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	<title>Antonella Esposito, Autore presso Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>Antonella Esposito, Autore presso Voce di Napoli</title>
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		<title>Violenza sulle donne&#8230;e sugli uomini?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2022 14:40:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’approssimarsi della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne indetta dall’ONU nel 1999 per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema che era stato pensato come la manifestazione delle “relazioni di potere storicamente ineguali” tra i sessi, dobbiamo provare a cambiare paradigma tenendo anche conto dei dati sulle violenze sulle donne. Per ciò che riguarda i [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’approssimarsi della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne indetta dall’ONU nel 1999 per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema che era stato pensato come la manifestazione delle “relazioni di potere storicamente ineguali” tra i sessi, dobbiamo provare a cambiare paradigma tenendo anche conto dei dati sulle violenze sulle donne.</p>
<p>Per ciò che riguarda i dati relativi agli ammazzamenti dei primi nove mesi di quest’anno 2022, così come forniti dalla Direzione centrale della polizia criminale del Dipartimento della pubblica sicurezza, questi ci dicono che  di 221 omicidi commessi 82 hanno avuto vittime femminili contro le 90 dello scorso anno. In ambito familiare-affettivo se ne sono registrati 97 dei quali 71 con vittime femminili di queste 42 hanno trovato la morte per mano del partner o ex.</p>
<p>Dati alti ancora, ma in diminuzione che parlano di attenzione del sistema al problema e di sensibilizzazione della popolazione. Però giudicare “le violenze”  con l’occhio della giustizia “giusta” impone di guardare, parlare, prevenire e sconfiggere anche le  violenze che subiscono gli uomini nelle relazioni familiari. Una violenza spesso nascosta perché il sesso forte culturalmente non può lamentarsi; non può piangere; non può mostrarsi perdente; non può denunciare la sua subordinazione ad una donna; non può raccontare di dover ricorrere a cure psicoterapeutiche per lenire il suo dolore.</p>
<p>Nella professione quante volte ho percepito la sofferenza della violenza subita dagli uomini che si separano cui si aggiunge, quasi puntualmente, la difficoltà di farla valere in giudizio per il preconcetto che è la donna aprioristicamente la parte debole da difendere. Uno degli ultimi casi trattati assieme all’avv. Angelo Pisani prova il pregiudizio aprioristico che sia l’uomo ad esercitare violenza in una relazione amorosa.</p>
<p>Nello specifico è accaduto che un padre  si è visto sospeso dalla responsabilità genitoriale e allontanato dalla figlia solo perché all’atto di prelevarla dalla madre, schernito -come tantissime altre volte per non esser stato puntuale nel versamento del mantenimento- e aggredito fisicamente con spinte e pugni e graffi, l’ha spintonata lontano da sé nel tentare di difendersi. Da qui la denuncia della donna –che da sola, senza verifiche di quanto denunciato né prove &#8211; ha generato il suo collocamento ad horas in un centro di accoglienza per donne vittime di violenza assieme alla minore.</p>
<p>Rappresentata al Tribunale l’inconsistenza della denuncia della donna con il deposito di precedenti esposti dell’uomo -rimasti senza seguito- che in più occasioni di incontro con la figlia aveva notato lividi e esiti di graffi sul suo corpo, il Giudice neppure li ha valutati ma poi  è accaduto che la donna, uscita con la figlia dalla struttura per una passeggiata di sera, dopo qualche ora è stata ritrovata ubriaca per strada assieme alla bambina.</p>
<p>Rispetto a quest’ultimo grave accadimento il Tribunale ha sospeso anche la donne dalla responsabilità genitoriale. Certo, il processo nel contraddittorio delle parti comincerà a svolgersi da qui a qualche mese ma frattanto, a parte il dolore e l’immaginabile smarrimento di una bambina che ha visto recisi in un batter di ciglia tutti i suoi legami affettivi e domestici, pur senza valutazioni nel merito, campeggia l’ingiustizia di provvedimenti nei confronti di un uomo che è stato considerato colpevole esclusivamente sulla base di una denuncia ed è rimasto tale anche quando la stessa denunciante si è mostrata inaffidabile, contraddittoria, maltrattante e poco tutelante  della minore!.<br />
