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	<title>clan belforte Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>clan belforte Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>La droga, il racket e la processione sotto la casa del boss: scacco al clan Belforte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2020 06:45:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I Carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta hanno eseguito un&#8217;ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea, nei confronti di 7 persone ritenute a vario titolo responsabili di associazione di tipo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti. Si tratta di persone ritenute affiliati di spicco del clan Belforte, detto [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I Carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta hanno eseguito un&#8217;ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea, nei confronti di 7 persone ritenute a vario titolo responsabili di associazione di tipo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti. Si tratta di persone ritenute affiliati di spicco del clan Belforte, detto dei Mazzacane, tra i quali Concetta Buonocore, moglie di Antonio Della Ventura detto &#8220;il coniglio&#8221;, ritenuto capozona dei Mazzacane a Caserta, e il genero Michele Maravita.</p>
<p>Sarebbe stato quest&#8217;ultimo a gestire il traffico di sostanze stupefacenti.I provvedimenti restrittivi, 4 in carcere e 3 agli arresti domiciliari, costituiscono il risultato di un&#8217;indagine coordinata dalla Dda di Napoli avviata nell&#8217;aprile 2017. Dalle indagini è emerso che Concetta Buonocore, nonostante fosse detenuta, era costantemente messa a conoscenza della situazione esterna da congiunti e collaboratori e manteneva un costante controllo delle attività illecite del clan, organizzando addirittura &#8220;regolamenti&#8221; di conti nei confronti di soggetti che avevano mancato di rispetto al genero Michele.</p>
<p>Quest&#8217;ultimo, per conto della suocera, aveva assunto la direzione degli affari di famiglia gestendo le attività commerciali, dirigendo le attività illecite e provvedendo al sostentamento dei propri collaboratori e dei detenuti.Il giro d&#8217;affari di svariate migliaia di euro settimanali consentiva a Maravita di mantenere un tenore di vita molto elevato, caratterizzato da numerosi eccessi come viaggi all&#8217;estero in residenze di lusso, gite in barca e puntate ai casinò. Nel maggio 2017 ci sono anche stati dei momenti di tensione poiché uno dei pusher aveva intenzione di rendersi autonomo dal gruppo di Maravita: quest&#8217;ultimo, la sera del 23 maggio, aveva organizzato un agguato e lo aveva aggredito insieme ad altri soggetti, uno dei quali ha esploso un colpo d&#8217;arma da fuoco senza conseguenze.</p>
<p>Una &#8220;deviazione&#8221; della tradizionale processione religiosa per mostrare il potere del clan sul territorio. E&#8217; uno dei particolari emersi dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sul clan Belforte-Mazzacane culminate oggi dall&#8217;esecuzione da parte dei Carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta di un&#8217;ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli nei confronti di 7 persone (4 in carcere e 3 ai domiciliari).</p>
<p>La processione in questione è quella della Santissima Vergine delle Grazie che si tiene ogni anno nella frazione Santa Barbara a Caserta. Nel 2017, è emerso dalle indagini, il percorso della processione è stato deviato per permettere il passaggio fin sotto la casa della famiglia di Michele Maravita, genero di Concetta Buonocore, moglie di Antonio Della Ventura, ritenuto capozona dei Mazzacane a Caserta. Secondo gli investigatori, con Buonocore in carcere, Maravita aveva assunto la direzione degli affari di famiglia gestendo attività commerciali e illecite. La deviazione della processione è stata quindi la dimostrazione dell&#8217;influenza e della forza del clan nella frazione Santa Barbara di Caserta.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-207763 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/blitzclanbelforteconiglio.jpg" alt="La droga, il racket e la processione sotto la casa del boss: scacco al clan Belforte" width="733" height="421" /></p>
