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	<title>Marta Ricciardi, Autore presso Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>Marta Ricciardi, Autore presso Voce di Napoli</title>
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		<title>Chi sono le &#8220;parenti di San Gennaro&#8221; e perché sono fondamentali per il miracolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Ricciardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 06:32:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto tra&#160;San Gennaro&#160;ed i napoletani è per tradizione confidenziale e diretto. Ci si rivolge al Santo protettore della città come ad un padre al quale si vuol bene, con il quale ci si arrabbia, ci si confida, si scherza, a volte si disubbidisce, altre si chiede scusa e di cui si conoscono pregi e [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il rapporto tra&nbsp;<strong>San Gennaro</strong>&nbsp;ed i napoletani è per tradizione confidenziale e diretto. Ci si rivolge al Santo protettore della città come ad un padre al quale si vuol bene, con il quale ci si arrabbia, ci si confida, si scherza, a volte si disubbidisce, altre si chiede scusa e di cui si conoscono pregi e difetti.</p>



<p>Tutto a&nbsp;<strong>Napoli</strong>&nbsp;è una magnifica contraddizione, un’eterna oscillazione tra sacro e profano, tra riti pagani e dottrina cristiana, tra lecito ed illecito, tra devozione ed irriverenza.</p>



<p>Una delle più chiare manifestazioni di questo<em>&nbsp;file rouge,</em>&nbsp;che collega sacro e profano, è rappresentato dalle protagoniste indiscusse del&nbsp;<strong>miracolo della liquefazione del sangue</strong>: “<em><strong>le parenti di San Gennaro</strong></em>“.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi sono le Parenti di San Gennaro</h2>



<p>Come molti sapranno, la più antica attestazione a noi pervenuta del “<em><strong>miracolo di San Gennaro</strong></em>” risale al lontano 17 agosto del 1389.</p>



<p>Tale evento, nel corso del tempo, ha poi subito una vera e propria secolarizzazione, scandendo in tre appuntamenti annuali l’invocazione al Santo da parte dei fedeli (con cerimonie alle quali presiedono le più alte cariche religiose ed istituzionali della Campania):</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>La vigilia della prima domenica di maggio</strong>.</li>



<li><strong>Il 19 settembre</strong>: anniversario del martirio e decapitazione di&nbsp;<strong>San Gennaro</strong>&nbsp;avvenuta nel 305</li>



<li><strong>Il 18 dicembre</strong>: anniversario della violenta eruzione del&nbsp;<strong>Vesuvio</strong>&nbsp;del 1631. Stando alla tradizione popolare, in questa occasione, i napoletani disperati invocarono la protezione del Santo esponendo le sue reliquie e pregando di salvarli. Così, la lava miracolosamente si fermò proprio ai piedi della statua di&nbsp;<strong>San Gennaro</strong>, eretta in prossimità del porto, risparmiando la città da una distruzione certa.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Le parenti di San Gennaro: la storia</h3>



<p>Nei giorni del miracolo siedono nel Duomo, in prima fila, le cosiddette&nbsp;<em>“<strong>parenti di</strong>&nbsp;<strong>San Gennaro”</strong></em>, donne di origine popolare, provenienti per lo più dai quartieri del ‘<em><strong>Molo Piccolo’</strong></em>.</p>



<p>Le “<em><strong>parenti</strong></em>“, possono ‘<em>parlare al busto di San Gennaro</em>‘, rivolgendogli implorazioni, esortazioni a non tardare nel fare il miracolo, frasi tenere, canti e finanche qualche epiteto colorito ed irriverente che&nbsp;<strong>Matilde Serao</strong>&nbsp;definì “<em>vezzeggiativo scherzoso</em>“.</p>



<p>Una volta avvenuta la liquefazione, le”<em><strong>parenti</strong></em>“, oltre a festeggiare il miracolo, procedono pregando il Santo con antiche nenie in napoletano.</p>



<p>La grande attrice teatrale&nbsp;<strong>Tina Femiano</strong>&nbsp;seppe raccontare molto bene il fenomeno delle “<em><strong>parenti di San Gennaro</strong></em>” in un documentario realizzato per il&nbsp;<strong>Comune di Napoli</strong>&nbsp;nel 2012:</p>



<p>“<em>Sono nata e cresciuta nelle adiacenze del Duomo di Napoli, precisamente in via Carbonara. Quindi ho vissuto molto l’atmosfera del miracolo di San Gennaro e delle sue leggende. La prima volta che mia madre mi portò in chiesa per assistere al miracolo fu un momento emozionate</em>&nbsp;– afferma l’attrice napoletana –&nbsp;<em>Il Duomo era gremito di turisti, di suore e delle famose donne dette ‘le parenti di San Gennaro’. Io mi stupii molto del fatto che il Santo avesse tante parenti, tutte femmine e tutte anziane. Non vi dico poi lo stupore e l’indignazione mia e di tutte quelle persone che assistevano come me per la prima volta al miracolo, quando sentimmo quelle donne che si rivolgevano al Santo con delle parole offensive, urlandogli con quanta voce avessero in gola, in un modo che mai mi sarei immaginata adatta ad un Santo</em>“.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le parenti di San Gennaro: le origini della leggenda</h3>



<p>In realtà il culto delle “<em><strong>parenti di San Gennaro</strong>“</em>&nbsp;risale a tempi antichissimi. Sin dalla prima liquefazione alcune donne si dichiararono parenti di&nbsp;<strong>San Gennaro</strong>&nbsp;(o meglio sue discendenti), dando inzio al peculiare rituale associato al miracolo partenopeo.</p>



<p>Una parentela che seppur priva di un albero genealogico, viene trasmessa da secoli. La ricostruzione storica è ovviamente compromessa dal fragile confine tra leggenda e verità ma pare che, con il tempo, la devozione ed il ‘vincolo spirituale’ delle fedeli al Santo, si fosse materializzato così tanto da assurgere al grado di parentela.</p>



<p>Per alcuni storici, pare che l’unico vincolo di sangue fosse quello con le donne dal cognome “<em><strong>Januario</strong></em>“. Una leggenda del&nbsp;<em>Cinquecento</em>, invece, sostiene che le “<em><strong>parenti di San Gennaro”</strong></em>&nbsp;siano le discendenti di&nbsp;<strong>Eusebia</strong>, la nutrice del Santo, originaria di&nbsp;<strong>Pozzuoli</strong>, la quale raccolse in due ampolle il sangue del martire, immediatamente dopo la sua decapitazione, portandole a&nbsp;<strong>Napoli</strong>per farle custodendole in luogo sacro.</p>



<p>Qualunque sia la verità posta alla base di questa antica usanza, le “<em><strong>parenti di San Gennaro</strong></em>“, formano tutt’ora una microsocietà al femminile che ricorda gli antichi culti pagani di cui le donne campane sono state antesignane.</p>



<p>Difatti, in tempi remoti, esse venivano convocate in tutto l’<strong>Impero Romano</strong>&nbsp;per compiere riti di fecondità ed altri culti. Alcuni documenti sembrano addirittura attestare che a&nbsp;<strong>Roma</strong>&nbsp;si decretò che esse fossero le uniche sacerdotesse del&nbsp;<strong>Tempio di Cerere&nbsp;</strong>sull’Aventino.</p>



<p>In epoca cristiana molte di queste sacerdotesse campane entrarono a far parte di ordini monastici, portando con loro tutti i segreti iniziatici che mescolandosi alla religione e alle credenze, sono poi sfociati in superstizioni, malocchi e fatture di cui troviamo ancora oggi riscontro nei racconti popolari.</p>



<p>Tutt’ora, queste donne designate come le “<em><strong>parenti di San Gennaro</strong></em>“, si fanno portatrici di una memoria storica ed una tradizione fortissima per la&nbsp;<strong>Campania</strong>. La loro intercessione ai fini del compimento del miracolo, e dunque della ‘salvezza della città ‘ stessa, è comunemente ritenuta indispensabile.</p>



<p>Affinché i presagi si mostrino positivi, il sangue non solo deve liquefarsi ma deve essere “<em>bbuono</em>“, cioè deve liquefarsi in poco tempo, possibilmente prima delle dieci del mattino.</p>



<p>Se ciò non avviene, le “<em><strong>parenti di San Gennaro</strong></em>” incalzano la loro preghiera al Santo con esortazioni come “<em>San Gennà scitet, facc o miracolo! Faccia gialla facci ‘a grazia!</em>”</p>



<p>“<em><strong>Faccia gialla</strong></em>” o “<em><strong>Faccia ngialluta</strong></em>” è infatti l’epiteto col quale, queste devote, chiamano il Santo in relazione alla sua solarità ma anche al colore del busto di colore aureo esposto nel Duomo.</p>



<p>Una volta avvenuto il miracolo, le campane a festa del Duomo annunciano poi che il prodigio è stato compiuto e “<em>o’ sang sé squagliat</em>“.</p>



<p>Molto toccante è la processione che segue il “<em><strong>miracolo di San Gennaro</strong></em>“, uno degli eventi più emozionanti che si snoda per le strade della città antica.</p>



<p>Il fulcro del corteo parte dalla Cattedrale percorrendo via Duomo, &nbsp;passando nel cuore del centro storico in via San Biagio dei Librai e via Benedetto Croce – il tutto fra petali gettati dai balconi, preghiere e ripetuti applausi al passaggio di reliquie del Santo. Dopo circa un’ora di cammino, la processione culmina alla&nbsp;<strong>Basilica di Santa Chiara</strong>.</p>



<p>Questo evento è inserito nel calendario di “<em><strong>Maggio dei monumenti</strong></em>“, il ricco programma di iniziative culturali promosse dal&nbsp;<strong>Comune di Napoli</strong>.</p>