Messa in questi termini la violenza sugli uomini è perpetrata dalle stesse Istituzioni.</p>
<p>Serve pertanto una battaglia culturale  che superi  miti e stereotipi dell’uomo necessariamente violento e sopraffattore; che dia dignità alla denuncia delle sopraffazioni che pure gli uomini subiscono; che rimuova la vergogna e la resistenza di un uomo al racconto del dolore. Serve competenza, formazione e sensibilità da parte di chi opera in questo settore.</p>
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		<title>I ritardi di trenitalia e quelli del Paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jun 2022 16:56:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi, come la settimana scorsa ed anche 5 mesi fa, ma, a pensarci bene, anche prima della pandemia, trenitalia viaggia con ritardi spaventosi. Leggo un po di dati e rilevo che negli anni la frequenza di ritardi sensibili sta effettivamente aumentando. L&#8217;app che ti consente di verificare il ritardo del tuo treno quando hai già [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, come la settimana scorsa  ed anche 5 mesi fa, ma, a pensarci bene, anche prima della pandemia, trenitalia viaggia con ritardi spaventosi. Leggo un po di dati e rilevo  che negli anni la frequenza di ritardi sensibili sta effettivamente aumentando. L&#8217;app che ti consente di verificare il ritardo del tuo treno  quando  hai già  acquistato il biglietto, maggiora lo stato di ansia e di frustrazione perché  pensi al tempo che perdi,  all&#8217;appuntamento fissato che non  puoi rispettare, alla comparsa che devi terminare perché  sei in scadenza termini, al ritardo che ti.porti anche il giorno successivo, alla organizzazione della giornata che ti salta. </p>
<p>E  oggi, in attesa del treno per tornare a casa, pensavo a quanto trenitalia ed i suoi ritardi  ormai cronici siano come il ns. Paese. Entrambe le aziende si presentano bene, sono accattivanti, in ogni occasione non si risparmiano toni trionfalistici per le proprie prestazioni salvo poi verificare, con dati alla mano, che le linee di trenitalia  come il cuore  del paese sono obsoleti, non siano disponibili ai cambiamenti strutturali, vivono di lifting che certo non eliminano  la vecchiezza del sistema. A ciò  si aggiungano le difficoltà di coordinamento in trenitalia come in Italia e la lentezza ad eliminare le cause di errori e/o incidenti.<br />
Che fare?</p>
<p>Rassegnarsi come sempre? O protestare, protestare, protestare fino a quando qualcuno di buona volontà non prenda a cuore la situazione, lavori a infrastrutture  nuove e faciliti i cambiamenti perché  i ritardi  dei treni sono quelli di un  intero Paese.</p>
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		<title>“Buongiorno signò, me dat&#8217; nu doie?!” La Napoli dell&#8217;800, il primo street food per 1 soldo</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/04/13/buongiorno-signo-dat-nu-doie-la-napoli-dell800-primo-street-food-1-soldo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Apr 2017 07:31:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come si può non sentire, nei vicoli di Napoli, l&#8217;odore e il sapore di un tempo passato? Impossibile! La città partenopea conserva gelosamente le sue tradizioni tramandate di generazione in generazione. Un tocco magico che ha reso questo luogo il simbolo assoluto della semplicità, della fantasia e della creatività. Inventarsi dei mestieri era quindi facile, [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2017/04/13/buongiorno-signo-dat-nu-doie-la-napoli-dell800-primo-street-food-1-soldo/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from “Buongiorno signò, me dat&#8217; nu doie?!” La Napoli dell&#8217;800, il primo street food per 1 soldo</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come si può non sentire, nei <strong>vicoli di Napoli</strong>, l&#8217;odore e il sapore di un tempo passato? Impossibile! La città partenopea conserva gelosamente le sue tradizioni tramandate di generazione in generazione. Un tocco magico che ha reso questo luogo il simbolo assoluto della semplicità, della fantasia e della creatività.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-59888" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/buongiorno-signo-me-dat-nu-doie-la-napoli-dell-800-il-primo-street-food-per-1-soldo.jpg" alt="“Buongiorno signò, me dat’ nu doie?!” La Napoli dell’800, il primo street food per 1 soldo" width="840" height="616" /></p>
