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	<title>prescrizione Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>prescrizione Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>Fate guardare &#8216;Richard Jewell&#8217; a Bonafede e ai giustizialisti di sinistra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2020 00:42:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2020/01/25/fate-vedere-richard-jewell-a-bonafede-e-ai-giustizialisti-di-sinistra/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Fate guardare &#8216;Richard Jewell&#8217; a Bonafede e ai giustizialisti di sinistra</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Nel mio paese quando il Governo dice che uno è colpevole vuol dire che è innocente</em>&#8220;; &#8220;<em>Presidente, la prego metta fine a tutto questo. Presidente, riabiliti il nome di mio figlio</em>&#8220;. Sono le due frasi che più mi hanno colpito del film. Dette entrambe da due donne e in due momenti diversi ma decisivi. La prima è pronunciata dalla segretaria dell&#8217;indomito avvocato <strong>Bryant Watson</strong>, interpretato da uno straordinario <strong>Sam Rockwell</strong>. Questa frase ha segnato l&#8217;inizio della difesa legale di <strong>Richard Jewell</strong> (alias il sorprendente <strong>Paul Walter Hauser</strong>), accusato ingiustamente di aver piazzato e scoperto una bomba in un parco ad <strong>Atlanta</strong> durante le olimpiadi del <strong>1996</strong>.</p>
<p>La seconda è detta, in occasione di una conferenza stampa, dalla madre di Richard, <strong>Barbara &#8220;Bobi&#8221; Jewell</strong> che ha il volto della mitica <strong>Kathy Bates</strong>. Questa frase ha invece rappresentato il quasi riscatto del protagonista, un eroe vittima dell&#8217;ingiustizia. Vittima del sospetto e del rito inquisitorio. Richard, per l&#8217;<strong>FBI</strong>, non era innocente fino a prova contraria ma colpevole. Lo <strong>Stato di Diritto</strong> è stato ribaltato, è stato il cittadino ad aver dimostrato la propria innocenza, non la pubblica accusa la sua colpevolezza.</p>
<p>Così, assediato da giornalisti senza scrupoli e in particolare da una collega caparbia e pronta a tutto pur di firmare un scoop in prima pagina (la bravissima <strong>Olivia Wilde</strong> nei panni della reporter <strong>Kathy Scruggs</strong>), Richard ha visto crollare pezzo dopo pezzo la propria esistenza. La sua vita normale, piena di problemi ma forte di un grande senso del dovere e del rispetto, è stata stravolta da un&#8217;indagine faziosa che si rivelerà fallimentare. Alla fine il vero colpevole sarà arrestato, ma questa è un&#8217;altra storia.</p>
<p>Ho visto un grande film. Andrebbe proiettato nelle scuole, nelle università, ai corsi di diritto. Sarebbe importante se il Ministro della Giustizia <strong>Alfonso Bonafede </strong>lo guardasse mentre ripensa alle sciocchezze dette in merito alle vittime della <em>mala giustizia</em> italiana. Dovrebbe guardarlo in compagnia di <strong>Nicola Zingaretti</strong>, Segretario di un Pd ormai grillizzato, e di <strong>Giuseppe Conte</strong>, Premier inerme di fronte alla distruzione del nostro <strong>Stato di Diritto</strong>. Dovrebbe guardarlo anche <strong>Mattia Santori</strong>, il &#8216;<em>capo Sardina</em>&#8216; che interrogato da <strong>Alesandro Sallusti</strong> sul delicato tema della <strong>prescrizione</strong> ha balbettato rispondendo in modo incomprensibile.</p>
<p>Ma non è tutta colpa sua, è gran parte dell&#8217;<strong>opinione pubblica italiana</strong> ad essere inconsapevole di cosa voglia dire cambiare le norme che regolano il rapporto tra i cittadini e il potere giudiziario. Ne abbiamo già parlato in un altro articolo, <a href="https://www.vocedinapoli.it/2020/01/18/prescrizione-la-dimostrazione-di-quanto-lo-stato-di-diritto-abbia-poca-importanza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">pubblicato sempre su <em>VocediNapoli.it</em></a>: sulla giustizia c&#8217;è ignoranza e superficialità. E la colpa è anche dei media. <em><strong>Richard Jewell</strong></em>, dunque, è un film che andrebbe visto da tutti. Soprattutto da coloro che sottovalutano cosa significhi finire ingiustamente nel tritacarne <strong>mediatico-giudiziario</strong>.</p>
<p>Vedere la propria vita messa alla gogna in tv e sui giornali, senza essere un personaggio pubblico o facoltoso con la possibilità di ingaggiare costosi avvocati. Nel film tutto questo è palpabile. Raramente sono uscito dalla sala di un cinema accompagnato da un turbine di emozioni così forte. <strong>Clint Eastwood</strong> mi ha fregato per l&#8217;ennesima volta. Questo genio, per me uno dei narratori della realtà più grandi che la storia del cinema abbia mai avuto, ha firmato l&#8217;ennesimo capolavoro.</p>