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		<title>Ha fatto uccidere l&#8217;amante del marito, boss del clan: ergastolo per lady camorra</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2019/12/20/ha-fatto-uccidere-lamante-del-marito-boss-del-clan-ergastolo-per-lady-camorra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabiana Coppola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Dec 2019 06:22:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Amore, passione e tradimenti. Ecco gli elementi che spesso generano violenza all&#8217;interno delle dinamiche camorisstiche. Non sono soltanto gli affari o le faide a muovere le decisioni dei clan. È stato questo il caso del sodalizio dei Belforte. Organizzazione forte e radicata nel territorio di Marcianise, in provincia di Caserta, il clan Belforte vede ormai tutti i suoi [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2019/12/20/ha-fatto-uccidere-lamante-del-marito-boss-del-clan-ergastolo-per-lady-camorra/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Ha fatto uccidere l&#8217;amante del marito, boss del clan: ergastolo per lady camorra</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Amore, passione e tradimenti. Ecco gli elementi che spesso generano violenza all&#8217;interno delle dinamiche camorisstiche. Non sono soltanto gli affari o le faide a muovere le decisioni dei clan. È stato questo il caso del sodalizio dei <strong>Belforte</strong>.</p>
<p>Organizzazione forte e radicata nel territorio di <strong>Marcianise</strong>, in provincia di <strong>Caserta</strong>, il <strong>clan Belforte</strong> vede ormai tutti i suoi esponenti di spicco &#8211; boss compresi &#8211; in galera e condannati (tra cui <strong>Salvatore Belforte</strong> ritenuto un collaboratore di giustizia poco affidabile).</p>
<p>Tra loro c&#8217;è anche <strong>Maria Bottone</strong> moglie di <strong>Domenico Belforte</strong>, boss del sodalizio. <em>Lady Camorra</em> è stata condannata all&#8217;ergastolo per aver chiesto e ottenuto l&#8217;omicidio e la sparizione (uno dei tanti casi di <em>lupara bianca</em>) di <strong>Angela Gentile</strong>.</p>
<p>Quest&#8217;ultima è considerata l&#8217;amante di <strong>Domenico Belforte</strong>. La donna è sparita nel nulla a <strong>Caserta</strong> nell&#8217;<strong>ottobre del 1991</strong>. Da allora non si hanno avute più notizie. A pronunciare il verdetto, i giudici della <strong>Corte d&#8217;Assise di Santa Maria Capua Vetere</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-182672 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/gentile-belforte-buttone-3.jpg" alt="Ha fatto uccidere l'amante del marito, boss del clan: ergastolo per lady camorra" width="650" height="362" /></p>
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		<title>Ucciso nel circoletto mentre guardava la partita, arrestati i killer dopo 18 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Dec 2019 14:30:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un omicidio in un circolo ricreativo nel casertano di 18 anni fa ha ora, dopo indagini della polizia, due responsabili. Gli agenti della Questura di Caserta hanno dato esecuzione a una misura di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le indagini preliminari (GIP) di Napoli, nei confronti del cinquantenne Antonio Letizia, detto Tonino &#8216;o Fifi&#8217;, e [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2019/12/02/ucciso-nel-circoletto-mentre-guardava-la-partita-arrestati-i-killer-dopo-18-anni/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Ucciso nel circoletto mentre guardava la partita, arrestati i killer dopo 18 anni</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un omicidio in un circolo ricreativo nel casertano di 18 anni fa ha ora, dopo indagini della polizia, due responsabili. Gli agenti della <strong>Questura di Caserta</strong> hanno dato esecuzione a una misura di custodia cautelare, emessa dal <em>Giudice per le indagini preliminari</em> (<strong>GIP</strong>) di Napoli, nei confronti del cinquantenne <strong>Antonio Letizia</strong>, detto <em>Tonino &#8216;o Fifi&#8217;</em>, e del sessantottenne <strong>Vittorio Mino</strong>, detto <em>Mino.</em></p>
