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	<title>ilaria cucchi Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 25 Nov 2022 13:02:46 +0000</lastBuildDate>
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	<title>ilaria cucchi Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>Jorit, un altro grande capolavoro per i partenopei:  &#8220;il ritratto di Martin Luther King&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Ricciardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jan 2020 15:38:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il &#8220;San Gennaro&#8221; di Forcella, il &#8220;Maradona&#8221; di San Giovanni a Teduccio, ed il magnifico ritratto in zona Vomero di Ilaria Cucchi (rappresentata come una guerriera per l&#8217;impegno dedicato a far giustizia al fratello Stefano), Jorit ci regala l&#8217;ennesimo capolavoro: il &#8220;Martin Luther King&#8221; di Barra. Per quei pochi che ancora non lo conoscessero, [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il &#8220;<em><strong>San Gennaro</strong></em>&#8221; di Forcella, il &#8220;<em><strong>Maradona</strong></em>&#8221; di San Giovanni a Teduccio, ed il magnifico ritratto in zona Vomero di <strong>Ilaria Cucchi</strong> (rappresentata come una guerriera per l&#8217;impegno dedicato a far giustizia al fratello Stefano), <strong>Jorit</strong> ci regala l&#8217;ennesimo capolavoro: il &#8220;<em><strong>Martin Luther King</strong></em>&#8221; di <strong>Barra</strong>.</p>
<p>Per quei pochi che ancora non lo conoscessero, per fama o per bravura, <strong>Agor Jorit</strong> è un noto esponente della <em><strong>Street Art</strong></em> partenopea di rilevo internazionale. Agor sta riempiendo le mura della nostra città e delle sue periferie di molti capolavori, importanti sia per maestria d&#8217;esecuzione, sia per i messaggi di cui le sue opere si fanno portatrici.</p>
<p>I suoi murales sono dei veri e propri inni all&#8217;uguaglianza, incentivando i giovani a battersi per l’inclusione e  per la lotta contro il razzismo. Come riconoscerli? E&#8217; facile, sono tutti contraddistinti dalle due strisce rosse che l&#8217;artista disegna sul volto dei soggetti, tipici dei rituali africani, e che rientrano in quella che Jorit stesso definisce &#8220;<em>Human Tribe</em>&#8220;.</p>
<p>L&#8217;artista dalle origini olandesi, ha scelto questa volta il grande viso del leader afroamericano <strong>Martin Luther King</strong> per la facciata di un&#8217;imponente palazzo, tra via Chiaramonte e via Velotti, in prossimità della stazione della Vesuviana di <strong>Barra</strong>. Il chiaro richiamo ad uno degli attivisti più celebri d&#8217;<strong>America</strong> è stato dovuto, stando a quanto dichiara l&#8217;artista, al fatto di essere una “<em>icona di giustizia sociale</em>“.</p>
<p>Il murales si fa infatti simbolo del riscatto sociale della zona di <strong>Napoli Est</strong>, cavalcando pienamente l&#8217;onda delle tematiche tanto care al writer.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-186211 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2020-01-16-alle-17.36.24.png" alt="Jorit regala ai partenopei un altro grande capolavoro: il ritratto di Martin Luther King " width="650" height="451" /></p>
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		<title>Gravi minacce di morte a Ilaria Cucchi: &#8220;Salvini cosa ne pensa?&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Nov 2019 17:34:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[colonna1]]></category>
		<category><![CDATA[ilaria cucchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ilaria Cucchi ha ricevuto una minaccia di morte su Facebook. A raccontarlo è stata proprio lei che ha ripostato il messaggio di un sedicente leghista, che si augurava che qualcuno prima o poi la uccidesse. &#8220;A sta stronza qualcuno metterà una palla in testa prima o poi, a prescindere da quest&#8217;ultima stronzata&#8220;, queste le parole [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2019/11/23/gravi-minacce-di-morte-a-ilaria-cucchi-salvini-cosa-ne-pensa/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Gravi minacce di morte a Ilaria Cucchi: &#8220;Salvini cosa ne pensa?&#8221;</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ilaria Cucchi</strong> ha ricevuto una minaccia di morte su Facebook. A raccontarlo è stata proprio lei che ha ripostato il messaggio di un sedicente leghista, che si augurava che qualcuno prima o poi la uccidesse.</p>