<p>Inventarsi dei mestieri era quindi facile, come il<em> pizzaiuolo</em>. La bottega fumante da dove si sfornavano schiacciate rotonde con pomodoro, aglio, origano ed acciughe o con la mozzarella per un solo soldo a colazione, a pranzo o cena. Ma per un soldo si poteva anche passare dal friggitore ed avere il <em>cuoppo di fragaglia</em> (pesciolini) oppure quattro panzarotti farciti con un pezzetto di cavolo, carciofo o alici (se eri fortunato).</p>
<p>Per un soldo ci si poteva affacciare dalla vecchia che vendeva spighe bollite: due per l&#8217;esattezza, un soldo due spighe e più avanti, in chissà quale vicolo, di vecchia ce n&#8217;era un&#8217;altra, quella delle castagne, che per un soldo consegnava un cartoccio con nove castagne lesse. Per un soldo <strong>l&#8217;oste di una bottega</strong> farciva i tozzi di pane portati dal viandante di turno con le zucchine alla scapece o, aggiungendo un altro soldo, una frittura di carne e grasso di maiale con cipolle e residui di seppie. Chi possedeva due o tre soldi poteva avere qualcosa di più e garantirsi un piatto di pasta con pomodoro e cacio dai maccheroni : &#8220;<em>Buongiorn&#8217; signò me dat&#8217; nu doie?!</em>&#8221; O &#8220;<em>nu tre</em>&#8221; se si possedevano tre soldi.</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/buongiorno-signo-me-dat-nu-doie-la-napoli-dell-800-il-primo-street-food-per-1-soldo-4.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-59922 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/buongiorno-signo-me-dat-nu-doie-la-napoli-dell-800-il-primo-street-food-per-1-soldo-4.jpg" alt="" width="638" height="455" /></a></p>
<p>Un pezzo di polipo bollito e piccante cotto nella sua acqua per due soldi. Il prezzo saliva a quattro soldi per avere una gran bella insalata di pomodori e cipolle o patate lesse e barbabietole o ancora, rape e cetrioli. Come nella borsa, il prezzo sale a otto soldi se parliamo delle tasche agiate e in tavola arrivava la famosa &#8216;<strong>menesta maritata</strong>&#8216;, una minestra che non paghiamo più otto soldi, ma che conserva un grande valore sulle nostre tavole.</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/buongiorno-signo-me-dat-nu-doie-la-napoli-dell-800-il-primo-street-food-per-1-soldo-3.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" class="alignnone wp-image-59923 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/buongiorno-signo-me-dat-nu-doie-la-napoli-dell-800-il-primo-street-food-per-1-soldo-3.jpg" alt="" width="438" height="476" /></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/04/13/buongiorno-signo-dat-nu-doie-la-napoli-dell800-primo-street-food-1-soldo/">“Buongiorno signò, me dat&#8217; nu doie?!” La Napoli dell&#8217;800, il primo street food per 1 soldo</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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		<title>Nettasuole, la Napoli ottocentesca con le scarpe pulite</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/04/04/nettasuole-la-napoli-ottocentesca-le-scarpe-pulite/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2017 15:11:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Forse l&#8217;ultima testimonianza di un&#8217;usanza del passato, ma che resta ancora nelle radici antiche di Napoli, possiamo trovarla all&#8217;interno di Palazzo San Giacomo: stiamo parlando dei nettasuole o nettascarpe, ovvero lamine di metallo ancorate nel terreno o pavimento lavorate in armonia con lo stile del luogo e per la tutela del decoro dell&#8217;ambiente. Un&#8217;invenzione di cui [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Forse l&#8217;ultima testimonianza di un&#8217;usanza del passato, ma che resta ancora nelle radici antiche di <strong>Napoli</strong>, possiamo trovarla all&#8217;interno di Palazzo San Giacomo: stiamo parlando dei <em><strong>nettasuole</strong> </em>o <em><strong>nettascarpe</strong></em>, ovvero lamine di metallo ancorate nel terreno o pavimento lavorate in armonia con lo stile del luogo e per la tutela del decoro dell&#8217;ambiente. Un&#8217;invenzione di cui non se ne conoscono le origini, ma sicuramente particolare e molto utile.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-58289" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/nettasuole-la-napoli-ottocentesca-con-le-scarpe-pulite-2.jpg" alt="" width="728" height="452" /></p>