<p>Gli arrestati, pluripregiudicati nonché storici affiliati del <strong>clan Belforte</strong> di <strong>Marcianise</strong>, già detenuti, devono rispondere di omicidio pluriaggravato in concorso. I fatti risalgono alla tarda serata del <strong>10 aprile 1991</strong>; <strong>Raffaele Paolella</strong>, detto <em>o&#8217; meccanico</em>, a sua volta esponente della cosca rivale <strong>Piccolo</strong>, era all&#8217;interno di un circolo ricreativo di <strong>Marcianise</strong> e, con altri clienti, stava guardando la semifinale di <strong>Coppa delle coppe</strong>, quando due persone con volto coperto da una calza scura di nylon, arrivate in una macchina, esplosero contro di lui <strong>5 colpi di fucile calibro 12</strong>, caricato a pallettoni, prima al corpo e poi alla testa, uccidendolo.</p>
<p>Alcuni giorni dopo sarebbe stata rinvenuta la carcassa data alle fiamme della vettura utilizzata per l&#8217;agguato, risultata rubata, con all&#8217;interno i resti bruciati del fucile impiegato per sparare, un <strong>Benelli</strong> a canne mozze. Fin da subito le indagini sono state orientate verso il clan rivale, per quanto ci siano stati tentativi di depistaggio quali una telefonata effettuata alla redazione di un giornale da un anonimo con marcato accento sardo, che attribuiva ai <strong>Nuovi Nuclei Armati Casertani</strong> l&#8217;esecuzione dell&#8217;omicidio, quale atto di punizione &#8220;<em>per chi aiuti l&#8217;infame quacquerone</em>&#8220;.</p>
<p>Ora dichiarazioni di importanti collaboratori di giustizia hanno consentito agli investigatori di inquadrare il fatto nell&#8217;ambito della sanguinosa faida che, tra la metà degli anni &#8217;80 e i primi anni del 2000, ha visto contrapporsi i <strong>Belforte</strong> ai <strong>Piccolo</strong> per il predominio criminale nel territorio di <strong>Marcianise</strong> e dei comuni limitrofi. Un ruolo di primo piano nel delitto è stato svolto da <strong>Salvatore Belforte</strong>, fratello del boss <strong>Domenico</strong>, non destinatario dal provvedimento cautelare poichè fonte di importanti dichiarazioni sul fatto, anche autoaccusatorie, rese in qualità di collaboratore di giustizia.</p>
<p>Infatti, è stato sia l&#8217;ideatore che l&#8217;esecutore materiale del delitto, deciso per vendicare l&#8217;eliminazione del suo affiliato <strong>Giovanni Ruocchio</strong> nel gennaio dell&#8217;87 ad opera dei <strong>Piccolo</strong>. <strong>Paolella</strong> in quell&#8217;occasione era stato lo &#8216;<em>specchiettista</em>&#8216;. <strong>Salvatore Belforte</strong> era stato poi subito arrestato ed era rimasto in carcere fino al <strong>dicembre del 1990</strong>, potendo solo dopo riprendere la pianificazione del delitto per poi procedere anche personalmente all&#8217; esecuzione. È stato lui, infatti, che ha materialmente imbracciato il fucile che ha fatto fuoco sulla vittima mentre <strong>Antonio Letizia</strong>, armato di una pistola, l&#8217;accompagnava nel circolo ricreativo con il compito di tenere a bada i presenti. <strong>Vittorio Musone</strong>, invece, era l&#8217;autista che li ha accompagnati e li ha attesi all&#8217;esterno per la fuga.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-179514 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/belfortepiccolomeccanico.jpg" alt="Ucciso nel circoletto mentre guardava la partita, arrestati i killer dopo 18 anni" width="650" height="355" /></p>
