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	<title>chiesa Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>È il giornale on line della città partenopea: informazione a 360°, cronaca che copre tutti i quartieri della città; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>chiesa Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>Dramma in provincia, non regge al dolore della morte della moglie e si spara in chiesa </title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Nov 2021 14:54:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[colonna 1]]></category>
		<category><![CDATA[pagani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dramma in Campania dove un uomo ha deciso di farla finita con un gesto estremo nella chiesa di una cittadina della provincia perché non reggeva più il dolore per la perdita della moglie che è mancata nell&#8217;estate del 2019. Comunità ancora sotto choc a Pagani, comune del Salernitano, dove lo scorso mercoledì 3 novembre un [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dramma in Campania dove un uomo ha deciso di farla finita con un gesto estremo nella chiesa di una cittadina della provincia perché non reggeva più il dolore per la perdita della moglie che è mancata nell&#8217;estate del 2019. Comunità ancora sotto choc a Pagani, comune del Salernitano, dove lo scorso mercoledì 3 novembre un uomo di 58 anni si è tolto la vita, come riporta Il Mattino, all’interno della basilica di Sant’Alfonso.</p>
<h2>La dinamica della tragedia</h2>
<p>Il 58enne era seduto su una panca con lo sguardo fisso verso l&#8217;altare, dove probabilmente col pensiero cercava la consorte scomparsa. Prima del gesto estremo si è accertato che in chiesa non ci fosse più nessuno poi, in seguito, una volta rimasto solo ha estratto la pistola e puntandosela alla tempia ha deciso di farla finita. Il colpo è stato, tuttavia, sentito da alcuni fedeli che si trovavano all&#8217;esterno della basilica gli stessi che hanno, in un secondo momento, allertato i soccorsi.</p>
<p>L&#8217;uomo così è stato repentinamente trasportato, in codice rosso, all’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore ma non c&#8217;è stato purtroppo nulla da fare: è morto ancor prima di arrivare nel nosocomio.</p>
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		<title>Vescovo di Andria si scaglia contro Al Bano dopo un matrimonio: &#8220;Non doveva farlo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabiana Coppola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jul 2021 12:35:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[al bano]]></category>
		<category><![CDATA[al bano carrisi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al Bano Carrisi è di nuovo al centro di una polemica. Il cantante di Cellino San Marco questa volta ha scatenato l&#8217;ira del vescovo di Andria. L&#8217;artista si è esibito durante un matrimonio di una coppia di amici in Chiesa. Una cosa che, secondo quanto specificato dal monsignor Luigi Mansi, non sarebbe concessa. Al Bano [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.vocedinapoli.it/2021/06/26/eredita-di-al-bano-interviene-il-cantante-e-chiarisce-tutto-ho-gia-diviso-cosi-il-mio-sonno-eterno-in-pace/"><strong>Al Bano Carrisi</strong> </a>è di nuovo al centro di una polemica. Il <strong>cantante di Cellino San Marco</strong> questa volta ha scatenato l&#8217;ira del vescovo di <strong>Andria</strong>. L&#8217;artista si è esibito durante un matrimonio di una coppia di amici in Chiesa. Una cosa che, secondo quanto specificato dal monsignor Luigi Mansi, non sarebbe concessa.</p>
<h2>Al Bano bacchettato dal vescovo</h2>
<p>&#8220;A nessuno è concesso di usare la <strong>liturgia</strong> come palcoscenico per organizzare esibizioni di artisti di qualunque natura. Sarebbe una grave <strong>offesa</strong> alla celebrazione e al luogo sacro&#8221;, queste le parole del vescovo. Secondo quanto ha spiegato, dunque, Al Bano avrebbe dovuto aspettare la festa per esibirsi, ma sicuramente non avrebbe dovuto farlo in un luogo sacro.</p>
<p>&#8220;I sacerdoti hanno il compito di verificare il rispetto di tali norme, visto che gli organizzatori potrebbero anche non conoscerle, perché non si ripetano più episodi di questo genere&#8221;, questo quanto comunicato dalla Curia. Sembrerebbe che la partecipazione di Al Bano sia stata del tutto inaspettata, nessuno sapeva che avrebbe fatto questa sorpresa agli sposi.</p>
