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	<title>storia Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>È il giornale on line della città partenopea: informazione a 360°, cronaca che copre tutti i quartieri della città; tradizione, leggende ed eventi.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 25 Nov 2022 14:08:52 +0000</lastBuildDate>
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	<title>storia Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>Oggi si celebra l&#8217;Hamburger Day: il simbolo indiscusso del fast food</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2020 08:11:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi 28 maggio è l’ Hamburger Day, la festa dedicata al panino più famoso del mondo. Il simbolo del fast food, che negli anni ha subito tante variazioni per accontentare il gusto di ogni palato, ha una giornata celebrativa dedicata al suo inconfondibile gusto. La storia dell&#8217;Hamburger La storia dell&#8217;hamburger risale all’inizio del XIX secolo. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi 28 maggio è l’ <strong>Hamburger Day</strong>, la festa dedicata al panino più famoso del mondo. Il simbolo del fast food, che negli anni ha subito tante variazioni per accontentare il gusto di ogni palato, ha una giornata celebrativa dedicata al suo inconfondibile gusto.</p>
<h2>La storia dell&#8217;Hamburger</h2>
<p>La storia dell&#8217;hamburger risale all’inizio del XIX secolo. Secondo<strong> la leggenda</strong> era street food preferito dai marinai del porto di <strong>Amburgo</strong>, e proprio da qui trae il suo nome. Si narra che, intorno al 1920, un cuoco inserì una fetta di formaggio all’interno di un panino ripieno di una polpetta di carne e da qui nacque il celebre <strong>cheeseburger</strong>.</p>
<p>Col tempo l’hamburger è diventato un piatto nazionale negli <strong>Stati Uniti</strong> dove se ne consumano decine di miliardi ogni anno e si è diffuso in tutto il mondo grazie alle multinazionali del fast food. Tantissime le varianti disponibili ad oggi sul mercato culinario. Un cibo veloce e pratico da gustare in ogni occasione. Insieme la pizza è una delle pietanze più richieste a domicilio. In Italia si registra al secondo posto tra i cibi più ordinati durante la fase di <strong>Lockdown</strong>. Milano è la città che predilige gli hamburger, seguita da Roma, Cagliari, Bologna, Firenze, Monza, Bergamo, Bolzano, Busto Arsizio e Modena.</p>
<h2>Il panino più costoso</h2>
<p>Molti considerano gli hamburger un cibo incredibilmente low cost, ma ci sono parecchie eccezioni. Esistono Hamburger da pochi euro fino a quelli gourmet dai prezzi elevati. In Italia il più costoso è il “One million burger”, ricoperto da foglie d’oro 24 carati e contiene tartara di filetto di fassona piemontese, lattuga nostrana affumicata, datterino giallo di Sicilia scottato, nocciole del Piemonte tostate, crema di gorgonzola blu del Monviso, cipolla rossa di Tropea marinata al barolo chinato, maionese handmade al tuorlo d’uovo bio, oltre ad essere aromatizzato al tartufo nero. Il prezzo di questo panino è di 90 euro.</p>
<h3>Hamburger da record</h3>
<p>Secondo il sito dei Guinness, il più grosso hamburger del mondo è stato preparato nel 2017 in Germania. Si tratta di un bestione da ben 1.164,2 chili, realizzato da Wolfgang Leeb, Tom Reicheneder, Rudi Dietl, Josef Zellner, Hans Maurer e Christian Dischinger. E’ composto da tre polpettone di carne, pomodori, lattuga, cetrioli, cipolle, salsa e maxi-panino.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="responsive alignnone wp-image-207005 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/0_Byron-burger-tasty.jpg" alt="Hamburger Day" width="615" height="409" /></p>
