“Le urla dei passeggeri erano paragonabili a quelli delle montagne russe“, mi dice Andrea Jaup, una turista svedese ancora sotto choc che si trovava sul luogo dell’incidente. Sua sorella Ebba Jaup, emergency doctor, si è subito precipitata sul luogo offrendo prima assistenza insieme al farmacista ai feriti.
In totale diciotto. È il caos, sangue ovunque, il conducente del minibus all’ultimo tornante prima della fermata conclusiva a Marina Grande perde il controllo e precipita in una scarpata sul retro dello stabilimento balneare ex Ondine.
Oggi si chiama Gemma, ristorante loungeBar, Lì non fa vittime. Il conducente muore sul colpo, solo l’autopsia rivelerà se abbia avuto un malore. L’autobus rovesciato è una matassa di lamiere accartocciate. Poteva essere una strage.
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