<p>Per vedere l&#8217;esibizione di Al Bano in Chiesa, <a href="https://www.facebook.com/watch/AndriaLive.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>clicca qui</strong></a></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="responsive alignnone wp-image-253380 size-new-custom-size" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/al-bano-matrimonio.png" alt="al bano matrimonio" width="650" height="325" /></p>
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		<title>Napoli forte su Torreira: incontro con la Samp, pronti 30 milioni</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2018/05/31/napoli-forte-su-torreira-incontro-con-la-samp-pronti-30-milioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 May 2018 08:44:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[calciomercato]]></category>
		<category><![CDATA[carlo ancelotti]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per un centrocampista che parte, un altro che arriva. L&#8217;esperienza in azzurro dell&#8217;italo-brasiliano Jorginho è ai titoli di coda e la prossima settimana dovrebbe concretizzarsi il passaggio al Manchester City di Pep Guardiola per una cifra vicina ai 50 milioni di euro, che garantirebbe alla società di De Laurentiis una plusvalenza record. Intanto il Napoli [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per un centrocampista che parte, un altro che arriva. L&#8217;esperienza in azzurro dell&#8217;italo-brasiliano <strong>Jorginho</strong> è ai titoli di coda e la prossima settimana dovrebbe concretizzarsi il passaggio al <strong>Manchester City</strong> di Pep Guardiola per una cifra vicina ai <strong>50 milioni</strong> di euro, che garantirebbe alla società di De Laurentiis una plusvalenza record.</p>
<p>Intanto il Napoli si sta muovendo sottotraccia per individuare il suo sostituto. Nella tarda mattinata di giovedì &#8211; secondo quanto riportato dall&#8217;esperto di calciomercato Gianluca Di Marzio, giornalista di Sky Sport &#8211; i dirigenti partenopei hanno incontrato quelli della Sampdoria per parlare di<strong> Lucas Torreira</strong>. Il centrocampista uruguaiano, 22 anni, è seguito da tempo dal Napoli.</p>
<p><a href="https://www.vocedinapoli.it/2018/05/30/jorginho-al-manchester-city-laffare-si-chiude-cifre-e-dettagli/" target="_blank" rel="noopener"><strong>JORGINHO VERSO MANCHESTER: INGAGGIO CHOC</strong></a></p>
<p>&#8220;Un summit a Milano  &#8211; scrive Di Marzio sul proprio sito ufficiale &#8211; dove, a rappresentare il club blucerchiato, ci sono Romei e Osti &#8211; oltre al ds azzurro Giuntoli. Si lavora e si cerca una intesa sulla formula di pagamento, per riuscire così a strappare alla Samp uno dei migliori giovani talenti della Serie A. Il giocatore ha una<strong> clausola da 25 milioni</strong> di euro da versare entro il 30 giugno, ma per riuscire ad averlo il Napoli starebbe pensando di pagare una cifra anche maggiore (fino a 30 milioni) dilazionando però il versamento &#8211; in una situazione simile a quella adottata dalla Roma un anno fa per avere Patrik Schick&#8221;.</p>
<p>Torreira andrebbe a sostituire Jorginho in cabina di regia del Napoli, dove troverebbe anche Diawara. Un altro obiettivo di mercato del diesse Cristiano Giuntoli resta <strong>Federico Chiesa</strong>, l&#8217;esterno offensivo della Fiorentina. Il figlio d&#8217;arte è seguito da tempo dal Napoli ma la società viola ha già lasciato intendere che è disposta a privarsi di Chiesa solo nel caso in cui dovesse arrivare un&#8217;offerta importante, dai 50 milioni a salire.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-116977 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/17afe303662ffffdd5bf05b14f1ca666_169_xl.jpg" alt="Torreira arriva lo stop dell'agente: &quot;Perso tempo, ci sono altre squadre&quot;" width="650" height="366" /></p>
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		<title>San Gennaro all&#8217;Olmo, la prima chiesa dedicata al patrono di Napoli</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/07/31/san-gennaro-allolmo-la-chiesa-dedicata-al-patrono-napoli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2017 08:41:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per onore di cronaca va detto che la chiesa di San Giovanni all'Olmo fu la prima chiesa costruita all'interno della mura della città in onore del Santo Patrono di Napoli [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2017/07/31/san-gennaro-allolmo-la-chiesa-dedicata-al-patrono-napoli/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from San Gennaro all&#8217;Olmo, la prima chiesa dedicata al patrono di Napoli</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sul paese di <strong>nascita di</strong> <strong>San Gennaro</strong> tanto s’è detto e tanto s’è scritto. Fino alla eventuale scoperta di documenti incontrovertibili, si continuerà a dire tutto ed il contrario di tutto. Ma ammettendo il Santo nato a Napoli, una delle ipotesi più percorse è che San Gennaro fosse nato al n.41 di<strong> Via San Gregorio Armeno</strong>. O meglio, in ciò che si trovava un tempo lì dove ora trovate scritto quel numero. Pochi passi più in là, all&#8217;incrocio con Via San Biagio dei Librai, la prima chiesa dedicata al Patrono di Napoli: <strong>San Gennaro all&#8217;Olmo</strong>.