Oggi Flavio Briatore ha persino annunciato che vuole aprire una pizzeria a Napoli. Dopo giorni di polemiche e insulti l’imprenditore che ha ‘osato’ offendere la pizza napoletana ha parlato della città come una luogo che ha sempre avuto nel cuore. Non prima di aver affermato che a lui la pizza partenopea non piace. Ha anche aggiunto che a Salerno la fanno meglio. E questo dopo essersi mostrato stupito di quanto la pizza costi nel capoluogo campano.
Ovviamente il ‘popolo‘ napoletano, con i soliti noti a capo della banda, ha abboccato all’esca (consapevole o meno non lo sappiamo) di Briatore. Quest’ultimo e la sua pizza hanno ricevuto tanta di quella pubblicità gratis che neanche lo stesso imprenditore avrebbe potuto sperare di meglio. Sarebbe interessante conoscere quanti coperti farà Briatore nelle prossime settimante. Ma anche quanti ne faranno i pizzaioli scesi in piazza in questi giorni pronti a cavalcare l’onda ‘anti-Briatore‘.
Per carità massimo rispetto per la tradizione napoletana e per un prodotto secolare (ma che ha ormai lasciato le sue radici ‘popolare‘ per approdare nei porti del ‘gourmet‘). E soprattutto per tutti quegli imprenditori, pizzaioli e lavoratori del settore che rappresentano la parte sana di Napoli. Però ci siamo trovati di fronte all’ennesimo esempio di quanto ai napoletani piace essere ‘piagnoni’. La formula è nota, basta attaccare la città su tutto ciò che è folcloristico e popolare e l’obiettivo è raggiunto: giorni interi di polemiche sono garantiti. Un modo semplice e gratuito per far parlare i media e l’opinione pubblica di un qualsiasi tema.
“Fatte ‘na pizza c’a pummarola ‘ncoppa vedrai che il mondo poi ti sorriderà. Fatte ‘na pizza e crescerai più forte nessuno nessuno più ti fermerà“, scriveva, cantava e suonava Pino Daniele che però nel testo di questo suo brano intonava anche: “SOS alla nazione, noi non vogliamo questa tradizione“. Vanno bene la pizza, il mandolino e il ‘pallone‘ però non dimentichiamo anche altro e cioè che la ricchezza culturale e storica di questa città, le sue bellezze naturali, sono incastrate in un degrado senza fine.
Ci indigniamo se i Briatore o i Cruciani di turno ci attaccano (e quest’ultimo si diverte e lo fa apposta perché già conosce la reazione della massa che spesso si rivela davvero stupida) ma siamo inermi di fronte alle strade distrutte, all’illuminazione che non funziona, ai trasporti inefficienti, alla spazzatura che continua a travolgerci, alla criminalità (troppo spesso giovanile), all’abusivismo, al verde scomparso. Le vere mobilitazioni, quello del famoso ‘orgoglio partenopeo‘, dovrebbero esserci per questi temi se davvero tenessimo a questa città. Ma a Napoli, forse, è meglio se ci “scurdámmo ‘o ppassato” per andare a mangiarci una pizza.
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