<p>Del resto, il “<em><strong>miracolo di San Gennaro</strong></em>“, così come le sue ‘<em>parenti</em>‘, sono parte di una cultura endemica a Napoli, esempi viventi di una tradizione e di una storia che non può e non deve essere dimenticata dagli abitanti di questa città poiché è proprio dalla conoscenza e dalla conservazione delle nostre peculiarità regionali che saremo capaci di mantenere la nostra unicità ed identità territoriale, indispensabile in una realtà in cui vige una globalizzazione incalzante e prepotente atta a renderci tutti uguali e privi di coscienza storica.</p>
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		<title>Clubhouse, l&#8217;app che sta rivoluzionando il modo di utilizzare i social</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Ricciardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2021 20:50:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[clubhouse]]></category>
		<category><![CDATA[colonna2]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;ultimo anno, il mondo social sembra aver subito un radicale e profondo cambiamento grazie ad una nuova app nata negli Usa e diventata sempre più popolare anche in Italia: Clubhouse. Per quei pochi che ancora non lo conoscessero, Clubhouse è un social network che, a differenza degli ormai &#8216;attempati&#8217; Facebook ed Instagram, sposta l&#8217;attenzione dalla percezione [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ultimo anno, il mondo social sembra aver subito un radicale e profondo cambiamento grazie ad una nuova app nata negli Usa e diventata sempre più popolare anche in Italia: <strong>Clubhouse</strong>.</p>
<p>Per quei pochi che ancora non lo conoscessero, <strong>Clubhouse</strong> è un social network che, a differenza degli ormai &#8216;attempati&#8217; <strong>Facebook</strong> ed <strong>Instagram</strong>, sposta l&#8217;attenzione dalla percezione visiva a quella uditiva.</p>
<h3>CLUBHOUSE, LA NASCITA DEL SOCIAL STIMATO 4 MILIARDI</h3>
<p>Il nuovo social è stato lanciato nell&#8217;aprile 2020 da <strong>Paul Davison</strong> (imprenditore) e <strong>Rohan Seth</strong> (ex impiegato di <em>Google</em>), attraverso la loro società &#8220;<strong>Alpha Exploration Co</strong>&#8220;.</p>
<p>La piattaforma, diventata popolare soprattutto in concomitanza al diffondersi della pandemia, in pochi mesi ha accresciuto il suo valore fino ad <em>1 miliardo</em> di dollari.</p>
<p>In queste ore, poi, si è diffusa la notizia di finanziamenti da parte della società <strong>Andreessen Horowitz</strong>, con la partecipazione dei fondi <strong><em>DST Global</em></strong>, <em><strong>Tiger Global</strong></em> e del magnate <strong>Elad Gil</strong>.</p>
<p>I dettagli sulla vicenda sono ancora sconosciuti ma <strong>Bloomberg</strong> ha reso noto che quest&#8217;ultimo finanziamento fa salire il valore di <strong>CH</strong> a <em>4 miliardi</em> (la stessa cifra proposta tempo addietro da <strong>Twitter</strong>, nell&#8217;ambito di una trattativa di compravendita fallimentare).</p>
<p>Nel dicembre 2020, <strong>Clubhouse</strong> registrava già circa <em>600.000</em> utenti, nonostante fosse accessibile unicamente su invito e riservato solo al sistema operativo <em>iOS</em>. Oggi, seppur resta la politica esclusivista dell&#8217;accesso su invito, gli utenti sono arrivati quasi a <em>2 milioni</em>.</p>
<p>A gennaio, la società ha annunciato una prossima apertura anche agli <em>Android</em> e molti credono che ciò cambierà radicalmente le dinamiche sino ad ora innestate su un network che, sia pur neonato, sta già facendo parlare molto di sé.</p>
<h2>CLUBHOUSE, COME FUNZIONA IL NUOVO SOCIAL?</h2>
<p><strong>Clubhouse</strong> si fonda sull&#8217;interazione vocale in tempo reale fra utenti inseriti all&#8217;interno di stanze virtuali. Le &#8220;<em><strong>rooms</strong></em>&#8221; sono poi suddivise in aree tematiche, aperte ed intitolate da quelli che diverranno poi i <em><strong>moderatori</strong></em>.</p>
<p>All&#8217;interno di ogni stanza si possono avere tre ruoli: <em><strong>moderatori</strong></em>, <em><strong>speakers</strong></em> o <em><strong>ascoltatori</strong></em>.</p>
<ul>
<li>Il <strong>moderatore</strong> ha il compito di gestire la conversazione, invitare e regolare gli ingressi degli utenti ed i loro interventi vocali.</li>
<li>Lo <strong>speaker</strong> è l&#8217;utente che ha ricevuto l&#8217;abilitazione a parlare.</li>
<li>L&#8217;<strong>ascoltatore</strong> è l&#8217;utente che partecipa muto alla conversazione e può richiedere la parola attraverso l&#8217;alzata di una manina virtuale.</li>
</ul>
<p><strong>Clubhouse</strong> offre un&#8217;ampia varietà di club e stanze virtuali con conversazioni su diversi argomenti (talk show, musica, networking, appuntamenti, spettacoli e discussioni politiche), costituendo una sorta di &#8220;<em>agglomerato di canali di approfondimento</em>&#8221; che vengono poi calendarizzati ed indicizzati per facilitarne la fruibilità.</p>
<h2>CLUBHOUSE, NASCONO I PRIMI COMPETITORS</h2>
<p>Il successo della piattaforma nata a <strong>San Francisco</strong>, com&#8217;era facilmente prevedibile, ha determinato la nascita di nuovi accaniti competitors. <strong>Facebook</strong> e <strong>Twitter</strong> stanno già correndo ai ripari per rispondere alla domanda generata da <strong>CH</strong> in merito ai &#8216;<em>prodotti vocali</em>&#8216;.</p>
<p><strong>Twitter</strong> ha già introdotto <strong><em>Spaces</em></strong>, ancora in fase di test, dopo il tentativo fallimentare di acquistare <strong>Clubhouse</strong>.</p>
<p>Solo poche ore fa, si è aggiunto anche <strong>Facebook</strong> alla lista dei competitors del social che sta facendo tremare le maggiori piattaforme sino ad ora conosciute. <strong>Mark Zuckerberg</strong> ha dichiarato di voler proporre un&#8217;alternativa a <strong>Clubhouse. </strong></p>
<p>I dettagli sono stati rivelati lo scorso 19 aprile dallo stesso <strong>Mark Zuckerberg</strong> al giornalista americano <strong>Casey Newton.</strong></p>
<p>Dalle informazioni trapelate dal colosso di <strong>Menlo Park</strong>, si evince che sarà introdotta la possibilità di chiacchierare ed organizzare eventi su <strong>Facebook,</strong> attraverso vocali, per permettere agli utenti di ascoltare ed interagire con i relatori delle stanze virtuali.</p>
<p>Non si esclude, poi, la possibilità di pubblicare, sul <em><strong>News feed di Facebook</strong></em>, brevi messaggi vocali, come si fa con testi o video. In ultima analisi, saranno introdotti <em>podcast</em> collegati a <strong>Spotify</strong>, sebbene l&#8217;iter resti ancora poco chiaro.</p>
<p><strong>Stefano Maggi</strong>, cofondatore e amministratore delegato dell’agenzia di comunicazione &#8216;<em><strong>We Are Social Italia</strong></em>&#8216; ha calcolato che il <em>45%</em> degli utenti globali di Internet usa mensilmente interfacce vocali:</p>
<p>«<em>Il tempo dedicato all’audio non è una fetta della torta del tempo dedicato al social, è una nuova fetta che si aggiunge e rende la torta più grande &#8211; </em>continua <strong>Maggi</strong><em> -La mossa di Facebook è la conferma più significativa, per dimensioni, del fatto che questo trend è rilevante</em>».</p>
<h4>QUANTO E&#8217; DESTINATO A DURARE IL SOCIAL DELLA SILICON VALLEY?</h4>
<p>Tuttavia ci si interroga se &#8220;<em>il social dell&#8217;anno</em>&#8221; sia destinato a durare o a soccombere come una moda passeggera, considerato anche il prossimo upgrade di <strong>Facebook</strong>.</p>
<p>Se da un lato il clone di <strong>Zuckerberg</strong> di <strong>TikTok</strong> &#8211; cioè <strong>Reels</strong>&#8211; non è riuscito a rappresentare una reale minaccia per l’app cinese, è anche vero che <strong>Snapchat</strong>, dopo il debutto delle <strong>Storie</strong> su <strong>Facebook</strong> e <strong>Instagram</strong>, ha perso quasi totalmente rilevanza nel &#8216;<em>panorama social</em>&#8216;.</p>
<p>Ci si chiede, quindi, se <strong>Clubhouse</strong> avrà le spalle abbastanza larghe come <strong>TikTok</strong> o stiamo per assistere ad un caso &#8220;<strong>Snapchat 2.0</strong>&#8220;.</p>
<h5>CLUBHOUSE DIVIDE GLI UTENTI TRA CHI LO AMA E CHI LO CRITICA (VIP COMPRESI)</h5>
<p>Se per molti utenti la possibilità di saltare da una room all&#8217;altra, parlare di argomenti disparati e ritrovare le solite &#8220;<em>voci amiche</em>&#8221; &#8211; alle quali paradossalmente ci si affeziona &#8211; è diventata una vera e propria dipendenza, per altri, <strong>Clubhouse</strong> è il male assoluto.</p>
<p>Proprio negli ultimi giorni, ha fatto molto discutere il presunto <em>ban</em> del leader del <em>Popolo della Famiglia,</em> <strong>Mario Adinolfi</strong>, a causa delle sue opinioni sul <strong>ddl Zan</strong>, le presunte limitazioni al profilo di <strong>Andrea Spadon</strong>i e la forte critica mossa da <strong>Massimiliano Parente</strong> al &#8220;<em>social della voce</em>&#8220;.</p>
<p>Lo scrittore de &#8220;<i>Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler&#8221;, </i>in un lungo articolo pubblicato su &#8221; <strong>Il Giornale</strong>&#8220;, dichiara di essere fuggito da <strong>Clubhouse</strong> perché è &#8220;<em>il social dove si parla ma ti è vietato usare le parole che vuoi</em> &#8211; ed incalza ancora <strong>Parente</strong> &#8211; <em>perdete ogni speranza o voi che entrate, perché chi c&#8217;è dentro non ne ha nessuna di avere un cervello</em>&#8220;.</p>
<p>In realtà, la presenza di <strong>Massimiliano Parente</strong> su <strong>CH</strong> ha sollevato non poche polemiche; diversi sono gli scontri che lo scrittore ha affrontato (e talvolta provocato) sul social con diversi esponenti della comunità nera o LGBT a causa dell&#8217;utilizzo improprio di termini ritenuti offensivi.</p>
<p><strong>Parente</strong> inveisce anche contro molti dei personaggi noti che popolano le <em>rooms</em> di <strong>CH</strong>:</p>
