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	<title>boss Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 01 Jul 2024 13:51:43 +0000</lastBuildDate>
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	<title>boss Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>Solo e malato, morto in carcere il boss alleato di Cutolo: &#8220;Giovanni Marandino era in fin di vita&#8221;</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2021/10/15/morto-il-boss-giovanni-marandino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Aversa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Oct 2021 11:41:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[boss]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>
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		<category><![CDATA[garante dei diritti dei detenuti della campania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era detenuto presso il carcere di Poggioreale ma da tempo era malato. Addirittura era caduto in cella, fratturandosi un femore. A causa dell&#8217;aggravarsi delle sue condizioni di salute, era stato trasferito presso l&#8217;ospedale Cardarelli di Napoli. Morto il boss Giovanni Marandino Stiamo parlando di Giovanni Marandino, 84enne ex boss alleato di &#8216;o Professore Raffaele Cutolo, leader della Nuova Camorra Organizzata (Nco). Marandino era [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Era detenuto presso il <strong>carcere di</strong> <strong>Poggioreale</strong> ma da tempo era malato. Addirittura era caduto in cella, fratturandosi un femore. A causa dell&#8217;aggravarsi delle sue <strong>condizioni di salute</strong>, era stato trasferito presso l&#8217;<strong>ospedale Cardarelli </strong>di <strong>Napoli</strong>.</p>
<h2>Morto il boss Giovanni Marandino</h2>
<p>Stiamo parlando di <strong>Giovanni Marandino</strong>, 84enne ex boss alleato di &#8216;<em>o Professore </em><strong>Raffaele Cutolo</strong>, leader della <em>Nuova Camorra Organizzata</em> (<strong>Nco</strong>). <strong>Marandino</strong> era stato arrestato, per <strong>usura</strong>, e trasportato in <strong>carcere</strong> lo scorso mese di <strong>febbraio</strong>.</p>
<h3>Morto il boss Giovanni Marandino: le dichiarazioni del Garante Ciambriello</h3>
<p>&#8220;<em>Marandino era una persona anziana con un passato con precedenti penali ma questo giustifica il fatto che da Febbraio di quest’anno sia stato fatto morire nell’assoluta solitudine senza il conforto dei familiari presso L’ospedale Cardarelli di Napoli? La tutela della salute, della vita e dell’età avanzata sono prioritarie rispetto alle misure cautelari? Io credo che è questa la domanda da porci, non solo per umanità, che negli ultimi tempi pare sia diventata merce rara, ma anche per misurare l’efficienza e l’efficacia di un sistema penale e detentivo che rimuove ogni problema trincerandosi dietro a vincoli burocratici e un gioco a rimpiattino sulle diverse competenze.</em></p>
<p><em>Da mesi, più volte interpellato dai familiari, ho seguito il caso di Giovanni in carcere e sono andato domenica scorsa a trovarlo in Ospedale al Cardarelli. Davanti a me un vecchio in fin di vita non in grado di intendere e volere. Tra l’altro in cella a Poggioreale era recentemente caduto, spezzandosi il femore, ed subendo un’operazione; non poteva nemmeno usufruire dell’ora d’aria e, considerate le sue patologie, gli era stato assegnato un piantone. Una persona anziana arrivata in carcere in autoambulanza ne esce nella bara!!!! Questo è accanimento giudiziario e altro</em>&#8220;.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-261182 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/Solo-e-malato-morto-in-carcere-il-boss-alleato-di-Cutolo-Giovanni-Morandino-era-in-fin-di-vita.png" alt="Solo e malato, morto in carcere il boss alleato di Cutolo: &quot;Giovanni Morandino era in fin di vita&quot;" width="756" height="474" /></p>
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		<title>Camorra, Marco Di Lauro si confessa: “Vi racconto perché sono diventato un boss”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2020 11:48:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Napoli Città]]></category>
		<category><![CDATA[boss]]></category>
		<category><![CDATA[colonna1]]></category>
		<category><![CDATA[condanna]]></category>
		<category><![CDATA[marco di lauro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due giorni fa, Marco Di Lauro è stato condannato a 18 anni di reclusione per associazione camorristica. In una lettera di confessione spedita in Tribunale ha deciso di raccontarsi. Ha ripercorso, in due pagine, gli anni delle partite di calcetto e delle corse in macchina, la sua passione per la formula uno, fino al giorno [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2020/05/30/camorra-marco-di-lauro-si-confessa-vi-racconto-perche-sono-diventato-un-boss/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Camorra, Marco Di Lauro si confessa: “Vi racconto perché sono diventato un boss”</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Due giorni fa, <strong>Marco Di Lauro</strong> è stato condannato a<strong> 18 anni di reclusione</strong> per associazione camorristica. In una lettera di confessione spedita in Tribunale ha deciso di raccontarsi. Ha ripercorso, in due pagine, gli anni delle partite di calcetto e delle corse in macchina, la sua passione per la formula uno, fino al giorno in cui assume la veste del boss di camorra.