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	<title>canzone napoletana Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>canzone napoletana Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>Intervista a Pino Mauro: &#8220;La canzone napoletana è morta. Non ci sono né talenti, né valori&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2020 13:30:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un fiume in piena fatto di schiettezza e sincerità. Gli stessi valori che il Maestro Pino Mauro ha trasmesso alla sua arte: quella di autore, cantante e interprete tra i più importanti della musica napoletana. Pino Mauro non è stato solo il protagonista di un&#8217;intervista per VocediNapoli.it, la nostra è stata una piacevole chiacchierata che ha affrontato [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un fiume in piena fatto di schiettezza e sincerità. Gli stessi valori che il Maestro <strong>Pino Mauro</strong> ha trasmesso alla sua arte: quella di autore, cantante e interprete tra i più importanti della musica napoletana. <strong>Pino Mauro</strong> non è stato solo il protagonista di un&#8217;intervista per <em>VocediNapoli.it</em>, la nostra è stata una piacevole chiacchierata che ha affrontato più aspetti.</p>
<p>Dalla canzone si è passati a quei valori sociali che, &#8220;<em>oggi non ci sono più. Le famiglie non sono unite come un tempo, i giovani sono allo sbando e questo si è ripercosso anche nell&#8217;arte e la musica</em>&#8220;. Per il <strong>Maestro</strong>, il futuro della canzone napoletana è negativo perché, &#8220;<em>non c&#8217;è più cultura. Vincono l&#8217;ignoranza e il consumismo. C&#8217;è una grande spaccatura tra quello che è il popolo, la gente, e quelli che sono i valori fondamentali del vivere civile</em>&#8220;.</p>
<p>Dagli inizi di una carriera decennale (presto <strong>Pino Mauro</strong> festeggerà  <strong>68 anni</strong> di attività), al connubio con <strong>Mario Merola</strong> (una &#8216;rivalità&#8217; artistica vissuta con grande lealtà e rispetto), ai tour mondiali, agli screzi (ancora da chiarire) con <strong>Nino D&#8217;Angelo</strong> e <strong>Gigi D&#8217;Alessio</strong> e ad un futuro come attore (&#8220;<em>vorrei avere 20 anni in meno, ho ancora tante cose da fare</em>&#8220;), <strong>Pino Mauro</strong> si è raccontato al nostro giornale con lo stile che lo ha da sempre contraddistinto.</p>
<p><strong>Come è iniziata la sua carriera e in particolare quale aneddoto ricorda?</strong><br />
<em>Ci sono troppi episodi che dovrei raccontare. Posso dire che artisti si nasce e il mio talento ha iniziato ad esprimersi già all&#8217;età di 11 anni. Era il dopo guerra. Vivevo con la mia famiglia a Villaricca e facevamo fatica anche a mangiare. Ma eravamo uniti, stavamo insieme a tavola, si parlava e i miei genitori mi trasmettevano quei valori che oggi non ci sono più. Per questo nonostante fossi un ragazzino mi sentivo già un uomo. Ricordo come fosse oggi che prendevo il tram per venire a Napoli. Seguivo le lezioni di canto del Maestro Mino Campanino al Teatro San Carlo. Il mio primo disco, un 78 giri che conservo con amore, lo incisi con la casa discografica di Caterina Caselli &#8211; la Compagnia Generale del Disco, CGD &#8211; che mi scritturò per tre mesi. Ricordo ancora che su una facciata del disco c&#8217;ero io con &#8216;Doje stelle só&#8217; cadute&#8217; di Sergio Bruni e sull&#8217;altra c&#8217;era Johnny Dorelli. Poi, a 15 anni, partecipai ad uno spettacolo dedicato alla Piedigrotta al Teatro Augusteo, finché non vinsi un concorso alla Rai con &#8216;Ammore amaro&#8217;. Ricordo ancora quando andavo a registrare presso gli studi di vico della Neve a Napoli, una stradina della Riviera di Chiaia: si registrava in diretta su otto tracce, sette erano per l&#8217;orchestra, una per il cantante. Cose inimmaginabili per i musicisti di oggi. Poi c&#8217;è stata quella vicenda giudiziaria finita bene ma che mi impedì di prendere il treno definitivo verso il successo. Mi è rimasta impressa una domanda dei giudici:&#8217;Ma lei cosa ci fa qui?&#8217;. Era evidente che fu un caso montato ad arte da qualche collega invidioso che non vedeva di buon occhio il mio percorso artistico.</em></p>