<img decoding="async" class="wp-image-78353 size-medium alignleft" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/chiesa-san-gennaro-allolmo-300x229.jpg" alt="" width="300" height="229" /></p>
<p>Un barlume di certezza in una fitta rete di leggende e recriminazioni? Niente da fare. Anche in questo caso la prima dedica ufficiale a San Gennaro sotto forma di edificio, resta e resterà a lungo un mistero. Alcuni studiosi fanno risalire la sua fondazione ai <strong>tempi di Costantino</strong>, nel IV secolo, e ritengono San Gennaro all&#8217;Olmo fosse una delle sei chiese fatte erigere dall&#8217;imperatore romano per meglio diffondere il Cristianesimo.</p>
<p>Altre fonti ritengono invece che l’edificio nacque per volontà del <strong>Vescovo Sant&#8217;Agnello</strong>, nel VII secolo. Il Vescovo volle così ringraziare il Santo che preservò Napoli dall&#8217;incendio che divampò in seguito ad un’<strong>eruzione del Vesuvio</strong>, e che si avvicinò pericolosamente alla città, fermandosi miracolosamente prima che fuoco e fiamme vi penetrassero. Era il 680 circa, e una serie di conferme storiche rende quest’ipotesi più plausibile della precedente.</p>
<p>C’è un ma. La chiesa, prima di chiamarsi San Gennaro all&#8217;Olmo, si chiamava <strong>San Gennaro ad Diaconam</strong>. Il che confermerebbe quanto si sapeva circa l’operato dei diaconi, che proprio in quella zona, a partire dal III secolo, agivano per il bene dei bisognosi raccogliendo carità elemosine ed elargizioni. Terzo secolo: la chiesa potrebbe quindi essere addirittura anteriore a Costantino.</p>
<p>C’è anche chi, come <strong>Bartolomeo Capasso</strong>, identifica nei luoghi in cui sorse la chiesa di San Gennaro all&#8217;Olmo, il <strong>Caesareum</strong>, un tempietto per chi, tra i patrizi, intendeva proseguire il culto di Augusto e di tutta la Gens Julia. Origini tutt&#8217;altro che cristiane, insomma, che comunque non negherebbero necessariamente le ipotesi suddette. Si parlerebbe in questo caso di rifunzionalizzazione, riqualificazione, riutilizzo edile o quant&#8217;altro riguardasse la sostituzione di un luogo di culto con un altro.</p>
<p>Torniamo a quanto c’è di più certo, e cioè la presenza della chiesa nel settimo secolo. Certo perchè documentato. Al tempo la chiesa poteva considerarsi la <strong>prima chiesa dedicata a San Gennaro</strong> all&#8217;interno della città, poiché all&#8217;esterno una dedica architettonica al Santo era già avvenuta, nei pressi delle catacombe.</p>
<p>Nell&#8217;ottavo secolo la chiesa ospitò alcune suore armene, sfuggite miracolosamente alla furia omicida degli iconoclasti orientali. Portavano in dote un tesoro preziosissimo: le<strong> reliquie di San Gregorio Armeno</strong>, e il <strong>cranio di San Biagio</strong>. Custodire le reliquie di San Gregorio e San Biagio in una chiesa che si trovava all&#8217;incrocio di due strade celebri di Napoli, che nel tempo sarebbero state intitolate alluno e all&#8217;altro Santo, a posteriori, sembra predestinazione.</p>
<p>E invece è storia. Ciò che potrebbe non esserlo, è l’olmo che ha dato il nome alla chiesa nota come Chiesa di San Gennaro all&#8217;Olmo. Potrebbe essere leggenda, come potrebbe trattarsi dell’olmo a cui si dice venivano appesi i premi conquistati dai partecipanti ai giochi cittadini, come <strong>ex voto per San Gennaro</strong>. O potrebbe trattarsi dell’olmo a cui venivano appesi gli stessi premi, nell&#8217;attesa di essere consegnati ai vincitori.</p>
<p>Nel 1583 l’<strong>Abate Agnello Rosso</strong> dà il via ad una profonda opera di restauro della chiesa, e durante i lavori viene rinvenuto il <strong>corpo di San Nostriano</strong>. Nel 1612 le sue spoglie sono esposte a beneficio dei fedeli. Tre anni dopo la congregazione dei 72 Sacerdoti acquista la chiesa e prosegue i restauri, modificando massicciamente l’aspetto dell’antica chiesa, e rendendola più moderna. La moda del tempo era il barocco.</p>