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		<title>Dal barcone al lavoro nella casa di riposo in piena emergenza Covid-19: la storia di Sherikat</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 08:10:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Era partita dalla Libia nel dicembre 2015 e dopo settimane di attesa era arrivata a Taranto con un barcone carico di profughi. Questa è la Storia di Sherikat, operatrice socio sanitaria in una casa di riposo nel Comune di Milano. Come riporta  Repubblica, Sherikat lavora in prima linea con gli anziani che soffrono e muoio [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2020/04/17/dal-barcone-al-lavoro-nella-casa-di-riposo-in-piena-emergenza-covid-19-la-storia-di-sherikat/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Dal barcone al lavoro nella casa di riposo in piena emergenza Covid-19: la storia di Sherikat</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Era partita dalla Libia nel dicembre 2015 e dopo settimane di attesa era arrivata a Taranto con un barcone carico di profughi. Questa è la Storia di Sherikat, operatrice socio sanitaria in una casa di riposo nel Comune di Milano.</p>
<p>Come riporta  Repubblica, Sherikat lavora in prima linea con gli anziani che soffrono e muoio per il coronavirus.<br />
La sua è una storia di normale integrazione, visto che Sherikat, da quando è arrivata in Italia, è riuscita ad avere il riconoscimento della protezione internazionale per motivi umanitari. Dopo questo passaggio, si è iscritta a una scuola per infermieri. E ha partecipato a un concorso per entrare subito a lavorare nelle Residenze sanitarie assistite pubbliche (Rsa). &#8220;Ogni giorno mi vesto con la tuta, indosso la mascherina e la visiera e vado in corsia &#8211; racconta in uno splendido italiano la ragazza che ha 26 anni ed è nata in Nigeria &#8211; Certo, questo è un molto momento difficile per l&#8217;Italia e per le persone anziane, ma io sono contenta di dare il mio contributo al Paese che mi ha accolto quando avevo bisogno. Mi piace il mio lavoro, sto bene con le persone avanti con gli anni&#8221;.</p>
<figure id="attachment_200749" aria-describedby="caption-attachment-200749" style="width: 560px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class="size-full wp-image-200749 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/sherikat.jpg" alt="" width="560" height="315" /><figcaption id="caption-attachment-200749" class="wp-caption-text">sherikat</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Covid-19: Prima del coma aveva scritto alla mamma &#8220;Non ti lascio sola&#8221;, oggi e` stato estubato</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2020/04/01/covid-19-prima-del-coma-aveva-scritto-alla-mamma-non-ti-lascio-sola-oggi-e-stato-estubato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2020 16:20:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver lottato per 15 giorni oggi ci sono ottime notizie per Mattia, studente cremonese 18enne positivi al Covid-19. Il più giovane ricoverato nel Cremonese, come riporta Il Corriere della Sera, è stato estubato e ha potuto vedere nuovamente il volto della mamma, in videochiamata dall’ospedale Maggiore di Cremona. A lei aveva scritto un toccante [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver lottato per 15 giorni oggi ci sono ottime notizie per Mattia, studente cremonese 18enne positivi al Covid-19. Il più giovane ricoverato nel Cremonese, come riporta Il Corriere della Sera, è stato estubato e ha potuto vedere nuovamente il volto della mamma, in videochiamata dall’ospedale Maggiore di Cremona. A lei aveva scritto un toccante messaggio, prima di entrare in coma farmacologico: “Stai tranquilla, non ti lascio sola”.</p>
<p>Non trattiene l’emozione mamma Ombretta, che al Corriere, dopo la telefonata dei medici, dice: &#8220;Sono senza parole, la notizia più bella è arrivata. Dall’Ospedale mi hanno detto che mio figlio è diventato il figlio di tutti. Mi aveva fatto una promessa, quella che non mi avrebbe lasciato sola, e l’ha rispettata&#8221;. Poi prepara una borsa di vestiti puliti e li manda in ospedale. L’abbraccio con il suo Mattia ora è più vicino.