare questo sogno a tutti i costi, è stato un percorso molto lungo. In quel momento sentivo il battito del cuore della mia famiglia nel mio. È una soddisfazione che dedico a me stesso ma soprattutto a loro. Hanno vissuto un incubo, sempre additati come i &#8216;parenti di&#8217;, trascorrendo una vita nelle sale colloqui dei penitenziari</em>&#8220;.</p>
<p>Oggi Pierdonato vive e lavora a Succivo (in provincia di Caserta). Svolge attività volontaria e non retribuita presso il Comune, nella sezione delle &#8216;Politiche sociali&#8217;. &#8220;<em>Perché ho studiato la sociologia e la pedagogia? Perché grazie a queste materie e alla lettura di loro grandi esponenti, sono riuscito a compiere un viaggio dentro me stesso. A comprendere la mia natura e quella dei miei comportamenti. È grazie a questo che ho potuto fare il mio &#8216;atto di volontà&#8217; e dare inizio a questa mia seconda vita</em>&#8220;.</p>
<p>Fondamentale per Pierdonato anche l&#8217;incontro con un docente: &#8220;<em>Non smetterò mai di ringraziare il professor Antonio Belardo. Ha trasformato la cella in una sorta di classe, rendendo un luogo detentivo in luogo formativo. Con lo studio il detenuto può decidere di impiegare bene il suo tempo. È un fatto scientifico ed è il principio sul quale si basa la mia tesi: negli istituti dove il recluso ha maggiore possibilità di studiare, la recidiva crolla drasticamente. In quei penitenziari nei quali il detenuto trascorre ore sopra una branda senza fare nulla, il dato della recidiva schizza in modo clamoroso. Il detenuto va responsabilizzato non trattato come una sorta di scolaretto</em>&#8220;.</p>
<p>Ma come si può sopravvivere a 30 anni di carcere, di cui una parte al regime isolamento e massima sicurezza? &#8220;<em>Con il passare del tempo, giorno dopo giorno, hai la sensazione di morire in cella. Vivi con l&#8217;attesa che ti arrivi una lettera da casa o che con la nascita di un nuovo governo possa cambiare qualcosa rispetto alle condizioni detentive. Il tuo corpo, la tua mente, la tua vista, si abituano agli spazi nei quali vivi e alle luci che guardi ogni giorno. Al 41bis non vedi nessuno, non parli con nessuno, senti solo te stesso e vedi solo mura e soffitto. Puoi sopravvivere solo con la motivazione, la perseveranza, la speranza e l&#8217;amore che hai per la tua famiglia. Paradossalmente quando li vedi devi anche essere positivo e credibile, dimostrargli che non ti hanno fatto ancora a pezzi. Perché a questo serve l&#8217;isolamento, ad annichilirti, a privarti delle sensazioni sensoriali</em>&#8220;.</p>
<p>Pierdonato è autore di due libri, i cui incassi sono stati devoluti all&#8217;ospedale oncologico di Bari. Ha incontrato Papa Francesco e va in giro nelle scuole a raccontare ai giovani la sua esperienza: &#8220;<em>Devo innanzitutto dimostrare che il magistrato di sorveglianza ha avuto ragione ad avere fiducia in me. Ha investito sulla mia persona e sul mio cambiamento. Agli studenti cerco di trasmettere quanto possa essere importante parlare con una persona che ha vissuto la mia vita. Se a 17 anni avessi parlato con un ergastolano, forse non sarei mai andato in carcere. Cerco di comunicare la passione che ci vuole nella socialità, rispetto al proprio lavoro e alla propria famiglia. Senza tutto ciò non abbiamo umanità e dignità. Per quanto mi riguarda spero un giorno di poter tornare a casa mia, nella mia terra. E di viverci senza che nessuno mi guardi con il pregiudizio. Io posso dire di essere cambiato, non so se tutti sono in grado di poterlo affermare</em>&#8220;.</p>
<p>
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</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2022/10/31/pierdonato-zito-ergastolo-ostativo/">Intervista a Pierdonato Zito, l&#8217;ergastolano laureato che parla ai giovani</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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		<title>&#8216;Beffa&#8217; per le vittime della mattanza, 238 testimoni a processo: rischio procedimento infinito</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2022/10/28/processo-mattanza-carcere-santa-maria-capua-vetere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2022 12:42:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È rischio processo infinito per quella che gli inquirenti hanno definito come &#8216;<a href="https://www.vocedinapoli.it/2021/07/07/faccia-al-muro-picchiato-mentre-e-svenuto-a-terra-e-in-20-contro-uno-i-nuovi-agghiaccianti-video-della-mattanza-nel-carcer-di-santa-maria-capua-vetere/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">mattanza</a>&#8216;. Il riferimento è alle violenze viste nel carcere di <a href="https://www.vocedinapoli.it/2022/06/19/morto-vincenzo-cacace/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Santa Maria Capua Vetere</a> e avvenute nel marzo del 2020. Fatti che porteranno all&#8217;inizio di un procedimento che avrà inizio il prossimo 7 novembre.</p>
