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	<title>teatro Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>È il giornale on line della città partenopea: informazione a 360°, cronaca che copre tutti i quartieri della città; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>teatro Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>Riaprono cinema, teatri e discoteche: tutte le regole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2020 09:15:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 15 giugno riaprono cinema, teatri e discoteche. L’Italia torna“in pista” ma con alcune limitazioni. Le discoteche potranno organizzare serate solo all’aperto e non sarà possibile consumare i drink al bancone. Le regole in discoteca Proibiti i balli di coppia, quindi niente lenti e lisci, per evitare il contatto. Bisognerà mantenere la distanza di due [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I<strong>l 15 giugno riaprono cinema, teatri e discoteche</strong>. L’Italia torna“in pista” ma con alcune limitazioni.<strong> Le discoteche</strong> potranno organizzare serate solo all’aperto e non sarà possibile consumare i drink al bancone<strong>. </strong></p>
<h2><strong>Le regole in discoteca</strong></h2>
<p><strong>Proibiti i balli di coppia</strong>, quindi niente lenti e lisci, per evitare il contatto. Bisognerà mantenere la distanza di due metri mentre si balla. Inoltre, viene fortemente consigliato l’allestimento di percorsi differenziati per l’entrata e l’uscita.<strong> Obbligo di mascherina</strong> per tutti i clienti quando non sarà possibile rispettare il distanziamento, mentre è sempre obbligatoria per il personale di servizio. Ripartiranno poi anche congressi, in cui è previsto che gli uditori ed il personale d’assistenza dovranno indossare la mascherina per l’intera durata dell’evento. E poi: via libera ai banchetti nei ristoranti e alle feste nei locali pubblici. Sempre dal 15 potranno riaprire il mondo delle sale giochi e scommesse.</p>
<h3>Riaprono anche cinema e teatri</h3>
<p>Per quanto riguarda <strong>cinema e teatri,</strong>  si dovrà effettuare la prenotaizone unicamente online. Si potranno occupare una poltrona ogni due, e a file alternate. Il personale dovrà sempre indossare mascherina e guanti. Massimo duecento spettatori al chiuso, mille all’aperto per spettacoli e concerti.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">La conferenza delle Regioni ha approvato le linee guida per tutti i settori esclusi nel precedente decreto, il  presidente <b>Stefano Bonaccini</b></span><span style="font-weight: 400;">, ha chiarito: </span><i><span style="font-weight: 400;">&#8220;</span></i><em><span style="font-weight: 400;">L’obiettivo è quello di dare un contributo per rimettere velocemente in moto il Paese, in condizioni di sicurezza, nella fase post-emergenza Covid-19&#8243;.</span></em></p>
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		<title>Gigi Savoia protagonista al teatro Totò con la commedia &#8220;I casi sono due&#8221; di Armando Curcio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Nov 2018 09:45:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[colonna2]]></category>
		<category><![CDATA[gigi savoia]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da giovedì 8 novembre a domenica 18 novembre, nello storicizzato Teatro Totò diretto da Gaetano Liguori, va in scena la farsa &#8220;I casi sono due&#8221; capolavoro dell&#8217;autore, giornalista ed editore, Armando Curcio. Presentata dall&#8217;attore Gigi Savoia che firma anche la regia e con la partecipazione di Renato De Rienzo, la brillante messinscena scritta nel 1941, [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da giovedì 8 novembre a domenica 18 novembre, nello storicizzato <strong>Teatro Totò</strong> diretto da <strong>Gaetano Liguori</strong>, va in scena la farsa &#8220;<em>I casi sono due</em>&#8221; capolavoro dell&#8217;autore, giornalista ed editore, <strong>Armando Curcio</strong>. Presentata dall&#8217;attore <strong>Gigi Savoia</strong> che firma anche la regia e con la partecipazione di <strong>Renato De Rienzo</strong>, la brillante messinscena scritta nel 1941, è stata resa celebre dall&#8217;interpretazione di <strong>Peppino De Filippo</strong>, che al protagonista di questa vicenda s&#8217;ispirò per il celebre personaggio di “<em>Pappagone</em>”, creato per la trasmissione televisiva “<em>Scala Reale</em>”.</p>