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-185826 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2020-01-14-alle-14.57.50.png" alt="Salerno, 59enne morto in ospedale: ucciso dalla legionella" width="650" height="425" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Non mandiamo l’ambulanza per un po` di febbre&#8221;, muore a 58 anni per Coronavirus</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2020/03/30/non-mandiamo-lambulanza-per-un-po-di-febbre-muore-a-58-anni-per-coronavirus/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2020 15:06:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[febbre ambulanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non ce l’ha fatta il 58enne di Potenza, Palmiro Parisi, ricoverato in terapia intensiva a causa del coronavirus. La sua storia era stata raccontata dalla figlia su Facebook e ripresa dai  giornali. Palmiro, che da giorni accusava sintomi compatibili al Covid-19, prima di essere sottoposto a tampone aveva dovuto attendere. La figlia Maria, il 23 [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2020/03/30/non-mandiamo-lambulanza-per-un-po-di-febbre-muore-a-58-anni-per-coronavirus/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from &#8220;Non mandiamo l’ambulanza per un po` di febbre&#8221;, muore a 58 anni per Coronavirus</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non ce l’ha fatta il 58enne di Potenza, Palmiro Parisi, ricoverato in terapia intensiva a causa del coronavirus. La sua storia era stata raccontata dalla figlia su Facebook e ripresa dai  giornali.<br />
Palmiro, che da giorni accusava sintomi compatibili al Covid-19, prima di essere sottoposto a tampone aveva dovuto attendere. La figlia Maria, il 23 marzo scorso, annunciando il ricovero in terapia intensiva del padre, aveva ripercorso quello che era accaduto prima del trasferimento in ospedale.<br />
La ragazza aveva spiegato di aver chiamato la Guardia medica e il numero verde regionale. “Dalla voce sta bene e non serve fare il tampone perché non presenta sintomi gravi ”- sarebbe stata la risposta. E ancora:  “Non possiamo mandare un’ambulanza e fare un tampone a tutti quelli che ci dicono di avere la febbre…”</p>
<p>Intanto la febbre continua a salire fino a quando l’uomo ha cominciato a stare molto male. Le chiamate alle autorità sanitarie si susseguono, “ma nessuno veniva a prelevarlo”. La figlia racconta ancora che il padre “aveva le dita viola”, che non riusciva a respirare. E così la famiglia ha dovuto “minacciare il 118 di chiamare i carabinieri se non fossero intervenuti”.</p>
<p>“Una volta arrivato il 118 &#8211; scrive la figlia &#8211; è dovuto scendere da solo per le scale con a mala pena una vestaglia e le ciabatte e salire nell’ambulanza…” Dopo il ricovero l’uomo viene intubato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Carlo di Potenza. Le sue condizioni peggiorano con il passare dei giorni, fino alla morte.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-198157 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/coronavirus-parisi.jpg" alt="" width="488" height="344" /></p>
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		<title>Coronavirus: &#8220;Mio padre morto in una settimana, ma il tampone gliel`hanno fatto dopo&#8221;</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2020/03/21/coronavirus-mio-padre-e-morto-in-una-settimana-ma-il-tampone-glielhanno-fatto-dopo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2020 12:27:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Area Flegrea]]></category>
		<category><![CDATA[Quarto]]></category>
		<category><![CDATA[75enne]]></category>
		<category><![CDATA[colonna2]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[quarto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; risultato positivo al tampone per il coronavirus un 75enne deceduto giovedi&#8217; notte, nel Napoletano. Un tampone post mortem per l&#8217;uomo, residente a Quarto, che ha suscitato la rabbia dei familiari. E&#8217; la storia di Pasquale Esposito, alla cui salma e&#8217; stato fatto il test il giorno dopo la sua morte. &#8220;Ed e&#8217; successo &#8211; denuncia [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2020/03/21/coronavirus-mio-padre-e-morto-in-una-settimana-ma-il-tampone-glielhanno-fatto-dopo/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Coronavirus: &#8220;Mio padre morto in una settimana, ma il tampone gliel`hanno fatto dopo&#8221;</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2020/03/21/coronavirus-mio-padre-e-morto-in-una-settimana-ma-il-tampone-glielhanno-fatto-dopo/">Coronavirus: &#8220;Mio padre morto in una settimana, ma il tampone gliel`hanno fatto dopo&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; risultato positivo al tampone per il coronavirus un 75enne deceduto giovedi&#8217; notte, nel Napoletano. Un tampone post mortem per l&#8217;uomo, residente a Quarto, che ha suscitato la rabbia dei familiari. E&#8217; la storia di Pasquale Esposito, alla cui salma e&#8217; stato fatto il test il giorno dopo la sua morte.</p>