<p>E in stile barocco furono realizzati anche molti dei restauri successivi, a cavallo tra il 1600 e il 1700. Nel diciannovesimo secolo fu la volta della pavimentazione maiolicata e delle pareti bianche e azzurre. Appare del tutto incoerente con l’interno la facciata in stile neoclassico, realizzata agli inizi del 1900. Poi il nulla. La chiesa è rimasta abbandonata per quasi cinquant&#8217;anni, finché la <strong>Fondazione Vico</strong> non ha preso di petto la faccenda, finanziando lavori di restauro che hanno restituito ai napoletani la chiesa di San Gennaro all&#8217;Olmo nel 2010.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/07/31/san-gennaro-allolmo-la-chiesa-dedicata-al-patrono-napoli/">San Gennaro all&#8217;Olmo, la prima chiesa dedicata al patrono di Napoli</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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		<title>La Chiesa di San Paolo Maggiore di Napoli e il Succorpo di San Gaetano</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/06/09/la-chiesa-san-paolo-maggiore-napoli-succorpo-san-gaetano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jun 2017 12:13:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Napoli è anche, e soprattutto, storia e la Chiesa di San Paolo Maggiore è solo uno dei tanti esempi che si possono incontrare in giro per il capoluogo campano [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2017/06/09/la-chiesa-san-paolo-maggiore-napoli-succorpo-san-gaetano/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from La Chiesa di San Paolo Maggiore di Napoli e il Succorpo di San Gaetano</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se si guardasse alla<strong> Chiesa di San Paolo Maggiore di Napoli</strong>, senza conoscerne la storia, si direbbe opera di un architetto senza tempo, a cui piaceva mescolare le sue carte stilistiche. Ed in un certo senso, quello sguardo vergine avrebbe anche ragione, vista la mole di rifacimenti cui è stata sottoposta nei secoli la Basilica. Ma qualcosa, un occhio allenato, coglierebbe immediatamente. Quelle due colonne…</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-69277 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/san-paolo.jpg" alt="" width="805" height="350" /></p>
<p>Quelle due colonne sono tutto quanto resta di un tempio antico quanto Napoli. Antico quanto la fondazione, avvenuta intorno al V sec. a.C. Una città fondata da coloni greci non poteva non avere un tempio che la rappresentasse. A Napoli quel tempio sorgeva nell&#8217;attuale <strong>Piazza San Gaetano</strong>, dove ora è la Chiesa di San Paolo Maggiore, e nella struttura esterna di quella che oggi è una <strong>Basilica Minore</strong>, attualmente sopravvivono gli unici suoi resti. Quelle due colonne del <strong>Tempio dei Dioscuri</strong>.</p>
<p>Perché si scelsero proprio i Dioscuri per rappresentare Napoli allatto della sua fondazione? Perché Napoli è legata al mare, nasce sul mare, dal mare provengono molte delle leggende che ne giustificano la nascita con la mitologia. <strong>Castore e Polluce</strong>, i due <strong>Dioscuri</strong> (letteralmente, figli di <strong>Zeus</strong>) erano protettori dei naviganti.</p>
<p>Erano argonauti: facevano parte di quel gruppo di 50 eroi che, a bordo della <strong>nave Argo</strong>, si misero in viaggio per recuperare il <strong>Vello d’Oro</strong>. Le loro imprese valsero la stima di <strong>Poseidone</strong>, che in dono affidò ai Dioscuri il potere di dominare il vento e il mare. Castore e Polluce erano amatissimi anche a <strong>Roma</strong>, che li idolatrava come guerrieri a cavallo.</p>
<p>E difatti, fu proprio <strong>Tiberio</strong>, nei primi anni d.C., a volere i primi lavori di ristrutturazione del <strong>tempio di Castore e Polluce</strong> che sorse nel V sec a.C. a Napoli. Il tempio resistette così com&#8217;era stato realizzato, fino al VIII-IX secolo, quando si stabilì che avrebbe fatto da base per la nuova Chiesa di San Paolo Maggiore, costruita all&#8217;interno del tempio.</p>
<p>La Chiesa di San Paolo Maggiore avrebbe celebrato, nelle intenzioni dei committenti, le vittorie dei napoletani sui saraceni. Due, per la precisione, avvenute in due anni differenti (788 e 789), entrambe nel giorno consacrato a <strong>San Paolo Apostolo</strong>. La chiesa paleocristiana versò poi per secoli in uno stato di abbandono, fino alla rinascita del 1538.</p>
<p>Nata con l’intenzione di glorificare <strong>il nome di San Paolo</strong>, in realtà la chiesa finì per celebrare se stessa e le maestranze che vi lavorarono, perchè cominciarono dal 1538 e nei secoli a seguire, una serie di restauri e rifacimenti, in cui ognuno degli artisti interpellati cercava di trasformare la chiesa secondo la sua visione dell’arte.</p>