<p><strong>Che ricordo ha di Mario Merola?</strong><br />
<em>Mario Merola veniva ogni giorno al Teatro 2000 di Alfredo Rizzieri. Si sedeva in platea e mi guardava. Ascoltava le mie esibizioni. All&#8217;epoca cantavamo &#8216;Malufiglio&#8217; una cover del brano scritto da Chiarazzo. Poi con una prima retribuzione di 500 mila lire nacque il primo 45 giri. Per Mario Merola ho sempre avuto grande rispetto. Anche lui è stato un artista con la &#8216;A&#8217; maiuscola. Aveva i suoi pregi e difetti come tutti. Cantava i brani di Sergio Bruni finché non trovò ed espresse la sua vera personalità artistica. A legarci, in un certo qual modo, è stato Giacomo Rondinella. Quest&#8217;ultimo scritturò Merola che però passò Alla King di Aurelio Fierro e la moglie Marisa che gli offrirono 12 milioni. Io, invece, ero con la Pollio ed era da poco uscita la canzone &#8216;o Fuorilegge. A quel punto Rondinella decise di farmi una proposta difficile da accettare: un contratto da 45 milioni. Con lui incisi &#8216;Nun t&#8217;aggia perdere&#8217;. Poi Merola decise di tornare con Rondinella e quest&#8217;ultimo chiese un mio parere. Io gli risposi: &#8216;Decidi tu&#8217;. E fu così che nacque uno dei connubi più importanti della storia della musica napoletana. Eravamo leali e rispettosi l&#8217;uno dell&#8217;altro quindi nessuno invadeva la scena altrui. Abbiamo girato il mondo e portato Napoli ovunque</em>.</p>
<p><strong>Come sta oggi la musica napoletana?</strong><br />
<em>La canzone napoletana è morta. Non ci sono più figure di talento e impresari capaci di far sbocciare nuovi artisti. Oggi una canzone ha successo un anno, poi dopo ti dimentichi il nome di chi l&#8217;ha cantata. Tutto questo è legato al decadimento generale della società e della politica. Si privilegia l&#8217;amico e il commercio all&#8217;artista, al musicista e al cantante. Non ci sono più i valori di una volta e quindi siamo costretti a seguire tutto quello che viene propinato in televisione e sui social che non hanno nulla di artistico. Oggi vanno di moda i rapper e i trapper ma in realtà è come se fossero dei miei nipoti. Io sono stato tra i primi a cantare le storie di strada. Si tratta del &#8216;genere di cronaca&#8217; che ho inventato e lanciato negli anni &#8217;70, insieme ai miei autori d&#8217;allora Ilio e Moxedano, per dare nuova linfa alla musica napoletana. Era il periodo dei film western di Leone con le musiche di Morricone. L&#8217;idea era di riproporre quelle storie in chiave moderna e napoletana. Così si parlava dei &#8216;guappi&#8217;, i veri uomini d&#8217;onore di una volta non come quelli di oggi, e delle loro sfide e avventure, spesso caratterizzate da una forte figura femminile e dal tradimento d&#8217;amore</em>.</p>
<p><strong>Cosa pensa del fenomeno neomelodico?</strong><br />
<em>Non mi piace per niente. È relegato ad una fascia popolare del Sud molto particolare. Ancora mi chiedo come possano avere successo alcuni personaggi che non hanno nulla a che fare con la musica e la canzone. Ma la colpa è di chi li segue e gli dà importanza. Non saprei definire il loro spessore artistico e culturale che credo sia di bassissimo livello</em>.</p>
<p><strong>Nino D&#8217;Angelo e Gigi D&#8217;Alessio</strong><br />