<p>&#8220;<em>Per non parlare dei vip di una certa età che vogliono fare i moderni e si ritrovano in gruppetti scelti per raccontargli le glorie passate, parlare di astrologia, di cucina, autocelebrarsi in salottini privé mentre i non vip invece sembrano una riunione di alcolisti anonimi, o meglio di logorroici anonimi</em>&#8220;.</p>
<p>Ma è davvero così? Non c&#8217;è proprio nulla da salvare in questo social? Eppure <strong>Clubhouse</strong> rappresenta anche la possibilità di parlare con personaggi illustri, difficilmente avvicinabili in altri contesti.</p>
<p>Ci si potrebbe trovare a parlare di musica con <strong>Morgan</strong>, avere il privilegio di ascoltare <strong>Erminio Sinni</strong> che canta live &#8220;<em>E tu davanti a me</em>&#8221; e tanti altri artisti dal calibro di <strong>Antonacci</strong> e<strong> Nek</strong>.</p>
<p>Non meno entusiasmati, per gli amanti della musica, sono le <em>rooms</em> degli artisti emergenti con le loro cover in acustico e pezzi nuovi che potremmo ritrovare alla radio da qui a qualche mese, commentati a caldo da esperti come <strong>Anna Pettinelli</strong> o<strong> Charlie Rapino</strong>.</p>
<p>Per non parlare poi della possibilità di interfacciarsi con attori e comici di fama internazionale, professionisti del mondo del giornalismo, della politica, dell&#8217;economia che, con estrema umiltà, si confrontano ed offrono la loro esperienza a ragazzi che stanno muovendo i primi passi nel mondo del lavoro.</p>
<p><strong>Clubhouse</strong> rappresenta un elemento di rottura nel panorama social a cui siamo abituati, dove vige la cultura dell&#8217;immagine. Qui, non sono più le immagini ma i contenuti ad avere la meglio.</p>
<p>Su questo network non emerge chi ha più <em>followers</em> ma chi ha qualcosa da dire. Qui, non puoi cancellare ed oscurare i feedback negativi ma te li prendi tutti, nel bene e nel male.</p>
<p>Se è vero che sulla piattaforma impazza un certo &#8220;<em>politically correct</em>&#8221; e che qualche moderatore, di tanto in tanto, è preso da &#8220;<em>deliri di onnipotenza</em>&#8220;, è altrettanto vero che in un social nel quale si mette in primo piano la voce,  bisogna aver cura delle parole, soprattutto quelle rivolte verso persone e comunità che potrebbero risentire fortemente dell&#8217;ignoranza derivata dall&#8217;utilizzo di alcuni termini o di alcuni stereotipi.</p>
<p>Invece di decretare <strong>Clubhouse</strong> come fonte di &#8216;<em>bavaglio&#8217;</em>, non sarebbe più intelligente utilizzarlo come fonte di ascolto, in un mondo dove tutti vogliono parlare e nessuno sa più ascoltare?</p>
<p>Mai come negli ultimi tempi, l&#8217;apatia e la violenza &#8211; fisica quanto verbale- prendono sempre più il sopravvento. In questo contesto, ascoltare la voce delle cosiddette minoranze, delle comunità peculiari, e di  tutti coloro che per ignoranza o pregiudizio riteniamo &#8220;diversi&#8221;, non potrebbe rappresentare una straordinaria opportunità di accrescimento culturale e di  abbattimento dei muri sociali?</p>
<p><strong>Clubhouse</strong>, nei suoi pregi e nei suoi difetti, non fa altro che riflettere la nostra società e, come tutti i mezzi di largo utilizzo, può diventare opportunità, arma o scudo. La differenza, come sempre, è nell&#8217;utilizzo che se ne fa.</p>
<p>Del resto, come apprendiamo dalla definizione ufficiale del network fondato da <strong>Paul Davison</strong> e <strong>Rohan Seth</strong>:</p>
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<p id="tw-target-text" class="tw-data-text tw-text-large XcVN5d tw-ta" dir="ltr" data-placeholder="Traduzione"><em><span class="Y2IQFc" lang="it">&#8220;Clubhouse è stato progettato per essere uno spazio per conversazioni ed espressioni autentiche, dove le persone possono divertirsi, imparare, stabilire connessioni significative e condividere la ricchezza delle loro esperienze con altri in tutto il mondo&#8221;.</span></em></p>
<p dir="ltr" data-placeholder="Traduzione"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-245070 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/ch.jpg" alt="" width="650" height="431" /></p>
</div>
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</div>
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<div class="U9URNb"></div>
</div>
</div>
<div id="tw-tmenu" class="tw-menu"></div>
</div>
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<div>
<div></div>
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</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Intervista all&#8217;avvocato Hilarry Sedu: &#8220;Napoli non è una città razzista, anzi&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Ricciardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Feb 2021 19:34:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[colonna2]]></category>
		<category><![CDATA[Hilarry Sedu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sembra essersi definitivamente conclusa la vicenda rimbalzata su tutte le cronache nazionali, iniziata mercoledì mattina, che vede come protagonista l&#8217;avvocato Hilarry Sedu, primo consigliere nero dell’ordine degli avvocati di Napoli. Il legale italiano, di origini nigeriane, aveva denunciato sui social degli atteggiamenti inadeguati e filorazzisti da parte di un giudice onorario del tribunale per i [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra essersi definitivamente conclusa la vicenda rimbalzata su tutte le cronache nazionali, iniziata mercoledì mattina, che vede come protagonista l&#8217;avvocato <strong>Hilarry Sedu</strong>, primo consigliere nero dell’<em>ordine degli avvocati di Napoli</em>.</p>
<p>Il legale italiano, di origini nigeriane, aveva denunciato sui social degli atteggiamenti inadeguati e filorazzisti da parte di un giudice onorario del <em>tribunale per i minorenni di Napoli</em>.</p>
<p>Il <em>got</em> aveva richiesto di vedere il tesserino da avvocato di <strong>Sedu</strong> e successivamente se questi si fosse veramente laureato, rivolgendosi peraltro allo stesso, utilizzando la seconda persona singolare.</p>
<p>Il tutto accadeva mentre l&#8217;avvocato era intento seguire una procedura per il rilascio del permesso di soggiorno ad una donna immigrata e alla sua bambina.</p>
<p>All&#8217;indomani dell&#8217;accaduto, è avvenuto un incontro tra <strong>Sedu</strong> ed il giudice onorario, alla presenza della <em>presidente del tribunale per i minorenni</em>, <strong>Patrizia Esposito</strong>, e del <em>presidente dell&#8217;ordine degli avvocati</em>, <strong>Antonio Tafuri</strong>.</p>
<p>Noi di <em><strong>VocediNapoli.it</strong></em> abbiamo intervistato <strong>Hilarry Sedu</strong> sulla vicenda e abbiamo approfondito alcuni temi concernenti l&#8217;inclusione sociale e la condizione degli immigrati in <strong>Campania</strong>.</p>
<p><strong>Signor Sedu sino a ieri mattina aveva dichiarato di voler prendere provvedimenti affinché tali comportamenti non si ripetessero, esponendo un richiamo ufficiale all&#8217;Ordine forense.  A quanto pare la situazione sembra essere cambiata nelle ultime ore, come si è risolta?</strong></p>
<p><em>&#8220;Si, è cambiata. Si è risolta con delle scuse da parte del giudice onorario e c&#8217;è stato un incontro con il presidente del tribunale dei minorenni ed il presidente dell&#8217;ordine degli avvocati di Napoli. La persona ha riconosciuto di aver adottato degli atteggiamenti poco consoni alla situazione ed abbiamo convenuto di far in modo che determinati modi di agire, volontari o involontari, non accadano mai più&#8221;<strong>.</strong></em></p>
<p><strong>Lei è stato molto diplomatico e professionale nel gestire la situazione al momento, mettendo in primo piano gli interessi dei suoi assistiti piuttosto che far prevalere una legittima volontà di tutelare la propria persona. Se si fosse trovato in un contesto differente, esterno al tribunale, lei come avrebbe risposto ad un tale atteggiamento?</strong></p>
<p>&#8220;<em>Credo che per mia impulsività avrei risposto in malo modo, cercando di replicare l&#8217;offesa ed in tutta onestà non so se sarebbe venuto fuori un atto altrettanto elegante perché alcune cose possono davvero far male. La violenza non è soltanto fisica ma anche verbale o in un atteggiamento giudicante o sminuente</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Sedu lei da anni si batte per difendere i diritti degli immigrati, proviene tra l&#8217;altro da una zona come quella di Castelvolturno che ben conosce la necessità di affrontare temi come quello dell&#8217;inclusione sociale. Crede che negli ultimi anni ci siano stati dei progressi in tal senso in Campania o meno?</strong></p>
<p><em>&#8220;Dunque c&#8217;è da dire che la Campania, e specialmente Napoli, è di base un luogo molto accogliente. E&#8217; innegabile che vi siano degli episodi di intolleranza, che siano di razzismo puro o manifesta insensibilità da parte dell&#8217;interlocutore nell&#8217;interagire con qualcuno di diversa etnia. In generale però non si può dire che Napoli sia una città razzista, anzi, è una città molto aperta, solare poiché il napoletano è culturalmente e storicamente dedito all&#8217;accoglienza</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Concludendo, lei anni fa dichiarò che c&#8217;è una netta differenza tra &#8220;fare l&#8217;avvocato&#8221; ed &#8220;essere avvocato&#8221;. &#8220;Essere avvocato&#8221; è qualcosa che si avvicina molto ad una vera e propria vocazione. Oggi, dopo tutte le difficoltà che si è trovato ad affrontare nella sua carriera, sente ancora forte la sua &#8220;vocazione&#8221; o si è affievolita?</strong></p>
<p>&#8220;<em>La vocazione fa parte di un codice genetico, del proprio Dna, è impossibile da cancellare. È come se provassi a lavare la mia pelle per diventare più bianco, non potrò mai diventarlo, rimarrò per sempre nero; questa per me è la vocazione. Quando c&#8217;è la passione e se si ha la forza di opporsi a qualsiasi riduzione o limitazione della libertà umana, a qualsiasi discriminazione, a prescindere dal fatto che tu abbia il titolo per esercitare la professione o meno, tu sei un avvocato</em>&#8220;.</p>