<p>Il 1538 fu l’anno in cui la chiesa venne affidata ai padri teatini dal viceré <strong>Pietro de Toledo</strong>. I padri teatini rispondevano agli insegnamenti di <strong>Gaetano di Thiene</strong>, che un giorno sarebbe divenuto Santo. Lo stesso Gaetano a cui è stata dedicata la piazza antistante la chiesa, e il succorpo che divide la chiesa dalla piazza stessa.</p>
<p>A questo punto parte la riqualificazione della chiesa. Restauri, rifacimenti, tutti pensati per ragioni di sicurezza, estetica, e funzionalità all&#8217;<strong>ordine dei Teatini</strong> che l’aveva avuta in gestione. Il coro finì dietro l’altare maggiore. Il giardino che si trovava tra l’antico colonnato del Tempio dei Dioscuri e la chiesa paleocristiana, divenne un cimitero.</p>
<p>Sulla spinta non indifferente del <strong>Concilio di Trento</strong> (1545-1563), i Teatini continuarono i lavori all&#8217;interno e all&#8217;esterno della chiesa. A partire dal 1581 si alternarono nella direzione delle opere una serie di nomi all&#8217;epoca considerati di assoluto primo piano: <strong>Francesco Grimaldi</strong>, <strong>Pietro Caracciolo</strong>, <strong>Giovan Battista Cavagna</strong>.</p>
<p>A partire dal 1600 proseguirono i restauri e le integrazioni architettoniche <strong>Giovan Giacomo di Conforto</strong>, <strong>Pietro de Marino</strong>, <strong>Dionisio Lazzari</strong>, <strong>Andrea Falcone</strong>, <strong>Domenico Viola</strong>, <strong>Arcangelo Guglielmelli</strong>. Nel 1630 era già tutto concluso. Navata centrale, navate laterali, decorazioni pittoriche, e facciata (scomparsa).</p>
<p>La chiesa aveva raggiunto una conformazione più “moderna” (fu consacrata solo nel 1603). Intatto era rimasto il <strong>tempio di Castore e Polluce</strong>, che faceva da imponente ed elegantissimo “prologo” alla sinfonia architettonica 500-600esca. Ma i collegamenti tra il vecchio ed il nuovo, evidentemente, non furono valutati con i dovuti riguardi.</p>
<p>Le pesanti interpolazioni architettoniche realizzate da <strong>Dionisio Lazzari</strong> per collegare il pronao alla chiesa, in occasione di una festività per <strong>San Gaetano</strong>, portarono la facciata dell’antico tempio a perdere in stabilità. Quando nel 1688 Napoli fu scossa da un violento terremoto, il colonnato del tempio cedette fragorosamente, facendo crollare l’intero pronao.</p>
<p>Rimasero in piedi solo due colonne e due basamenti. Il resto del materiale fu utilizzato per la ripavimentazione della chiesa, cominciati nel 1700 da <strong>Domenico Antonio Vaccaro</strong> e <strong>Francesco Solimena</strong>. Altri lavori di restauro in seguito al terremoto del 1732. E poi nel 1962, per riparare i danni di un bombardamento alleato del ‘43.</p>
<p>In questa circostanza la straordinaria scoperta: oltre alle colonne, dell’antico tempio dei Dioscuri rimanevano ulteriori resti, nei sotterranei. E riemerse anche l’antico cimitero. Oggi è tutto visitabile. Basta recarsi nella <strong>Chiesa del Santissimo Crocifisso</strong> (<strong>La Sciabica</strong>), nel basamento della basilica. Da lì si avrà accesso ai recenti ritrovamenti.</p>
<p>Ma oltre a questo, nella basilica di San Paolo Maggiore c’è tanta di quell&#8217;arte da riempire lo sguardo ovunque si posi. Quattordici splendide cappelle, di cui alcune notevolissime (la <strong>Firrao</strong>, la <strong>Cappella della Purità</strong>, la <strong>Cappella di Sant’Andrea da Avellino</strong> (entrato in San Paolo come postulante nella prima metà del 1500), la Cappella di San Gaetano Thiene.</p>
<p>Di San Gaetano è possibile ammirare anche il santuario, situato nel succorpo della basilica. E’ una delle due strutture che vanno a formare il complesso della chiesa insieme alla già citata Chiesa del Santissimo Crocifisso. A quest’ultima si accede, come detto, dal basamento. Alla prima da una porta sulla destra della grande scalinata, accessibile dalla piazza.</p>
<p>E non possiamo non citare i due splendidi chiostri. Uno, più piccolo, sulla sinistra, di cui si diceva possedesse il pozzo con l’acqua più fresca di <strong>Napoli</strong>. L’altro, più grande, dietro l’abside, adibito ad archivio dei documenti notarili, a partire dal 1700 fino ai giorni nostri.</p>