<p>&#8220;Ed e&#8217; successo &#8211; denuncia suo figlio Luigi al Corriere del Mezzogiorno- grazie all&#8217;intercessione del sindaco di Quarto, Antonio Sabino&#8221;. La famiglia spiega che anche portare la salma al cimitero e&#8217; stato complicato. &#8220;Si&#8217; nessuna delle imprese funebri del territorio aveva strumenti di protezione per venire a casa e deporre il corpo di mio padre nella cassa&#8221;. L&#8217;uomo aveva una piccola patologia diabetica. Si e&#8217; ammalato venerdi&#8217; scorso ed e&#8217; deceduto due giorni fa. Il coronavirus e&#8217; stato contagioso in casa Esposito: marito, moglie e una figlia si sono ammalati. La prima ad avere questi sintomi e&#8217; stata la ragazza, che a fine febbraio era stata in uno studio dentistico il cui medico era poi risultato positivo al Covid-19.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-196484 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/bara-coronavirus.jpg" alt="" width="640" height="426" /></p>
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		<title>Achille Lauro: &#8220;Quello che hanno fatto alla mia famiglia mi ha fatto diventare chi sono&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2020 06:40:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[achille lauro]]></category>
		<category><![CDATA[colonna2]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Sono figlio di gente onesta, di chi ha sacrificato una vita per il lavoro sopportando per anni di farsi sputare addosso senza mai ricevere nulla&#8221;. Inizia così il lungo post pubblicato da Achille Lauro sul suo profilo Instagram. Un post in cui si racconta rendendo omaggio di fatto ai suoi genitori. Al padre che &#8220;di giorno insegnava pur di portare a casa quattro soldi e di notte non dormiva ossessionato dal rimanere condannato in una misera vita&#8221;. &#8220;Ho visto mia madre fare lavori umilianti ma caritatevoli &#8211; scrive ancora l&#8217;artista &#8211; Mai dirò che mi ha fatto mancare qualcosa. La mia rabbia e la mia ambizione nasce dalle umiliazioni. Quello che hanno fatto alla mia famiglia mi ha fatto diventare chi sono&#8221;.</p>
<p>&#8220;Mia madre ha vissuto per gli altri, andava sulla strada ad aiutare prostitute a salvarsi assumendosi grandi rischi &#8211; continua &#8211; ospitava a casa bambini di famiglie in difficoltà anche quando noi stessi eravamo disperati. Sono contento perché è anche grazie a quello che abbiamo passato se sono qui e, nonostante abbia avuto un rapporto difficile con la mia famiglia, sono felice perché oggi mio padre ha conquistato quello per cui ha vissuto e mia madre ha un ruolo importante al mio fianco&#8221;.</p>
<p>&#8220;Il mio nome è famoso perché tutti hanno conosciuto me quando dormivo in una macchina, quando vivevo in uno squallido hotel a Boccea, quando avevo paura per mia madre, quando a Val Padana c’erano quei ragazzi e oggi sono rimasti solo ritratti sui muri e fiori&#8221;, sottolinea &#8211; Sono contento quando riesco a fare qualcosa per le persone che ne hanno bisogno tra cui alcuni dei ragazzi cresciuti con me fin da piccoli, protagonisti delle mie storie vere e del mio successo, che ancora oggi vivono un disagio che alcuni sono solo capaci di raccontare. No cantastorie. Documentario di una generazione&#8221;. &#8220;Sono diventato migliore di ieri perchè sono già stato chi nessuno sarebbe mai voluto essere e perchè quei ragazzi sono cresciuti avendo come esempio quello che non sarebbero mai voluti diventare. Gloria ai miei ragazzi, a chi è come noi e a chi non c’è più &#8211; conclude &#8211; È ora di aprire il nuovo sipario dove la morte stavolta è soltanto una messa in scena e dove si rimarrà per sempre&#8221;.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-191315 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/achille-lauro-post.jpg" alt="" width="818" height="524" /></p>