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		<title>Delitto Carbone, condannato a 16 anni il boss Salvatore Belforte</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2019/11/25/delitto-carbone-condannato-a-16-anni-il-boss-salvatore-belforte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2019 19:20:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il boss Salvatore Belforte è stato condannato a 16 anni di carcere, questo pomeriggio, davanti al Giudice per le udienze preliminari (Gup) del tribunale di Santa Maria Capua Vetere (in provincia di Caserta), Ivana Salvatore, per il delitto di Orlando Carbone. Il pm Turco aveva chiesto la condanna a trent&#8217;anni il massimo della pena. È stato [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2019/11/25/delitto-carbone-condannato-a-16-anni-il-boss-salvatore-belforte/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Delitto Carbone, condannato a 16 anni il boss Salvatore Belforte</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il boss <strong>Salvatore Belforte</strong> è stato condannato a 16 anni di carcere, questo pomeriggio, davanti al <em>Giudice per le udienze preliminari</em> (<strong>Gup</strong>) del tribunale di <strong>Santa</strong> <strong>Maria Capua Vetere</strong> (in provincia di Caserta), <strong>Ivana Salvatore</strong>, per il delitto di <strong>Orlando Carbone</strong>. Il pm <strong>Turco</strong> aveva chiesto la condanna a trent&#8217;anni il massimo della pena.</p>
<p>È stato celebrato il rito abbreviato su richiesta della difesa, avvocato <strong>Salvatore Piccolo</strong>, anche se le nuove norme non prevedono il rito alternativo per questo reato ma è stato concesso perché il giudice ha ritenuto &#8216;<em>applicarsi la legge più favorevole al reo in caso di successioni di legge nel tempo</em>&#8216; e concedere le attenuanti generiche.</p>
<p>Il delitto avvenne nel <strong>1986</strong> quando la <em>Direzione distrettuale antimafia</em> (<strong>DDA</strong>) non era stata ancora istituita e quindi è stato possibile celebrare il processo al tribunale ordinario per territorio. I resti delle ossa di <strong>Orlando Carbone</strong> sono stati fatti ritrovare nelle campagne di <strong>Marcianse</strong> nell&#8217;aprile del <strong>2015</strong> da <strong>Salvatore Belforte</strong>, a pochi mesi dalla collaborazione.</p>
<p>Come riportato da <em>Adnkronos</em>, il boss successivamente ha perso però il programma di protezione perché avrebbe mentito sulla morte di <strong>Angela Gentile</strong>, una donna scomparsa per lupara bianca nel <strong>1991</strong> perché amante del fratello <strong>Domenico Belforte</strong>.</p>
<p>Per questo motivo la <strong>Procura di Napoli</strong>, su ordine del <strong>Viminale</strong> e disposizione della <strong>DDA</strong>, decise di revocare la protezione al capoclan<strong> Salvatore Belforte</strong>. Questa mattina l&#8217;imputato è stato presente in videoconferenza alla lettura del dispositivo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-178628 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/belfortecarbonecondanna.jpg" alt="Delitto Carbone, condannato a 16 anni il boss Salvatore Belforte" width="650" height="361" /></p>
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		<title>Sguardo di troppo alla fidanzata, nipote del boss picchia 33enne</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2019/11/01/sguardo-di-troppo-alla-fidanzata-nipote-del-boss-picchia-33enne/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2019 16:49:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ha vista dentro al locale dove era stata organizzata una festa, interna alla serata prevista normalmente. Ma l&#8217;occhiolino rivolto alla giovane ha attirato anche la risposta violenta del fidanzato: Bruno Bottone ex killer del clan Belforte, Quest&#8217;ultimo, 25 anni, è imparentato con i vertici del sodalizio criminale egemone a Marcianise in provincia di Caserta. Ad oggi è [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ha vista dentro al locale dove era stata organizzata una festa, interna alla serata prevista normalmente. Ma l&#8217;occhiolino rivolto alla giovane ha attirato anche la risposta violenta del fidanzato: <strong>Bruno Bottone</strong> ex killer del <strong>clan Belforte</strong>,</p>