<p>Un attrezzo divenuto necessario per evitare di <em>insozzare</em> uffici, case (soprattutto) ed eleganti sale di palazzi visto che, nell&#8217;800, le strade erano sterrate e lo sterco dei cavalli, che trainavano carrozze, imbrattava facilmente le calzature dei passanti. Era sufficiente, quindi, sfregare la suola sulla lamina di metallo più volte per eliminare il fango (o, appunto, lo sterco) dalle scarpe.</p>
<p>Di questo insolito aggeggio, che da alcune ricerche risulta esistente già nel XVIII secolo, ne sono stati trovati esemplari, di lavorazione diversa, in tutto il mondo. A Versailles, per esempio, o in Canada, Australia, Austria, Belgio e America. Ve ne sono alcuni a parete dall&#8217;estetica semplice, ma anche altri di raffinata manifattura, trovati a New York (dove ancora resistono), posti in prossimità di scale ai lati dei portoni d&#8217;ingresso delle tipiche abitazioni americane.</p>

<a href='https://www.vocedinapoli.it/2017/04/04/nettasuole-la-napoli-ottocentesca-le-scarpe-pulite/nettasuole-la-napoli-ottocentesca-con-le-scarpe-pulite/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/nettasuole-la-napoli-ottocentesca-con-le-scarpe-pulite-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Nettasuole, la Napoli ottocentesca con le scarpe pulite" /></a>
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<a href='https://www.vocedinapoli.it/2017/04/04/nettasuole-la-napoli-ottocentesca-le-scarpe-pulite/nettasuole-la-napoli-ottocentesca-con-le-scarpe-pulite-6/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/nettasuole-la-napoli-ottocentesca-con-le-scarpe-pulite-6-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="Nettasuole, la Napoli ottocentesca con le scarpe pulite" /></a>
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<p>In Italia, durante l&#8217;epoca fascista, in particolare a Roma, l&#8217;uso di questo manufatto ebbe una forte diffusione. In un decreto del 1925 che raccoglieva norme di carattere igienico-sanitario, fu specificato addirittura l&#8217;obbligo dell&#8217;uso del <strong><em>nettascarpe</em> </strong>nelle hall degli alberghi e dei ristoranti pena la chiusura del locale. Il progredire dell&#8217;urbanistica ha seppellito il valore del <strong><em>nettasuole</em> </strong>quale &#8220;<em>decoro delle città</em>&#8220;, nel cemento delle strade.</p>
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		<title>Cosa fanno i napoletani a Natale? Mangiano, giocano e creano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2016 10:50:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La voracità dei napoletani è un tratto che li contraddistingue anche a Natale, periodo in cui la loro più esaltante fonte di divertimento è &#8220;l&#8217;abbuffata&#8220;. Il banchetto rappresenta un simpatico pretesto per riunirsi a tavola, scambiarsi pensieri e risate e per celebrare la famiglia. Famiglia ricopre un ruolo imprescindibile nella cultura napoletana e il Natale non [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La voracità dei <strong>napoletani </strong>è un tratto che li contraddistingue anche a<strong> Natale</strong>, periodo in cui la loro più esaltante fonte di divertimento è &#8220;<em>l&#8217;abbuffata</em>&#8220;. Il banchetto rappresenta un simpatico pretesto per riunirsi a tavola, scambiarsi pensieri e risate e per celebrare la famiglia. Famiglia ricopre un ruolo imprescindibile nella cultura napoletana e il Natale non fa altro che rafforzare questo sentimento così profondo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-37787 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/cosa-fanno-i-napoletani-a-natale-mangiano-giocano-e-creano.jpg" alt="dd" width="1200" height="1100" /></p>