<em>Sto ancora aspettando un confronto con entrambi. Vorrei che ci incontrassimo e ci guardassimo negli occhi per chiarire alcune cose. D&#8217;Alessio sarà anche un bravo musicista, così come D&#8217;Angelo un buon autore ma non credo siano dei grandi artisti e cantanti. Anzi, anche loro hanno aperto un pò le porte a questo genere neomelodico che non ha nulla a che vedere con la canzone napoletana. Cantano un napoletanismo che non c&#8217;è più. Un fenomeno privato di determinati valori e aspetti culturali che in passato avevano molta importanza. Ricordo che l&#8217;ultima volta che ho visto D&#8217;Angelo è stato all&#8217;Hotel Fenice a Milano, era il 1987. Da allora lo sto ancora aspettando. Poi, mi chiedo, se tu sai cantare perché alcune canzoni come la mia &#8216;Si felice&#8217; o &#8216;Povero amore&#8217; di Trevi non le ha cantate lui? Invece aspettava che uno di noi scriveva qualche brano per poi riprenderlo. È stato fortunato come Gigi D&#8217;Alessio che quando ancora si chiamava &#8216;Luigi&#8217;, era il 1989, non volle che uscissi anche io sul palco dell&#8217;Ariston a Sanremo</em>.</p>
<p><strong>A proposito le è piaciuto l&#8217;ultimo Festival di Sanremo?</strong><br />
<em>Non è più il Festival di una volta. Lo show non mi è piaciuto. Tutto è ormai basato sull&#8217;intrattenimento mentre la musica fa solo da comparsa. È una carnevalata senza identità. Si lasciano gli artisti a casa per dare spazio ad altri personaggi. Non comanda più la musica, ma il mercato e i favori politici. Il problema, oltre che culturale, è proprio questo. Ci sono persone messe li che non hanno le competenze. Ad esempio Amadeus, ha fatto un buon lavoro, ma lui è solo un conduttore non può fare il Direttore artistico. Questo è un ruolo che deve competere a chi ne capisce di musica. Ma basta guardare i volti delle autorità e dei giornalisti in platea. Quelli che comandano sono gli stessi del passato, non c&#8217;è cambiamento, non c&#8217;è innovazione e tutto questo penalizza il pubblico. In questo è la Rai ad uscirne davvero male</em>.</p>
<p><strong>Come mai non si fa più il festival di Napoli?</strong><br />
<em>A causa del comportamento di certi cantanti ed autori del passato legati a determinati politici. Anche li, la fine, ha avuto inizio quando la musica e gli artisti sono stati messi da parte per logiche politiche ed economiche. Iniziarono ad esibirsi personaggi che poco centravano con la musica. Io ho partecipato a sette Festival, dal 1963 al 1980, ma già dal 1970 l&#8217;evento ha iniziato ad andare in decadenza. Infine ci fu un azzardo di un cantante, di cui non voglio fare il nome, che disse di voler mettere una bomba dentro la Rai. Quella polemica fece calare definitivamente il sipario sulla kermesse canora</em>.</p>
<p><strong>Esiste l&#8217;erede di Pino Mauro?</strong><br />
<em>Assolutamente no. Così come non può esistere quello di Mario Merola. Si tratta di artisti inimitabili. Voci e stili che non si possono replicare. Noi siamo artisti veri e per questo unici</em>.</p>
<p><strong>Che sorprese ci sono nel futuro del Maestro?</strong><br />
<em>Io vorrei avere 20 in meno perché ho ancora tante cose da fare. Il prossimo appuntamento è fissato per fine anno, dove insieme alla cantante di origini tunisine M&#8217;Barka Ben Taleb, farò uno spettacolo sulla musica napoletana dell&#8217;800 e del &#8216;900. Poi mi sto preparando per un grande show dove festeggerò i miei 68 anni di carriera. Nel frattempo ho in cantiere tre film: uno, &#8216;Il ladro di cardellini&#8217;, mi vedrà recitare al fianco di Nando Paone, un altro è relativo ad un documentario basato sulla mia vita e poi c&#8217;è un terzo lungometraggio in progettazione ma preferisco non svelarvi la sorpresa. Infine, ho l&#8217;esclusiva con Agostino Russo per le feste di piazza, un modo per continuare ad esprimere la mia musica, la mia arte, a contatto con la gente</em>.</p>
