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	<title>Maria Grazia Celardo, Autore presso Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>Maria Grazia Celardo, Autore presso Voce di Napoli</title>
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		<title>Il Sindaco del Rione Sanità di Mario Martone conquista Napoli e pone le basi per la svolta avanguardista della filmografia partenopea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Grazia Celardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Sep 2019 06:45:49 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un unico straordinario atto, racchiuso in cento sessantanove minuti di pellicola, scanditi da un solo ed incessante dubbio che arrovella la mente dello spettatore: “<em>Antonio Barracano</em>”, nel film interpretato da un eccellente <strong>Francesco Di Leva</strong>, “<em>è o non è un uomo e un capoclan giusto?</em>”. Questo il dilemma della sempre più moderna camorra napoletana, rappresentata nell’avanguardistico film di <strong>Mario Martone</strong>.</p>
<p>Un chiodo fisso insomma, la domanda, che pone a chi guarda, ogni singola scena del film. Una domanda che sorge e resta per tutto il tempo in sottofondo, sapientemente sottolineata da lunghi ed intensi dialoghi, scanditi in un dialetto fluido proferito “<em>a manetta</em>” dagli attori e nei volti, intrappolati da intensi primi piani del protagonista e dalle mimiche facciali di un cast d’attori d’eccezione, che dal primo all’ultimo, hanno riportato sapientemente in vita i personaggi delineati nell’opera compiuta dal genio <strong>Eduardo De Filippo</strong>.</p>
<p>Ma non basta. Di tale quesito, ne sono pienamente consapevoli i personaggi stessi, i cd. “<em>ignoranti</em>” direbbe Eduardo, complice di un lontano passato letterario che sa di Verga e del ciclo dei “vinti”, gli sconfitti dalla società che ruotano intorno al <strong>Sindaco del Rione Sanità</strong>.</p>
<p>A partire dal suo amico, intimamente nemico, Dott. <strong>Fabio Della Ragione</strong> (interpretato dal grande <strong>Roberto De Francesco</strong>), che rimasto affascinato dalla camorristica filosofia di vita del capoclan napoletano, resta al suo fianco in difesa degli ultimi, pur tuttavia perennemente combattuto e sull’orlo di una crisi di nervi, in cerca di una nuova vita, di un’esistenza libera, che gli consenta di trovare, fosse anche oltre oceano, una risposta “<em>diversa</em>” a quell’interrogativo che lo assilla.</p>
<p>Ma quello che colpisce di questa modernissima versione del capolavoro teatrale di De Filippo è il “<em>new mode</em>” di risoluzione dei problemi di una città complicata come quella di Napoli che ha ancora una volta bisogno dell’autorità di un padre illegale che li attende in fila alla porta della sua casa abusiva e che, sebbene mostri “teatralmente” a tutti loro, disprezzo per chi ricorre all’uso delle armi, non fa a meno di circondarsi di bracci umani e mandibole affamate potentemente addestrati entrambi.</p>
<p>Lo sanno bene la piccola Geraldina, interpretata da un’esordiente <strong>Morena Di Leva</strong>, il figlio Gennaro, <em>alias</em><strong> Domenico Esposito</strong> e i soldati di turno Catiello, ovvero <strong>Adriano Pantaleo</strong> e Peppe Sciusciù’,<strong> Domenico Baselice</strong> che attendono da sempre il loro momento, il momento di passare dalle parole ai proiettili, dal suono delle “mazzate” all’eco della musica che arriva fino in fondo alla piscina su in giardino, tappando le orecchie e coprendo gli occhi dei più piccoli innanzi all’ennesima lezione di vita che il Sindaco deve dare a chi ha sgarrato, a chi si è sottratto alla sua autorità, giurisdizionalmente vincolante per chi vive nella Sanità.</p>
<p>Ma, più di tutto, soprattutto, domina nel film l’idea della famiglia. Una famiglia dove i panni sporchi devono lavarsi anche a costo di sacrificare il proprio sangue, come ben insegna il caso Rafiluccio Santaniello, alias Salvatore Presutto, contro Arturo Santaniello, magistralmente interpretato da un eccelso <strong>Massimiliano Gallo</strong> che con la sua flemmatica e al tempo stesso carismatica compostezza ha saputo regalare al proprio personaggio una recitazione arrogante, o meglio ancora da “carogna quanto basta”, che sa comunque di eleganza e compitezza mediocre alto borghese. Una chicca. L’Arturo Santaniello del duemila, non gronda di sudore, non si morde la bocca e non lancia occhiatacce. Arturo Santaniello tiene testa al Sindaco, lebbra serrate, senza arretrare di un solo passo, lo disarma con estrema e lucida freddezza frapponendo tra loro una altrettanto fredda e spietata lama di coltello, cadendo così molto più in basso di Antonio Barracano.</p>
<p>Ed è proprio questo a segnare la sconfitta del capoclan, e a sugellare la vittoria e il tradimento dell’ignoranza che ancora una volta impedirà la realizzazione del sogno avanguardista del Sindaco del Rione Sanità. Realizzare cioè un mondo meno rotondo e molto più quadrato.</p>
<p>Pazienza. C’è riuscito in termini filmografici, ancora una volta, il grande Mario Martone che ha in progetto di creare una serie di film dedicati alle opere di de filippiana memoria e che ci auguriamo tutti di ammirare al più presto sul grande schermo perché quando un film è di successo, l’uno tira l’altro.</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/sindaco-rione-sanita.jpeg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-173074 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/sindaco-rione-sanita.jpeg" alt="" width="650" height="325" /></a></p>
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		<title>Niente stipendio, contributi e assicurazione: scatta la protesta della magistratura ordinaria</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2019/05/13/niente-stipendio-contributi-e-assicurazione-scatta-la-protesta-della-magistratura-ordinaria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Grazia Celardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2019 08:38:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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		<category><![CDATA[magistratura ordinaria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prossima settimana dal 13 maggio al 17 maggio la magistratura onoraria scenderà in astensione con gravi ripercussioni sul funzionamento degli uffici. Si tratta di personale che originariamente lavorava nei Tribunale, senza ricevere retribuzione ma una indennità, svolgendo le medesime funzioni di magistrato giudicante o requirente (Pubblico Ministero) in caso di assenza del magistrato professionale. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La prossima settimana dal <strong>13 maggio al 17 maggio</strong> la magistratura onoraria scenderà in astensione con gravi ripercussioni sul funzionamento degli uffici. Si tratta di personale che originariamente lavorava nei Tribunale, senza ricevere retribuzione ma una indennità, svolgendo le medesime funzioni di magistrato giudicante o requirente (Pubblico Ministero) in caso di assenza del magistrato professionale.</p>