<p>Un testo di macchietta farsesca efficace e senza cadute, che per solidità e assenza di pretese intellettuali fa pensare a certa scrittura teatrale anglosassone, capace di costruire meccanismi comici ad orologeria. La storia è un&#8217;ennesima rivisitazione del tema dell&#8217;agnizione, del riconoscimento, già caro a Plauto più di duemila anni fa e ripreso negli ultimi secoli da tantissimi drammaturghi e romanzieri: un padre cerca il figlio mai conosciuto, crede di averlo trovato, gli indizi lo conducono a un altro ragazzo, alla fine scopre con sollievo che il legame di sangue è con il primo.</p>
<p>La vicenda è ambientata nella Napoli degli anni ‘40, in casa del barone Ottavio Del Duca e della moglie Aspasia. I due coniugi vanno d’accordo ma le loro giornate, pur senza screzi, procedono mestamente verso la vecchiaia, senza la consolazione di un figlio, di un erede, che non hanno potuto avere. La baronessa sublima l’istinto materno nelle esagerate attenzioni verso il vecchio cane; il barone invece somatizza la frustrazione in una serie di malattie psicosomatiche. Finché si decide a rintracciare un figlio illegittimo, nato dalla fugace relazione con una cantante. Quando l’improbabile investigatore contattato dal barone dichiara di aver scoperto l’identità del ragazzo le cose sembrano cambiare, ma la situazione prende subito una piega inattesa: diverse circostanze e coincidenze indicano che l’erede è il cuoco di casa Del Duca, Vincenzo Esposito, bugiardo matricolato e furbone patentato, che si trova così improvvisamente elevato al rango di baronetto. Vincenzo, acquisito il nuovo status di nobile, non perderà occasione per vessare la servitù e sfoggiare un comportamento tutt’altro che aristocratico; la situazione non può dunque che esplodere in una catena di equivoci e rovesciamenti.</p>
<p>“<em>I casi sono due</em>” è un capolavoro di intelligenza e comicità, ricco di colpi di scena che si susseguono fino all’ultimo minuto dello spettacolo, dove un finale imprevedibile e un po’ malinconico riconcilia tutti i fili della trama. Armando Curcio, infatti, rinuncia alla possibile scontata chiusura, sporcando l&#8217;ottimismo e i buoni sentimenti con un&#8217;amarezza più verosimile, più ricercata, più interrogativa. A completare la Compagnia in scena al Teatro Totò , gli attori <strong>Alessandra D&#8217;Ambrosio, Anna D&#8217;Auria, Salvatore Felaco, Carmine Iannone, Marco Lanzuise, Diamante Martone e Francesco Ruotolo</strong>. Le scene sono di <strong>Marco Comune</strong>, i costumi di <strong>Vincenzo Canzanella</strong> ed il disegno luci di <strong>Peppe Sabatino</strong>.</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/I-casi-sono-due-con-Gigi-Savoia-al-Totò-Locandina.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="responsive alignnone wp-image-138856 size-new-custom-size" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/I-casi-sono-due-con-Gigi-Savoia-al-Totò-Locandina.jpg" alt="" width="650" height="897" /></a></p>