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		<title>Fenesta ca lucive e la triste storia d&#8217;amore che l&#8217;ha ispirata</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/05/09/fenesta-ca-lucive-la-triste-storia-damore-lha-ispirata/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2017 19:52:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[canzone napoletana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono canzoni napoletane che hanno fatto la storia della Musica Italiana, nell'elenco non poteva ovviamente mancare l struggente 'Fenesta ca lucive' [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2017/05/09/fenesta-ca-lucive-la-triste-storia-damore-lha-ispirata/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Fenesta ca lucive e la triste storia d&#8217;amore che l&#8217;ha ispirata</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le favole, anche quelle più tristi, iniziano, di solito, con &#8216;<em>Tanto tempo fa&#8230;</em>&#8216; e si concludono con uno speranzoso &#8216;<em>E vissero tutti felici e contenti</em>&#8216;. Le favole, ovviamente. Perché la vita reale non sempre sorride. Il più della volte languisce malinconica mentre tutto intorno la vita continua a scorrere come se alcuna tragedia l&#8217;avesse mai sfiorata. E così anche il saluto di addio di un giovane innamorato alla sua bella si trasforma in un canzone toccante e commovente che affonda le sue radici, molto probabilmente, in <strong>Sicilia</strong>, a <strong>Carini</strong>, nella <strong>valle di Mazzara</strong> dove pare esistesse quella famosa &#8220;<em>fenesta ca lucive e mo nun luce</em>&#8220;.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-64307 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/fenesta-ca-lucive.jpg" alt="" width="500" height="443" /></p>
<p>Correva l&#8217;anno 1563. <strong>Caterina La Grua</strong>, una giovane e bella contessa, era stata costretta a trascorrere la sua intera esistenza confinata in un castello. Si innamorò di <strong>Vincenzo Vernagallo</strong>, un nobile cavaliere. La loro storia d&#8217;amore venne però scoperta dal padre della nobildonna, un tale barone <strong>Vincenzo La Grua Talamanca</strong>, che si oppose immediatamente alla tresca. Quando si rese conto di non potere nulla contro la forza del loro amore il barone, accecato dalla rabbia e assetato di vendetta, si scagliò contro la sua stessa figlia uccidendola.</p>
<p><strong>Vincenzo Vernagallo </strong>continuò a cercare invano e per molto tempo ancora la sua amata ma non riuscì più a trovarla. La disperazione per l&#8217;amor perduto lo spinse a cantare in siciliano. Poi, non si sa come, i versi giunsero fino a Napoli dove furono trascritti e reinterpretati in una &#8220;foglio volante&#8221; da tale <strong>Mariano Paolella</strong>, di professione tipografo, nato a <strong>Napoli</strong> l&#8217;8 dicembre 1835 dove vi morì il 10 giugno 1868, a soli 33 anni, minato dalla tubercolosi. Se i versi sono da attribuire appunto al giovane autore di canzoni, la musica, secondi alcune tesi, potrebbe essere fatta risalire addirittura a<strong> Vincenzo Bellini</strong>.</p>
<p>Leggenda vuole ch&#8217;egli l&#8217;abbia composta durante il soggiorno giovanile a Napoli. <strong>Salvatore Di Giacomo</strong> definì &#8216;<strong>Fenesta ca lucive</strong>&#8216; come &#8220;<em>la più bella, la più tenera, la più umana canzone ch&#8217;è stata tenuta fin quà per cosa nostra</em>&#8220;. Eppure, nonostante la struggente malinconia da essa emanata, il brano fu ritenuto di cattivo presagio per molto tempo, poiché pare che la prima volta che fu presentato crollo&#8217; il palco.</p>