<p>Ormai queste figure, un tempo utilizzate saltuariamente e per questioni poco complesse, si sono fatte carico di più del <strong>50%</strong> del contenzioso penale e civile italiano, divenendo insostituibili nel sistema giudiziario del nostro Paese. A tale aumento di oneri e doveri, però, non sono corrisposti pari diritti, per cui di fatto il loro inquadramento normativo con il trascorrere degli anni è rimasto immutato.</p>
<p>I compensi sono rimasti di <strong>natura indennitaria</strong>, nessuna previdenza a carico del datore di lavoro, nessuna copertura in caso di infortunio o malattia, nessuna protezione ad ingiustificato licenziamento, nessun TFR, tanto da poterli far ritenere nei fatti dei lavoratori &#8220;in nero&#8221;.</p>
<p>La riforma del Ministro <strong>Orlando</strong> del 2017 era riuscita ad ottenere l’incredibile risultato di peggiorare ulteriormente le condizioni di questa categoria di lavoratori, in quanto lasciando irrisolti tali problemi, aveva addirittura ampliato le competenze (e dunque il lavoro) senza di fatto aumentare corrispettivi e tutele. Forse per questo motivo, la riforma, aveva spostato l’entrata in vigore della nuova normativa all&#8217;anno 2021, lasciando &#8220;ai posteri&#8221; la patata bollente.</p>
<p>Il <strong>nuovo governo</strong> si era mostrato subito attento alle esigenze di una giusta regolamentazione della questione, istituendo prontamente un tavolo tecnico composto anche dai rappresentanti delle categorie interessate. L&#8217;obiettivo era quello di affrontare e risolvere la spinosa questione ma purtroppo i lavori iniziati celermente si sono poi arenati ed alle parole non sono seguiti i fatti.</p>
<p>Da qui le motivazioni dell’astensione dalle udienze e dalle attività di ufficio. Secondo la categoria le promesse fatte non sono state mantenute. In particolare, il delegato del governo (Sottosegretario <strong>Morrone</strong>) aveva promesso una riconvocazione del tavolo tecnico entro il mese di marzo per concordare le ultime modifiche al testo da inviare al Ministero. Tuttavia, fino alla indizione dello sciopero a metà aprile, nessuna comunicazione era stata inoltrata ai componenti.</p>
<p>Dopo l’indizione il Ministro <strong>Bonafede</strong> pare abbia invece sostenuto che il testo definitivo sia stato già depositato a Palazzo Chigi. Il contenuto definitivo tuttavia continua a non essere stato divulgato e soprattutto non è stato mantenuto l’impegno ad approvare i correttivi alla riforma entro aprile o comunque nel più breve tempo possibile.</p>
<p>Ad oggi, <strong>l’ultimo testo di cui si conosce il contenuto</strong>, contemplava per i vecchi magistrati onorari &#8211; in servizio da diversi anni &#8211; la possibilità di scegliere di rimanere nel vecchio regime oppure optare per il nuovo.</p>
<p>Impegno massimo di <strong>tre giorni</strong> a settimana con pagamento di una retribuzione fissa finalmente dignitosa per la funzione svolta ma sulla quale non si era ancora del tutto giunti ad un livello di completa soddisfazione. Ferie, previdenza, malattia, ed infortuni riconosciuti seppure in parte.</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Screenshot_1-13-62.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-159641 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Screenshot_1-13-62.jpg" alt="Niente stipendio, contributi e assicurazione: scatta la protesta della magistratura ordinaria" width="650" height="387" /></a></p>
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		<title>“Napoletana DOC”, Nino D&#8217;Angelo presenta la nuova stagione del Trianon</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Grazia Celardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jul 2018 11:37:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Voci di scena]]></category>
		<category><![CDATA[colonna2]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un vero e proprio miracolo nel cuore del centro storico di Napoli, in una Forcella che non dovrà mai più passare per essere solo il teatro dell’illegalità partenopea bensì il fiore all’occhiello di una Napoli culturale che offre e che può dare sicuramente tanto ai giovani e al popolo tutto, in termini di crescita artistica [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un vero e proprio miracolo nel cuore del centro storico di Napoli, in una Forcella che non dovrà mai più passare per essere solo il teatro dell’illegalità partenopea bensì il fiore all’occhiello di una Napoli culturale che offre e che può dare sicuramente tanto ai giovani e al popolo tutto, in termini di crescita artistica teatrale e musicale della città.</p>
<p>Ha esordito così il <strong>Maestro Nino D’Angelo</strong> stamattina, in veste di direttore artistico, nel corso della conferenza stampa di presentazione del cartellone teatrale della prossima stagione, riferendosi a quello che purtroppo, era diventato un vero e proprio <em>“cumulo di macerie e debiti”</em> e che oggi “<em>possiamo tornare finalmente a chiamare teatro, il nostro <strong>Trianon</strong></em>”.</p>
<p>“<em>Eravamo a zero</em>”, – continua a raccontare <strong>Nino</strong> – “<em>ma grazie al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca che ci ha permesso di azzerare tutti i debiti, quest’anno siamo riusciti perfino a cambiare le poltrone di questo teatro, che è la storia di Napoli. Insomma, risolti i problemi strutturali, che da due anni a questa parte erano fonte di critica per noi, adesso possiamo partire alla grande”.</em></p>
<p>E poi aggiunge, con una smorfia,<em> “Se penso che questo posto era diventato una sorta di garage, addirittura l’avevano messo all’asta …. Ma l’unione fa la forza, come ho sempre detto ed è per questo che oggi posso dire di aver assistito ad un autentico miracolo”.</em></p>
<p>Un cartellone assai ricco, per dieci titoli fortunati già sperimentati in parte in altri teatri della città o ancora da sperimentare, se si considera il carattere “<em>popolare</em>” del pubblico del Trianon, che vanta quest’anno la presenza sul palcoscenico di nomi illustri quali tra i comici quelli degli <strong>Arteteca, Paolo Caiazzo, I Ditelo Voi</strong>, e tra i cantanti, quello di<strong> Natale Galletta e Maria Nazionale,</strong> ma ci saranno anche <strong>Peppe Barra</strong> e <strong>Nando Paone</strong> con i quali in via appunto sperimentale sarà portato in scena dal 22 novembre “<em>Il Don Chisciotte della Pignasecca</em>” di <strong>Maurizio De Giovanni. </strong></p>
<p>Ma quello che più risuonerà, dalla cassa armonica del palcoscenico teatrale, e che tra l’altro, come ha sottolineato lo stesso Maestro D’Angelo, segna la straordinarietà dell’inizio della stagione 2018/2019 del nuovo Trianon, sarà il <em>Forcella Strit</em>. Si tratta di uno spettacolo diretto dal regista americano <strong>Abel Ferrara, </strong>che è riuscito ad unire allo spettacolo musicale della tradizione partenopea nuove forme di scenari digitali e proiezioni in 3D. Uno spettacolo che è frutto di un laboratorio progettuale intensivo a partecipazione gratuita, finanziato dalla Regione Campania, aperto in particolare ad allievi con doti musicali e canore.</p>