<p>Quando si parla di cucina napoletana in un contesto natalizio diventa inevitabile soffermarsi sul &#8220;<em>capitone</em>&#8220;. Il capitone è la femmina dell&#8217;anguilla, e viene chiamata così per le dimensioni più grosse della testa rispetto al corpo. A differenza del maschio, risale i fiumi, perciò è possibile trovarlo sia in acqua dolce che salmastra. Ma perché è indispensabile a Natale come il pane nel quotidiano? La motivazione è una superstizione.</p>
<p>Questo animale infatti è molto simile a un serpente che, non a caso, rappresenta il simbolo del peccato nella religione giudaico-cristiana. <strong>Eva</strong>, quando mangiò la mela, lo fece lasciandosi indurre in tentazione proprio da un serpente, il diavolo. Per questo motivo mangiarlo sembra essere di buon auspicio per allontanare il male e le disgrazie.</p>
<p>Una motivazione più pratica è invece il basso costo di questo pesce davvero comune, che in passato poteva essere acquistato anche da chi aveva pochi mezzi economici. Insomma il capitone è necessario. Ma non è sufficiente, tanto è vero che non ricopre neanche una fetta di tutto il cibo strafogato tra vigilia e pranzo di Natale.</p>
<p>Finito di mangiare ci si dedica ai giochi da tavolo come la <strong>Tombola</strong>, il <strong>Tressette</strong>, l&#8217;<strong>Asso che fugge</strong>, il <strong>Mercante in fiera</strong> ed il <strong><a href="https://www.vocedinapoli.it/2016/09/29/storia-sinco-emilio-salvatore/">Sinco</a></strong>. Di solito i giocatori approfittano di questi momenti per liberarsi dei soldi spiccioli, ripudiati per tutto l&#8217;anno.</p>
<p>Ma anche se apparentemente può non sembrare così, i napoletani fanno anche altro. Una passione che coinvolge soprattutto gli anziani, che hanno più tempo a disposizione, è la creazione di <strong>presepi</strong>.</p>
<p>Nel presepe ogni pastore ha un significato. Ad esempio <strong>Benito</strong>, il pastore che dorme, è un riferimento a quanto affermato nelle Sacre Scritture: &#8220;<i>E gli angeli diedero l&#8217;annunzio ai pastori dormienti</i>&#8220;. Il risveglio è considerato come una rinascita. Oppure i due compari, <strong>zi&#8217; Vicienzo </strong>e<strong> zi&#8217; Pascale</strong>, sono la personificazione del Carnevale e della Morte. Al primo in particolare si attribuivano poteri profetici, tanto che le persone lo interpellavano per chiedere consigli sui numeri da giocare al lotto.</p>
<p>Negli ultimi anni l&#8217;arte presepiale napoletana ha superato veramente sé stessa con l&#8217;aggiunta di pastori a passo con i tempi. Ci si ferma infatti divertiti a guardare Berlusconi con la testa fasciata, la coppia più gettonata della stagione o anche i campioni del calcio.</p>
<p>La &#8220;patria&#8221; del presepe napoletano è, senza alcun dubbio, via <strong>San Gregorio Armeno</strong> dove è possibile contemplare numerosi modelli o anche componenti del presepe, come fontane, pastori, mulini ecc. Ammirare queste opere d&#8217;arte, infatti, rientra tra le cose che fanno i Napoletani durante le feste.</p>
<p>Così, quando il clima lo permette e le temperature non sono troppo basse, i napoletani girano per i vicoli del centro, partecipano agli eventi organizzati e si riuniscono in compagnia. Perché alla fine il segreto per la felicità, i napoletani lo conoscono bene ed è appunto stare insieme.</p>
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		<title>Natale a Vico Equense, tutti gli appuntamenti e gli eventi in programma</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2016/12/03/natale-a-vico-equense-tutti-gli-appuntamenti-e-gli-eventi-in-programma/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Dec 2016 10:51:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Penisola Sorrentina]]></category>
		<category><![CDATA[Vico Equense]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno Vico Equense con la sua iniziativa &#8220;L&#8217;Incanto del Natale&#8221; non si fa cogliere impreparata e accoglie a braccia aperte il Natale ormai alle porte. Infatti tra shopping, vetrine illuminate, eventi e spettacoli la sua organizzazione  è davvero impeccabile. A partire dal 26 novembre 2016 fino al 6 gennaio 2017 il paese entrerà nel vivo della [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno <strong>Vico Equense</strong> con la sua iniziativa &#8220;<strong>L&#8217;Incanto del Natale</strong>&#8221; non si fa cogliere impreparata e accoglie a braccia aperte il Natale ormai alle porte. Infatti tra shopping, vetrine illuminate, eventi e spettacoli la sua organizzazione  è davvero impeccabile.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-37341 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/natale-a-vico-equense-tutti-gli-appuntamenti-e-gli-eventi-in-programma.jpg" alt="vico-equense-i-programmi-natalizi" width="720" height="449" /></p>