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		<title>Nella notte degli Oscar il trionfo di &#8220;Parasite&#8221;: primo miglior film non inglese con quattro statuette</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2020 06:11:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[apertura]]></category>
		<category><![CDATA[oscar]]></category>
		<category><![CDATA[parasite]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quattro statuette per &#8216;Parasite&#8217;, il miglior film di quest&#8217;anno che agli Oscar 2020 entra nella storia dell&#8217;Academy: si tratta infatti della prima volta in assoluto che un film non in lingua inglese premiato con il massimo riconoscimento nel corso della kermesse. La pellicola del regista sudcoreano Bong Joon-ho, già vincitore a Cannes, incassa anche altre [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quattro statuette per &#8216;Parasite&#8217;, il miglior film di quest&#8217;anno che agli Oscar 2020 entra nella storia dell&#8217;Academy: si tratta infatti della prima volta in assoluto che un film non in lingua inglese premiato con il massimo riconoscimento nel corso della kermesse. La pellicola del regista sudcoreano Bong Joon-ho, già vincitore a Cannes, incassa anche altre tre prestigiosissime statuine: miglior sceneggiatura non originale, miglior film internazionale e miglior regia. Miglior attore protagonista Joaquin Phoenix con il suo &#8216;Joker&#8217;, miglior attrice protagonista Renée Zellweger con &#8216;Judy&#8217;. Premiato come miglior attore non protagonista Brad Pitt, per &#8216;C’era una volta a… Hollywood&#8217;, mentre miglior attrice non protagonista è Laura Dern per &#8216;Storia di un Matrimonio&#8217;. Ecco, nel dettaglio, la lista completa delle premiazioni:</p>
<p>MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE &#8211; Bong Joon Ho, Han Jin Won, Parasite</p>
<p>MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE &#8211; Take Waititi, Jojo Rabbit</p>
<p>MIGLIOR FOTOGRAFIA &#8211; Roger Deakins, 1917</p>
<p>MIGLIOR FILM STRANIERO &#8211; Parasite</p>
<p>MIGLIOR COLONNA SONORA &#8211; Hildur Guðnadóttir, Joker</p>
<p>MIGLIOR CANZONE ORIGINALE &#8211; (I’m Gonna) Love Me Again, Elton John, Rocketman</p>
<p>MIGLIOR MONTAGGIO SONORO &#8211; Le Mans ’66: la grande sfida</p>
<p>MIGLIOR SONORO &#8211; 1917</p>
<p>MIGLIOR SCENOGRAFIA &#8211; C’era una volta a… Hollywood</p>
<p>MIGLIORI COSTUMI &#8211; Piccole donne</p>
<p>MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA &#8211; Bombshell</p>
<p>MIGLIOR DOCUMENTARIO &#8211; American factory</p>
<p>MIGLIOR CORTO ANIMATO &#8211; Hair love</p>
<p>MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE &#8211; Toy story 4</p>
<p>MIGLIORI EFFETTI SPECIALI &#8211; 1917</p>
<p>MIGLIOR MONTAGGIO &#8211; LE Mans ’66 &#8211; la grande sfida</p>
<p>MIGLIOR CORTO DOCUMENTARIO &#8211; Learning to skateboard in a warzone (if you’re a girl)</p>
<p>MIGLIOR CORTOMETRAGGIO &#8211; The neighbors’ windows</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-189918 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/parasite.jpeg" alt="" width="630" height="420" /></p>
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		<title>&#8220;Vi chiedo solo un lavoro e una vita normale&#8221;, la voglia di riscatto di Vittorio per i suoi quattro figli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tommaso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2019 13:12:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[colonna1]]></category>
		<category><![CDATA[napoli storie]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vittorio Garofalo è innanzitutto un padre di famiglia, un giovane di 35 anni con la consapevolezza d&#8217;aver commesso degli errori in passato, ma con la voglia di rimettersi in gioco per dare un futuro diverso ai suoi quattro figli di 14, 12, 7 e 6 anni. Originario di Scampia, ma residente a Boscoreale, imputa alla [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vittorio Garofalo </strong>è innanzitutto un <strong>padre di famiglia</strong>, un <strong>giovane di 35 anni</strong> con la consapevolezza d&#8217;aver commesso degli errori in passato, ma con la voglia di rimettersi in gioco per dare un futuro diverso ai suoi quattro figli di <strong>14, 12, 7 e 6 anni</strong>. Originario di <strong>Scampia</strong>, ma residente a <strong>Boscoreale</strong>, imputa alla &#8220;sfortuna&#8221; di essere nato in <strong>quartiere difficile</strong>, gli sbagli commessi e che hanno aperto il conto con la giustizia. Vittorio ha precedenti per<strong> spaccio e rapina</strong>, ma ha pagato la sua pena. &#8220;<em>Da quando sono uscito dal carcere ho deciso di cambiare vita anche se la vita da allora non mi ha più sorriso</em>&#8221; ci ha detto.</p>