<p>E a proposito di sonorità, il Maestro ha anche aggiunto “<em>Ho sempre pensato che il Trianon dovesse essere il teatro della canzone napoletana perché il Trianon ha un’acustica perfetta e chi fa il cantante lo sa bene. Ecco perché in cartellone ci saranno molti spettacoli musicali. Dopo l’omaggio reso due anni fa a</em> <strong><em>Mario Merola</em></strong><em>, ho capito che la gente adora proprio la sceneggiata unitamente al suo papà. E’ per questo, che pur puntando a creare una compagnia stabile qui al Trianon, inizieremo con un parterre di attori provenienti da diversi ambiti artistici e da altri teatri della città, tra cui anche il figlio di Mario Merola, <strong>Francesco Merola</strong> insieme ad un’altra gran bella donna e voce della sceneggiata napoletana come <strong>Nancy Coppola</strong>. Stiamo cercando inoltre di convincere <strong>Gloriana</strong> a partecipare insieme ai primi a “Lacreme Napulitane” (lo spettacolo andrà in scena dal 20 dicembre) nel quale dovrebbe interpretare il ruolo della madre. Ma avremo anche uno spettacolo con <strong>Maria Nazionale</strong> e spettacoli comici come quelli degli <strong>Arteteca</strong> e de <strong>I Ditelo Voi</strong>, oltre a quelli dei grandi <strong>Peppe Barra</strong> e <strong>Nando Paone</strong></em>”.</p>
<p>A questo punto, sale sul palco proprio <strong>Nando Paone</strong>, che spiega come lo spettacolo di cui è protagonista possa rappresenta l’occasione avanguardista per il nuovo teatro del popolo. “<em>Questo</em> <em>perché </em>– spiega <strong>Paone</strong> – <em>proprio ne Il Don Chisciotte della Pignasecca, si unisce alla tragicità del romanzo di Cervantes e del personaggio principale che io stesso interpreto, (Nando è il Don Chisciotte) la comicità di un attore del calibro di Peppe Barra (che interpreta Sancho) e dunque, il si può affermare che il lato culturale dell’opera viene in questo modo alleggerita grazie alla simpatia che caratterizza gli attori. Insomma, un modo divertente per rappresentare un romanzo di settecento pagine e passa, che diventa in tal modo semplice, fruibile e apprezzabile da tutti</em>”.</p>
<p>E allora,<em> “Non avete più scuse! Tutti a teatro!”, </em>conclude il direttore artistico rivolto alla stampa e al pubblico in sala, compreso quello di Forcella accorso come sempre numeroso e gioioso ad applaudire il maestro. E non ci sono nemmeno le attenuanti, vedi la mancanza di un apposito garage convenzionato con il teatro e la distanza per raggiungerlo, visto e considerato che per ogni spettacolo in cartellone sarà messo a disposizione dell’utenza un servizio di navetta gratuito dalla rimessa auto convenzionata situata a ridosso di Porta Capuana, autorimessa tra l’altro  presidiata e videosorvegliata.</p>
<p>L’obiettivo sembra assai chiaro: realizzare un record nella campagna abbonamenti perché “<em>In questo modo,</em> &#8211; afferma serio e convinto <strong>D’Angelo</strong> -, “<em>saremo sui giornali non per le solite storie di illegalità come ad esempio per le famigerate “stese” di cui non si fa altro che parlare sulle prime pagine dei giornali e per le quali Forcella sta raggiungendo i vertici delle classifiche degli eventi negativi e illegali della nostra città. Io voglio invece che Forcella sia ai vertici delle classifiche degli eventi positivi, tra cui quelle degli eventi culturali dell’anno, con la rinascita del nuovo Trianon. Un po’ come quello che è accaduto a me. Mi sono sempre sentito un miracolo del popolo e questo lo porterò dentro di me sempre, per tutta la vita. Al popolo devo tutto. E’ a lui che chiedo aiuto, affinché non accada piu’ che il nostro teatro chiuda”.  </em></p>
<p>Ebbene a quanto sembra, le premesse ci sono tutte per garantire ed incentivare una campagna abbonamenti che tra l’altro è stata ridimensionata anche in punta di costi senza però rinunciare alla qualità delle <em>perfomance</em> artistiche offerte sul palcoscenico.</p>
<p>Tanto basta a render giustizia anche alle lodi, tessute nel finale di conferenza in favore del maestro Nino D’Angelo, da parte del Presidente del teatro, <strong>Giovanni Pinto, </strong>racchiuse tutte in quel che è parso un monito ben preciso per l’artista e la sua amata città: “<strong><em>Tieniti stretto il Trianon Nino, perché tu lo sai fare. E voi, cittadini di Forcella, tenetevi stretti Nino D’Angelo</em></strong>”.</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/trianon05-scaled.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-125644 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/trianon05-scaled.jpg" alt="" width="650" height="425" /></a></p>
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		<title>NapoliCittàLibro, Alessandro Polidoro: &#8220;Bilancio straordinario, oltre 20mila persone e città protagonista&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Grazia Celardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 07:09:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Voci di scena]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E’ passata giusto una settimana da quando il complesso monumentale di San Domenico Maggiore ha chiuso le sue porte al Salone del libro e dell’editoria, rassegna culturale d’eccellenza che si è tenuta dal 25 al 27 maggio scorso nel cuore del centro storico di Napoli laddove per quattro giorni gli unici protagonisti sul palcoscenico della [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ passata giusto una settimana da quando il complesso monumentale di San Domenico Maggiore ha chiuso le sue porte al <strong>Salone del libro e dell’editoria</strong>, rassegna culturale d’eccellenza che si è tenuta dal 25 al 27 maggio scorso nel cuore del centro storico di Napoli laddove per quattro giorni gli unici protagonisti sul palcoscenico della vita quotidiana sono stati loro, i libri.</p>
<p>Dalla prosa alla poesia, dalla letteratura alla narrativa, dalla saggistica alla novellistica, si è parlato e letto di tutto. Una vera e propria occasione per la città e per i suoi visitatori, per andare oltre la virtualità dell’era digitale e vivere la realtà della bellezza che è racchiusa nelle pagine dei libri anche grazie al confronto continuo e quotidiano che gli spettatori del salone, lettori e non, hanno potuto avere con gli scrittori e i tanti altri celebri ospiti artisti della <em>kermesse</em> culturale.</p>
<p>Ed allora, facciamo il punto della situazione con il Presidente del Comitato <strong><em>Liber@Arte,</em></strong> l’editore <strong><em>Alessandro Polidoro</em></strong>, che unitamente agli altri due soci del direttivo <strong><em>Diego Guida </em></strong><em>e</em><strong><em> Rosario Bianco</em>, </strong>è stato il principale promotore di questo piccolo miracolo culturale e che ha sottolineato come Il Salone del libro e della editoria di Napoli sia stata un’occasione meravigliosa in cui la rivoluzione culturale è nata anche, ma non solo, nelle parole.</p>