<p>A partire dal<strong> 26 novembre 2016 fino al 6 gennaio 2017</strong> il paese entrerà nel vivo della festa con svariate iniziative e un calendario molto vasto. In particolare <strong>dal 26 novembre al 24 dicembre </strong>in<strong> Piazza Mercato</strong> si terranno <strong>i Mercatini di Natale </strong>organizzati dal comune<strong> </strong>in collaborazione con<strong> l’Associazione dei commercianti (A.CO.VE.)</strong>.Saranno aperti  dal lunedì al venerdì dalle ore 16.00 alle 21.30; il sabato dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 22.00 e la domenica a orario continuato, dalle 10.00 alle 23.00.</p>
<p>Dal 23 dicembre al 31 dicembre i Mercatini lasceranno il posto al maestoso <strong>Villaggio di Babbo Natale in Piazza Marcon</strong>i. Sarà uno spazio esclusivamente dedicato ai bambini, caratterizzato da animazione, laboratori creativi, canti e giochi. Si svolgerà dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00. <strong>Dal 24 dicembre al 31 gennaio 2017</strong> inoltre<b> </b>sarà allestito il<b> </b> <strong>Presepe con pastori napoletani animati</strong>,  presso il centro cittadino in Vico delle Monache n. 3.</p>
<p>A questi eventi seguiranno il <strong>Capodanno in piazza Umberto I</strong> e tutti gli quelli caratterizzanti la giornata dell&#8217;Epifania, volgendo un&#8217;attenzione speciale all&#8217;evento <strong>&#8220;Befana in Piazza&#8221;</strong> del 6 gennaio 2017.Durante l&#8217;intero periodo sarà impossibile non lasciarsi affascinare dalla bellezza dei presepi in esposizione, dall&#8217;animata tombolata e dalle rassegne teatrali.</p>
<p>Al di la delle attività creative e del divertimento,però, il comune di Vico non dimentica la vera essenza del Natale:l&#8217;amore per il prossimo, e dona <strong>ticket natalizi</strong>, dal valore simbolico di 10 euro ciascuno, a tutti i bambini e agli anziani in condizioni di disagio economico.</p>
<p>I beneficiari potranno acquistare non solo beni di prima necessità, come generi alimentari, ma anche indumenti personali presso i negozi aderenti all&#8217;iniziativa.  non ci resta che immergerci in questo clima di armoniosa festività e goderci a pieno l&#8217;attesa del piacere.</p>
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		<title>Notte Orefici, il 10 dicembre una notte al borgo con le botteghe a porte aperte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Dec 2016 10:35:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli Città]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;incantato borgo Orefici, che si estende nel cuore di Napoli tra via Marina e corso Umberto, è possibile rivivere la bellezza del passato. È qui che sono stati fusi, battuti, realizzati gioielli particolari, come le celebri e preziose statue del tesoro di San Gennaro. Ed in questo luogo, dimora di artigiani ed artisti, il 10 dicembre a [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;incantato <strong>borgo Orefici</strong>, che si estende nel cuore di Napoli tra via Marina e corso Umberto, è possibile rivivere la bellezza del passato. È qui che sono stati fusi, battuti, realizzati gioielli particolari, come le celebri e preziose statue del <strong>tesoro di San Gennaro</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-37712 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/notte-orefici-il-10-dicembre-una-notte-al-borgo-con-le-botteghe-a-porte-aperte.jpg" alt="notte-orefici" width="960" height="361" /></p>
<p>Ed in questo luogo, dimora di artigiani ed artisti, il <strong>10 dicembre a partire dalle 18.00</strong> fino a tarda notte, si potranno riscoprire i mestieri di un tempo, assaggiare i prodotti tipici e passeggiare per le bancarelle. Si potranno inoltre ammirare le creazioni manuali mai realmente passate di moda.</p>