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		<title>Impegni non mantenuti, Christian De Sica non va in scena al teatro San Carlo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Dec 2017 15:11:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[christian de sica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una figuraccia ufficializzata il giorno prima. A sorpresa, è stato annullato lo spettacolo &#8220;Christian racconta <strong>Christian De Sica</strong>&#8221; in programma mercoledì 27 dicembre al<strong> teatro San Carlo</strong> di Napoli. Lo annuncia in una nota stampa l&#8217;entourage dell&#8217;artista romano che motiva la decisione &#8220;sofferta&#8221; con le &#8220;<strong>molteplici difficoltà di allestimento e insormontabili ostacoli</strong> alla realizzazione di indispensabili supporti tecnici&#8221;, che &#8220;avrebbero impedito di offrire agli spettatori uno show di livello che giustificasse l&#8217;alto costo del biglietto richiesto, non adeguato alla tipologia della serata&#8221;.</p>
<p>&#8220;Inoltre poiché il promoter della serata non ha rispettato in toto le clausole contrattuali con grave inadempimento degli accordi siglati, il signor De Sica e la ENPI Entertainment, produttrice dello spettacolo, desiderano tutelare gli oltre sessanta professionisti coinvolti, tra orchestrali e staff tecnico, che rischierebbero di non veder retribuito il loro lavoro&#8221;. I biglietti acquistati verranno interamente rimborsati, e De Sica &#8220;desidera ribadire il suo grande amore per Napoli con l&#8217;augurio di poter ritornare presto ad esibirsi in questa meravigliosa città per un pubblico caloroso che gli ha sempre tributato grande affetto&#8221;.</p>
<p>Il Teatro San Carlo, in una nota, &#8220;apprende con grande rammarico dell&#8217;annullamento dello spettacolo CHRISTIAN RACCONTA CHRISTIAN DE SICA per volontà dall&#8217;artista&#8221;. &#8220;La Biglietteria del Teatro di San Carlo &#8211; aggiunge &#8211; è a disposizione di coloro che hanno acquistato il biglietto per le richieste di rimborso&#8221;.</p>
<p><strong>Questa invece l&#8217;annuncio integrale dello staff di De Sica: </strong></p>
<blockquote><p>IMPORTANTE: Ci duole informarvi per conto del Signor Christian De Sica e della ENPI Entertainment che lo spettacolo “Christian racconta Christian De Sica” in cartellone il 27 dicembre prossimo al Teatro San Carlo di Napoli è stato annullato per sofferta decisione dell’artista, mosso dal grande rispetto che ha sempre caratterizzato il rapporto con il suo pubblico. Le molteplici difficoltà di allestimento e gli insormontabili ostacoli alla realizzazione di indispensabili supporti tecnici, avrebbero impedito di offrire agli spettatori uno show di livello che giustifichi l’alto costo del biglietto richiesto, non adeguato alla tipologia della serata. Tutto questo porterebbe a inevitabili e giustificate lamentele del pubblico che si riverserebbero sull’artista e sulla produzione. Inoltre, poiché il promoter della serata non ha rispettato in toto le clausole contrattuali con grave inadempimento degli accordi siglati, il signor De Sica e la ENPI Entertainment, produttrice dello spettacolo, desiderano tutelare gli oltre sessanta professionisti coinvolti, tra orchestrali e staff tecnico, che rischierebbero di non veder retribuito il loro lavoro. Fermo restando che i biglietti acquistati verranno interamente rimborsati, il signor De Sica desidera ribadire il suo grande amore per Napoli e l’augurio di poter ritornare presto ad esibirsi in questa meravigliosa città per un pubblico caloroso che gli ha sempre tributato grande affetto.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fteatrodisancarlo%2Fposts%2F10156136754297342&amp;width=500" width="500" height="473" frameborder="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/12/26/impegni-non-mantenuti-christian-de-sica-non-va-in-scena-al-teatro-san-carlo/">Impegni non mantenuti, Christian De Sica non va in scena al teatro San Carlo</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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		<title>La storia del Teatro San Ferdinando di Napoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Aug 2017 