<p>Ironia, simpatia, dramma, cronaca. In questa pellicola c&#8217;è tutto. Un lungometraggio tratto da una storia vera che ha raccontato in modo sincero e coinvolgente le vite dei protagonisti. Con 89 candeline sulle spalle, riuscire a fare quasi un film vincente all&#8217;anno, non è da tutti. Eppure <strong>Eastwood</strong> ci è riuscito. La sua delicatezza, eleganza e durezza sono così spontanee da convincerci che per lui, girare un film, sia un&#8217;impresa semplice e da tutti.</p>
<p><strong>Clint Eastwood</strong>, il pistolero d&#8217;eccezione. Il cowboy americano per eccellenza. L&#8217;ispettore che si fa giustizia da solo. L&#8217;inossidabile repubblicano ammiratore di quegli americani, persone comuni, che nella loro vita sono riusciti a diventare degli eroi. Protagonisti che spesso sono messi all&#8217;angolo dallo <strong>Stato</strong> e dalla <strong>giustizia</strong>.</p>
<p><strong>Clint Eastwood</strong>, il narratore più dolce, democratico e liberale che esista. Che i nostri politici guardino i suoi capolavori, da <em><strong>Mystic River</strong> </em>a <em><strong>Million Dollar Baby</strong></em>, fino a <em><strong>Gran Torino</strong></em>. Ce n&#8217;è per tutti: <strong>Lega</strong>, <strong>Partito Democratico</strong> e <strong>Movimento 5 Stelle</strong>. La maggior parte dei nostri politici, forse, prima di recarsi in <strong>Parlamento</strong> o a <strong>Palazzo Chigi</strong> farebbe bene a studiare. O, almeno, a guardare qualche film di <strong>Clint Eastwood</strong>. A proposito, il nome di <strong><em>Richard Jewell</em></strong> sarà poi riabilitato, ma lui ha avuto poco tempo per accorgersene: è morto a 44 anni. Grazie buon vecchio <strong>Clint</strong> per avercelo ricordato.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-187422 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2020-01-25-alle-02.12.47.png" alt="Fate vedere Richard Jewell a Bonafede e ai giustizialisti di sinistra" width="650" height="363" /></p>
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		<title>Prescrizione, la dimostrazione di quanto lo Stato di Diritto abbia poca importanza</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jan 2020 16:00:40 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Governo</strong> ha compiuto un passo decisivo verso l&#8217;attuazione di una legge criminale che calpesta un diritto fondamentale di tutti noi. E lo sta facendo nel silenzio più assoluto. Solo la categoria degli avvocati (pare nessun magistrato), qualche autentico garantista, qualche raro liberale e qualche politico coraggioso, hanno alzato la voce contro questa barbarie del <strong>diritto</strong>. Nell&#8217;azione dell&#8217;esecutivo ci sono aspetti positivi, come la rivisitazione dei tempi relativi alle indagini preliminari, l&#8217;aumento dell&#8217;integrazione delle ipotesi probatorie e l&#8217;idea che le toghe entrate in politica non possano tornare ad esercitare la loro autorità giuridica.</p>
<p>Ma l&#8217;<em>operazione</em> <strong>Bonafede</strong> targata <strong>Movimento 5 Stelle</strong> che di fatto abolisce la <strong>prescrizione</strong> (dopo il primo grado di giudizio) sta segnando un momento di importante cambiamento. E lo sta facendo in modo brutale e nefasto. L&#8217;idea che la soluzione per rendere la macchina giudiziaria più rapida ed efficiente sia quella di eliminare la garanzia che un imputato ha di non restare sotto processo a vita è aberrante.</p>
<p>Lo è per il suo principio incostituzionale. Lo è perché sta realizzando finalmente il sogno di quella parte cattiva e maligna del mondo <strong>politico</strong>, <strong>mediatico</strong> e <strong>giudiziario</strong>. Lo è perché ha dimostrato una totale incompetenza e malafede (altro che <em>Bona</em>) di quella che è la lettura della <strong>realtà sociale italiana</strong>. Questo nonostante i costanti tentativi di dialogo avviati da <strong>Bonafede</strong> con tutte le categorie coinvolte dalla riforma.</p>