<p>Vittorio si è rivolto alla redazione di <strong>Voce di Napoli</strong> con la speranza che qualcuno possa aiutarlo offrendogli un lavoro. Ha anche scritto al Presidente della Repubblica <strong>Sergio Mattarella</strong>: &#8220;<em>Mi sono trasferito con la speranza che andandomene da Scampia avrei avuto <strong>più opportunità di lavoro</strong>, ma non è stato così. Ho chiesto aiuto al comune in cui risiedo al centro dell&#8217;impiego, ma la risposta è sempre la solita: non c&#8217;è niente!. Così sono arrivato a scrivere al Presidente della Repubblica, che mi ha risposto, ma ancora ad oggi la mia situazione è sempre la stessa</em>&#8220;.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-181997 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/lettera.png" alt="" width="400" height="449" /></p>
<p>&#8220;<em>Io chiedo un lavoro che mi permetta di portare avanti la mia famiglia, crescere i miei figli in serenità e assicurando loro un futuro migliore</em>&#8221; ha aggiunto. Vittorio<strong> sa d&#8217;aver sbagliato</strong> ma è conscio del fatto che una nuova opportunità di vita sia un diritto: &#8220;<em>Ho pagato con il carcere e oggi a causa del mio passato sto ancora pagando le conseguenze. Non riesco a trovare un lavoro</em>&#8220;.</p>
<p>Il pensiero va, naturalmente ai figli: &#8220;<em>A pagare sono anche i miei figli perché senza lavoro non riesco a dar loro il futuro che meritano&#8221;. </em>Quando gli abbiamo chiesto quale lavoro sarebbe disposto a fare, Vittorio ha da subito detto ciò che ha fatto in passato:<em> &#8220;A causa della vita che ho fatto non ho un mestiere vero e proprio, ma sono stato bravo e mi sono impegnato. Ho un attestato rilasciatomi <strong>dalla Regione Basilicata come giardiniere</strong>. <strong>Ho fatto il benzinario e per otto mesi ho lavorato come operatore in una casa di accoglienza per immigrati</strong>. Mi hanno licenziato a causa della mancanza di fondi. Oggi sono <strong>disposto a fare qualunque cosa</strong>, anche lo spazzino o un altro lavoro che non richieda esperienza pregressa. Voglio solo lavorare per mantenere dignitosamente la mia famiglia</em>&#8220;.</p>
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		<title>Lei ha un infarto, lui si sente male: marito e moglie muoiono a pochi minuti di distanza</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2019/12/06/lei-ha-un-infarto-lui-si-sente-male-marito-e-moglie-muoiono-a-pochi-minuti-di-distanza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Gaudino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 14:12:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Non solo a Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[colonna1]]></category>
		<category><![CDATA[marito e moglie]]></category>
		<category><![CDATA[morti]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia. Marcello e Giovanna Innocenti hanno tenuto davvero fede alla loro unione in matrimonio. 87 anni lei, 86 lui, sono morti insieme, a pochi minuti di distanza questo mercoledì. Marcello avrebbe dovuto subire un intervento alla gamba, così Giovanna sale in ambulanza per accompagnare il [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia. <strong>Marcello e Giovanna Innocenti</strong> hanno tenuto davvero fede alla loro unione in matrimonio. 87 anni lei, 86 lui, sono morti insieme, a pochi minuti di distanza questo mercoledì.</p>
<p>Marcello avrebbe dovuto subire un <strong>intervento alla gamba</strong>, così Giovanna sale in ambulanza per accompagnare il marito. A quel punto la donna, seduta accanto all&#8217;autista, si sente male. I paramedici capiscono immediatamente che si tratta di infarto così si fermano e chiedono aiuto al 118. L&#8217;altro mezzo arriva insieme all&#8217;automedica. Il personale, scrive La Nazione, inizia <strong>disperatamente la rianimazione</strong> mentre si corre verso l&#8217;ospedale. Tutto sotto gli occhi sconvolti di Marcello.</p>