<p>“<em>Siamo partiti da un presupposto di base che era quello di creare una nuova forma di economia per la nostra città – racconta <strong>Polidoro</strong> &#8211; e questa sfida è stata vinta già in partenza e a prescindere dal meraviglioso risultato in termini di vendite e ricavi registrati dagli espositori presenti. Basti pensare alla contrattualizzazione di ben quaranta ragazzi &#8211; i nostri cd. angeli &#8211; che hanno partecipato ai lavori di preparazione dell’evento lavorando all’interno delle redazioni e degli uffici stampa dell’organizzazione del salone, ma anche delle imprese di vigilanza, di pulizia, degli arredatori, dei responsabili di sala e degli allestitori cha da sola ha prodotto una nuova fetta di economia per i napoletani, nel senso più concreto del termine ovvero la spendita del denaro. Il tutto, per un giro di affari del valore di circa trecentomila euro, tanto per iniziare</em>”.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-121904 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/napolicittalibro.jpg" alt="" width="650" height="488" /></p>
<p>Insomma la bellezza della cultura si fa nuovo motore dell’economia partenopea. Una cultura che crea profitto per la città e per i napoletani ma non solo, se si considera anche che i centodieci editori/espositori presenti al salone del libro, sono stati messi da subito nelle condizioni di sentirsi ripagati degli esborsi sostenuti inizialmente per poter partecipare alla rassegna, anche e soprattutto in termini di trasferimenti, non solo perché la notevole affluenza di pubblico ne ha favorito la promozione e la pubblicizzazione, ma anche per le numerose vendite effettuate.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Alessandro Polidoro traccia un bilancio di NapoliCitt@Libro 2018" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/PKyBlBdZ_2k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>“<em>Per non parlare poi, &#8211; </em>continua entusiasta<em> <strong>Alessandro Polidoro</strong> -, di altre due grandi sfide vinte dal Salone del libro e dell’editoria ovvero quella dei giovani, in termini di partecipazione attiva registrata alle presentazioni dei libri, che dunque stavolta non sono rimasti semplici spettatori dei nostri comizi, e dei napoletani, che hanno dimostrato un autentico interesse per la cultura del libro, andando oltre il consuetudinario attaccamento a quelli che sono i simboli della città come la pizza e il calcio”.</em></p>
<p>E a proposito di simboli, va sottolineata la scelta, altrettanto vittoriosa e strategica, della <em>location </em>in cui è stata ambientata la <em>kermesse </em>culturale: lo storico complesso monumentale di <strong>San Domenico Maggiore</strong> ha conferito un’importanza sacramentale al matrimonio tra cultura e cittadinanza che si è celebrato nei quattro giorni del salone del libro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tuttavia come sempre accade, durante ogni ricevimento di nozze, qualche invitato non ha lesinato critiche. Anche in rete, in particolare all’interno dei <em>social network</em>, sono fioccate le polemiche e le lamentele rispetto alle quali però la posizione ferma ma al tempo stesso compita del Presidente è stata quella di guardare ancora una volta ai fatti concreti. “<em>Abbiamo scelto il complesso monumentale di <strong>San Domenico Maggiore</strong> anche, ma non solo, su indicazione dell’assessore alla cultura di Napoli <strong>Nino Daniele</strong> perché poteva essere un grande attrattore all’interno del circuito dei decumani e così è stato. I nostri editori ma anche quelli internazionali hanno conosciuto in questo modo un museo, potendo partecipare in pratica anche ad una visita culturale atipica. In più, abbiamo coinvolto i turisti presenti nel centro storico il cui afflusso al salone è stato alquanto considerevole e quindi oggettivamente mai scelta è stata più indovinata. Le lamentele sono ingiustificate se si pensa che uno spazio fieristico, sebbene più adeguato alle proporzioni fisiche della rassegna, non avrebbe avuto il medesimo fascino del complesso monumentale utilizzato. I nostri ospiti, nazionali e internazionali, nonché gli stessi espositori sono rimasti affascinati dai tesori che Napoli racchiude. Non ci rendiamo mai abbastanza conto che qui in città abbiamo delle bellezze artistiche sconosciute ai più che per l’occasione si sono rivelate interamente creando così un itinerario culturale turistico alternativo e innovativo rispetto agli standard turistici</em>”.</p>
<p>Adesso però, mentre a Torino già è stato annunciato che la prossima edizione del Salone del libro e dell’editoria si terrà dal 9 al 13 maggio 2019, non ci resta che attendere il programma della seconda edizione napoletana del Salone del libro e dell’editoria.</p>
<p>Il tutto con l’auspicio di superare anche e non solo in termini di presenza numerici, i risultati di questa prima edizione concretizzati in circa ventimila accessi registrati che, come dice lo stesso <strong>Polidoro, </strong>“<em>Non sono un punto di arrivo, bensì di partenza</em>” ammettendo pure, con una giusta e sana dose di umiltà, che “<em>Sebbene</em> <em>siano dei numeri straordinari per una prima edizione di sicuro non intendiamo paragonarci, né lanciare alcuna sfida al Salone di Torino, un evento collaudato da più di trent’anni che gode tra l’altro di fondi smisurati. Tuttavia, è auspicabile che anche la struttura di Napoli città libro, ideata dal <strong>Comitato Liber@Arte</strong>, si munisca di una organizzazione che possa agire insieme al sistema creditizio, imprenditoriale e politico locale in modo da rispondere alle esigenze di un salone sempre più grande, che magari, pure tra dieci anni, potrà paragonarsi se non addirittura superare quello di Torino e di altre città”.</em></p>
<p>Insomma non c’è che dire, una bella sfida per un imprenditore tanto più per un editore se si considera il momento storico politico non proprio felice che sta attraversando il nostro amato paese e che vive al momento una sorta di <em>impasse </em>istituzionale dove ancora si pongono forti interrogativi sull’utilità di un’economia europea all’interno della quale l’Italia stenta ad emergere.</p>
<p>Eppure, sottolinea <strong>Alessandro Polidoro</strong>, “<em>Dobbiamo aprirci alla internazionalizzazione. Bisogna uscire dalla logica degli scontri. Dobbiamo dare una strada ai nostri giovani facendo leva sulle nostre esperienze del passato. Dobbiamo riuscire a dare loro un esempio ed in questo, il messaggio trasmesso con il salone del libro e dell’editoria è stato molto chiaro. Basti pensare che attualmente, sono proprio le professioni legate alle case editrici che possono dare realmente nuovi sbocchi lavorativi. Si pensi a quanti operano negli uffici stampa, a quanti realizzano siti web, a chi è addetto al marketing o all’editing aziendale. Nell’editoria, nella bellezza della cultura i giovani possono trovare le risposte a quella che è la crisi dell’economia e del lavoro che vivono. Questo è il nostro obbiettivo: indicare loro la strada della bellezza affinché tutto cambi e tutto sia più bello di prima</em>”.</p>
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		<title>&#8220;Fatto in Cina&#8221;, Lucio Pierri e Lello Marangio portano in scena TFR all&#8217;Augusteo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Grazia Celardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2018 13:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Voci di scena]]></category>