<p>“<em>Ignorantia legis non excusat</em>”- &#8220;<em>La legge non ammette ignoranza</em>&#8221; dicevano gli antichi romani eppure sembra assurdo che ancora oggi, nel 2021, ci troviamo ad affrontare atti di razzismo o poca tolleranza rispetto a genti di diversa etnia anche da quelle persone che la legge dovrebbero amministrarla.</p>
<p>Si parla spesso dei diritti degli italiani, ignorando talvolta chi siano gli italiani oggi. L&#8217;evolversi storico ha fatto in modo che, odiernamente, la popolazione italiana sia anche il frutto di una mescolanza etnica significativa, composta da figli di immigrati, nati e cresciuti in Italia e che sono italiani a tutti gli effetti, anche se qualcuno, a volte, finge di dimenticarsene.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-236580 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/Screenshot_5-13.jpg" alt="Napoli, l'avvocato è nero, il giudice gli chiede di vedere il tesserino" width="650" height="353" /></p>
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		<title>Bufera social per Vanessa Incontrada nel nuovo spot Activia: &#8220;Non è la tua pancia&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Ricciardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2021 23:25:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Tv]]></category>
		<category><![CDATA[colonna2]]></category>
		<category><![CDATA[vanessa incontrada]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nota conduttrice ed attrice Vanessa Incontrada è da oggi su tutte le copertine delle più importanti riviste di moda &#8211; e non solo &#8211; come nuova testimonial della linea curvy di Dolce e Gabbana (che arriva fino alla taglia 54). Tuttavia, la portavoce del messaggio di body positivity, è nelle ultime ore al centro [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La nota conduttrice ed attrice <strong>Vanessa Incontrada</strong> è da oggi su tutte le copertine delle più importanti riviste di moda &#8211; e non solo &#8211; come nuova testimonial della <em>linea curvy</em> di <strong>Dolce e Gabbana</strong> (che arriva fino alla taglia 54).</p>
<p>Tuttavia, la portavoce del messaggio di <em><strong>body positivity</strong></em>, è nelle ultime ore al centro di una grande bufera mediatica a causa della sua partecipazione al nuovo spot di un noto marchio di yogurt. La quarantaduenne spagnola è ripresa mentre mangia lo yogurt. Successivamente, viene inquadrata una pancia piattissima e priva di imperfezioni che molti utenti non hanno ritenuto essere la sua.</p>
<p>Infine, lo spot, si chiude con una inquadratura della Incontrada con l&#8217;addome coperto, che indossa gli stessi vestiti dell&#8217;attrice che ha &#8220;<em>prestato la pancia</em>&#8221; alla pubblicità. Sui social, in tanti si sono scagliati contro la testimonial che ha sostituito <strong>Alessia Marcuzzi</strong> nello spot, accusandola di incoerenza e di mandare messaggi fuorvianti ai fini di una vera accettazione delle proprie forme.</p>
<p>Del resto, è incomprensibile come proprio la <strong>Incontrada</strong>, che da anni lotta per abbattere gli stereotipi di perfezione che i media ci impongono, abbia potuto accettare di nascondere le sue reali forme avvalendosi dell&#8217;addome di una modella taglia 42.</p>
<p>&#8220;<em>La perfezione non esiste per Vanessa ma la coerenza nemmeno</em>&#8221; commenta, in modo pungente, un utente su Twitter, in richiamo proprio al monologo di grande impatto &#8211; intitolato &#8220;<em><strong>La perfezione non esiste</strong></em>&#8221; &#8211; recitato dalla Incontrada a &#8220;<em><strong>Vent’anni che siamo italiani</strong></em>&#8220;, lo show condotto al fianco di <strong>Gigi D’Alessio</strong>.</p>
<p>Che il pubblico non perdoni è cosa risaputa, e questo brutto scivolone sembra aver già fatto dimenticare quella meravigliosa celebrazione della rotondità del corpo femminile fatta solo qualche mese fa da Vanessa, quando ha posato nuda per la cover di<strong> Vanity Fair</strong> (il cui titolo era “<em><strong>Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu</strong></em>&#8220;).</p>
<p>&#8220;<em>Ma cosa ci vuole a presentare corpi normali, cosa? Che vergogna c’è?</em>”. A digitare il disappunto su Twitter è un&#8217;altra utente che non ha apprezzato l’ultimo spot <strong>Activia</strong>. &#8220;<em>Una donna fiera del proprio corpo non usa una controfigura per mostrare una pancia diversa dalla propria, che risponde proprio a quei canoni estetici sopracitati</em>&#8221; ancora incalza su <em><strong>Facebook</strong></em> un&#8217;altra accanita oppositrice dello spot nel quale presenzia la showgirl.</p>
<p>“<em>Vanessa cara fai pace con te stessa, così confondi chi si batte contro il body shaming</em>” si legge tra i commenti di una fanpage dedicata alla <strong>Incontrada</strong>. Non ci resta che attendere la risposta della spagnola che per così tanto tempo si è fatta paladina della normalizzazione del corpo femminile, salvo poi cadere nel più comune e triste degli steriotipi.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-235912 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/vanessa.jpg" alt="" width="650" height="588" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Covid, da Israele arriva lo spray anti contagio: tra poco sul mercato italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Ricciardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2021 12:23:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[colonna2]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[spray anti contagio]]></category>
		<category><![CDATA[taffix]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per prevenire il contagio da Covid 19, risultano in aumento le soluzioni e le tecnologie alle quali è possibile ricorrere in attesa del vaccino. L&#8217;ultima trovata arriva da Israele e si chiama Taffix. Si tratta di uno spray nasale che penetrando all&#8217;interno della mucosa, attraverso le narici, crea una barriera protettiva la cui efficacia dovrebbe durare [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2021/01/12/covid-da-israele-arriva-lo-spray-anti-contagio-tra-poco-sul-mercato-italiano/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Covid, da Israele arriva lo spray anti contagio: tra poco sul mercato italiano</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per prevenire il contagio da <em>Covid 19, </em>risultano in aumento le soluzioni e le tecnologie alle quali è possibile ricorrere in attesa del vaccino. L&#8217;ultima trovata arriva da <strong>Israele</strong> e si chiama <strong><em>Taffix</em></strong>. Si tratta di uno spray nasale che penetrando all&#8217;interno della mucosa, attraverso le narici, crea una barriera protettiva la cui efficacia dovrebbe durare per ben cinque ore.</p>
<p>L&#8217;inalatore, sviluppato dall’azienda biofarmaceutica israeliana &#8216;<strong>Nasus Pharma</strong>&#8216;, fornirebbe una protezione maggiore nei luoghi ad alto rischio di contagio, come scuole, uffici o spazi chiusi in generale. Lo spray tuttavia andrebbe accompagnato e non sostituito all&#8217;utilizzo della mascherina.</p>
<p>Nello specifico, il<em><strong> Taffix</strong></em> rilascerebbe una polvere contenente &#8220;<em>ipromellosa</em>&#8221; atta a creare un sottile strato di gel nella mucosa nasale, funzionando come una barriera protettiva da tutte le minacce esterne. La polvere nasale, la quale agirebbe in soli 50 secondi, è stata sviluppata anche per abbassare il pH della mucosa nasale (da 6.8 a 3.5), creando così un ambiente più acido che neutralizzerebbe i virus che agiscono per via aerea.</p>
<p>In Europa è già in commercio ed acquistabile su <em><strong>Amazon</strong></em>. Stando a quanto affermato dal direttore esecutivo e co-fondatore di &#8216;<em><strong>Nasus Pharma</strong></em>&#8216;, <strong>Gilboa</strong>, tra qualche settimana arriverà anche sul mercato italiano, reperibile in tutte le farmacie. I test condotti in laboratorio presso l&#8217;<strong>Università della Virginia</strong>, hanno rivelato che <strong>Taffix</strong> è in grado di uccidere il 99% di cellule virali da <em><strong>SARS-CoV-2</strong>.</em></p>
<p>“<em>Abbiamo testato Taffix su diverse tipologie di virus &#8211; </em>afferma <strong>Gilboa</strong><em> &#8211; il 95% dei virus penetra nel corpo attraverso il naso e viene debellato nel momento in cui incontra la patina di Taffix che riduce il pH al 3.5: ogni virus che conosciamo oggi muore in un ambiente con tale livello di acidità. Ciò significa che Taffix costituisce una soluzione preventiva non solo per il Covid, ma per ogni patologia virale, compresa l’influenza stagionale</em>”.</p>
<p>Il costo del <strong>Taffix</strong> ammonterà a circa 15 euro a flaconcino (1000 mg), e la notizia del suo esordio nel mercato globale ha già fatto il giro del mondo, essendo annunciata sui maggiori quotidiani e siti israeliani.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-234028 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/taffix.jpg" alt="" width="650" height="384" /></p>
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		<title>La vedova dell&#8217;agente Apicella rende onore al marito ed entra in Polizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Ricciardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2020 16:04:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[colonna1]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliana Ghidotti]]></category>
		<category><![CDATA[pasquale apicella]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola Allievi di Caserta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ha commosso tutti la notizia resa pubblica solo qualche ora fa relativa a Giuliana Ghidotti, moglie di Pasquale Apicella, il poliziotto morto in servizio lo scorso aprile mentre inseguiva una banda di rapinatori. La vedova dell&#8217;agente Apicella entra in Polizia La donna è entrata ufficialmente in Polizia dopo aver frequentato un corso riservato ai familiari [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha commosso tutti la notizia resa pubblica solo qualche ora fa relativa a <strong>Giuliana Ghidotti</strong>, moglie di <strong>Pasquale Apicella</strong>, il poliziotto morto in servizio lo scorso aprile mentre inseguiva una banda di rapinatori.</p>