<p>Quest&#8217;ultimo, 25 anni, è imparentato con i vertici del sodalizio criminale egemone a <strong>Marcianise</strong> in provincia di <strong>Caserta</strong>. Ad oggi è pentito in seguito ad una sua collaborazione con la giustizia. L&#8217;episodio, riportato da <em>Il Mattino</em>, è avvenuto in occasione di un anniversario di matrimonio<strong>.</strong></p>
<p>Una discoteca del casertano è stata scenario di questi attimi di panico e violenza. Il 33enne, dopo aver rivolto uno sguardo di troppo alla fanciulla, è stato vittima di una feroce aggressione. <strong>Bottone</strong> l&#8217;ha colpito con un candelabro prima di continuare a pestarlo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-175804 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2019-11-01-alle-18.56.48.png" alt="Sguardo di troppo alla fidanzata, nipote del boss picchia 33enne" width="650" height="365" /></p>
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		<title>Clan Belforte, scarcerata lady Concetta Zarrillo: era tra le 10 donne al 41 bis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2019 16:44:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È la consorte del boss Salvatore Belforte, capo clan del sodalizio egemone a Marcianise in provincia di Caserta. Concetta Zarrillo è tornata in libertà dopo aver scontato 8 anni di reclusione al 41bis. La Zarrillo era con circa altre 9 detenute, tra le 10 donne d&#8217;Italia ad essere recluse con il regime del carcere duro. Da oggi i magistrati hanno imposto per [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È la consorte del boss <strong>Salvatore Belforte</strong>, capo clan del sodalizio egemone a <strong>Marcianise</strong> in provincia di <strong>Caserta</strong>. <strong>Concetta Zarrillo</strong> è tornata in libertà dopo aver scontato <strong>8 anni</strong> di reclusione al <strong>41bis</strong>.</p>
<p>La <strong>Zarrillo</strong> era con circa altre 9 detenute, tra le 10 donne d&#8217;<strong>Italia</strong> ad essere recluse con il regime del carcere duro. Da oggi i magistrati hanno imposto per lei il solo obbligo di firma.</p>
<p>Come riportato da <em>Il Mattino</em>, il marito &#8211; l&#8217;ex boss <strong>Belforte</strong> &#8211; ha collaborato con la giustizia ma non rientra più nel programma di protezione.</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Screenshot_1-44-30.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-175552 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Screenshot_1-44-30.jpg" alt="Clan Belforte, scarcerata lady Concetta Zarrillo: era tra le 10 donne al 41 bis" width="650" height="362" /></a></p>
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		<title>Fecero uccidere marito e moglie, condannati i fratelli-boss Belforte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2019 17:37:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sua moglie aveva una relazione con un maresciallo dei carabinieri del quale era anche confidente. Per questo i vertici del clan gli chiesero di ucciderla altrimenti avrebbe pagato anche lui con la vita. L&#8217;uomo rifiutò e il sodalizio emise il suo verdetto: morte per entrambi. Stiamo parlando di Biagio Letizia e la sua consorte Giovanna Breda. Entrambi [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2019/03/21/fecero-uccidere-marito-e-moglie-condannati-i-fratelli-boss-belforte/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Fecero uccidere marito e moglie, condannati i fratelli-boss Belforte</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sua moglie aveva una relazione con un maresciallo dei carabinieri del quale era anche confidente. Per questo i vertici del clan gli chiesero di ucciderla altrimenti avrebbe pagato anche lui con la vita. L&#8217;uomo rifiutò e il sodalizio emise il suo verdetto: morte per entrambi.</p>