		<category><![CDATA[colonna2]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La fuga all’estero degli investitori italiani e la politica italiana che fugge dagli investimenti in Italia, fondi europei considerati quasi al pari di irraggiungibili chimere, cassa integrazione guadagni a zero ore per tutti e il miracolo economico targato made in China sono solo alcune delle tematiche al centro della commedia sociale diretta ed interpretata da [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La fuga all’estero degli investitori italiani e la politica italiana che fugge dagli investimenti in Italia, fondi europei considerati quasi al pari di irraggiungibili chimere, cassa integrazione guadagni a zero ore per tutti e il miracolo economico targato made in China sono solo alcune delle tematiche al centro della commedia sociale diretta ed interpretata da <strong>Lucio Pierri</strong>, con al suo fianco un cast d’eccezione formato <strong>da </strong><strong>Ernesto Lama</strong>, <strong>Yuliya Mayarchuk</strong>,<strong> </strong><strong>Rosaria De Cicco</strong>,<strong> Davide</strong><strong> Marotta </strong>e <strong>Massimo Carrino</strong> ed ambientata all’interno di una fabbrica di pannelli fotovoltaici sull’orlo del fallimento.</p>
<p>Cosa si può fare allora per evitare il dissesto? Semplice. L’unica soluzione è vendere tutto ai cinesi, come suggerisce l’europarlamentare dottor Casalino <strong><em>– </em></strong>interpretato da<strong> Massimo Carrino<em> &#8211;</em></strong> ad una straordinaria e bravissima, ma pur sempre sull’orlo di una crisi di nervi e a rischio chiusura, <strong>Rosaria De Cicco</strong> che veste i panni della Dott.ssa Borromeo, imprenditrice disposta a tutto tranne che scendere a patti con la camorra, pur di salvare la sua amatissima azienda.</p>
<p>Ad animare ogni giorno la scena lavorativa invece ci sono tre operai e rappresentanti sindacali “<em>in erba</em>” ovvero Michelangelo, l’operaio artisticamente fallito, interpretato dallo stesso <strong>Lucio Pierri<em>,</em></strong> il suo “impresario di scena” nonché superiore in carica, interpretato da <strong>Ernesto Lama</strong> e la bella Karina alias <strong>Yuliya Mayarchuk</strong>. Innanzi al pericolo di un imminente dissesto aziendale e all’ancora più temuto rischio licenziamento in seguito alla cessione a terzi della fabbrica, i tre tentano in ogni modo di mantenere il proprio posto di lavoro.</p>
<p>Ma niente paura. Tutto ha un prezzo per la Cina e a ricordarglielo è l’imprenditore cinese, interpretato sul palcoscenico da un simpaticissimo ed esilarante <strong>Davide Marotta</strong>, pronto a tutto pur di colonizzare l’occidente, che offre alla dottoressa Borromeo una cifra da capogiro che potrà in pratica essere utilizzata anche, ma non solo, per pagare il TFR ai dipendenti dell’azienda licenziati.</p>
<p>Come dire, l’egemonia del mercato cinese in miniatura fatta a persona, la soluzione finale che terrorizza le maestranze e che lascia sul loro viso un riso amaro. Amaro e a dir poco spiacevole, per quanto altamente realistico come il messaggio finale che al termine della commedia Lucio Pierri e Lello Marangio hanno voluto trasmettere chiaramente al pubblico in sala, se si pensa che quello che un tempo era il trattamento di fine rapporto riservato ai lavoratori è passato negli anni ad essere un trattamento di falsi rapporti, quelli cioè esistenti ad oggi in Italia tra la politica e mondo del lavoro.</p>
<p>Una commedia socialmente e comicamente utile, come gli attori alias lavoratori che l’hanno egregiamente portata in scena e che sono riusciti a rendere meno grottesco quello che oggi è un tema alquanto spinoso e delicato per la politica italiana ovvero il tema del lavoro che da sempre è al centro di una “<em>lotta dura</em>” per i governi e i sindacati che si sono succeduti nel tempo al timone del nostro stato sociale e che proprio per questo, prendendo spunto da una battuta portata in scena dallo stesso <strong>Lucio Pierri</strong>, fa sempre più paura.</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/tfr.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-118253 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/tfr.jpeg" alt="" width="650" height="433" /></a></p>
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		<title>“Mente fluida, in corpo fluido” Veronica Pivetti veste i panni di “Viktor und Viktoria”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Grazia Celardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Apr 2018 04:57:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Voci di scena]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fluida nel corpo, nella mente e nella mise. Così è apparsa Veronica Pivetti, classe 1965, nel corso della conferenza stampa di presentazione di Viktor und Viktoria tenutasi ieri al Teatro Augusteo di Napoli nel corso della quale, alla presenza di tutto il cast al completo, si sono tratte le conclusioni di “una turnèe magnificamente riuscita” [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Fluida nel corpo, nella mente e nella mise. Così è apparsa Veronica Pivetti, classe 1965, nel corso della conferenza stampa di presentazione di <strong>Viktor und Viktoria</strong> tenutasi ieri al Teatro Augusteo di Napoli nel corso della quale, alla presenza di tutto il cast al completo, si sono tratte le conclusioni di “<em>una turnèe magnificamente riuscita</em>” come racconta la stessa attrice milanese.</p>
<p>“<em>La prima e unica versione teatrale </em>– sottolinea con orgoglio la <strong>Pivetti</strong> &#8211; <em>che si ispira all’omonimo film del 1933, ambientato in una Berlino troppo libera per quei tempi</em>” e che diventa pertanto l’eccezione alla regola di una società dove il nazionalsocialismo era per il momento ancora sotto coperta e andava assai più di moda il razzismo come quello contro gli italiani “mangia-spaghetti”.</p>
<p>Del resto “<em>Non siamo mica a Parigi” </em>sottolinea <strong>Veronica Pivetti</strong>, ma<em> “nel periodo della Repubblica di Weimar e la libertà in fondo è un fatto mentale per cui a quei tempi una donna che si finge uomo, che poi si finge donna è un concetto ben tollerato</em>”.  Si ride, si scherza e si risalta l’aspetto più ridicolo della società del tempo fosse anche lo stesso Hitler in persona.</p>
<p>Insomma, “<em>Una commedia degli equivoci per eccellenza, dove tra scambi di sesso e scambi di persona sul palco e dietro le quinte, ci teniamo molto in forma</em>” e, tra l’altro, “<em>si canta e si balla pure</em>” aggiunge una Veronica sorridente, sottolineando come lei preferisca ruoli che le diano la possibilità di sperimentare anche le sue doti canore.</p>
<p>Libera di esprimere sè stessa dunque, ma anche di sperimentare liberamente e di far sorridere il pubblico in maniera imprevedibilmente intelligente, <strong>Veronica Pivetti</strong> riesce a sorprendere e a provocare, senza scandalizzare. Anzi.</p>