<h2>La vedova dell&#8217;agente Apicella entra in Polizia</h2>
<p>La donna è entrata ufficialmente in <strong>Polizia</strong> dopo aver frequentato un corso riservato ai familiari delle &#8220;<em>vittime dei dovere</em>&#8221; presso la <strong>Scuola Allievi di Caserta</strong>. Solo qualche giorno fa, la <strong>Ghidotti,</strong> scriveva su <em><strong>Facebook </strong></em>questo pensiero dedicato al marito scomparso, accompagnato da una tenerissima foto dei due coniugi abbracciati e felici, prima che un tragico destino li separasse:</p>
<p>&#8220;<em>Ho visto un video su facebook, due persone anziane, lui le porta una rosa. Probabilmente non mi avresti portato una rosa, non eri un tipo del genere, anche se il tuo primo regalo è stato un fascio di rose blu in ceramica, i miei fiori preferiti. Ci sarebbe bastato condividere il nostro tempo, la nostra vita. Magari ci saremmo seduti sul divano, tra mille acciacchi a guardare qualche film o magari avremmo avuto la casa piena dei nostri figli e nipoti.</em><br />
<em>Non ho certezze, posso solo immaginare quello che sarebbe stato e che mai sarà. Ti hanno privato di tutto, ti hanno privato dei sogni, ti hanno privato della vita.Per questo non mi stancherò mai di chiedere giustizia per te e per i nostri figli</em>.&#8221;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-230897 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/apicella.png" alt="La moglie dell'agente Apicella rende onore al marito ed entra in Polizia" width="769" height="463" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Lamont Young, l&#8217;architetto innamorato di Napoli: ha progettato gli edifici più belli della città ma è stato dimenticato</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2020/12/04/lamont-young-larchitetto-innamorato-di-napoli-ha-progettato-gli-edifici-piu-belli-della-citta-ma-e-stato-dimenticato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Ricciardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2020 15:13:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Castello Anselmayer]]></category>
		<category><![CDATA[colonna2]]></category>
		<category><![CDATA[Lamont Young]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia di Lamont Young è quella di un napoletano innamorato che seppe guardare molto più avanti del suo tempo e proprio per questo, come spesso accade in questi casi, incompreso e fortemente osteggiato dai suoi contemporanei. Vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, fu un ingegnere, architetto ed urbanista &#8220;visionario&#8220;. Con sconcertante lungimiranza, riuscì [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La storia di <strong>Lamont Young</strong> è quella di un napoletano innamorato che seppe guardare molto più avanti del suo tempo e proprio per questo, come spesso accade in questi casi, incompreso e fortemente osteggiato dai suoi contemporanei.</p>
<p>Vissuto a cavallo tra <strong>Ottocento</strong> e <strong>Novecento</strong>, fu un ingegnere, architetto ed urbanista &#8220;<em>visionario</em>&#8220;. Con sconcertante lungimiranza, riuscì a regalare a<strong> Napoli</strong> edifici di straordinaria bellezza come castelli e ville, nonché il primo progetto della metropolitana ed un piano urbanistico che avrebbe radicalmente cambiato la città.</p>
<h2>LAMONT YOUNG &#8211; UN NAPOLETANO MAI CONSIDERATO ITALIANO</h2>
<p><strong>Lamont Young</strong>, nonostante il nome di origine anglofona, nacque a <strong>Napoli</strong> da <strong>Giacomo Enrico Young</strong> (possidente scozzese trasferito a Napoli dall&#8217;India ed <strong>Elisabetta Swinhoe</strong>, nata a Calcutta).</p>
<p>Proprio per queste origini &#8216;multietniche&#8217;, Young, seppur nato a Napoli e riconosciuto popolarmente come &#8216;napoletano&#8217;, non acquisì mai la cittadinanza italiana. Nonostante ciò, <strong>Lamont Young</strong> incarnò gli ideali tipici partenopei di ingegno e tenacia.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-229708 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/lamont-young.jpg" alt="" width="580" height="580" /></p>
<h4>LAMONT YOUNG &#8211; L&#8217;URBANISTA</h4>
<p>Lo stile di Young era quindi fortemente napoletano ma progressista e per questo fu ritenuto non conforme a quello della città e ciò gli causò aspre critiche e forti opposizioni. Più che l&#8217;architetto &#8211; nonostante le sue straordinarie realizzazioni &#8211; a stupire è la sua figura di urbanista. Young era animato da un&#8217;ingegno talmente fervido da partorire progetti innovativi e pionieristici.</p>
<p>La sua idea di Napoli era molto avanti rispetto ai suoi contemporanei e per questo seppe proiettare la città nel futuro, almeno nella sua testa. Formulò una &#8220;<em><strong>Napoli utopica</strong></em>&#8221; che anticipava di oltre cento anni la triste attualità cittadina, studiando e trovando soluzioni per problematiche urbanistiche che oggi sono assolutamente cruciali per il futuro del capoluogo campano.</p>
<h3>LAMONT YOUNG ED IL PROGETTO DELLA METROPOLITANA</h3>
<p>A lui si devono, nel 1872, anche i progetti (mai realizzati) della &#8220;<strong>Metropolitana di Napoli</strong>&#8220;, la prima linea metropolitana partenopea ( ricordati nelle &#8220;<em><strong>Stazioni dell&#8217;arte</strong></em>&#8220;).</p>
<p>I progetti prevedevano anche la costruzione di una vera e propria &#8220;<em><strong>tangenziale sotterranea</strong></em>&#8221; che circondasse la città. Il suo progetto fu presentato ad un concorso bandito dal <strong>Comune di Napoli</strong> nel 1872 ma fu dichiarato non conforme al bando stesso che non prevedeva la trazione meccanica.</p>
<p>In realtà il progetto fu boicottato perché avversario dell’imprenditoria locale con la quale Young non era in buoni rapporti. Infatti, il Comune poco più tardi approvò i progetti delle &#8216;<em><strong>funicolari vomeresi&#8217;</strong></em> e della &#8216;<em><strong>ferrovia Cumana</strong>&#8216;</em> che presentavano circuiti di trazione simili a quelli ideati dall&#8217;architetto napoletano e ai quali probabilmente si ispirarono.</p>
<p>La &#8216;<strong>metropolitana di Young</strong>&#8216; avrebbe dovuto servire la città bassa da un capo all’altro della periferia ed unire le colline attorno al centro, data l’impossibilità di creare nuove strade in una città soffocata tra mare e colline. Il progetto prevedeva anche ascensori e scale mobili al <strong>Vomero</strong> e a tal proposito il progettista affermò:</p>
<p>“<em>Quando sarà realizzato, questo sistema, libererà i viaggiatori dalle continue vessazioni che sono oggidì la più grande noia di questa città</em>”.</p>
<p>Chissà guardando oggi la città cosa ne penserebbe Young.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-229711 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/metro-young.jpg" alt="" width="451" height="617" /></p>
<p><strong>LAMONT YOUNG &#8211; IL PROGETTO DEL &#8220;QUARTIERE VENEZIA&#8221;</strong><br />
Fu sempre di Young il progetto <em>d&#8217;avant-garde </em>del &#8220;<em><strong>Rione Venezia</strong></em>&#8220;, la nuova città fatta di canali, giardini e palazzi residenziali a bassa densità abitativa. Ovviamente anche questo suo progetto non fu approvato.</p>
<p>Morì suicida nel 1929, ormai giunto in tarda età. Il suo corpo senza vita fu ritrovato nella sua <strong>Villa Ebe</strong>. Le cause che lo portarono a questo gesto sconsiderato restano tutt&#8217;ora sconosciute.</p>
<h2>LAMONT YOUNG &#8211; ECCO TUTTI GLI EDIFICI NAPOLETANI CHE HA IDEATO</h2>
<p>Gli edifici progettati e fatti costruire per volontà di Young in città sono tanti e posti sotto gli occhi di tutti. Quante volte ci siamo trovati a passare davanti al “<strong>Castello Aselmeyer</strong>” &#8211; un edificio a forma di fortezza &#8211; al <strong>Corso Vittorio Emanuele</strong>? O ancora, quante volte abbiamo ammirato i palazzi del <strong>Parco Margherita</strong> e tutto il complesso fino alla base della <strong>Villa Floridiana</strong>? Tutte opere ideate da Young.</p>
<p>Diamo un&#8217;occhiata a tutti gli edifici fatti costruire dal visionario architetto <strong>Lamont Young</strong>:</p>
<h3>VILLA EBE</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-229713 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/villa-ebe.jpg" alt="" width="592" height="517" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lamont Young è il padre di “<strong>Villa Ebe</strong>”, dove trovò la morte nel 1929, nota anche come &#8220;<strong>il Castello di Pizzofalcone</strong>&#8220;. Fu costruita sul fianco occidentale del monte Echia nel 1922 in uno stile misto neogotico-dannunziano. <strong>Ebe</strong> era il nome della sua giovane moglie, dalla quale ebbe quegli eredi che negli anni Novanta alienarono la proprietà al <strong>Comune di Napoli</strong>.</p>
<p>L’amministrazione cittadina ha lasciato che la costruzione e la zona circostante piombassero nel degrado e nell’abbandono totale; la villa è stata vandalizzata e sfruttata dai senzatetto finché un violento incendio doloso, nel 2000, ne ha distrutto gli interni e la splendida scala elicoidale.</p>
<p>Da poco sono iniziati dei lavori di restauro nell’ambito della valorizzazione del bellissimo monte Echia e delle Rampe Lamont Young che da Via Chiatamone, superando la villa, risalgono fino al belvedere.</p>
<h3>FORESTERIA &#8211; CHALET SVIZZERO</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-229714 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/villa-2.jpg" alt="" width="441" height="301" /></p>
