Conte vuole fare il ‘capuziello’ con Draghi ma è solo il burattino di Grillo

Prima il voto sull’invio di armi all’Ucraina, poi le misteriose telefonate tra DraghiGrillo nelle quali il premier avrebbe chiesto al comico di fare fuori dal Movimento 5 Stelle il suo leader Giuseppe Conte. Quest’ultimo si è risentito ma se fossi stato in lui avrei reagito in modo esattamente contrario: sarei stato felice della considerazione che il Primo Ministro avrebbe avuto di me.

Conte, Draghi e Grillo

La verità? Credo che il discorso sia molto più semplice del previsto. Siamo alla fine dell’attuale legislatura. I partiti si stanno preparando alle elezioni del 2023. Coloro in maggiore difficoltà hanno per ora una sola ed unica strategia: quella di ‘picconare’ il governo. E tra questi, che tra l’altro fa parte della maggioranza, c’è il Movimento 5 Stelle. Il partito grillino (non solo per aggettivo ma perché realmente comandato dal comico genovese) è in una fase del tutto calante.

Da uomo mite a ‘capuzziello’

Il consenso politico nei suoi confronti è ai minimi termini. Il Movimento 5 Stelle è stato in grado di fare una strage dei milioni di voti presi nel 2018. L’ultimo capitolo della sceneggiata scritta più di 10 anni fa da Gianroberto Casaleggio è stato quello dello strappo di Luigi Di Maio, attuale Ministro degli Esteri. Al povero Conte, dal ruolo di passacarte di Salvini, poi da quello di ‘Avvocato del popolo‘ nel governo targato Partito Democratico e infine da quello di burattino di Grillo, non è rimasto altro che l’abito della cosiddetta ‘testa di legno‘ di un movimento (ormai partito di sistema) completamente allo sbando.

Il burattino del comico

Così da uomo mite ed educato, Conte è diventato il principale ‘avversario’ di Draghi. Ma pare che l’ex premier sia inconsapevole del fatto che il suo vero ‘nemico’ è proprio Beppe Grillo. Forse quest’ultimo ha un leggero timore del favore elettorale che ancora oggi l’Avvocato del popolo conserva. Ed ecco, forse, spiegata la sua contorta linea politica: facciamo un’opposizione di facciata a Draghi ma da governo non si esce. E al povero Conte non resta che interpretare un altro ruolo, quello del ‘dsturbatore‘, ovvero di colui che con i media minaccia la crisi di governo (in un momento dove invece sarebbe necessaria estrema responsabilità) ma che poi internamente deve sottostare ai diktat di chi con Draghi tratta sul serio: Grillo.

redazione

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