<p>L’attrice milanese ha anche sottolineato che <strong>Viktor und Viktoria</strong> è praticamente un inno alla tolleranza e alla libertà ma “<em>Non è una commedia gay</em>” – aggiunge trionfante – “<em>Tutti sanno che la protagonista sta fingendo, eppure tutti si relazionano con lei nei suoi diversi stadi, in maniera agile, in una sorta di continuo stimolo all’apertura mentale, sebbene sia sempre al centro di una qualche contesa a seconda delle sue vesti. La differenza tra uomo e donna – </em>continua l’attrice,<em> ma </em>che comunque emerge nel corso dello spettacolo <em>&#8211; non è solo fisica, ma anche emotiva e percettiva. Ci si maschera insomma, ma non troppo, perché si tratta di sottolineare un aspetto fluido dei ruoli”.</em></p>
<p>In conclusione una commedia per tutti, che educa alla diversità. Fluida, per l’appunto.</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/FullSizeRender-20-04-18-08-02-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="responsive alignnone wp-image-116576 size-medium" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/FullSizeRender-20-04-18-08-02-1-300x225.jpg" alt="Viktor und Viktoria" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>&#8220;Un americano di Napoli&#8221; Francesco Cicchella si racconta nel Millevoci Tonight Show</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Grazia Celardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Mar 2018 15:23:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Voci di scena]]></category>
		<category><![CDATA[francesco cicchella]]></category>
		<category><![CDATA[primo piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ha utilizzato volutamente un doppio titolo, Francesco Cicchella, attore, comico, imitatore, musicista e chi più ne ha più ne metta, per esprimere la sua personale ed innovativa idea di spettacolo teatrale e cioè quella di una fusion tra varietà classico all’italiana e il più contemporaneo degli show quotidiani americani. “Lo scopo &#8211; ci spiega Francesco [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2018/03/29/un-americano-di-napoli-francesco-cicchella-si-racconta-nel-millevoci-tonight-show/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from &#8220;Un americano di Napoli&#8221; Francesco Cicchella si racconta nel Millevoci Tonight Show</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha utilizzato volutamente un doppio titolo, <strong>Francesco Cicchella</strong>, attore, comico, imitatore, musicista e chi più ne ha più ne metta, per esprimere la sua personale ed innovativa idea di spettacolo teatrale e cioè quella di una fusion tra varietà classico all’italiana e il più contemporaneo degli show quotidiani americani.</p>
<p>“<em>Lo scopo</em> &#8211; ci spiega <strong>Francesco</strong> &#8211; <em>era quello di raccontare me stesso con ironia, attraverso le voci delle più importanti parodie di artisti già portate in scena durante i primi dieci anni della mia carriera televisiva sul palcoscenico di Made in Sud, affiancate da altre voci nuove tra cui quella di Tony Servillo</em>”. Insomma tanti racconti che diventano un pretesto per giocare con il pubblico attraverso la voce del giovane artista di casa nostra che fonde in questo modo esperienza e novità. Al suo fianco ancora una volta <strong>Vincenzo De Honestis</strong>, “<em>la mia spalla</em>” come racconta lo stesso Cicchella, nonché <strong>Riccardo Cassini</strong>, “<em>uno degli autori più quotati in questo momento soprattutto nel mondo della pubblicità</em>” continua lo show man riconoscendo altresì un merito tutto particolare a <strong>Roberto Crea &#8211;</strong> di cui sono le scenografie &#8211; e <strong>Gennaro Scarpato</strong>, giovane autore e scrittore emergente. Con quest’ultimo, in particolare, Francesco ammette di avere tanto in comune soprattutto da un punto di vista artistico e lo stesso <strong>Scarpato</strong> è apparso entusiasta di questa collaborazione artistica al punto da affermare “<em>Quando collaboro con Francesco mi sento un po’ come Walt Disney perché la mia fantasia non conosce limiti. Tutto diventa possibile insieme a lui. Anche accettare sfide impossibili. In pratica Francesco riesce a realizzare qualsiasi imitazione</em>”.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Francesco Cicchella sulle origini dell&#039;imitazione di Michael Bublè neomelodico" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/vLrFB5sPvRU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Insomma uno spettacolo scritto ad otto mani, dove la musica si pone al servizio della risata. Una bella fusion di performances artistiche dirette per l’occasione da un regista d’eccezione del calibro di <strong>Gigi Proietti </strong>intervenuto durante la conferenza stampa attraverso un piccolo video messaggio, dove ha manifestato tutto il suo apprezzamento per il giovane talentuoso di casa nostra.</p>
<p>E a proposito di giovani talenti, “<em>Tutti gli artisti &#8211; </em>ha sottolineato <strong>Cicchella</strong><em> &#8211; hanno meno di trenta anni. E per me anche questo vuol dire essere innovatori</em>” e subito il riferimento va agli altri due compagni di palcoscenico <strong>Giovanni Quaranta </strong>e<strong> Ciro Salatino</strong> che nello show interpretano il ruolo di due giovani attrezzisti di scena frustrati che vorrebbero diventare artisti famosi ed approfittano dei “<em>tempi morti o meglio dei vuoti di scena</em>” per mettersi in mostra.</p>
<p>Durante la conferenza stampa Francesco si è anche divertito a ricordare quali sono state le sue prime imitazioni come quelle di Carlo Verdone, Massimo Troisi, Corrado, Giulio Andreotti, Paolo Villaggio, Antonio Lubrano e tanti altri concludendo con un suo personale saluto al grande presentatore ed imitatore <strong>Fabrizio Frizzi</strong> di cui ha ricordato le straordinarie doti umane ed artistiche e che come lui aveva avuto un trascorso artistico teatrale proprio al Teatro Diana di Napoli.</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/francesco-cicchella.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-113777 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/francesco-cicchella.png" alt="" width="650" height="366" /></a></p>
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		<title>Ritorno &#8220;esagerato&#8221;, ma non troppo di Vincenzo Salemme</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Grazia Celardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Mar 2018 13:59:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Voci di scena]]></category>
		<category><![CDATA[nando paone]]></category>
		<category><![CDATA[tosca d'aquino]]></category>
		<category><![CDATA[vincenzo salemme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è tenuta stamattina a Napoli la conferenza stampa riguardante l’ultimo film di Vincenzo Salemme, storica voce napoletana della commedia teatrale e cinematografica, che nei panni di attore e di regista, traspone sul grande schermo Una festa esagerata, omonima commedia portata in scena prima a teatro, per l’appunto, e poi al cinema. &#8220;Molti mi avevano [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuta stamattina a <strong>Napoli</strong> la conferenza stampa riguardante l’ultimo film di <strong>Vincenzo Salemme</strong>, storica voce napoletana della commedia teatrale e cinematografica, che nei panni di attore e di regista, traspone sul grande schermo <em>Una festa esagerata</em>, omonima commedia portata in scena prima a teatro, per l’appunto, e poi al cinema. &#8220;<em>Molti mi avevano suggerito di farne un film</em>&#8221; cosi Salemme introduce l’argomento &#8220;<em>e per farlo mi sono avvalso della sceneggiatura scritta in collaborazione con Enrico Vanzina con il quale abbiamo una lunga esperienza di lavoro. Il film</em> &#8211;  aggiunge &#8211; <em>è stato girato tutto a Napoli, nella specie a via Petrarca</em>&#8220;.</p>