<p>Tra il 1893 ed il &#8217;94 Young decise poi di rimettere a nuovo un piccolo edificio all&#8217;interno della sua proprietà di <strong>Villa Lucia</strong>. Era stata una casa del guardiano in passato. Con questi nuovi lavori decise di trasformarla in una foresteria dell&#8217;edificio principale. Decise inoltre che la nuova costruzione avrebbe avuto uno stile particolarissimo: uno chalet svizzero. Il piccolo chalet si sviluppava su più livelli, a strapiombo, su di uno dei muraglioni di tufo della proprietà, di fianco a quel ponte che tutt&#8217;oggi si può vedere da alcuni punti della città, guardando il Vomero, nascosto nel verde, fatto costruire dal brillante <strong>Antonio Niccolini</strong> al tempo dei Borbone. Lo chalet era certamente qualcosa di insolito nel panorama architettonico napoletano, ma Young volle omaggiare l&#8217;architettura svizzera, tanto cara alla sua infanzia, avendo compiuto gli studi nella piccola cittadina di Hofwil, in Svizzera.</p>
<h3>BERTOLINI&#8217;S HALL</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-229717 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/Bertolinis-Palace.jpg" alt="" width="559" height="353" /></p>
<p>Nel 1892 l&#8217;architetto partenopeo, iniziò un grandissimo progetto. Convinto che Napoli fosse una città unica e con un&#8217;importante potenziale dal punto di vista turistico, decise di costruire un grande albergo, con una vista unica al mondo. Lo fece sui terreni di mia famiglia a <strong>Parco Grifeo</strong>, in prossimità di quella che al tempo era la sua abitazione, <strong>Villa Lucia.</strong> L&#8217;hotel era dislocato rispetto alla strada principale, il <strong>Corso Vittorio Emanuele</strong> (che fino a trent&#8217;anni prima si chiamava <strong>Corso Maria Teresa</strong>), per tale ragione, Young decise di costruire anche un pratico e modernissimo ascensore che collegava la strada all&#8217;albergo. I lavori durarono a lungo. Purtroppo nel 1896 fu costretto a vendere parte della sua proprietà, Villa Lucia, per poter finanziare il proseguo dei lavori. Purtroppo ciò non fu sufficiente, così, nel 1900, per trovare i fondi necessari, cedette la gestione del futuro hotel ai fratelli <strong>Bertolini</strong>, navigati albergatori. Un anno più tardi fu costretto a cedere definitivamente l&#8217;intera struttura ai due fratelli che ivi costruirono il &#8220;<strong>Bertolini&#8217;s Palace Hotel</strong>&#8220;. Oggi la struttura è diventata un bellissimo condominio che in parte ospita il <em>Bertolini&#8217;s Hall</em>, una struttura dedicata ad eventi privati.<br />
La vista resta eccezionale.</p>
<h3>CASTELLO GRIFEO</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-229720 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/castello.jpg" alt="" width="549" height="813" /></p>
<p>Nel 1875 Young costuì su un terreno di famiglia, l&#8217;attuale <strong>Parco Grifeo</strong>, il suo primo castello, <strong>Castello Grifeo</strong>, oggi <strong>Villa Curcio</strong>. Decise di costruire una falsa lesione nella torre e, all&#8217;interno del cortile, un piccolo edificio neogotico.</p>
<p>Ci sono due particolari ancora oggi ben visibili nell&#8217;edificio: il primo è la targa sulla facciata con il nome di Young e la data di costruzione, unico mio edificio che ha firmato.</p>
<p>Il secondo particolare lo troviamo sulla scala d&#8217;accesso, è lo stemma nobiliare dei <em>&#8216;Grifeo&#8217;,</em> famiglia che dà il nome alla strada. L&#8217;edificio infatti fu costruito per <strong>Benedetto Grifeo</strong>, uno degli eredi dell&#8217;omonimo <strong>Principe di Partanna</strong>, primo marito di <strong>Lucia Migliaccio</strong>, <em>Duchessa di Floridia</em> (da qui il <strong>Parco della Floridiana</strong>), seconda moglie di <strong>Re Ferdinando I delle Due Sicilie</strong>.</p>
<h3>CASTELLO ANSELMAYER</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-229721 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/Cstello-Ansemayer.jpg" alt="" width="2048" height="1360" /></p>
<p>Costruito nel 1902, in realtà si chiamava <strong>Castello Young, </strong>finché l&#8217;architetto non lo vendette al banchiere<strong> Carlo Aselmeyer</strong> nel 1904, prima di trasferirsi sull&#8217;isola della <strong>Gaiola</strong>.<br />
Era da poco stato aperto <strong>Corso Vittorio Emanuele</strong>.</p>
<h3>MONTE ECHIA</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-229722 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/progetto-Monte-Echia-2.jpg" alt="" width="720" height="696" /></p>
<p>Nel 1914, Young riprende l&#8217;attività edilizia con un progetto che avrebbe potuto cambiare il volto di una delle zone più tipiche di Napoli, <strong>Monte Echia</strong>. Insieme al banchiere <strong>Tommaso Astarita,</strong> costituì, così, la società &#8216;<strong>SEMEN&#8217;</strong> (<em>Società Edilizia Monte Echia Napoli</em>) ed acquistò dal demanio il costone tufaceo di <strong>Monte Echia</strong>, dove oggi <em>via Chiatamone</em> incrocia <em>via Santa Lucia</em>. L’idea era quella di realizzare un grandioso complesso di edifici composto da un palazzo neo-rinascimentale alla base, principalmente sede di uffici. La parte superiore del complesso consisteva in un grandioso albergo in stile neo-indiano, pieno di terrazze e dotato di un ascensore da <strong>Santa Lucia</strong>, perché tutti potessero ammirare uno dei paesaggi più belli della città. Purtroppo il progetto non venne mai approvato dal <strong>Comune di Napoli</strong>.</p>
<h3>PALAZZO GRENOBLE</h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-229723 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/istituto-Grenoble.jpg" alt="" width="1536" height="2048" /></p>
<p>Dell’eclettico architetto-urbanista è anche il palazzo sito in<em> via Crispi &#8211; </em>in quello che di lì a poco sarebbe diventato il nuovissimo<em> &#8216;<strong>Rione Amedeo</strong>&#8216;</em> &#8211; dimora dello stesso politico <strong>Francesco Crispi, </strong>progettato nel 1889<strong>. </strong>Lo stile neorinascimentale adottato per il secondo edificio partorito dalla testa di Young, appena ventiseienne, era più sobrio rispetto a quello utilizzato da lui stesso per la costruzione di altri edifici partenopei.</p>
<p>Inizialmente, il palazzo nacque per ospitare l&#8217;Istituto Scuola per Ragazze &#8216;<em><strong>Mac Kean Bentik</strong></em>&#8216;, nel 1919 diventa l&#8217;Institut Français<em> &#8216;<strong>Grenoble</strong></em>&#8216;. Oggi l&#8217;edificio ospita il &#8216;<em><strong>Consolato Generale di Francia</strong></em>&#8216;, la scuola francese &#8216;<em><strong>Alexandre Dumas</strong></em>&#8216; ed il Centro di ricerche archeologiche &#8216;<em><strong>Jean Bérard</strong></em>&#8216;.</p>
<h3>PREMIO UTOPIA &#8211; IN ONORE DI LAMONT YOUNG</h3>
<p><strong>Pasquale della Monaco </strong>è l&#8217;ideatore del &#8220;<strong>Premio Utopia Lamont Young&#8221;</strong> dedicato alla memoria dell’architetto e alla difesa di <strong>Monte Echia</strong> e <strong>Villa Ebe</strong>, ultima dimora di Young. La consegna dei premi ha solitamente luogo presso l’<em><strong>Institut français di Napoli</strong></em> sito nel <strong>Palazzo Grenoble</strong>, progettato, come si è detto, proprio da Young nel 1800.</p>
<p>Il Premio è assegnato a persone che si prodigano per la diffusione della cultura e pongono l’attenzione sui territori storici abbandonati da tempo e che potrebbero risorgere con poco unendo Istituzioni e privati. Persone che credono negli ideali e trovano la forza e la determinazione per realizzare ciò che ai più pare impossibile, proprio come sognava Young, il quale ebbe l&#8217;unica sfortuna di nascere in un epoca che non seppe comprenderlo a pieno.</p>
<p>Ai fini della ricostruzione della storia delle opere e della vita privata dell&#8217;architetto partenopeo, indispensabile è stata la documentazione fornita da Francesco Carignani, studioso di Lamont Young ed autore dell&#8217;omonima pagina Facebook.</p>
<p><strong>GUARDA LA GALLERIA</strong></p>
<p>
<a href='https://www.vocedinapoli.it/2020/12/04/lamont-young-larchitetto-innamorato-di-napoli-ha-progettato-gli-edifici-piu-belli-della-citta-ma-e-stato-dimenticato/istituto-grenoble/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/istituto-Grenoble-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
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		<title>Capitale della Cultura 2022, Procida tra le 10 città finaliste</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Ricciardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Nov 2020 16:11:42 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Procida]]></category>
		<category><![CDATA[capitale della cultura 2022]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno, la magnifica isola di Procida, gioiello del nostro mare, è rientrata tra le dieci città finaliste per il titolo di Capitale della Cultura Italiana 2022. A gennaio verranno presentati i dossier e sapremo se l&#8217;Isola di pescatori che ha ispirato scrittori e registi del calibro di Elsa Morante e Massimo Troisi, si aggiudicherà questo importante riconoscimento. La [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno, la magnifica <strong>isola di Procida</strong>, gioiello del nostro mare, è rientrata tra le dieci città finaliste per il titolo di <em><strong>Capitale della Cultura Italiana 2022</strong></em>.</p>
<p>A gennaio verranno presentati i dossier e sapremo se l&#8217;Isola di pescatori che ha ispirato scrittori e registi del calibro di <strong>Elsa Morante</strong> e <strong>Massimo Troisi</strong>, si aggiudicherà questo importante riconoscimento.</p>
<p>La comunicazione è arrivata questa mattina dal ministero dei <em><strong>Beni Culturali e del Turismo</strong></em>, presso cui è stata istituita la giuria per la selezione dei progetti e della città vincitrice (che sarà premiata poi in una audizione pubblica presso il ministero).</p>
<p>&#8220;<em><strong>L&#8217; isola di Arturo</strong></em>&#8221; è in lizza con Ancona, Bari, Cerveteri, L&#8217;Aquila, Pieve di Soligo, Taranto, Trapani, Verbania e Volterra.</p>
<p>La candidatura fu effettuata già per il 2021 dall’orgoglioso sindaco <strong>Dino Ambrosino</strong>.</p>
<p>Purtroppo però,<strong> </strong>vista l&#8217;impossibilità di <strong>Parma</strong> &#8211; risultata vincitrice &#8211; di dare corso al cartellone degli eventi previsti a causa dell&#8217;emergenza sanitaria, il ministero ha spostato al 2021 le manifestazioni della città emiliana. Per tale ragione, l&#8217;isola campana ha potuto partecipare alla selezione solo per l&#8217;edizione del 2022.</p>