<p>&#8220;<em>A sta stronza qualcuno metterà una palla in testa prima o poi, a prescindere da quest&#8217;ultima stronzata</em>&#8220;, queste le parole di un utente, che dovrebbe essere un &#8220;troll&#8221; poiché ha soltanto 28 amici e nessuna foto. Dunque, si tratterebbe di un profilo utilizzato solo per creare polemiche e diffondere fake news. Ilaria Cucchi nel post ha scritto anche un messaggio a <strong>Matteo Salvini</strong> e a tutte le persone leghiste:<br />
&#8220;<em>Chiedo a Matteo Salvini e a tutti gli iscritti alla Lega cosa pensano di questo post. Dato che viene da un soggetto che ha un profilo nel quale si dichiara loro sostenitore. Non posso far altro che denunciare ma mi rendo conto che di fronte a tutto questo io e la mia famiglia siamo senza tutela</em>&#8220;.</p>
<p>Messaggio che non ha ricevuto risposta, il leader della Lega, però, nella consuetudinaria diretta del sabato, in modo indiretto è tornato a parlare della vicenda di Stefano Cucchi, dicendo: &#8220;<em>La droga fa male sempre e comunque, spero di non essere denunciato se il sabato pomeriggio denuncio che la droga fa male, sempre e comunque</em>&#8220;. Ancora nessun commento per le minacce ricevute da Ilaria Cucchi.</p>
<p>Il post di Ilaria Cucchi</p>
<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fpermalink.php%3Fstory_fbid%3D3114380041911520%26id%3D169874873028733&amp;width=500" width="500" height="589" frameborder="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>Ilaria Cucchi: &#8220;Dopo l&#8217;intervista, insulti a me, Fabio e Mara Venier&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Oct 2019 20:52:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2019/10/27/ilaria-cucchi-dopo-lintervista-insulti-a-me-fabio-e-mara-venier/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Ilaria Cucchi: &#8220;Dopo l&#8217;intervista, insulti a me, Fabio e Mara Venier&#8221;</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Oggi io e Fabio siamo stati ospiti di Mara Venier a Domenica In. Abbiamo parlato della nostra storia e del libro che abbiamo scritto insieme. Siamo stati accolti con calore e professionalità. Sono arrivati, poi, dal web, i soliti insulti a me, alla mia famiglia ed anche a Mara. Mi dispiace molto per lei. Noi, oramai, ci siamo abituati. Sappiamo che sono una esigua minoranza rispetto a tutti coloro che ci rispettano e che ci sostengono. La ringrazio per l&#8217;opportunità che ci ha dato</em>&#8220;.</p>
<p>Lo ha detto <strong>Ilaria Cucchi</strong>, sorella di <strong>Stefano</strong>, il giovane detenuto morto all&#8217;<strong>ospedale Pertini di Roma</strong>. &#8220;<em>Questa sera è poi arrivata la solidarietà dell&#8217;Amministratore Delegato della Rai, Fabrizio Salini. Una telefonata particolarmente gradita</em> &#8211; ha aggiunto- <em>. Questi cosiddetti leoni da tastiera si trasformano puntualmente, quando vengono convocati in tribunale, in agnellini. Cercano di scappare magari portando certificati medici di dubbia autenticità. Non abbiamo paura ed andiamo avanti. Mi dispiace molto anche per i miei genitori. Ma andremo dovunque ci daranno voce. Finché ne avremo forza. Non ci fermeranno</em>&#8220;.</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2019-10-27-alle-22.47.16.png"><img decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-175396 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2019-10-27-alle-22.47.16.png" alt="Ilaria Cucchi: &quot;Dopo l'intervista, insulti a me, Fabio e Mara Venier&quot;" width="650" height="396" /></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2019/10/27/ilaria-cucchi-dopo-lintervista-insulti-a-me-fabio-e-mara-venier/">Ilaria Cucchi: &#8220;Dopo l&#8217;intervista, insulti a me, Fabio e Mara Venier&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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		<title>Stefano Cucchi, il dramma che ha raccontato tutto senza insegnarci niente ma risorto grazie a Netflix</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2018/10/12/stefano-cucchi-il-dramma-che-ha-raccontato-tutto-senza-insegnarci-niente-ma-risorto-grazie-a-netflix/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Oct 2018 14:51:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Immaginate che un vostro parente stretto o un vostro caro amico sia arrestato. Immaginate che per sette giorni non riusciate a incontrarlo o ad avere sue notizie. Adesso immaginate che alla fine dei sette giorni vi sia detto che è deceduto. Immaginate che il vostro parente stretto o amico, mentre era in custodia dello Stato, vi venga consegnato morto. Così, all&#8217;improvviso, e che l’ultimo ricordo che avrete di lui sarà quello del suo cadavere, pallido, freddo e rigido, con il volto tumefatto.</p>