<p>Una volta giunti sul posto la 87enne viene attaccata al respiratore mentre lui viene ricoverato per l&#8217;intervento. A quel punto<strong> lui si sente male e in un attimo muore</strong>. Dopo pochi minuti <strong>anche la moglie</strong>, in pronto soccorso, spira.</p>
<p>Sotto choc i sanitari hanno constatato i due decessi avvenuti a pochissimi minuti di distanza. La coppia lascia un figlio, <strong>Giovanni</strong>, evidentemente distrutto dalla doppia perdita. La direzione sanitaria dell’ospedale ha informato la famiglia della possibilità di eseguire l’autopsia per accertare le cause dei due decessi, ma il figlio ha deciso che non sarebbe stato il caso.</p>
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<p>ph credit: La Nazione</p>
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		<title>Palazzo Como, oggi Museo Filangieri</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/08/28/palazzo-como-oggi-museo-filangieri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2017 19:37:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se si percorre la lunga e prestigiosa via Duomo, partendo da una qualsiasi delle due estremità, giunti al numero 288 ci si imbatte in un edificio che sembra piombato lì dal passato di un’altra città. Al numero 288 Palazzo Como ricrea a Napoli un assaggio di Firenze. Ma lo fa con una forza d’impatto straordinaria [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se si percorre la lunga e prestigiosa <strong>via Duomo</strong>, partendo da una qualsiasi delle due estremità, giunti al numero 288 ci si imbatte in un edificio che sembra piombato lì dal passato di un’altra città. Al numero 288 Palazzo Como ricrea a <strong>Napoli</strong> un assaggio di Firenze. Ma lo fa con una forza d’impatto straordinaria alla vista, tale che le lacune in termini di raffinatezza ed eleganza vengono sovrastate dalla mole massiccia di un edificio che non riesce proprio a passare inosservato.</p>
<p>Due soli piani, è vero. Scanditi da cenci più sporgenti al primo, e alleggeriti sul secondo. Improvvisamente scuri, inseriti all&#8217;interno di un reticolato di palazzi molto simili tra loro per colori (chiari) e dimensioni (maggiori). <strong>Palazzo Como</strong> sembra in Via Duomo, in effetti, un corpo estraneo. Eppure la sua storia parla di lavori e rivisitazioni che hanno coinvolto spesso e volentieri molta parte degli edifici circostanti il nucleo originario.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-82246 size-medium" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/palazzo-como-o-museo-filangieri-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" /></p>
<p>Una storia antichissima, che comincia nel 1404, con la prima attestazione della proprietà di <strong>Giovanni Como</strong>, figlio di Girolamo. Nel 1451 ritroviamo Giovanni, insieme a suo fratello Fabio, intenti ad acquistare la proprietà di tale <strong>Angelo Ferrajolo</strong>, per espandere a sud la loro residenza. Una propensione espansiva che non si placherà fino alla vendita dell’edificio da parte dei discendenti dei Como, caduti in disgrazia col mutare delle condizioni politiche a Napoli, un secolo e mezzo più tardi.</p>
<p>Dal 1464 in poi i lavori per l&#8217;espansione dell’edificio originario si moltiplicano vertiginosamente. Angelo Como, figlio di Giovanni, dopo aver fatto rivestire l’esterno di marmo e piperno, intraprende un progetto architettonico ideato con tutta probabilità da <strong>Giuliano da Maiano</strong>. Anche le maestranze sono di tutto rispetto. Risulta ai registri la commissione di varie porte e finestre a due maestri lapicidi: <strong>Rubino di Cioffo da Cava</strong> e di <strong>Evaristo da San Severino</strong>.</p>
<p>Nel 1473 Palazzo Como può dirsi già completato. Lo stile ricordava molto da vicino quello di <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/03/24/palazzo-carafa-maddaloni-toledo/"><strong>Palazzo Carafa</strong></a>, ultimato pochi anni prima. D&#8217;altronde i contatti tra <strong>Angelo Como</strong> e <strong>Diomede di Carafa</strong> potrebbero essere avvenuti nell&#8217;ambito delle acquisizioni di proprietà limitrofe della confraternita di <strong>San Severo a Pendino</strong>, confraternita di cui Diomede era membro illustre.</p>