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		<title>La chiesa di Santa Maria Maggiore tra ianare e il diavolo &#8211; maiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2017 15:12:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è la prima volta che a Napoli il sacro e il profano si sposino per dare vita leggende in grado di far accapponare la pelle [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se la <strong>Pietra Santa</strong> da cui prende il nome la <strong>Chiesa di Pietrasanta</strong> fosse quella lastra di marmo affissa su un lato del campanile, il mistero della sua sparizione non sarebbe più così fitto: la Pietra Santa sarebbe sparita sotto una tripla coltre di vernice spray, la prima verde, la seconda nera, la terza bianca. Uno di quegli atti vandalici concessi dalla fiducia e partoriti dall&#8217;ignoranza. Ma quella lastra di marmo non è affatto la Pietra Santa scomparsa, che resta tutt&#8217;oggi irreperibile.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-64513 size-large" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Chiesa-di-Santa-Maria-Maggiore-alla-Pietrasanta-scaled.jpg" alt="" width="640" height="480" /></p>
<p>Quella lastra è un antichissimo “<strong><em>ludus latrunculorum</em></strong>”, un gioco che appassionava i soldati romani, antesignano della nostra “dama”, nel quale strategia, tattica, e capacità riflessive erano le doti necessarie per riuscire vincitori. Il Ludus Latrunculorum è quindi una testimonianza di tempi antichissimi, un reperto che avrebbe meritato certamente miglior sorte, che far da vetrina a qualche scarabocchio moderno.</p>
<p>Ma è andata così. D’altra parte la stessa mancanza di rispetto per la storia e per l’arte la si dimostrava secoli addietro abbattendo monumenti dell’antichità per risparmiare sui costi dei materiali edili, nel momento in cui ci si apprestava a costruire nuovi palazzi nobiliari. Era consuetudine perpetrata a <strong>Napoli</strong> soprattutto nel 1600.</p>
<p>Altre ragioni, invece, portarono alla distruzione del <strong>Tempio di Diana</strong> nel 533. Una di queste fu l’individuazione della Pietra Santa. Di cosa si trattava? Per scoprirlo, come spesso accade, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo, e registrare di Napoli l’ennesima convergenza tra sacro e profano in un unico luogo.</p>
<p>Sorgeva anticamente nell&#8217;attuale <strong>Piazzetta di Pietrasanta</strong>, in luogo della <strong>Chiesa di Santa Maria Maggiore</strong>, dove a ridosso dei palazzi ancora è possibile ammirare il campanile, il Tempio di Diana. Da sempre Napoli ha avuto un culto particolare per questa divinità pagana, la Dea della Caccia, con forti connotazioni protettive nei confronti delle partorienti, che affidavano a lei le speranze per un parto indolore.</p>
<p>Il fatto che Diana fosse stata assimilata sin dagli albori alla Dea greca <strong>Artemide</strong>, e in un certo senso ne fosse stata contaminata, convogliò nella Dea romana anche una particolarità propria della Dea della Caccia ellenica: la lunarità. Artemide era infatti la personificazione della luna crescente, con <strong>Selene</strong> (luna piena), ed <strong>Ecate</strong> (luna calante).</p>
<p>Tutto quanto riguardi la luna è sempre stato trascinato per forza di cose nell&#8217;ambientazione più consona al satellite terrestre, la notte, il mistero, l’indefinito, l’occulto. Non c’è da stupirsi, quindi, se le più fervide sostenitrici della <strong>Dea Diana</strong> (usiamo il femminile, perchè al parto sereno erano interessate soprattutto le donne), furono streghe.</p>
<p>Che la loro fosse una scelta, o un’accusa rivolta da terzi, il dato certo è questo: a Napoli c’erano le <strong>ianare</strong>, streghe inafferrabili, la cui leggenda nasceva in realtà a <strong>Benevento</strong>, ma si estese a macchia d’olio nel resto della <strong>Campania</strong>. Erano donne che, nell&#8217;inversione del culto positivo di Diana, provocavano con incantesimi e sortilegi l’infertilità nelle donne, e ogni genere di maleficio agli uomini.</p>
<p>Il luogo nel quale prediligevano riunirsi per i loro sabba era proprio il vecchio <strong>Tempio di Diana</strong>. E lì, tra gli abitanti del posto, cominciò a diffondersi la convinzione che il demonio, invocato dalle seguaci di Diana, assumesse le fattezze di un maiale, e tutte le notti si divertisse a terrorizzare i passanti col suo grugnito assordante.</p>
<p>E’ in questo contesto che nel 533 si cominciò a sentir parlare per la prima volta della Pietra Santa. Il <strong>Vescovo Pomponio</strong> annunciò ai fedeli di aver fatto un sogno. La Vergine gli avrebbe chiesto di costruire una grande chiesa in suo nome. Dove? Dove, coperta da un fazzoletto, avrebbe trovato una pietra con su incisa una croce.</p>