<em> “Mi piaceva il calcio, lo sport, e la formula uno. Poi all’improvviso il mondo è cambiato”</em>, racconta il boss. Ammette di aver ricevuto l’investitura criminale dopo la cattura del padre </span><b>Paolo</b><span style="font-weight: 400;">, il noto </span><b>Ciruzzo ‘o milionario</b><span style="font-weight: 400;"> e gli arresti dei fratelli maggiori </span><b>Cosimo e Vincenzo. </b>Infine parla<span style="font-weight: 400;"> di quando tutto è cambiato, in riferimento alla <strong>faida di Scampia,</strong> una delle pagine più sanguinose della storia della camorra napoletana. Sessanta omicidi in pochi mesi per il controllo delle piazze di spaccio,incendi, sequestri di persona e morti ammazzati.</span></p>
<p><a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/10/06/aniello-la-monica-lorigine-della-faida-scampia-sospeso-paolo-lauro/">LEGGI ANCHE &#8211; Le origini della faida di Scampia</a></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il boss è stato c</span><span style="font-weight: 400;">ondannato di recente all&#8217;ergastolo come mandante dell’omicidio di </span><b>Attilio Romanò,</b><span style="font-weight: 400;"> impiegato estraneo alla camorra ucciso per errore in un negozio di telefonia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> Il Gip al termine dell’udienza per il rito abbreviato ha condannato il figlio di Ciruzzo ‘o Milionario a 18 anni per traffico di droga.</span></p>
<h2><span style="font-weight: 400;">Condannato Marco Di Lauro</span></h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Di Lauro è stato arrestato nel marzo del 2019 dopo 14 anni di latitanza, fu stanato in un appartamento in via Scaglione a Chiaiano. Con lui c’era la fidanzata, la casa era dotata di ogni tipo di confort, così da rendere la sua permanenza il più agiata possibile. La pm Ida Teresi aveva chiesto 20 anni di detenzione.</span></p>
<p><a href="https://www.vocedinapoli.it/2019/11/15/cellulari-e-walkie-talkie-cosi-ho-protetto-marco-di-lauro-svelata-la-rete-di-protezione-del-boss/"><span style="font-weight: 400;">LEGGI ANCHE: LA RETE DI PROTEZIONE PER MARCO DI LAURO </span></a></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Marco Di Lauro, attualmente al regime di 41 bis presso il carcere di Sassari, il prossimo mese sarà processato anche per un altro capo d’accusa quello di associazione di tipo mafioso. In questa sentenza, invece, il giudice aveva deciso di riunire tre accuse contestate al boss in un’unica imputazione, quella di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga.</span></p>
<h3>Il verdetto e la condanna</h3>
<p>Un verdetto firmato dal <strong>gup Egle Pilla,</strong> che ha accolto la richiesta di condanna del pm Maurizio De Marco. Dopo 14 anni è stato catturato in un condominio di via Emilio Scaglione, dove conduceva una vita tranquilla, assieme alla propria consorte.<br />
Probabilmente in tanti conoscevano la reale identità di Marco Di Lauro nel quartiere in cui si nascondeva. Il boss, limiti del possibile, girava nel quartiere con la complicità di insospettabili. Una vita – quasi – normale, ma da latitante quella vissuta da “f4” che, come raccontato dal pentito <strong>Salvatore Tamburrino</strong>, riusciva a spostarsi anche autonomamente con auto che riuscivano a passare inosservate.</p>
<p><a href="https://www.vocedinapoli.it/2019/03/02/camorra-catturato-marco-di-lauro-era-a-napoli/">LEGGI ANCHE -Camorra, catturato Marco Di Lauro: era a Napoli</a></p>
<p><strong><span style="font-weight: 400;">Difeso dai penalisti</span><b> Gennaro e Carlo Pecoraro,</b><span style="font-weight: 400;"> Marco Di Lauro ha raccontato che «molte persone più scaltre hanno approfittato del mio nome, il mio errore è stato di non oppormi», di non ostacolare che certe cose potessero avvenire.</span></strong></p>
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		<title>&#8220;Io e Ilario ci amiamo, pronti per un bambino&#8221; La nuova vita di Daniela Falanga, figlia del boss di Torre Annunziata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tommaso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2019 19:55:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[boss]]></category>
		<category><![CDATA[colonna1]]></category>
		<category><![CDATA[daniela falanga]]></category>
		<category><![CDATA[ilario]]></category>