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		<title>Core &#8216;ngrato, la storia e le curiosità su una delle canzoni napoletane più belle</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/05/05/core-ngrato-la-storia-le-curiosita-delle-canzoni-napoletane-piu-belle/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 May 2017 15:12:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[canzone napoletana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si parla di Core 'ngrato a Napoli, oggi, si pensa solo a Gonzalo Higuain. Eppure in passato altri giocatori si sono meritati questo nomignolo anche se il brano era stato ispirato da tutt'altri sentimenti [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2017/05/05/core-ngrato-la-storia-le-curiosita-delle-canzoni-napoletane-piu-belle/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Core &#8216;ngrato, la storia e le curiosità su una delle canzoni napoletane più belle</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Impossibile resistere al richiamo di un cuore straziato, al pianto di un&#8217;anima lacerata a causa di un amore non corrisposto soprattutto se appartenente ad un napoletano costretto, oltretutto, a vivere lontano dalla sua amata Terra. Non è un caso che alcune delle più belle canzoni partenopee siano state composte a migliaia chilometri di distanza dal capoluogo campano. La musica di <strong><em>‘O Sole mio</em></strong> fu, ad esempio, ideata in Russia. Anche <em><strong>Core &#8216;ngrato </strong></em>può<em><strong> </strong></em>vantare un&#8217;origine simile. Fu, infatti, scritta nel 1911 a New York da due emigrati italiani e portata al successo da <strong>Enrico Caruso</strong> tanto che in poco tempo diventò un trionfo mondiale.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-63670 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/core-ngrato.png" alt="" width="924" height="521" /></p>
<p>Il tenore italiano era particolarmente legato a questa canzone che sentiva molto vicina soprattutto a causa del testo scritto da<strong> Alessando Sisca </strong>sotto lo pseudonimo di <strong>Riccardo Cordiferro</strong> <em>. </em>Il giornalista italiano si era lasciato ispirare per la stesura di uno dei capolavori della canzone napoletana dalla sua tormentata storia d’amore con <strong>Ada Giachetti</strong>, conclusasi tristemente poi nelle aule di un tribunale. La canzone venne musicata dal Maestro <strong>Salvatore Cardillo</strong>, il quale preferiva dedicarsi alla composizione di romanze considerate più auliche. Infatti, non appena venne a conoscenza del successo riscosso da <strong><em>Core &#8216;ngrato</em></strong>, non trascorse molto tempo prima che il Maestro definisse la sua stessa creatura una vera e propria porcheria.</p>
<p>Non la pensarono fortunatamente allo stesso modo artisti del calibro di <strong>Giuseppe Di Stefano</strong>, <strong>Beniamino Gigli</strong>, <strong>Tito Schipa</strong>, <strong>Luciano Pavarotti</strong>, <strong>Placido Domingo</strong>, e <strong>José Carreras, <em>Luciano Taioli</em>, <em>Nilla Pizzi</em>, <em>Sergio Bruni</em>, <em>Claudio Villa</em> </strong>e<strong> <em>Andrea Bocelli</em></strong> che decisero di interpretarla. Per non parlare poi di <strong>Roberto Murolo</strong> che, nel 1964, la inserì nella sua <em>Antologia cronologica della canzone partenopea</em>. Qualche anno dopo, esattamente nel 1996, anche <strong>Mina</strong> volle omaggiare <em>Core &#8216;ngrato</em> pubblicando il brano all&#8217;interno dell&#8217;album Napoli.</p>