<p>Quella pietra, la <strong>Pietra Santa</strong>, avrebbe avuto il potere di concedere l’indulgenza plenaria a chiunque l’avesse baciata con devozione. E dove trovare quella pietra? Guarda caso, nei pressi del Tempio di Diana, quel problematico ed ingombrante moltiplicatore di paganesimo, che tanta parte del popolo napoletano avvinceva ancora tenacemente ad un mondo che si sarebbe voluto eliminare per sempre.</p>
<p>La chiesa doveva quindi sorgere sul Tempio di Diana. E per poter procedere, era necessario abbattere la vecchia struttura, polverizzarla e fare in modo che scomparisse dal suolo e dalla memoria collettiva. Operazione in parte riuscita. In parte, però. Si era a <strong>Napoli</strong>. Ogni imposizione ingenera una reazione uguale ed inversa.</p>
<p>La <strong>leggenda del maiale</strong> posseduto dal demonio, che imperversava per le strade della piazzetta di Pietrasanta, continuò in realtà a sopravvivere proprio grazie ad una decisione di Pomponio, che volle ribadire la sua vittoria esibendosi una volta l’anno, dalla finestra della <strong>Chiesa di Santa Maria Maggiore</strong>, in un taglio della gola del porco, cruento quanto significativo.</p>
<p>La sua vittoria sul demonio celebrata come ricorrenza, riesumava in realtà quel mondo pagano che il Vescovo intendeva cancellare. Si parlava di demonio, certo, presente nella Bibbia ed in questo senso, creatura cattolica. Ma a tutti fu chiaro ancora a lungo chi quel demonio l’aveva evocato. Seppur nella sconfitta, le <strong>ianare di Diana</strong>, sopravvivevano. E l’eco di quel grugnito non demorde ancora oggi, anche tra queste righe.</p>
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		<title>San Giovanni a Carbonara, una delle chiese più belle di Napoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2017 19:14:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel centro di Napoli, a pochi passi dal Duomo e dal Museo di Arte Contemporanea, si erge la famosa Chiesa di San Giovanni a Carbonara [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La<strong> Chiesa di</strong> <strong>San Giovanni a Carbonara</strong> è uno dei tanti tesori di Napoli. Descriverla è come immergersi volontariamente in un labirinto inestricabile, perchè la Chiesa di San Giovanni a Carbonara è in realtà solo la chiesa originaria intorno alle cui pareti ne sono sorte molte altre. Si tratta quindi di un complesso religioso in origine di proprietà degli agostiniani, che comprende la chiesa originaria del 300, la <strong>Cappella di Santa Monica</strong> (coeva), la <strong>Cappella Seripando</strong> (1500), e la <strong>Chiesa della Consolazione a Carbonara</strong> (settecentesca, e sottostante, tanto da fungere da cripta).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-51814 size-full alignnone" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/san-giovanni-a-carbonara-una-delle-chiese-piu-belle-di-napoli.jpg" width="700" height="352" /></p>
<p>Le integrazioni architettoniche nel corso dei secoli sono state pressoché inesauribili, visto che molti personaggi influenti hanno voluta impressa la propria testimonianza nel prestigioso complesso religioso. A giudicare dalla quantità di simboli massonici ed esoterici presenti nelle integrazioni alla chiesa originaria, alcuni di questi personaggi devono aver rivestito un ruolo chiave anche all&#8217;interno della <strong>Massoneria</strong>, ed in alcuni casi, come vedremo, avrebbero addirittura messo a disposizione la struttura per le loro riunioni segrete.</p>
<p>I lavori per la Chiesa di San Giovanni a Carbonara cominciano nel 1339, grazie alla generosità di un patrizio, <strong>Gualtiero Galeota</strong>, il quale dona all&#8217;ordine religioso degli agostiniani alcune terre di sua proprietà, utilizzate in realtà come discarica per rifiuti inceneriti (da qui il nome “a Carbonara”), che poi defluivano nel mare attraverso fiumi.</p>
<p>Dal 1400 in poi <strong>re Ladislao</strong>, ultimo degli angioini, inaugura una stagione di modifiche alla chiesa destinata a durare all&#8217;incirca 600 anni, fino ai nostri giorni. Mentre era in vita fece in tempo ad ammirare i marmi policromi di cui disseminò San Giovanni a Carbonara, e un chiostro aggiuntivo. Alla sua morte, la sorella Giovanna II trovò opportuno continuare l’opera del fratello.</p>
<p>La struttura originaria della chiesa (a croce latina) prevedeva una semplice navata centrale, che culminava in un’abside con le volte a crociera, inondata di luce da due finestroni laterali. In quest’abside la <strong>regina Giovanna II</strong> decise di omaggiare la memoria del fratello Ladislao, costruendogli un monumento funebre di 18 metri d’altezza.</p>
