Ci sono delle indagini in corso ma il passaparola e il web sembrano andare più veloci della giustizia ordinaria. A quando pare ‘il popolo‘ già conosce chi sono i mandanti e gli esecutori dell’omicidio di Andrea Covelli. Il 27enne è stato trovato senza vita a Pianura lo scorso venerdì sera.
Così sono state già condotte le indagini, fatti i processi ed emesse le sentenze. I volti e i nomi dei presunti killer, con tanto di foto e video, sono stati gettati in pasto all’opinione pubblica. E alcuni colleghi non hanno desistito dal pubblicarne subito i profili.
Così come accadde con Antonio Natale, il giovane sparito e ucciso a Caivano, anche per Covelli si sta cercando di fare giustizia rendendo pubblici nomi e facce di chi sarebbe responsabile di questo atroce delitto. Ma se è tutto così chiaro, se è noto chi sono le persone e le famiglie che ‘comandano’ in un quartiere, se si conoscono facce, nomi e cognomi dei killer, perché non si è mai sporta una denuncia? E perché non sono mai intervenute le forze dell’ordine?
A quanto pare la giustizia ormai non corre neanche più in televisione. I processi si svolgono sui social, su TikTok, dove impazzano i filmati con i volti di coloro che terrebbero sotto scacco interi territori. Insomma per lo Stato il danno e la beffa. Di certo non è un male se tali mezzi di comunicazione possono essere utili per le autorità affinché possano raggiungere i propri obiettivi. Ma al momento sembrano più che altro mezzi di ‘sputtanamento‘.
Bisogna sempre ricordare quanto sia sostanziale la differenza tra giustizia e vendetta, anche per il bene delle vittime. E che la prima si ottiene con senso civico e attraverso il lavoro di magistrati e giudici. Fino a prova contraria nè i singoli cittadini, né i giornalisti possono permettersi di indossare una toga.
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