<p>Ma <strong>Enrico Vanzina</strong> non è l’unico ad aver preso parte al lavoro cinematografico dello show man napoletano che sottolinea &#8220;<em>Qui c’è anche la collaborazione di Antonio Guerriero. Era venuto a teatro a vedere la mia commedia ed è rimasto molto colpito. Le cose vanno fatte con chi vuole farle. Ad Enrico è piaciuta la storia e i suoi passaggi. Ha preso spunto dall’idea del mio personaggio e ha dato subito ai singoli passaggi che lo riguardavano un ritmo cinematografico</em>&#8220;.</p>
<p>E con molta umiltà, un tratto che caratterizza il personaggio protagonista in questione, Gennaro, un imprenditore edile succube della propria famiglia ed in particolare dei desideri della moglie – nel film interpretata da una cinica <strong>Tosca D’Aquino</strong> &#8211; ammette &#8220;<em>Io non sono un regista nel senso vero della parola. Sono più un artigiano</em>&#8220;. Poi aggiunge, riflettendo sulla differenza tra teatro e cinema che quest’ultimo &#8220;<em>Non può essere una metafora del teatro, poiché tutte le forme artistiche che riguardano lo spettacolo dovrebbero sempre incontrarsi</em>&#8221; e specifica &#8220;<em>È chiaro che a livello teatrale i film non possono avere tinte. Il teatro è l’arte dell’artificio. Al cinema non puoi fare questo</em>&#8220;. Insomma, una bella lezione per tutti in sala, che lo hanno applaudito con enfasi, manifestandogli quel calore che solo una città come Napoli sa trasmettere.</p>
<p>E quello che sottolinea anche <strong>Francesco Paoloantoni</strong> &#8211; nel film interpreta il ruolo dell’Assessore Cardellino &#8211; rivelando &#8220;<em>Adoro lavorare a Napoli perché tutto diventa più divertente, anche le conferenze stampa</em>&#8221; ed aggiunge &#8220;<em>È stato divertente lavorare con Vincenzo Salemme. È la prima volta che lavoro con lui al cinema. Il mio personaggio &#8211; l’assessore ai lavori pubblici che potrebbe aiutare Gennaro nel suo lavoro di imprenditore edile &#8211; è solo atteso, non c’è fisicamente. Viene accolto affettuosamente dalla moglie di Gennaro, Teresa, e mette in risalto un aspetto fondamentale del film: il cinismo. L’aspetto che più ho amato del film</em>&#8220;. Insomma, per togliere ogni dubbio a chi ha osservato che la trasposizione cinematografica di un lavoro teatrale come <em>Una festa esagerata</em> potrebbe non rendere merito ed onore al dramma che ne è al centro – la morte dell’inquilino del piano di sotto che nel film è interpretato dal grande e versatile <strong>Nando Paone</strong> &#8211; Paoloantoni ha risposto &#8220;<em>la drammaticità della situazione si vive tanto al cinema quanto al teatro</em>&#8220;.</p>
<p>Anche la scelta di cambiare gli attori, utilizzando un cast integralmente diverso rispetto a quello teatrale, si è rivelata vincente. Salemme ha sottolineato anche che &#8220;<em>Utilizzare gli stessi attori del teatro avrebbe tolto freschezza ai personaggi. Il cinema fa sognare solo se lo spettatore riesce ad immedesimarsi in quell’attore o attrice. Ci devi credere. In passato, in alcuni miei film ho forzato la mano e il pubblico si distaccava dalla storia</em>&#8220;. Ma poi ammette, &#8220;<em>La verità è che per gli attori recitare è difficilissimo</em>&#8221; e termina con una riflessione rivolta anche e soprattutto a sé stesso &#8220;<em>Siamo sempre portati a sentirci in colpa come attori. Non è un problema di professionalità. Ma spesso si pensa che fare le cose difficili desti di più l’attenzione dello spettatore. Credo che le persone più intelligenti siano quelle molto semplici. Eppure al cinema il concetto di semplicità dagli anni ’70 in poi è diventato dispregiativo. Si è confusa la semplicità con la banalità. Per cui se un’artista fa una cosa semplice, sembra che faccia una stupidaggine. In realtà è più difficile secondo me essere semplici, anche se spesso non si è apprezzati</em>&#8220;. Insomma, esagerare ma non troppo e nella fattispecie con semplicità. Sembra essere questa la chiave del successo di Vincenzo Salemme.</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/una-festa-esagerata01.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-112737 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/una-festa-esagerata01.jpeg" alt="" width="650" height="488" /></a></p>
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		<title>Rhama Haruna, la ragazza senza arti che vive in una ciotola di plastica, morta il giorno di Natale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Grazia Celardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2016 14:17:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Rhama Haruna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rhama Haruna, 19 anni, originaria di Kano, una città del nord della Nigeria, è nata con una misteriosa malattia che gli ha impedito la crescita e lo sviluppo degli arti. Ha trascorso, così, la sua esistenza in una bacinella di plastica. Si perché la ragazza nigeriana, fin dalla nascita, sembrava essere una bambina apparentemente sana. Dopo i [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Rhama Haruna</strong>, 19 anni, originaria di <strong>Kano</strong>, una città del nord della <strong>Nigeria</strong>, è nata con una misteriosa malattia che gli ha impedito la crescita e lo sviluppo degli arti. Ha trascorso, così, la sua esistenza in una bacinella di plastica. Si perché la ragazza nigeriana, fin dalla nascita, sembrava essere una bambina apparentemente sana. Dopo i primi 6 mesi di vita, però, la sua crescita si è arrestata improvvisamente. Sua madre, <strong>Fadi</strong>, e la sua famiglia hanno fatto del loro meglio per permetterle uno stile di vita più che dignitoso. Il suo trasporto, in giro per le strade del Paese, è avvenuto in una ciotola di plastica. Prima della sua scomparsa, Rahma ha rilasciato un&#8217;intervista, dicendo: &#8220;<em>Mi aiutano molto, tutti riescono a darmi qualcosa di cui ho sempre bisogno</em>&#8220;. Anche il fratello Fahad, rilasciò una sua personale dichiarazione: &#8220;<em>Faccio tutto ciò di cui ha bisogno e la porto fuori ogni giorno per una passeggiata, lei si sente felice quando visitiamo e io sono felice ogni volta che vedo la gente aiutarla e prendersi cura di lei con delle attenzioni</em>&#8220;.</p>
<figure id="attachment_41969" aria-describedby="caption-attachment-41969" style="width: 820px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-41969 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Rahma-being-pushed-around-in-her-donated-wheelchair-by-her-mother-Fadi.jpg" width="820" height="1227" /><figcaption id="caption-attachment-41969" class="wp-caption-text">Foto: Barcroft</figcaption></figure>