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		<category><![CDATA[torre annunciata]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ilario sta bene&#8221;. Lo dice prendendo un profondo respiro <strong>Daniela Lourdes Falanga</strong>, donna trans <strong>presidente dell&#8217;Arcigay di Napoli</strong>.<strong> Ilario è il suo compagno</strong> e da poco si è sottoposto ad una <strong>mammectomia bilaterale</strong>. L&#8217;intervento, delicatissimo, consiste nella<strong> rimozione del seno femminile e nella conseguente creazione dei pettorali maschili</strong>. Si, perché Ilario è uno di quei ragazzi che in forte alienazione con il genere assegnato alla nascita vive la rielaborazione del proprio genere per riaffermarsi come uomo. &#8220;Sta provando un<strong> felice dolore</strong> &#8211; ci dice Daniela &#8211; risultato di una scelta assolutamente personale che ha richiesto tanto tempo. Ilario <strong>ha atteso due anni e otto mesi</strong> per poter ridefinire quella parte del suo corpo. Lo ha fatto attraverso un procedimento legale con una richiesta al giudice per poter accedere a fondi del servizio sanitario nazionale&#8221;. Fondi che sono assolutamente insufficienti e che non fanno altro che aggravare la già delicata situazione dovuta alla mancanza di farmaci per la transizione o al costo elevatissimo che li rende praticamente inaccessibili.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-182269 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/falanga3.png" alt="" width="380" height="373" /></p>
<p>&#8220;Ilario è andato a <strong>Trieste</strong> per l&#8217;intervento, li ha conosciuto il dott. <strong>Vittorio Ramella</strong>, Dirigente della<strong> Clinica di Chirurgia Plastica dell&#8217;Azienda Sanitaria Universitaria Integrata</strong>. Un medico bravissimo, uno dei pochi, purtroppo, specializzato in questa tipologia di intervento&#8221; ci spiega Daniela.</p>
<p>Il rapporto con Ilario si base su un sentimento raro. <strong>L&#8217;amore</strong>, quello vero. Lui e Daniela, infatti, desiderano <strong>sposarsi</strong> e <strong>mettere su famiglia</strong>. &#8220;Ci sposeremo. Il prima possibile &#8211; aggiunge &#8211; Ilario, inoltre, vuole avere un <strong>bambino</strong>. Il suo corpo è <strong>assolutamente predisposto ed accogliente per una gravidanza</strong> e non intende <strong>rinunciare alla possibilità di un figlio</strong>. Siamo finalmente liberi e <strong>consapevoli</strong> da poter <strong>destrutturare i parametri di genere</strong>&#8220;.</p>
<p>Ma la vita di Daniela Falanga è ricca non solo d&#8217;amore, ma anche <strong>passione</strong> e di <strong>impegni</strong> in qualità di presidente di Arcigay Napoli. Tante sono la battaglie da portare avanti come quella per una <strong>legge contro l&#8217;omotransfobia</strong>. &#8220;Una legge che nostro Paese non esiste perché <strong>qualche politico ritiene che non ce ne sia bisogno</strong> &#8211; dice con forza &#8211; Un provvedimento di questo genere consentirebbe <strong>di gestire le numerose denunce</strong>, permetterebbe alle vittime di discriminazione di difendersi al meglio&#8221;. Ma non solo. Daniela ci parla anche della totale <strong>assenza di enti di accoglienza</strong> per persone trans che vengono allontanate dalla famiglia e che si ritrovano improvvisamente sole. &#8220;<strong>Arrivano da noi donne e uomini trans di tutte le età</strong>. Non sappiamo dove collocarli, spesso subiscono violenza. Non ci sono enti preposti ad ospitare queste persone. Esiste a Roma un unico centro <strong>dove possono essere ospitati ragazzi fino a 21 anni</strong>. Superata l&#8217;età si ritrovano per strada&#8221;. E proprio a proposito di prostituzione, Daniela racconta quanto questa <strong>sia miseria di affetti, alienazione</strong>. &#8220;Al Sud il dato è molto alto. C&#8217;è chi pensa che la prostituzione sia <strong>arricchirsi</strong> quando ci sono donne trans costrette a<strong> 50, 60 o persino 70 anni a continuare a stare per strada</strong>, sole, senza la dignità di vivere serenamente la propria età adulta o la propria vecchiaia&#8221;.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-182268 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/faoanga-2.png" alt="" width="376" height="371" /></p>
<p>Ma la vita di Daniela Lourdes è costellata da tante parentesi di dolore. Forse, la ferita più grande deriva dal quel<strong> non-rapporto con il padre</strong>, quel padre così imponente, con un nome pesante. Un <strong>papà boss a Torre Annunziata</strong> dove negli anni &#8217;80 il primogenito aveva già un destino segnato. E quel bambino, <strong>Raffaele</strong>, prima che Daniela potesse sbocciare, ha sofferto tanto. Quando le chiediamo qual è oggi il rapporto con quel padre, risponde con un minimo di esitazione: &#8220;Ci incontrammo in una scuola a Napoli dove eravamo entrambi ospiti per un’iniziativa contro violenza di genere e transomofobia. Io ero relatrice, lui con altri detenuti metteva in scena una rappresentazione contro le discriminazioni. Al termine mi disse &#8216;<strong>Mi spiace, non ho mai sentito di essere tuo padre</strong>&#8216;. Io l&#8217;ho guardato e gli ho risposto &#8216;<strong>E a quel bambino come lo si diceva?</strong>&#8216;. Io oggi <strong>non ho bisogno di quel padre</strong> che mi è mancato, ho curato le mie ferite da sola. Non c&#8217;è un rapporto con lui per scelte <strong>etiche ed affettive</strong> e io <strong>oggi devo amare innanzitutto me stessa</strong>&#8220;.</p>
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