08:04:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando ormai da due secoli a Napoli si costruivano teatri, e nell’ultimo periodo, in particolare, spuntavano in città come frutti di una semina culturale millenaria, due attori del teatro San Carlino, Pasquale Pignata e Giuseppe Di Giovanni, si recarono da Ferdinando IV, re di Napoli, in compagnia del notaio Gaetano Francone, per chiedere al sovrano [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ormai da due secoli a Napoli si costruivano teatri, e nell’ultimo periodo, in particolare, spuntavano in città come frutti di una semina culturale millenaria, due attori del teatro San Carlino, <strong>Pasquale Pignata</strong> e <strong>Giuseppe Di Giovanni</strong>, si recarono da <strong>Ferdinando IV</strong>, re di Napoli, in compagnia del notaio <strong>Gaetano Francone</strong>, per chiedere al sovrano il permesso di costruire un nuovo teatro a <strong>Pontenuovo</strong>, in <strong>via Foria</strong>. Era l’inverno del 1788, e un paio di mesi più tardi la sospirata concessione arrivò. Nasceva, su carta, il Teatro San Ferdinando di Napoli.</p>
<p><strong>Croce</strong> riteneva quindi l’iniziativa fosse partita da Gaetano Francone. C’è chi invece, come <strong>Vittorio Viviani</strong>, attribuisce al principe <strong>Ripa Francesconi di Columbrano</strong> l’idea del teatro che più in là nei secoli sarebbe rimasto legato al nome di <strong>Eduardo De Filippo</strong>. Lo storico e giornalista <strong>Giovanni Artieri</strong> sosteneva invece che il teatro fu edificato grazie alle pressioni dei principi Ripa Franconi di Colobrano, <strong>Fiorino</strong>, <strong>Santobuono</strong> e <strong>Torchiarolo</strong>. Fatto sta che nel 1789 subentra come socio <strong>Diomede Carafa</strong> dei principi di Colobrano, divenuto in seguito proprietario del teatro, e la stesura dello stesso viene affidata all&#8217;architetto <strong>Camillo Lionti</strong>, con la collaborazione dell’altro architetto <strong>Domenico Chelli</strong>, incaricato delle decorazioni.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-82648 size-medium alignleft" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/teatro-san-ferdinando-di-napoli-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" /></p>
<p>Non si concorda nemmeno sulla data di <strong>fondazione del San Ferdinando</strong>. Il Croce la fissa al 1790, il Viviani la pospone invece al 1797-98. Più credibile risulta però la versione di Benedetto Croce, grazie alla presenza di due documenti datati 1790. Nel primo è attestata la richiesta di un certo <strong>Tommaso Tomeo</strong>, il quale invocava la concessione dei giardini in via Foria per ospitare una rappresentazione della sua compagnia teatrale. Il sovrintendente dei <strong>Teatri di Napoli</strong> gli rispondeva ufficialmente che quel terreno era ormai occupato da un nuovo teatro.</p>
<p>Il secondo documento riguarda l’intitolazione del teatro. Il 4 agosto del 1790 la <strong>Deputazione dei Teatri</strong> rispondeva ufficialmente a chi proponeva il teatro venisse dedicato al sovrano vigente, e che fosse quindi chiamato <strong>Ferdinando IV</strong>. Il parere fu negativo, perchè, testualmente, il teatro &#8220;<em>non è stato costruito per il Real comando e a spese Regie</em>&#8220;. Si optò per una soluzione di compromesso: il teatro fu chiamato San Ferdinando, in ottemperanza alla moda vigente di dedicare i teatri ai santi, mantenendo però il nome di Ferdinando.</p>
<p>Questi due documenti rendono più verisimile la storia e la datazione fornita da Benedetto Croce. Si può quindi affermare che nel giro di poco più di un anno il teatro era pronto per l’inaugurazione. 39000 ducati di spesa complessiva assunsero la forma ellittica della platea: i reali potevano assistere agli spettacoli dai due palchetti loro destinati (uno per sovrano e consorte, l’altro per i familiari), mentre a scandire lo spazio verticale vi erano le quattro file di palchi, suddivise ognuna in cinque palchetti, dotati a loro volta di tredici posti a sedere ciascuno (comodissime poltroncine imbottite, per il facoltoso pubblico di nobili napoletani).</p>