<p><strong>LA MALATTIA </strong>&#8211; Le cause sono ancora sconosciute, nonostante gli investimenti, la famiglia non ha ottenuto grandi risultati. I medici sono rimasti sconcertati dalle condizioni della ragazza, qualcuno ha addirittura azzardato un ipotesi tutt&#8217;altro che scientifica, &#8220;<em>l&#8217;adolescente è stata colpita da un jinn</em>&#8220;, ovvero da un essere soprannaturale esistente nella mitologia islamica.</p>
<figure id="attachment_41970" aria-describedby="caption-attachment-41970" style="width: 1217px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-41970 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Rahma-Haruna-2.jpg" width="1217" height="1227" /><figcaption id="caption-attachment-41970" class="wp-caption-text">Foto: Barcroft</figcaption></figure>
<p><strong>GLI AIUTI </strong>&#8211; La famiglia ha sempre sperato di ottenere l&#8217;attenzione da parte di un ente di beneficenza o da uno specialista. Ma fino a poco prima della scomparsa, la vera generosità è stata di alcune persone che hanno regalato a Rhama una sedia a rotelle, permettendole di viaggiare per la sua città in maniera più semplice e veloce.</p>
<figure id="attachment_41971" aria-describedby="caption-attachment-41971" style="width: 1841px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-41971 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/rhama-haruna-la-ragazza-senza-arti-che-vive-in-una-ciotola-di-plastica-morta-il-giorno-di-natale.jpg" width="1841" height="1227" /><figcaption id="caption-attachment-41971" class="wp-caption-text">Foto: Barcroft</figcaption></figure>
<p><b>IL SOGNO SPEZZATO </b>&#8211; Nonostante le difficoltà e una vita ai margini, la ragazza non ha mai smesso di sognare e vivere. Il suo desiderio più grande era di aprire un negozio di alimentari, tutto suo. Nella sua ultima intervista Rhama ha detto: &#8220;<em>Ringrazio Dio in tutto quello che faccio</em>&#8220;. Rhama Haruna era una ragazza felice sebbene la sua condizione e questo, dovrebbe essere un esempio per tutti noi.</p>
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		<title>Bipiani di Ponticelli: un luogo dimenticato da Dio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Grazia Celardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2016 12:47:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Napoli Città]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Ponticelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Ponticelli esiste un luogo dimenticato da tutto e tutti. Siamo nella periferia di Napoli Est ed è qui che i &#8220;bipiani&#8220;, caseggiati rivestiti completamente di alluminio con coperture in amianto, sorgono in un posto costruito dopo il terremoto del 23 novembre 1980. I &#8220;bipiani&#8221; dovevano essere un luogo provvisorio, di transizione, per gli sfollati del sisma, ma [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A Ponticelli esiste un luogo dimenticato da tutto e tutti. Siamo nella periferia di <strong>Napoli Est</strong> ed è qui che i &#8220;<strong>bipiani</strong>&#8220;, caseggiati rivestiti completamente di alluminio con coperture in amianto, sorgono in un posto costruito dopo il terremoto del 23 novembre 1980. I &#8220;bipiani&#8221; dovevano essere un luogo provvisorio, di transizione, per gli sfollati del sisma, ma tutt&#8217;oggi ci sono circa 400 persone che ci vivono ancora. Potremmo definirlo un mosaico di etnie e culture totalmente differenti, che faticosamente coesistono tra loro in un ambiente sudicio e privo di norme.</p>
<p>Tra amianto e strutture fatiscenti, centinaia di famiglie convivono tra loro e, negli anni, numerosi sono stati i casi di scontro tra comunità diverse che versano in condizioni igieniche-sanitarie totalmente estreme. Infatti proprio tra il 2003 e il 2011 a seguito di alcune tensioni e scontri tra i residenti kosovari e serbi, un lotto fu definitivamente abbattuto. Le &#8220;<em>favelas</em>&#8221; di Ponticelli, sono un luogo dove sogni e speranze fanno a pugni ogni giorno con il pragmatismo della realtà circostante e della società in cui viviamo. Sono, ormai, una discarica a cielo aperto. Piccoli &#8220;<em>appartamenti</em>&#8220;<em>, </em>quasi gabbie che sembrano delineare i confini di un ghetto. Gli spazi comuni sono a dir poco dignitosi, le persone, infatti, si trovano a camminare tra topi e cavi della corrente scoperti che attraversano tutto l&#8217;agglomerato.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-79012" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/bipiani-ponticelli-300x168.png" alt="" width="300" height="168" />IL PROBLEMA AMIANTO &#8211;</strong> Ebbene sì, il problema più grave è invisibile e va a colpire le vie respiratorie degli abitanti in maniera molto lenta. Il cancro, in questa area, è la principale causa di morte. L&#8217;impiego di questo particolare materiale così diffuso tra le baracche è dovuto alla sua resistenza al calore, così forte da imprigionarlo grazie alla particolare struttura fibrosa. Evidenti problemi e situazioni di disagio si creano durante l&#8217;estate con l&#8217;avvento del caldo, quando le baracche diventano dei veri e propri forni costringendo le persone a passare la maggior parte del tempo all&#8217;esterno, conducendo così una quotidianità al di fuori del normale.</p>
<p><strong>Perché non se ne parla?</strong> Ciò che stupisce di più è il silenzio di una società omertosa che partecipa invisibilmente alla morte di moltissime persone. Non esiste sul territorio uno studio epidemiologico che vada ad indagare il legame tra i decessi e la presenza di amianto. Questa è la scusa principale, la giustificazione che &#8220;<em>chi di competenza</em>&#8221; usa per difendersi e non dare delle risposte e soluzioni a questo palese problema. L&#8217;amianto oltre essere un pericolo grave per i residenti, lo è per tutta l&#8217;area limitrofa di Ponticelli, poiché le lastre di amianto spezzate, si diffondono in piccolissime particelle trasportate dal vento che investono attraverso una nube invisibile, tutta l&#8217;area.</p>
<p>Sebbene uscire da questa critica situazione non sia facile, la battaglia per i residenti è davvero dura e soprattutto, combattuta a metà tra gli irregolari, che preferiscono vivere una vita ai margini dell&#8217;invisibilità e chi come Carmela, madre di 5 figli, che andrebbe via a gambe elevate se avesse la possibilità di poter scegliere. Il forte bisogno economico, la mancanza di norme, l&#8217;assenza della cultura e le condizioni in cui vivono le persone in questo luogo ormai dimenticato da Dio, sono tutte caratteristiche non indifferenti, che in un modo o nell&#8217;altro sfiniscono le energie positive di chi conduce una guerra quotidiana nei confronti delle istituzioni affinché sia rispettato, come da Costituzione, il diritto alla vita e alla sicurezza della propria persona.</p>
<p><strong><a href="http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/toffa-dimenticati-nell%E2%80%99amianto_691086.html" target="_blank" rel="noopener">Guarda il video del servizio de &#8220;Le Iene&#8221;</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2016/12/28/bipiani-ponticelli-un-luogo-dimenticato-dio/">Bipiani di Ponticelli: un luogo dimenticato da Dio</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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