<p>Nonostante l&#8217;amore smisurato per questa canzone, in ambito calcistico, <em>Core &#8216;ngrato </em>è un titolo che viene affibbiato ad un calciatore considerato dal tifo partenopeo un traditore irriconoscente. Il 7 Aprile 1975 toccò a <strong>Josè Altafini</strong>, passato alla squadra bianconera tre anni prima, che siglò, a soli due minuti dalla fine, la vittoria della <strong>Juventus</strong> contro il Napoli per 2 a 1 ponendo così fine ai sogni di gloria degli azzurri, in quel momento secondi in classifica. Recentemente, invece, si è meritato questo triste nomignolo <strong>Gonzalo Higuain</strong>, colpevole di essersi macchiato di alto tradimento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/05/05/core-ngrato-la-storia-le-curiosita-delle-canzoni-napoletane-piu-belle/">Core &#8216;ngrato, la storia e le curiosità su una delle canzoni napoletane più belle</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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		<title>&#8220;Torna a Surriento&#8221;, la vera storia di una delle canzoni napoletane più famose al mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Apr 2017 11:23:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[canzone napoletana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono canzoni napoletane il cui significato è ben diverso da quello conosciuto dalla maggior parte dei cultori della Musica [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono echi di leggende che una volta decaduti continuano a risuonare imperturbabili come se la verità non li avesse minimamente sfiorati. Nonostante ormai tutti conoscano la realtà che si cela dietro il testo della canzone &#8216;<em><strong>Torna a Surriento</strong></em>&#8216;, giova sempre ribadire ciò che qualche sparuto individuo ancora ignora sull&#8217;argomento. I fatti sono semplici. Questo capolavoro della musica napoletana, che sembra rivolto ad una innamorata lontana, in realtà è stato dedicato ad un uomo. Siamo nel 1902, più precisamente tra il 15 e il 17 settembre.</p>
<p><strong>Giuseppe Zanardelli</strong>, l&#8217;allora Presidente del Consiglio, per mantenere fede ad un impegno assunto nel marzo del 1901 si recò in visita ufficiale a <strong>Sorrento</strong> prima di proseguire alla volta della Basilicata. Lo scopo del suo viaggio era quello di vedere con i propri occhi i problemi che affiggevano una delle regioni più povere della penisola in modo tale da sviluppare al meglio il progetto di intervento straordinario dello Stato nel Mezzogiorno. E fu proprio in quel di Sorrento che Zanardelli divenne protagonista, a sua insaputa, di un episodio abbastanza curioso.</p>
<p>Giuseppe decise di alloggiare presso il <strong>Grand Hotel</strong> della città, di proprietà del sindaco <strong>Guglielmo Tramontano</strong>. A quei tempi la situazione a Sorrento era catastrofica. Strade sconnesse, case diroccate, servizi inesistenti. Per invogliare l&#8217;illustre ospite a fare qualcosa per Sorrento, il sindaco chiese ad <strong>Ernesto e Giambattista De Curtis</strong> di comporre una canzone in onore di Giuseppe Zanardelli. I due però non fecero quanto richiesto. Si limitarono infatti ad aggiungere solo due quartine ad canzone che, in realtà, era stata già composta otto anni prima, per la precisione nel 1894.</p>
<p>L&#8217;allora Presidente del Consiglio apprezzò moltissimo la dedica tanto da ricambiare la gentilezza ricevuta con la costruzione di un ufficio postale e di una rete fognaria. Questa è la leggenda. In realtà <strong>Guglielmo Tramontano</strong>, il sindaco di Sorrento, voleva solo far sentire la vicinanza della popolazione a Giuseppe Zanardelli. Nella dedica non vi era affatto una seconda intenzione. Dopo un paio d&#8217;anni dal suo debutto ufficiale &#8216;Torna a Surriento&#8217; partecipò alla <strong>festa di Piedigrotta</strong> divenendo un successo internazionale.</p>
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