Un grido urlato a bassa voce. Parole passate dalla bocca alla penna che un detenuto del carcere di Poggioreale, di cui non facciamo il nome per ovvi motivi di privacy, ha deciso di utilizzare per scrivere una lettera. Quest’ultima è stata consegnata alla redazione di VocediNapoli.it.
Una denuncia che non ha nulla di clamoroso, nessuna incredibile richiesta se non quella del minimo rispetto delle condizioni umane. Proprio come prevede l’articolo 27 della Costituzione. “Non funzionano le docce, macchie di muffa ovunque. L’umidità si mangia le mura e le ossa“. E poi, “docce che non funzionano e tanta sporcizia. C’è il serio rischio di un epidemia tra queste celle“.
Il lancio di un allarme igienico-sanitario. Una situazione esplosiva quella delle carceri italiane e Poggioreale risulta essere una delle più problematiche. Un contesto che penalizza l’intera comunità penitenziaria. Anche gli agenti della polizia penitenziaria lavorano ogni giorno tra mille difficoltà.
Aggressioni tra detenuti, tra questi ultimi e gli agenti. Continui tentativi di suicidio da parte dei carcerati e purtroppo molti di essi vanno a buon fine. Tuttavia, la politica è del tutto sorda e cieca rispetto a questa tematica. Una delle campagne elettorali peggiori di sempre, sterile e priva di sostanza. Protagonisti, argomenti di distrazione di massa da dare in pasto all’opinione pubblica.
Siamo sotto elezioni, ormai mancano pochi giorni alla fatidica data del 4 marzo ma di carceri e giustizia non si sente affatto parlare. Sono come mosche bianche i continui comunicati del SAPPE (Sindacato autonomo della polizia penitenziaria) e l’inesauribile battaglia del Partito Radicale per l’approvazione dei decreti attuativi da parte del governo per la riforma dell’ordinamento penitenziario.
Una misura che arriverebbe dopo 40 anni dall’ultimo provvedimento di legge in merito. Eppure, l’attuale governo si è ridotto all’ultimo minuto con il rischio di annullare il tutto e buttare al macero il lavoro svolto dal ministro della giustizia Andrea Orlando. A proposito, la lotta non violenta di Rita Bernardini e il suo Satyagraha sono gunti al 26esimo giorno di sciopero della fame. A sostenerli, migliaia di cittadini, un appello firmato da giuristi e intellettuali, il vice presidente del CSM (Consiglio superiore della Magistratura) Giovanni Legnini, i Garanti dei detenuti e una miriade di questi ultimi.
Il filosofo Aldo Masullo, sulle colonne de Il Mattino, ha accolto questa iniziativa come il simbolo della partecipazione alla vita civile e politica dei carcerati. In Campania il numero di adesione più alto d’Italia: 1.572 detenuti.
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