<p><strong>Ambrosino</strong> spiega attraverso un post pubblicato sulla sua pagina <em><strong>Facebook</strong> </em>il motivo per il quale <strong>Procida</strong> abbia tutte le carte in regola per diventare la neo capitale della cultara in Italia:</p>
<p>“<em>Qualche anno fa la parlamentare Luisa Bossa ci suggerì di valutare la possibilità di candidare Procida al bando per la capitale italiana della cultura. Grande estimatrice della nostra isola, mi accompagnò dall’allora Ministro Franceschini, il quale non trasalì, ma si dichiarò soddisfatto del successo che così dimostrava di riscuotere l’iniziativa dei Beni Culturali&#8221;. </em></p>
<p>In realtà, della più piccola delle tre isole che compongono il nostro Golfo, sono in tanti ad essersene innamorati: dal regista americano <strong>Michael Radford</strong> al grande <strong>Troisi</strong>, furono colpiti dalla bellezza selvaggia e dalla tranquillità di alcuni quartieri dove il tempo sembrava essersi fermato.</p>
<p>Set principale, negli anni, è stato il borgo dei pescatori &#8216;<strong>Marina di Corricella</strong>&#8216;. Si tratta di un porticciolo del 1600 ricavato da una conca tufacea che millenni fa ospitava uno dei sette crateri da cui si formò l’isola, grazie ad un’eruzione sottomarina.</p>
<p><strong>Corricella</strong> è considerato il luogo simbolo dell’isola, composto da nuclei di case variopinte disposte su tre livelli, intervallate dalle tipiche rampe di scale chiamate a “<em>collo d’oca</em>” (perché alte e strette) che creano un intricato labirinto, dove &#8220;<em>Il postino</em>&#8221;  <strong>Mario Ruoppolo</strong> si avventurava per arrivare all’osteria (ex deposito di barche che nel 1998, dato il grande successo internazionale del film, venne trasformato nel ristorante “la locanda del Postino”, dove tuttora è possibile trovare alcune foto del backstage del film).</p>
<p>E&#8217; avvenuto proprio in questo luogo il magico incontro tra &#8220;Il postino&#8221; più amato d&#8217;Italia e la bella locandiera<strong> Beatrice </strong>(una giovanissima <strong>Mariagrazia Cucinotta</strong>) che lo fa innamorare perdutamente.</p>
<p><strong>Procida</strong> è però anche il luogo che ha partorito &#8216;<em><strong>Arturo</strong>&#8216;</em>, il protagonista del romanzo di <strong>Elsa Morante</strong>, vincitore del premio <em>Strega</em>,  “<em><strong>L’isola di Arturo</strong></em>“.</p>
<p>Questo non è l’unico libro che trae ispirazione da questa piccola e genuina isola di pescatori, un altro, pubblicato nel 1849 dallo scrittore Alphonse de Lamartine, intitolato “<em><strong>Graziella</strong></em>”.</p>
<p>“<em>Bisogna legare con un unico filo discorsivo i tanti eventi culturali di successo, la tradizione dei Riti Pasquali, le tracce archeologiche dei miceneii e la storia più recente dei nostri marinai. L’abito tipico procidano, l’architettura mediterranea, i palazzi nobili e i personaggi illustri che si sono innamorati dell’isola – </em>dichiara il sindaco <strong>Ambrosino</strong><em> – Cercheremo di costruire questo percorso mettendo insieme i suggerimenti della comunità, perché il successo dell’iniziativa sarà anzitutto acquisire più consapevolezza del nostro tesoro. Poi vengono il milione di finanziamento e l’indotto turistico. Una bella sfida, e chissà se alla fase finale della selezione per la prima volta non arrivi un’isola</em>”.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-191290 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/193849883.jpg" alt="" width="650" height="366" /></p>
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		<title>Medico contro i negazionisti del covid: in corsia con la scritta sul camice &#8220;A mammt&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Ricciardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Nov 2020 15:16:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[colonna2]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Congendo]]></category>
		<category><![CDATA[Ospedale di Giulianova]]></category>
		<category><![CDATA[primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ha destato non poco scalpore la foto postata dal dottor Gabriele Congendo sui social, simpaticamente accompagnata dalla didascalia: &#8220;Tipi strani in corsia&#8220;. La foto immortala il medico di spalle, tra le corsie del reparto Covid allestito all&#8217;Ospedale di Giulianova (in provincia di Teramo) in cui lavora da tempo, e sul camice una scritta in dialetto [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha destato non poco scalpore la foto postata dal dottor <strong>Gabriele Congendo</strong> sui social, simpaticamente accompagnata dalla didascalia: &#8220;<em>Tipi strani in corsia</em>&#8220;. La foto immortala il medico di spalle, tra le corsie del <em>reparto Covid</em> allestito all&#8217;<strong>Ospedale di Giulianova</strong> (in provincia di <strong>Teramo</strong>) in cui lavora da tempo, e sul camice una scritta in dialetto che lascia ben pochi dubbi di interpretazione: &#8220;<em>Negazionisti ng*** a mamme&#8217;t</em>&#8220;.</p>
<p>Tra i tanti modi utilizzati dal personale sanitario per inviare appelli agli italiani, in questo capitolo così difficile della storia mondiale, questo è senza dubbio uno dei più inusuali e forse proprio per questo sta godendo di molto eco sui social.</p>
<p>&#8220;<em>So cosa significa la sofferenza da Covid e non posso tollerare chi si prende gioco di questa terribile pandemia</em>&#8221; ha dichiarato successivamente il medico al <em>Messaggero</em>. <strong>Gabriele Congedo</strong> ha deciso così, assumendosene la piena responsabilità, di mandare un messaggio diretto e chiaro a quanti sminuiscono o addirittura negano la presenza di questo virus.</p>
<p>La necessità del dottore del reparto Covid di <strong>Giulianova</strong>, è maturata stando vicino alla sofferenza dei pazienti, di chi “<em>fa fatica a respirare e che magari migliora e poi il giorno dopo sta ancora peggio</em>”.</p>
<p>Un messaggio chiaro ma anche un appello disperato di lui e di tanti medici in prima linea che in quelle corsie ne hanno viste tante e che invitano alla prudenza e alla responsabilità civica che dovrebbe porsi alla base di ogni società.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-227310 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/Medico-contro-i-negazionisti-del-covid-in-corsia-con-la-scritta-sul-camice-22a-mammet22.jpg" alt="Medico contro i negazionisti del covid: in corsia con la scritta sul camice &quot;a mamme't&quot;" width="650" height="798" /></p>
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		<title>Hotel Eremo: storia di un abbandono edilizio alle pendici del Vesuvio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Ricciardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Nov 2020 23:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Area Vesuviana]]></category>
		<category><![CDATA[Ercolano]]></category>
		<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
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		<category><![CDATA[elio germano]]></category>
		<category><![CDATA[Grand Tour al Vesuvio]]></category>
		<category><![CDATA[Hotel Eremo]]></category>
		<category><![CDATA[John Mason Cook]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I luoghi abbandonati vivono da sempre di un fascino senza tempo, come nel caso di un gioiello dimenticato, situato alle pendici del Vesuvio: l’Hotel Eremo. La struttura, posta poco prima dell&#8217;Osservatorio Vesuviano, costruita alle soglie del XX secolo, gode di una bellezza eterea che spesso si accompagna al tragico destino di luoghi come questo, dimenticati, [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I luoghi abbandonati vivono da sempre di un fascino senza tempo, come nel caso di un gioiello dimenticato, situato alle pendici del Vesuvio: l’<strong>Hotel Eremo</strong>. La struttura, posta poco prima dell&#8217;<strong>Osservatorio Vesuviano</strong>, costruita alle soglie del XX secolo, gode di una bellezza eterea che spesso si accompagna al tragico destino di luoghi come questo, dimenticati, lasciati allo stato di abbandono e degrado più totale.</p>
<p>In questi quasi cinquant&#8217;anni in cui l’hotel è stato abbandonato, tutto ciò che poteva essere distrutto è stato distrutto, tutto ciò che poteva essere portato via è stato portato via. Non resta altro che la polvere che negli anni si è depositata tra le stanze, sugli oggetti di cui nessuno più ne fa utilizzo, tra le macerie di ciò che è stato e che ora non è più.</p>
<p>I muri sono stati quasi interamente ricoperti da graffiti e scritte di dubbio gusto, interni e soffitti rovinati dagli incendi dolosi appiccati più volte nel corso degli anni e da tanti altri atti di vandalismo. Il posto è divenuto, poi, anche un covo per amori fugaci e persino sede di molteplici tentativi di sedute spiritiche come indicano le diverse incisioni sataniste rinvenute in situ.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-226433 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/piano-terra-atrio.jpg" alt="" width="620" height="465" /></p>
<p>Quando a <em><strong>VocediNapoli.it</strong></em> siamo venuti casualmente a conoscenza del pericoloso stato di degrado nel quale vessava questo luogo, abbiamo subito deciso di fare delle indagini in merito ed esplorare la struttura. Quello che abbiamo scoperto è stato davvero sorprendete.</p>
<h1>HOTEL EREMO &#8211; LA STORIA</h1>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-226422 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/antica.jpg" alt="" width="601" height="389" />L’Hotel Eremo fu fatto costruire nel 1902 da <strong>John Mason Cook</strong>, proprietario della <em><strong>Thomas Cook</strong></em> (la stessa compagnia fallita poi nel 2019) per ospitare i turisti del <em><strong>Grand Tour al Vesuvio</strong></em>, utilizzando la ferrovia che collegava <strong>Ercolano</strong> al vulcano, ideata sempre dal noto imprenditore inglese.</p>