<p>Dal 1790 al 1799 il <strong>teatro San Ferdinando</strong> offrì il palcoscenico a opere in musica e balletti. L’inaugurazione stessa presagiva un utilizzo in questo senso, con <strong>Il Falegname di Domenico Cimarosa</strong> (musicista molto in voga ai tempi). Grande rilevanza assunse l’evento del 1810, quando al San Ferdinando fu messa in scena per la prima volta in Italia l’<strong>opera di Shakespeare</strong>, <strong>Otello</strong>, grazie all&#8217;insistenza e alla lungimiranza dell’impresario <strong>Domenico Panza</strong>.</p>
<p>Dal 1820 gli subentrò come impresario <strong>Silvio Maria Luzi</strong>, il quale quasi immediatamente preferì subaffittare ad altri impresari. Cominciò così la lunga ricerca di una identità culturale per il teatro San Ferdinando. Ricerca che sembrava ricominciare ad ogni fallimento, ad ogni idea, ad ogni proposta. Una girandola di generi e forme d’arte che sembrava non aver mai fine, e impedì la formazione di un pubblico stabile ed affezionato.</p>
<p>Nel 1826 l’impresario del teatro San Ferdinando fu <strong>Lugani</strong>, e tentò la via delle opere in musica. Tentativo naufragato, la gestione passa in mano a <strong>Raimondi</strong>, che dal 1831 al 1836 trasforma il palcoscenico del teatro in un’arena per compagnie di dilettanti. Con il cambio di proprietario avvenuto nel 1843, il teatro non sembrò invertire la rotta. <strong>Enrico Del Prete</strong>, subentrato a <strong>Marzio Gaetano Carafa</strong> dei Principi di Colobrano, affidò la struttura a molti impresari diversi, ognuno custode dell’ennesima svolta. Risultato: per 40 anni continuò il solito caleidoscopio indecifrabile di generi e forme d’arte diverse.</p>
<p>Nel 1886, però, la svolta tanto attesa giunge davvero. L’impresario <strong>Luigi Bartolomeo</strong> trova la cifra stilistica giusta per il pubblico napoletano, e non cambia registro. Affida gran parte del “cartellone” alle opere di <strong>Crescenzo di Maio</strong>, e trova negli attori <strong>Federico Stella</strong> e <strong>Giuseppe Pironi</strong> due veri e propri pilastri delle rappresentazioni. Protagonista e antagonista capaci di suscitare le più appassionate reazioni del pubblico, che per il secondo finivano per diventare minacciosi appuntamenti “&#8217;a parte &#8216;e fore” da parte di spettatori particolarmente coinvolti.</p>
<p>Quaranta anni di successi, seguiti a quarant&#8217;anni di maldestri tentativi, sembrarono riportare ai fasti agognati le sorti del San Ferdinando. Poi un ulteriore declino, culminato nella conversione del glorioso teatro in cinematografo, fino alla definitiva rasa al suolo in seguito ai bombardamenti su Napoli del 1943. Toccò all&#8217;indimenticato <strong>Eduardo De Filippo</strong>, cinque anni dopo, comprare il teatro per tentarne l’ennesimo rilancio.</p>
<p>Investì nella ricostruzione tutti i suoi risparmi, si indebitò con le banche, lavorò incessantemente per pagare i lavori. Ma anche De Filippo incontrò difficoltà apparentemente insormontabili. Tutti i suoi progetti finivano nello scioglimento: la Società Imprese Teatrali, le compagnie “<em><strong>Il Teatro di Eduardo</strong></em>” e “<em><strong>La Scarpettiana</strong></em>”, “<em><strong>Il Teatro San Ferdinando s.r.l</strong></em>”, la “<strong><em>Teatrale Napoletana</em></strong>”. Niente sembrava poter decollare lì, finché il figlio di Eduardo, Luca, donò il teatro al Comune di Napoli. Oggi il teatro San Ferdinando è nuovamente operativo, e la sua gestione in mano al “<strong><em>Teatro Stabile di Napoli</em></strong>”.</p>
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