<p>Bene, questo è stato il calvario vissuto dalla famiglia <strong>Cucchi</strong>. Credevano che l’inferno potesse durare solo quei sette giorni, non pensavano che le sue fiamme li avrebbero bruciati per tutta la vita. L’unico sollievo è stato la loro battaglia per la verità. Hanno lottato continuamente nelle aule dei tribunali, sui giornali e davanti alle tv, chiedendo semplicemente giustizia per <strong>Stefano Cucchi</strong>. Stefano è finito in manette, in carcere e poi in obitorio perché spacciava. Comportamento da non santificare ma che non lo rendeva un narcos della mafia.</p>
<p>La storia risale al <strong>2009</strong>. Siamo nel 2018 e lo scorso anno sono stati rinviati a giudizio cinque <strong>carabinieri</strong>. Nel mezzo, un processo che <strong>dal 2013 al 2016</strong> ha ottenuto una sentenza di primo grado, una di appello poi annullata dalla Cassazione, e un’ultima sentenza al termine del processo di appello bis. Intanto, molti rappresentanti delle istituzioni, hanno addirittura deriso e offeso la famiglia <strong>Cucchi</strong>, perché Stefano era un tossico e quindi se l&#8217;è cercata. Una facilissima equazione della quale ancora nessuno si è scusato.</p>
<p>Dopo nove anni, però, è iniziato un nuovo processo che è stato caratterizzato da una svolta clamorosa: la confessione di un <strong>carabiniere</strong> che ha confermato le violenza subite da <strong>Stefano</strong>. Nel frattempo del “<em>caso Cucchi</em>” sono rimaste solo tre certezze: la morte di Stefano e il dolore della sua famiglia; il ruolo vergognoso delle istituzioni incapaci di custodire un cittadino sottoposto al regime di carcerazione preventiva; la sistematica cancellazione dello <strong>Stato di Diritto</strong> nel nostro Paese.</p>
<p>Il tutto è stato raccontato con enorme angoscia e un forte senso di tragedia nel film “<em>Sulla mia pelle</em>”. È qui è entrato in gioco internet o meglio la &#8220;rete&#8221; in senso lato. In modo specifico, invece, è diventato protagonista <strong>Netflix</strong>. La piattaforma streaming che trasmette film e serie tv è diventata ormai una casa di produzione a tutti gli effetti. Tra le sue creature vi è, appunto, &#8220;<em>Sulla mia pelle</em>&#8220;. La possibilità di poter guardare il film online ha permesso di organizzarne tante proiezioni gratuite in luoghi pubblici e questo ha scatenato molte polemiche rispetto al potenziale che ha il web. Quest&#8217;ultimo sarebbe il carnefice che avrebbe danneggiato le sale cinematografiche.</p>
<p>Ma se analizzassimo la cosa da un&#8217;altra prospettiva? È cioè che magari il &#8220;<em>caso Cucchi</em>&#8221; ha ottenuto grande risalto proprio perché è stato fatto un film che ne ha raccontato la storia? È che questa pellicola ha avuto poi la possibilità di raggiungere un&#8217;utenza maggiore di quella che sarebbe andata a guardare &#8220;<em>Sulla mia pelle</em>&#8221; al cinema? Non dimentichiamoci che il film è arrivato dopo <strong>9 anni</strong> di lotta per la verità. Allora, perché non pensare che il <strong>carabiniere</strong> sia stato spinto a confessare le malefatte dei colleghi dopo aver visto il film? Perché non credere nella cultura come strumento di giustizia? Dunque, si potrebbe in questo caso parlare di vera libertà e democrazia della rete? Io penso proprio di si e se tutto questo ha permesso di infrangere il muro di violenza e omertà che da sempre ha caratterizzato questa vicenda, non posso che urlare: &#8220;<em>viva <strong>Netflix</strong> e la rete!</em>&#8220;.</p>