<p>Al centro dell’arco principale del portale d’accesso dell’edificio, possiamo infatti ancora leggere l’incisione su pietra “<em><strong>COOK &#8211; 1902</strong></em>”. L’albergo di lusso, in stile liberty,  era dotato di ben 32 camere, in alcune delle quali è ancora possibile scorgere mattonelle floreali dipinte a mano e moquette.</p>
<p>Stando a degli antichi listini, rinvenuti anni addietro tra le rovine, il prezzo a notte era di 20 lire, 4 lire per la colazione, 20 lire per il pranzo e 24 per la cena.</p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-226423 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/mattonella.jpg" alt="" width="591" height="714" />HOTEL EREMO &#8211; LA STORIA DEL NOME</h3>
<p>Si dice che l&#8217;<strong>Hotel Eremo</strong> fu edificato dove un tempo sorgeva una locanda addossata ad una chiesetta, abitata da un eremita, <strong>Eremo</strong>, il quale offriva ai turisti del <em>Grand Tour </em> frittate e coppe di <strong>Lacryma Christi</strong> (vino campano pregiato, tipico proprio dell’area vesuviana) e che ha dato poi il nome alla struttura più moderna.</p>
<p>Tuttavia, approfondendo le ricerche, scopriamo che <em>&#8220;<strong>E</strong><span class="lemma"><strong>remo</strong>&#8220;</span></em> è un termine derivante dal  tardo latino<em> &#8220;<span class="testo_corsivo">erēmus&#8221;</span></em> e significa «<em>solitario, deserto</em>» in riferimento ad un luogo solitario, dove una o più persone possono ritirarsi a far vita religiosa, appunto gli eremiti. E&#8217; solo una singolare coincidenza?</p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-226425 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/scritta-hotel.jpg" alt="" width="577" height="336" />HOTEL EREMO &#8211; L&#8217;ABBANDONO</h3>
<p>Le eruzioni del <strong>Vesuvio</strong> durante il corso del <em><strong>Novecento</strong> </em>&#8211; tra le quali ricordiamo quella violenta del 1944 &#8211; danneggiarono parte della linea ferroviaria collegata all’hotel, più tardi poi definitivamente soppressa in concomitanza alla costruzione della nuova strada provinciale.</p>
<p>Anche gli eventi bellici della <strong>Seconda guerra mondiale</strong>, finirono per diminuire sensibilmente l’affluenza all’hotel, segnando di fatto l&#8217;inizio della sua decadenza. L’<strong>Eremo</strong> passò quindi in mano ad enti e poi a privati che lo gestirono all’incirca fino agli anni ’70/‘80.</p>
<p>Non siamo riusciti a trovare informazioni certe sulle motivazioni per le quali l&#8217;hotel fu abbandonato ma è molto probabile che i costi di manutenzione di una struttura così grande non giustificassero la scarsa richiesta, determinandone il fallimento.</p>
<p>L’ultimo proprietario dell&#8217;<strong>Eremo</strong>, dalle ricerche, risulta essere stato il commendatore <strong>Mario Paudice</strong> che rifiutò di vendere il complesso a facoltosi acquirenti, relegando così l’antica e prestigiosa dimora all’oblio ed al totale abbandono.</p>
<h4>CURIOSITA’</h4>
<p>L’<strong>Hotel Eremo</strong> si è prestato da set per ben due produzioni. Figura in un scena de &#8220;<em><strong>Il giovane favoloso</strong></em>&#8220;(2014), il film ispirato alla vita di <strong>Giacomo Leopardi</strong> con protagonista <strong>Elio Germano</strong>, e poi nel videoclip della canzone “<em><strong>Me staje appennenn’amò</strong></em>” (2019) del cantante urban partenopeo<strong> Liberato</strong> (girato al secondo piano della struttura, dove è ancora visibile il famoso graffito presente nella scena).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-226424 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/portale-accesso.jpg" alt="" width="2048" height="1534" /></p>
<h2>L’HOTEL EREMO &#8211; LA STRUTTURA OGGI</h2>
<p>Non è più possibile accedere all’edificio mediante l’ingresso principale a piano terra, cioè quello in cui vi è un vialetto in leggera pendenza che conduce alla struttura, preceduto da un grande cancello in ferro (ormai arrugginito) sul quale sovrasta il cartello con la scritta consumata dal tempo&#8221;<strong><em>Hotel Eremo&#8221;</em></strong>.</p>
<p>Questo spazio, percorribile ancora fino a qualche anno fa, oggi è completamente avvolto dalla vegetazione.</p>
<h3><strong>HOTEL EREMO &#8211; IL PRIMO PIANO</strong></h3>
<p>Iniziamo quindi l’esplorazione dal primo piano, accessibile dalla facciata retrostante all’albergo, un tempo riservata al personale di servizio. Da questo secondo cancello &#8211; perennemente aperto &#8211; accediamo ad un cortile stretto e lungo che circonda l’edificio sui tre lati e ad un portale d’accesso che si apre, dopo un breve corridoio, su un salone con archi e pilastri. Questo salone principale, per quanto rovinato dall’incuria e dal vandalismo, rivela ancora tutta la sua maestosità.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-226414 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/salone2.jpg" alt="" width="553" height="424" />Attraverso questi archi si arriva poi ad una terrazza panoramica dalla quale è possibile vedere l’intero golfo, un paesaggio mozzafiato. Da qui, ci si può rendere conto anche di quanto fosse grande la struttura: si può notare l’ampia area di ingresso e la distensione dell’edificio a sinistra che era (probabilmente) il vecchio ristorante.</p>
<p>Tornando indietro, al termine del corridoio che conduce all’ampio salone, ci sono delle scale che portano al piano terra ed al piano superiore. Facendoci strada tra i depositi di macerie, calcinacci, bombolette spray vuote, lasciate lì dai graffiatari di passaggio e prestando molta attenzione poiché le scale sono state private di corrimano, giungiamo al piano terra.</p>
<h3>HOTEL EREMO &#8211; IL PIANO TERRA</h3>
<p>Questo piano è molto buio ed è quello che maggiormente sembra aver risentito degli incendi dolosi appiccati più volte nel corso degli anni. Da quest’ala è stato possibile visitare l’ampio piazzale ove al suo centro, stando alle testimonianze di altre persone che lo hanno esplorato anni addietro, era collocata una statua di Gesù, i cui occhi erano stati verniciati di rosso dai vandali.</p>
<p>Oggi, di quella statua non abbiamo più traccia, non sappiamo se è stata completamente inghiottita dalla vegetazione, molto fitta in questa zona, se è stata distrutta o ancora rubata, come quasi tutto in questo edificio.​</p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-226417 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/piano-terra-1.jpg" alt="" width="576" height="432" />HOTEL EREMO &#8211; IL SECONDO PIANO</h3>
<p>Salendo al piano superiore, invece, troviamo un lunghissimo corridoio sul quale si aprono le varie stanze che dovevano essere destinate agli ospiti dell’hotel. Anche qui la maggior parte della struttura è stata distrutta dai vandali.</p>
<p>Al culmine del corridoio sia verso sinistra che verso destra, invece, si arriva a due terrazze laterali che donano una vista diversa da quella principale, focalizzandosi di più sul <strong>Vesuvio</strong>.</p>
<h3>HOTEL EREMO &#8211; UNA POSSIBILE RIQUALIFICA?</h3>
<p>Nel corso del tempo sono state tante le voci inerenti ad una possibile riqualifica della struttura con una possibile trasformazione in ostello della gioventù. Tanti gli appelli e le petizioni per restituire questo spazio al pubblico, molte delle quali possiamo trovarle anche in rete, come sul sito della<em><strong> FAI &#8211; Fondo Ambiente Italiano</strong></em>.</p>
<p>Tuttavia, non abbiamo prove concrete che le istituzioni si stiano muovendo in tal senso. Sembra così che l’<strong>Hotel Eremo</strong> sia destinato all’incuria ed al vandalismo ancora per lungo tempo, come tante altre strutture in <strong>Campania</strong>, eppure guardando la bellezza disastrata e decadente di questo posto magico non si può non pensare a quanto afferma <strong>Roberto Peregalli</strong>:</p>
<p>“<em>L&#8217;occhio che guarda questi luoghi diroccati e abbandonati immagina il loro passato, sente attraverso la pelle consumata dal tempo l&#8217;anima che li avvolge</em>”.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-226427 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/primo-piano.jpg" alt="" width="2048" height="1536" /></strong>Ci teniamo a specificare che l’esplorazione è stata fatta nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato.</p>
<p>Il presente articolo non costituisce in nessun modo un invito o incoraggiamento all’esplorazione. I luoghi sono fatiscenti e pericolosi e chi lo facesse se ne assume ogni consapevole rischio. Ad ogni modo, ricordate sempre la regola “<em>leave only footprints an take away only photos</em>” &#8211; “<em>lasciate solo impronte e portate via solo foto</em>”.</p>
<h2>VIDEO &#8211; HOTEL EREMO</h2>
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<h2>GALLERIA FOTOGRAFICA &#8211; HOTEL EREMO</h2>
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<a href='https://www.vocedinapoli.it/2020/11/11/mo-storia-di-un-abbandono-edil/balcone-6/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/balcone-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
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<a href='https://www.vocedinapoli.it/2020/11/11/mo-storia-di-un-abbandono-edil/mattonella/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/mattonella-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://www.vocedinapoli.it/2020/11/11/mo-storia-di-un-abbandono-edil/pianno-secondo3/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/pianno-secondo3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
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<a href='https://www.vocedinapoli.it/2020/11/11/mo-storia-di-un-abbandono-edil/primo-piano/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/primo-piano-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
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</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2020/11/11/mo-storia-di-un-abbandono-edil/">Hotel Eremo: storia di un abbandono edilizio alle pendici del Vesuvio</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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