Nessun infarto e nessun segno di violenza. Come già ipotizzato in questi giorni, per conoscere nel dettaglio le cause della morte di Cosimo Di Lauro bisognerà attendere l’esito definitivo dell’autopsia. Come riportato da Il Mattino, queste sono state le anticipazioni dei primi rilievi eseguiti dopo la disposizione da parte dell’autorità giudiziaria.
L’ex boss di Secondigliano, protagonista della sanguinosa faida di Scampia, è deceduto nel carcere di Opera dove era recluso al regime del 41bis. Le sue condizioni di salute erano già compromesse. Di Lauro ululava, parlava da solo, rifiutava i colloqui e fumava tantissime sigarette al giorno.
Nel 2011, in occasione di una perizia affidata dal Tribunale per il riesame di Napoli al neurologo napoletano Luigi Lavorgna, a Di Lauro fu diagnosticata la polineuropatia cronica infiammatoria demielizzante (Cidp). Ovvero una patologia nervosa che riduce nel tempo il movimento degli arti.
Ad aver riconosciuto la salma di Cosimo Di Lauro sono stati due dei sette fratelli in libertà di ‘Cosimino. A Milano, infatti, si sono recati Raffaele e Antonio. Proprio quest’ultimo, una volta visto il corpo senza vita di ‘F1‘ ormai cadavere, ha detto: “È irriconoscibile, in condizioni fisiche disastrose“.
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