<p>Stiamo parlando di <strong>Biagio Letizia</strong> e la sua consorte <strong>Giovanna Breda</strong>. Entrambi uccisi nel <strong>1997</strong>. C&#8217;è stata oggi, come riportato da <em>Il Mattino</em>, la sentenza del processo d&#8217;appello. Tra gli imputati spiccavano i capi clan e fratelli-boss <strong>Domenico</strong> e <strong>Salvatore Belforte</strong>.</p>
<p>Tutti e due erano i reggenti dell&#8217;organizzazione conosciuta anche dei &#8220;<em>Mazzacane</em>&#8221; ed egemone sul territorio di <strong>Marcianise</strong> (in provincia di <strong>Caserta</strong>). <strong>Domenico</strong> è stato condannato a <strong>16 anni</strong>, <strong>Salvatore</strong> a <strong>10.</strong></p>
<figure id="attachment_153021" aria-describedby="caption-attachment-153021" style="width: 650px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-new-custom-size wp-image-153021 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/fratellibelfortemazzacane.jpg" alt="Fecero uccidere marito e moglie, condannati i fratelli-boss Belforte" width="650" height="346" /><figcaption id="caption-attachment-153021" class="wp-caption-text">I fratelli Belforte, a destra Domenico a sinistra Salvatore</figcaption></figure>
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		<title>Caserta, scambio elettorale ed estorsioni: blitz dei carabinieri contro la camorra</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2019/02/05/caserta-scambio-elettorale-ed-estorsioni-blitz-dei-carabinieri-contro-la-camorra/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2019 09:25:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Caserta]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella giornata odierna, nelle province di Caserta e Napoli i Carabinieri della Compagnia di Caserta, a completamento di un’articolata attività di indagine coordinata dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) della Procura della Repubblica di Napoli, hanno dato esecuzione ad un&#8217;ordinanza applicativa di custodia cautelare in carcere, nonché degli arresti domiciliari e del divieto di dimora [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2019/02/05/caserta-scambio-elettorale-ed-estorsioni-blitz-dei-carabinieri-contro-la-camorra/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Caserta, scambio elettorale ed estorsioni: blitz dei carabinieri contro la camorra</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella giornata odierna, nelle <strong>province di Caserta e Napoli</strong> i <strong>Carabinieri della Compagnia di Caserta</strong>, a completamento di un’articolata attività di indagine coordinata dai magistrati della <em>Direzione Distrettuale Antimafia </em>(<strong>DDA</strong>) della <strong>Procura della Repubblica di Napoli</strong>, hanno dato esecuzione ad un&#8217;ordinanza applicativa di custodia cautelare in carcere, nonché degli arresti domiciliari e del divieto di dimora nelle Provincie di Caserta e Napoli, emessa dall&#8217;ufficio <em>Giudice per le indagini preliminari</em> (<strong>GIP</strong>) del <strong>Tribunale di Napoli</strong>, nei confronti di diciannove persone, indagate a vario titolo per i reati di scambio elettorale politico mafioso, estorsione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, commessi con l’aggravante dell’utilizzo del metodo mafioso.</p>
<p>L’attività investigativa si focalizzava sull&#8217;intervento del <strong>clan Belforte</strong> sulla città di <strong>Caserta</strong> durante le consultazioni elettorali per il rinnovo del <strong>Consiglio Regionale della Campania</strong>, svoltesi il <strong>31 maggio 2015</strong>. Tale intervento di <strong>Agostino Capone</strong> e del clan da lui retto si manifestava in due modi:</p>
<p> imponendo ai candidati di avvalersi, per il servizio di affissione dei manifesti elettorali nella città di Caserta, di una società intestata alla moglie;</p>
<p> intervenendo per condizionare il voto ed orientarlo in favore di candidati disposti a versare al clan somme di denaro, buoni pasto e buoni carburante.</p>
<p><strong>ESTORSIONE SUL SERVIZIO DI AFFISSIONE MANIFESTI ELETTORALI</strong></p>
