Sono giovani, sono nati e cresciuti in periferia, sono stati uccisi in un agguato. Ecco cosa hanno in comune Carmine D’Onofrio, Luigi Giuseppe Fiorillo, Andrea Merolla e Giuseppe Tipaldi. Rispettivamente i quattro ragazzi avevano 23, 19, 30 e 38 anni.
I ‘Quattro’ sono le vittime di una camorra spietata, di una parte di società malata e criminale che in due mesi ha causato un ‘poker‘ di morte. Addirittura, gli omicidi nelle ultime 36 ore sono stati due. Il messaggio è chiaro: a Napoli vi è una guerra anarchica.
Nel capoluogo campano pare si possa sparare ogni giorno e ad ogni orario. Nel conto non sono stati considerate le persone ferite e gambizzate. Altrimenti il bilancio sarebbe stato più tragico. Se diamo uno sguardo alla ‘geografia’ relativa a questi eventi drammatici emerge un dato:
mentre per il centro città il dibattito è incentrato sull’assenza di servizi, sulle luminarie e sulla movida ‘selvaggia’, in periferia l’emergenza è quella del sangue che sta scorrendo per le strade.
L’area Nord, l’area Est e l’area Ovest di Napoli, sono tornati ad essere dei ghetti del tutto isolati dal resto della città. Zone franche dove contano solo le regole imposte dai gruppi criminali. Una situazione che rende ‘schiavi’ anche tutti quei cittadini che invece le norme le rispettano.
Sei ottobre, dieci ottobre, undici novembre e ieri sera. Queste le date funeste. Carmine D’Onofrio era il figlio illegittimo di Giuseppe De Luca Bossa, fratello di Antonio, considerato elemento di vertice dell’omonimo clan operante a Ponticelli. È stato ucciso davanti alla fidanzata incinta. Non vedrà mai suo figlio.
Luigi Giuseppe Fiorillo è stato ucciso davanti un circoletto a Secondigliano. Pregiudicato per spaccio, ha visto bruciare la sua vita troppo in fretta. Andrea Merolla, ‘il Turco‘, freddato di sera, ha provato inutilmente a nascondersi dietro le colonnine di un distributore di benzina.
Giuseppe Tipaldi, ‘Peppe ‘a recchia. Neanche ha avuto il tempo di uscire di prigione che è stato ucciso. Alla faccia del principio costituzionale che parla di una pena rieducativa e con l’obiettivo di reinserire in società le persone. Il 38enne pare volesse ricostruire il gruppo ‘nostalgico’ dei Lo Russo. Sarebbe stato questo il movente dell’agguato.
Cosa bisogna fare per fermare questa mattanza di giovani? Cosa deve ancora accadere affinché in alcuni quartieri inizi finalmente una bonifica sociale e culturale? Dove sono lo Stato e tutte le istituzioni? Senza soldi, con solo debiti e servizi essenziali che non funzionano, Napoli è una città in ginocchio. È il momento di dire basta. È il momento della resurrezione di questa città bella e dannata. Altrimenti per il baratro non ci sarà mai fine.
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