Da sinistra Eduardo Contini, Raffaele Cutolo e Giuseppe Lo Russo
Una sentenza che farà discutere ma che va come sempre rispettata. Un caso che va avanti da più di 30 anni e che riguarda uno dei tanti omicidi di camorra. Il protagonista è Gaetano Ruffa cutoliano doc ucciso nel 1983. Dopo anni la giustizia ha fatto luce sulla vicenda condannando in primo grado lo scorso anno i boss Eduardo Contini detto o Romano e Giuseppe Lo Russo (entrambi attualmente detenuti al regime carcerario del 41 bis) a 30 anni di carcere. Oggi la svolta, infatti, la Seconda Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Napoli ha riconosciuto le circostanze attenuanti generiche per gli imputati riducendo la pena detentiva a 16 anni.
Una vittoria per gli avvocati difensori Raffaele Chiummariello, Paolo Trofino (legali difensori di Contini), Antonio Abet e Mario Valentino (legali difensori di Lo Russo) che hanno visto con questa sentenza praticamente dimezzare la pena nei confronti dei loro assistiti.
Gaetano Ruffa o Scatolaro è stato ucciso 35 anni fa, nel 1983 a Napoli a piazza Carlo III. È stato anche lui una delle tante vittime della guerra tra la Nuova Camorra Organizzata (NCO) capeggiata da Raffaele Cutolo o Professore e la Nuova Famiglia (NF) guidata dai clan della città (Giuliano, Misso, Zaza–Mazzarella, Contini, Lo Russo, Sarno) con a capo i Nuvoletta di Marano e Carmine Alfieri di Nola (alleati a loro volta con i Gionta di Torre Annunziata e Antonio Bardellino dei Casalesi).
L’anno successivo, nel 1984, le indagini si fermarono a causa dei scarsi indizi a disposizione degli inquirenti. Poi grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Ettore Sabatino (storico affiliato del clan Lo Russo), gli investigatori sono stati in grado di ricostruire l’omicidio e risalire ai mandanti e agli esecutori. Le affermazioni di Sabatino hanno trovato riscontro nelle dichiarazioni di altri pentiti, come Giuseppe Misso, Salvatore Lo Russo e Salvatore Torino e confermate attraverso dati oggettivi. Lo stesso Sabatino ha ucciso Ruffa su ordine di Contini e Lo Russo. Il delitto avrebbe aperto la strada a o Romano nel prendere il controllo del quartiere napoletano di San Giovaniello.
Eduardo Contini è stato arrestato nel 2007 dopo anni di latitanza. Proprio lo scorso 28 dicembre c’è stata una sentenza in primo grado del Tribunale di Napoli che ha condannato a circa sei secoli di carcere 68 esponenti del clan. Un processo che ha evidenziato la potenza economica e finanziaria del sodalizio. Giuseppe Lo Russo è stato invece arrestato nel 1998 in Spagna a Malaga. L’ex boss dei Capitoni di Miano detiene un primato: è l’unico dei suoi fratelli a non essersi pentito. Proprio per la collaborazione con la giustizia dei massimi esponenti dell’organizzazione criminale e i tanti blitz effettuati dalle forze dell’ordine (l’ultima lo scorso mese di novembre), il clan è stato messo in gravi difficoltà ed è diventato preda di altri sodalizi che hanno iniziato a prenderne il posto per il controllo del territorio in cui un tempo erano egemoni i Capitoni.
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