<p>Le indagini hanno permesso di accertare che, <strong>Giovanni Capone</strong>, all&#8217;epoca detenuto, utilizzando dei &#8220;pizzini&#8221; aveva dato precise disposizioni al fratello <strong>Agostino</strong>, affinché si occupasse dell’affissione dei manifesti elettorali nella città di <strong>Caserta</strong>. Quest&#8217;ultimo, avvalendosi della collaborazione materiale di <strong>Vincenzo Rea</strong>, <strong>Antimo Italiano</strong>, <strong>Antonio Merola</strong> e <strong>Antonio Zarrillo</strong>, imponeva ai candidati di fare riferimento alla società di servizi &#8220;<em>Clean Service</em>&#8220;, a lui riconducibile in quanto intestata alla moglie, <strong>Maria Grazia Semonella</strong>.</p>
<p>Tale imposizione avveniva sia con intimidazioni esplicite, come captato nel corso delle intercettazioni, sia attraverso minacce rivolte ai singoli soggetti sorpresi ad affiggere i manifesti a tarda notte, sia coprendo i manifesti affissi senza ricorrere alla loro società, facendo poi arrivare il messaggio che tale inconveniente non si sarebbe verificato se si fossero rivolti alla società<em> Clean Service</em>. Tale condotta, di fatto, ha limitato la libertà contrattuale dei candidati, i quali, pur di poter continuare a svolgere la campagna elettorale anche attraverso l’affissione di manifesti, erano costretti ad affidare l’incarico di stampa ed affissione ad una ditta non scelta liberamente. Tra i candidati costretti a rivolgersi ad <strong>Agostino Capone</strong>, si segnala la presenza di <strong>Luigi Bosco</strong>, Consigliere Regionale in carica, il quale ha confermato che a <strong>Caserta</strong> vi erano state alcune anomalie, in quanto per avere visibilità era necessario rivolgersi ad un determinato gruppo di persone. A conferma di ciò, Bosco ha raccontato agli inquirenti che un suo collaboratore, durante l’affissione dei manifesti nel Comune di Caserta, era stato aggredito da alcune persone che gli avevano intimato di allontanarsi, in quanto a Caserta nessuno poteva affiggere senza il loro consenso. Dopo tale episodio, inoltre, <strong>Rea</strong> si era presentato presso il suo comitato elettorale con fare spavaldo, garantendo che affidando a loro l’affissione dei manifesti avrebbe avuto la giusta visibilità, viceversa avrebbe avuto dei problemi.</p>
<p>Come emerge dalle conversazioni captate tra gli indagati, i proventi di tale attività ammontavano a circa <strong>17.000 euro</strong>, dei quali una parte erano destinati a rimpinguare le casse della fazione del clan riferibile a <strong>Giovanni Capone</strong>, con particolare riferimento al mantenimento degli affiliati all&#8217;epoca detenuti in carcere.</p>
<p><strong>SCAMBIO ELETTORALE POLITICO MAFIOSO</strong></p>
<p><strong>Pasquale Corvino</strong> e <strong>Pasquale Carbone</strong>, entrambi candidati con il &#8220;<em>Nuovo Centro Destra – Campania libera</em>&#8221; durante le elezioni regionali del <strong>2015</strong>, sono destinatari della misura cautelare degli arresti domiciliari poiché indagati per aver chiesto agli esponenti del <strong>clan Belforte</strong> di procurare loro i voti di soggetti legati all&#8217;associazione camorristica, in cambio dell’erogazione di somme di denaro e di altre utilità. In particolare <strong>Corvino</strong> avrebbe chiesto l’appoggio elettorale nel territorio di Caserta, promettendo ad <strong>Agostino Capone</strong> e <b>Rea </b><strong>3mila euro </strong>ciascuno, buoni spesa e buoni carburante, oltre ad un &#8220;regalo&#8221; per <strong>Giovanni Capone</strong>. Anche il candidato <strong>Carbone</strong>, attraverso un intermediario, si era rivolto a <b>Merola</b>, affiliato al clan Belforte, fazione di Capone, per ottenere i voti del clan e, come corrispettivo, aveva versato la somma di <strong>7mila euro</strong>, in cambio di cento voti nel Comune di Caserta. A termine elezioni, <b>Carbone </b>otteneva nel capoluogo meno voti di quelli promessi, 87 anziché 100, motivo per il quale chiedeva la parziale restituzione della somma versata per il procacciamento dei voti. Di particolare interesse risultano le conversazioni intercettate tra gli indagati, nelle quali <strong>Agostino Capone</strong> minacciava delle persone al fine di assicurarsi i voti &#8220;<em>se non escono i voti devi vedere! Ti togliamo la macchina da sotto!