<p>Innanzitutto a <strong>via Arenula</strong>, sede del <strong>Ministero</strong>, è evidente non sono conosciuti i dati relativi alla <strong>Prescrizione</strong>: né quanti siano i procedimenti prescritti, né le fasi nelle quali i reati sono prescritti. Di fatto l&#8217;<strong>Italia</strong> è il paese dei processi lumaca. Il <em>Belpaese</em> è stato condannato dalla <em>Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo</em> (<strong>CEDU</strong>) per questo motivo. Ma l&#8217;<strong>Italia</strong> è anche il paese la cui gran parte della popolazione detenuta è in attesa di giudizio. E la maggioranza di questa bella fetta di cittadini italiani è reclusa per reati minori. L&#8217;<strong>Italia </strong>è il Paese della <strong>giustizia</strong> per ricchi. Di coloro che possono permettersi fior di avvocati per dilungare i tempi dei processi. L&#8217;<strong>Italia</strong> è il paese dell&#8217;<em>irresponsabilità</em> dei <strong>magistrati</strong>. Chi di loro sbaglia non paga. È anche il Paese dei <strong>magistrati fuori ruolo</strong>.</p>
<p>L&#8217;<strong>Italia</strong> è anche uno dei paesi nei quali si abusa della carcerazione preventiva. Ed è sempre L&#8217;<strong>Italia</strong>  ad essere il paese che ha un <em>Consiglio Superiore della Magistratura</em> (<strong>CSM</strong>) logorato da scandali e lotte fra correnti (e di questo si è deciso di non parlarne più). L&#8217;<strong>Italia</strong> è una nazione che necessiterebbe di una riforma strutturale della <strong>giustizia</strong>. Un provvedimento che consenta di alleggerire i carichi di lavoro dei <strong>pm</strong>. Che consenta di snellirne le procedure. Che introduca nuove tecnologie nelle fasi operative dell&#8217;autorità giudiziaria. Che cambi il principio dell&#8217;obbligatorietà dell&#8217;azione penale. Che metta a disposizione dei <strong>Tribunali</strong> nuovo personale.</p>
<p>Una riforma che non includa solo l&#8217;aumentare delle pene, o la creazione di nuovi reati. Perché l&#8217;<strong>Italia</strong> è il paese con più leggi in <strong>Europa</strong>. Eppure il dibattito pubblico è fermo alla banale diatriba tra garantisti e giustizialisti. Tra chi ancora continua ad accusare l&#8217;altro di essere garantista con gli amici e giustizialista con i nemici. Di chi ancora racconta il gossip relativo ai vari esponenti politici dei partiti che votano nelle <strong>Commissioni</strong> o in <strong>Parlamento</strong>.</p>
<p>E l&#8217;argomento, essendo comunicato in modo così vergognoso, è stato percepito dalle persone con estrema superficialità. L&#8217;ipotesi di restare imputati per sempre, il fatto oggettivo che questa legge cambierà per sempre e in modo pericoloso il rapporto tra i cittadini e il potere giudiziario, non interessa più di tanto. Nessuna protesta, nessuna alzata di scudi. Perché in <strong>Italia</strong> la <strong>giustizia</strong> non è vista e veicolata come strumento di verità. Sia nella sua funzione di <strong>condanna</strong> che di <strong>assoluzione</strong>.</p>
<p>La <strong>giustizia </strong>nel <em>Belpaese</em> è intesa come strumento vendetta. Talvolta può sembrare uno strumento per colpire chi crediamo colpevole, a prescindere dalle prove, dalle sentenze e dalle regole costituzionali basate sulla <strong>presunzione di innocenza</strong>. La <strong>giustizia</strong> non è un mezzo per incastrare ricchi e potenti, sinonimo di peccatori e corruttori bensì rappresenta una garanzia, come barriera che ci difende tutti, senza distinzione, davanti alla <strong>legge</strong>.</p>
<p>Da <strong>tangentopoli</strong>, in termini di rapporto tra <strong>potere giudiziario</strong> e <strong>politico</strong>, sono successe molte cose. Tanti governi hanno provato senza successo a riformare la <strong>giustizia</strong>. Sono state fatte solo piccole &#8220;leggine&#8221;, la cui validità è stata abbastanza discutibile. Tanti sono stati i cittadini (non solo politici) ingiustamente perseguiti e mai ricompensati. Tanti i leader (anche politici) attaccati dal braccio armato della <strong>magistratura</strong>. Tanti sono stati i politici che sono rimasti zitti e che hanno strumentalizzato il tema <strong>giustizia</strong> per il proprio tornaconto. Tanti sono stati i <strong>Pm</strong> di prestigio e valore denigrati da colleghi avidi di carriera e mediaticità.</p>
<p>Ora siamo giunti ad un limite. Ad un confine che una volta superato difficilmente ci riporterà indietro. Nel silenzio assordante nel quale giace l&#8217;<strong>opinione pubblica</strong> c&#8217;è solo una voce che ha il dovere di farsi sentire forte e chiara: quella del Presidente della Repubblica, <strong>Sergio Mattarella</strong>. È lui l&#8217;unico argine a questa deriva politica, giudiziaria e mediatica. Dobbiamo sperare che sappia distinguersi da coloro che negli ultimi anni, a destra, a sinistra e tra i 5 stelle, hanno dato il colpo di grazia al nostro <strong>Stato di Diritto</strong>.</p>
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