<p>Presso la <a href="https://www.vocedinapoli.it/2021/07/02/ci-hanno-picchiato-anche-le-donne-il-manganello-della-commissaria-lassenza-per-malattia-della-direttrice-e-la-mascherina-contro-la-violenza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Corte d&#8217;Assise</a> i magistrati hanno chiesto per l&#8217;udienza la presenza di ben <a href="https://www.vocedinapoli.it/2021/07/01/da-quel-giorno-e-cambiato-tutto-non-riesco-piu-a-dormire-linferno-dopo-la-mattanza-in-cella-la-testimonianza-di-un-detenuto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">238 testimoni</a>. Senza considerare quelli delle parti civili coinvolte nel processo. <em>Vocedinapoli.it</em> ha avuto la possibilità di leggere la lista in esclusiva: tra i <a href="https://www.vocedinapoli.it/2021/06/30/picchiato-sulla-sedia-a-rotelle-e-lincubo-di-pennabianca-lagente-assassino-lo-vedi-e-te-la-fai-addosso/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">testi</a> ci sono anche persone &#8216;illustri&#8217;.</p>
<p>Come due magistrati di sorveglianza e l&#8217;ex presidente del Dipartimento dell&#8217;amministrazione penitenziaria (Dap) <a href="https://www.vocedinapoli.it/2021/06/28/torture-e-botte-ripresi-dalle-telecamere-e-le-chat-degli-agenti-cosa-e-accaduto-nel-carcere-di-santa-maria-capua-vetere/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Francesco Basentini</a>. Ma anche 45 imputati (<a href="https://www.vocedinapoli.it/2021/11/15/processo-per-108-agenti-del-carcere-di-santa-maria-capua-vetere/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">in totale sono 105</a>) saranno chiamati a testimoniare su qui tragici eventi avvenuti nel <a href="https://www.vocedinapoli.it/2021/07/07/tossici-malati-mentali-ed-extracomunitari-chi-sono-le-vittime-degli-agenti-aguzzini-abbiamo-obbedito-agli-ordini/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">carcere sammaritano</a>.</p>
<p>Lo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2021/06/30/il-carcere-degli-orrori-i-racconti-dei-detenuti-ispezioni-anali-con-i-manganelli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">scenario</a> sarebbe ancora tutto aperto: scade domani mattina il termine per presentare le liste dei <a href="https://www.vocedinapoli.it/2021/06/30/sputi-botte-e-bastonate-hakimi-e-morto-in-cella-dopo-la-mattanza-imbottito-di-farmaci-e-senza-cure/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">testimoni</a>. Tra qualche ora le informazioni fornite in questo articolo saranno <a href="https://www.vocedinapoli.it/2021/07/02/massacrati-in-carcere-la-madre-di-un-detenuto-per-larrivo-di-salvini-ho-paura-per-mio-figlio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">definitive e ufficiali</a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2022/10/28/processo-mattanza-carcere-santa-maria-capua-vetere/">&#8216;Beffa&#8217; per le vittime della mattanza, 238 testimoni a processo: rischio procedimento infinito</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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		<title>La Cassazione: &#8220;I nonni devono mantenere i nipoti se i genitori non possono farlo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2022 06:28:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli&#8220;, lo ha stabilito la Corte di Cassazione. La sentenza è stata emessa lo scorso 17 ottobre. I giudici hanno disposto che [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2022/10/20/i-nonni-devono-mantenere-i-nipoti/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from La Cassazione: &#8220;I nonni devono mantenere i nipoti se i genitori non possono farlo&#8221;</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli</em>&#8220;, lo ha stabilito la Corte di Cassazione.</p>
<p>La sentenza è stata emessa lo scorso 17 ottobre. I giudici hanno disposto che i nonni di un nucleo familiare sono obbligati a intervenire economicamente per il mantenimento dei nipoti, se i genitori non sono in grado di farlo.</p>
<p>Questo non vuol dire che nonno e nonna devono dare materialmente dei soldi ai propri figli ma che devono provvedere ad aiutarli rispetto alla crescita dei nipoti. Essi devono, &#8220;<em>fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli</em>&#8220;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2022/10/20/i-nonni-devono-mantenere-i-nipoti/">La Cassazione: &#8220;I nonni devono mantenere i nipoti se i genitori non possono farlo&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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