<p>Nel 1488 il Duca aragonese <strong>Alfonso II di Calabria</strong>, nel corso di una visita a casa Como, fa notare al proprietario Leonardo, figlio di Angelo e suo stretto collaboratore (come d&#8217;altronde lo era anche il padre), che a Palazzo Como manca un giardino. Gli vien risposto che si era provato a chiedere a <strong>Francesco Scannasorice</strong>, ma il vicino non intendeva privarsi del suo orto. Il Duca si spende in prima persona. Acquista la proprietà di Scannasorice, e la dona alla famiglia Como. Palazzo Como avrà il suo giardino.</p>
<p>Due anni più tardi, nonostante la struttura potesse dirsi ultimata, i Como continuano nell&#8217;instancabile opera di miglioramento dello stabile. Assoldano tre scalpellini toscani per aggiungere porte e finestre interne, e comprano tutti gli edifici dal lato sud di Palazzo Como, in <strong>Vicolo dei Tintori</strong>, per abbatterli ed aver la visuale libera di spingersi fino al mare. Lo stile del palazzo è sempre più fiorentino.</p>
<p>A partire dal 1495, i Como si ritrovarono come vicini di casa i Domenicani. Questi si stabilirono in una chiesetta sul lato nord di Palazzo Como, dotata anche di un piccolo ospedale, i cui lavori durarono una decina d’anni. Nel 1504 la chiesa poteva dirsi ultimata, e venne dedicata a <strong>San Severino</strong>. Il ruolo dei domenicani a breve sarà fondamentale nelle vicende di Palazzo Como.</p>
<p>Nel 1567 Palazzo Como viene dato in affitto. E’ l’inizio di un progressivo distacco della famiglia dalla sua proprietà. Non è un caso che nel 1500 non siano più gli <strong>aragonesi</strong> a governare Napoli, ma i viceré. Gli agi economici dei Como, legati a doppio nodo alla corona aragonese (testimonianza ne è la presenza dello stemma degli Aragona su un lato del Palazzo), cominciano a subire bruschi ridimensionamenti.</p>
<p>All&#8217;affitto segue la vendita definitiva vent&#8217;anni dopo. I Domenicani si fanno trovare pronti per l’occasione. Acquistano l’immobile e cominciano a lavorarci su per farne la naturale prosecuzione della <strong>Chiesa di San Severino</strong>. Affidano le modifiche a <strong>Giovan Giacomo di Conforto</strong>, il quale conferirà all&#8217;aspetto del Palazzo alcune caratteristiche proprie dell’architettura religiosa.</p>
<p>Quando nel 1806 <strong>Napoleone</strong> abolisce gli ordini religiosi, Palazzo Como diventa una birreria prima, e sede di parte dell’<strong>Archivio del Regno delle Due Sicilie</strong>, poi. Dal 1823, per quarantanni, l’edificio torna in gestione ai monaci. Vi si avvicendano prima l’Ordine della Venerabile<strong> Giovanna de Lestomac</strong>, e poi i <strong>Padri Minori Osservanti</strong>, fino a quando nel 1863 Palazzo Como non diviene sede di uffici del Municipio e della Prefettura.</p>
<p>Nel 1879 il Palazzo si ritrova al centro di un violento dibattito tra chi, in nome delle migliorie urbanistiche previste in Via Duomo, vorrebbe abbatterlo, e chi vuole preservarlo. La spuntano questi ultimi, che hanno nella <strong>famiglia Filangieri</strong> un agguerrito rappresentante. E difatti i Filangieri donano la propria collezione d’opere d’arte al<strong> Comune di Napoli</strong>, in cambio della proprietà di Palazzo Como.</p>
<p>Altra regola messa nero su bianco nel contratto: Palazzo Como deve diventare sede del Museo Filangieri, all&#8217;interno del quale verranno esposte le opere d’arte della collezione Filangieri, gestite per sempre da un membro della famiglia. Per preservare il Palazzo dai lavori in via Duomo (che comunque andarono in porto), lo si smontò e ricostruì interamente a distanza di 20 metri. Dal 1888 Palazzo Como diventa ufficialmente il <strong>Museo Civico Gaetano Filangieri</strong>, oggi ancora aperto, a beneficio di chi voglia fare un tuffo nell&#8217;arte da un trampolino rinascimentale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/08/28/palazzo-como-oggi-museo-filangieri/">Palazzo Como, oggi Museo Filangieri</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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