<p>Sarà una serata all&#8217;insegna della danza e della musica popolare. Interverrà anche <strong>Radio Marte</strong> che intratterrà il pubblico con dj e comici, riportandolo a una dimensione più reale e vivace.</p>
<p>Di seguito sono riportati ,nel dettaglio, i luoghi interessati e le rispettive attività.</p>
<p>— <strong>Piazza Carlo Troya</strong> con il mercatino del borgo (artigianato, aziende agricole e solidarietà), una serata di danza e musica popolare.</p>
<p>— <strong>Piazza Orefici</strong> con animazione, artigianato locale e villaggio del baccalà.</p>
<p>— <strong>Via Saverio Baldacchini</strong> con RadioMarte Party insieme a dj, comici e artisti marziani.</p>
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		<title>Tombola napoletana, le origini del più tradizionale gioco natalizio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2016 12:57:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[emilio salvatore]]></category>
		<category><![CDATA[sinco]]></category>
		<category><![CDATA[tombola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiunque abbia sangue partenopeo non può non aver giocato almeno una volta nella vita a tombola. Forse sono un po&#8217; meno, però, quelli che conoscono la sua storia. La tombola nasce a Napoli nel 1734 e trae le sue origini dall&#8217;antico gioco del lotto, per un accordo tra il Re Carlo di Borbone e il padre Gregorio Maria [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiunque abbia sangue partenopeo non può non aver giocato almeno una volta nella vita a tombola. Forse sono un po&#8217; meno, però, quelli che conoscono la sua storia. <strong>La</strong> <strong>tombola</strong> nasce a Napoli nel 1734 e trae le sue origini dall&#8217;antico gioco del lotto, per un accordo tra il <strong>Re Carlo di Borbone</strong> e il padre <strong>Gregorio Maria Rocco</strong>. Il primo, per evitare il proliferare del lotto clandestino, voleva che il gioco fosse sotto controllo pubblico. Il secondo, però, lo riteneva peccaminoso e immorale. Il compromesso fu quello di vietare il gioco durante le feste natalizie affinché i fedeli si fossero dedicati totalmente alla preghiera.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-36928" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/tombola-napoletana-le-origini-del-piu-tradizionale-gioco-natalizio-300x200.jpg" alt="tombola_di_natale" width="618" height="412" /></p>
<p>Ma i napoletani, non volendo rinunciarvi, inventarono una nuova modalità di gioco. Vennero così introdotti il &#8220;panariello&#8221; di vimini, un cesto che racchiude i novanta numeri del lotto, e le cartelle su cui i numeri vengono disegnati. Ogni volta che il numero estratto è presente su una o più delle sue schede, il giocatore &#8220;copre&#8221; la casella corrispondente con una lenticchia, un fagiolo o qualsiasi altro materiale disponibile nel post cenone natalizio.</p>
<p>La tombola è tecnicamente un gioco d&#8217;azzardo in quanto a inizio partita le cartelle e il tabellone vengono venduti ed è da quel ricavato che si compone poi il montepremi. Tuttavia rispetto al gioco del lotto presenta un carattere molto più familiare. Infine una caratteristica peculiare della tombola napoletana è il sistema di associazione tra numeri e significati, di solito umoristici (<a href="https://www.vocedinapoli.it/2016/04/28/storia-della-smorfia-napoletana/" target="_blank" rel="noopener">la smorfia</a>). La smorfia è un libro usato per trarre dai vari sogni i corrispondenti numeri da giocare al lotto. Quella napoletana ha una simbologia molto particolare e per chi la conosce è un ulteriore sprono al divertimento e all&#8217;allegria durante le festività.</p>
<p>Un variante del celebre gioco da tavola è il <a href="https://www.vocedinapoli.it/2016/09/29/storia-sinco-emilio-salvatore/" target="_blank" rel="noopener">Sinco un mix tra tombola e bingo</a>. Inventato dal napoletano Emilio Salvatore negli anni &#8217;80 si è molto diffuso in particolare nelle regioni dell&#8217;Italia meridionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2016/11/29/tombola-napoletana-le-origini-del-piu-tradizionale-gioco-natalizio/">Tombola napoletana, le origini del più tradizionale gioco natalizio</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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