<p>Un&#8217;altro aspetto importante che il film ha descritto, è il contesto giuridico e detentivo del nostro Paese. Ad esempio, i tempi del processo sono un dato che dimostra la lentezza della <strong>giustizia italiana</strong>. Per questo il &#8220;<em>Belpaese</em>&#8221; è condannato dalla <em>Corte Europea dei Diritti dell’Uomo</em> (<strong>CEDU</strong>) a pagare multe per svariati <strong>milioni di euro</strong>. Solo di risarcimenti l&#8217;<strong>Italia</strong> ha speso, nel 2016, 77 milioni di euro. Il nostro Paese è quindicesimo nella classifica delle nazioni, tra quelle del Consiglio d’Europa, più sanzionate dalla CEDU. Una sentenza su cinque delle 9.944 (circa 2.000) che la CEDU ha emesso, secondo il portale <em>politico.eu</em>, ha riguardato l&#8217;Italia<strong>.</strong> In pratica il 22,3% del totale. Inoltre, soltanto nel 2017, il nostro <strong>Parlamento</strong> ha fatto sì che il reato di tortura diventasse finalmente una legge del nostro ordinamento.</p>
<p>In pratica secondo numeri e rapporti ufficiali, in <strong>Italia</strong> non è rispettato lo <strong>Stato di Diritto</strong>. Tali violazioni hanno causato danni giganteschi al nostro senso di umanità. Molti di questi sono raccontati nel film “<em>Sulla mia pelle</em>”: l’incattivirsi delle forze dell’ordine, l’esasperazione degli agenti della polizia penitenziaria, l’indifferenza dei medici. Un insieme di sentimenti negativi come rabbia, rassegnazione e violenza.</p>
<p>Oggi, nonostante anni di denunce in merito alla situazione esplosiva nelle <strong>carceri</strong>, la maggior parte di queste ultime è ancora colpita dalla piaga del sovraffollamento. La maggior parte dei detenuti è arrestata per reati minori ed è in attesa di giudizio (quindi in carcerazione preventiva), circa un terzo sarà dichiarato innocente. Inoltre, in molti penitenziari, il degrado è causato anche da sporcizia e casi di malasanità. Non solo i detenuti si trovano a vivere in condizioni disumane (senza lavoro e senza alcuna possibilità di reinserimento sociale così come previsto dall’<em>articolo 27</em> della <strong>Costituzione</strong>), ma gli agenti della polizia penitenziaria sono costretti a lavorare in una situazione precaria e con scarsissime risorse.</p>
<p>Secondo i dati comunicati dal Sindacato autonomo della <strong>Polizia Penitenziaria</strong>, dall&#8217;inizio di quest’anno, ci sono stati <strong>5.157</strong> atti di autolesionismo, <strong>46</strong> morti per cause naturali, <strong>30</strong> suicidi e <strong>585</strong> tentativi di suicidio sventati in tempo. Eppure, la politica italiana è stata immobile e insensibile al tema, se non per l’approvazione di alcune misure che sono servite semplicemente a nascondere la polvere sotto il tappeto. Del resto nel paese dalla campagna elettorale permanente a quale partito può interessare la sorte degli &#8220;ultimi&#8221;?</p>
<p>Dopo quasi un decennio di battaglie, una coppia di genitori sta ancora cercando di scoprire cosa sia accaduto a suo figlio, morto mentre era sotto la custodia dello <strong>Stato</strong>. Resteranno impresse nella storia le immagini che hanno ritratto la sorella di Stefano, <strong>Ilaria</strong>, mentre ha mostrato fuori il <strong>Tribunale</strong> le foto del fratello con il volto martoriato. Tutto questo è accaduto in <strong>Italia</strong>, un Paese occidentale, cuore dell’<strong>Europa</strong> e culla del <strong>Mediterraneo</strong>. Un Paese nel quale è stato impossibile riformare la <strong>giustizia</strong>. Un Paese che per questo sta umiliando i suoi servitori in divisa e uccidendo i suoi figli.</p>
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		<title>Aggredito Jorit, lo street artist napoletano: stava realizzando un&#8217;opera per Ilaria Cucchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Oct 2018 13:16:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[colonna1]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È accaduto tutto in <strong>via Menzinger</strong> all&#8217;<strong>Arenella</strong>. Lo street artist napoletano <strong>Jorit</strong> era impegnato nella realizzazione di un murale che mostra i volti <strong>Ilaria Cucchi</strong> e <strong>Sandro Pertini</strong>. All&#8217;improvviso il giovane artista è stato aggredito.</p>
<p>Come riportato da <em>Fan Page</em>, il Consigliere di destra della V Municipalità, <strong>Pietro Lauro</strong>, si è avvicinato a <strong>Jorit</strong> e con toni aggressivi lo ha minacciato e intimato di andare via interrompendo l&#8217;opera.</p>
<p>Ad evitare il peggio, l&#8217;intervento delle tante persone del posto che stavano ammirando il lavoro di <strong>Jorit</strong>. I murales sono stati commissionati dalla cooperativa &#8220;<em>La Locomotivai&#8221;.</em></p>
<p><strong>Il video pubblicato da Fan Page:</strong></p>
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