<p>La struttura sembra sorretta da quattro enormi statue (le quattro virtù teologali, temperanza, fortezza, prudenza, magnanimità). Il piano centrale è dominato da Ladislao e Giovanna, che sembrano ricevere la benedizione di un sovrano a loro superiore (terzo piano). Il culmine del monumento è la classica statua equestre del prestigioso morto da celebrare.</p>
<p>Anche la potente famiglia dei <strong>Caracciolo</strong> <strong>del Sole</strong>, di cui <strong>Sergianni</strong> particolarmente caro a Giovanna, visto che ne era consigliere e amante, nonché Gran Maniscalco del Regno di Napoli delle Due Sicilie, volle partecipare alle integrazioni architettoniche. I Caracciolo fecero costruire ben due Cappelle: la prima situata dietro l’abside, chiamata <strong>Cappella Caracciolo</strong> <strong>del Sole</strong>; la seconda conserva l’altare dell’epifania, e si chiama <strong>Cappella Caracciolo del Vico</strong>.</p>
<p>La prima è particolarmente suggestiva grazie alla scelta di pavimentarla con maioliche di colore bianco e blu. Il blu di queste maioliche, ora sbiadito, in passato molto più brillante, faceva sentire chi era all&#8217;interno di questa cappella leggermente stranito, in un’atmosfera sospesa e surreale. E non solo. Le mattonelle s’intrecciano creando disegni a forma di otto, numero massonico.</p>
<p>Ed è stata rinvenuta nella Cappella Caracciolo del Sole anche un’incisione che riporta le parole: “<strong><em>antico ed accettato</em></strong>”. Questi erano i termini con cui venivano accolti nuovi adepti nelle logge massoniche. Se ne desume che questa cappella veniva utilizzata, probabilmente nel diciottesimo secolo, come sede di riunione per facoltosi massoni in calzamaglia.</p>
<p>Anche nel secolo seguente si continua a costruire intorno al nucleo iniziale di San Giovanni a Carbonara. E’ la volta di un nuovo chiostro, firmato <strong>Ciancia Caracciolo</strong>, e su richiesta del <strong>Cardinale Saripando</strong>, <strong>Cappella Somma</strong>, e <strong>Cappella del Crocifisso</strong>. E perché il Cardinale avrebbe dovuto essere da meno rispetto a Ciancia Caracciolo? Terzo chiostro per il Cardinale.</p>
<p>Non mancano anche in questo caso richiami espliciti alla Massoneria. Satiri, Pigne, il classico occhio all&#8217;interno del triangolo, simbolo di Libertà, Eguaglianza, Fraternità, A Gloria Del Grande Architetto dell’Universo (A.G.D.G.A.D.U.). In un’altra Cappella (<strong>Miroballo</strong>) ritroviamo ulteriori simbologie massoniche: l’aquila, l’unico animale in grado di fissare il sole.</p>
<p>Nel 1688 un violento terremoto lesiona gravemente San Giovanni a Carbonara. Partono immediatamente i lavori di restauro, e si approfitta degli stessi per qualche nuova annessione di edifici. Vengono aggiunti un noviziato e un educandato, che in breve tempo diventano frequentatissime istituzioni scolastiche per i giovani rampolli della nobiltà napoletana.</p>
<p>Il 1700 è l’anno della grande scalinata a doppia rampa di <strong>Ferdinando Sanfelice</strong>. San Giovanni a Carbonara aveva un nuovo monumentale ingresso dall&#8217;esterno, così come Cappella di Santa Monica (altro nucleo antico del complesso di San Giovanni). Al principio della scala vi era anche l’ingresso per la<strong> Chiesa della Madonna Consolatrice degli Afflitti</strong>, di nuova costruzione, e su un livello inferiore rispetto a <strong>San Giovanni</strong>.</p>
<p>Un’opera davvero fantasiosa, questa scala sui generis, da parte di un architetto, il Sanfelice, che si era già confrontato con sfide artisticamente stuzzicanti. Qui riesce a risolvere brillantemente i problemi d’ingresso del complesso di San Giovanni a Carbonara, e al contempo non rinuncia a firmare l’ennesimo richiamo massonico: la scala forma un disegno ad otto, che, coricato, è un simbolo particolarmente caro agli illuminati: l’infinito.</p>
<p>Da metà settecento le sorti di San Giovanni a Carbonara cominciano a cambiare. La città di <strong>Napoli</strong> aveva bisogno di una Caserma nuova. Ed ecco riconvertiti alcuni locali di San Giovanni in quella che, successivamente all&#8217;Unità d’Italia, diventerà la <strong>Caserma Garibaldi</strong>. Non si può non citare tra le cose notevoli di San Giovanni a Carbonara, La Crocefissione, del Vasari, che si può ammirare ancora oggi in Sacrestia, o la Cappella Recco, che ospita un presepe del 1400, inizialmente fornito di 45 pastori originali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/02/27/san-giovanni-carbonara-delle-chiese-piu-belle-napoli/">San Giovanni a Carbonara, una delle chiese più belle di Napoli</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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