</em>&#8220;, a dimostrazione della forza intimidatrice utilizzata per ottenere i voti per <strong>Corvino</strong>. Ulteriormente rilevanti, sono le esternazioni sulle modalità con le quali sarebbe stato controllato il rispetto dei patti, cioè che i voti promessi al <strong>Corvino</strong> sarebbero effettivamente stati dati dagli elettori che avevano ricevuto i buoi spesa o carburante: &#8220;<em>li vado a prendere… li porto a votare fino a dentro! Con il telefono in mano faccio la foto, devo vedere sul telefono se no non hanno niente!</em>&#8220;. A conferma della spregiudicatezza degli indagati, è stato accertato come <strong>Agostino Capone</strong>, in persona, si fosse occupato di accompagnare con la sua autovettura alcune persone anziane al seggio, facendole entrare nella cabina elettorale insieme alla moglie, per controllare se avessero votato bene. Lo stesso <strong>Capone</strong>, in una conversazione ambientale, raccontava alla moglie di aver controllato le schede prima di farle imbucare e di aver corretto con la matita il nome del candidato in <strong>Corvino</strong>, arrivando persino ad intimidire il presidente del seggio “non mi ha detto proprio niente perché io lo stavo menando a quello la dentro!”</p>
<p><strong>DETENZIONE E SPACCIO DI SOSTANZE STUPEFACENTI</strong></p>
<p>Nel corso delle indagini sul conto di <strong>Agostino Capone</strong>, è emerso come lo stesso fosse anche coinvolto nell&#8217;attività di spaccio di sostanze stupefacenti su <strong>Caserta</strong> ed ambisse a divenire l’unico fornitore per gli spacciatori al dettaglio di Caserta.</p>
<p>Dalle intercettazioni emergeva infatti che <b>Capone </b>aveva ottenuto a credito, grazie all&#8217;intermediazione di <strong>Mario De Luca</strong>, una significativa partita di stupefacente del tipo cocaina da malavitosi dell’agro aversano, finalizzata all&#8217;approvvigionamento di altri spacciatori al dettaglio del capoluogo, identificati in <strong>Rosario Palmieri</strong>, <strong>Roberto Novelli</strong>, <strong>Modestino Santoro</strong>, <strong>Salvaore Vecchiarello</strong> e <strong>Giovanni Gualtieri</strong>.</p>
<p><strong>Agostino Capone</strong>, inoltre, avvalendosi dell’intermediazione di <strong>Alberto Russo</strong>, personaggio in collegamento con la criminalità organizzata del <strong>Parco Verde di Caivano</strong>, aveva acquistato, insieme a quest’ultimo, grosse partite di hashish da cedere al dettaglio attraverso piccoli spacciatori, identificati in <strong>Clemente Vergone</strong>, <strong>Silvana D&#8217;Addio</strong>, <strong>Ferruccio Coppola</strong> e <strong>Gualtieri</strong></p>
<p>L’obbiettivo di <strong>Agostino Capone</strong> era chiaramente quello di ottenere il controllo delle piazze di spaccio di <strong>Caserta</strong>, sfruttando la sua stabile appartenenza al clan camorristico dei <strong>Belforte</strong> e la sua ascesa criminale come referente del clan su Caserta. Tale ambizione di accreditarsi come referente dello spaccio nel capoluogo, naufragava a causa delle difficoltà incontrate da <strong>Capone</strong> nell&#8217;onorare il debito contratto con i suoi fornitori, i quali, spazientiti dai continui ritardi, arrivarono persino a prelevarlo da casa sua e a trattenerlo in una località sconosciuta fino al pagamento di parte del debito.</p>
<p><strong>Elenco destinatari del provvedimento</strong></p>
<p><strong>In carcere:</strong></p>
<p> CAPONE Giovanni, cl. 1965;</p>
<p> CAPONE Agostino, cl. 1968;</p>
<p> ITALIANO Antimo, cl. 1960;</p>
<p> MEROLA Antonio, cl. 1982;</p>
<p> REA Vincenzo, cl. 1960;</p>
<p> ZARRILLO Antonio cl. 1967;</p>
<p> DE LUCA Mario, cl. 1969;</p>
<p> NOVELLI Roberto, cl. 1965;</p>
<p> PALMIERI Rosario, cl. 1973;</p>
<p> SANTORO Modestino, cl. 1972;</p>
<p> VERGONE Clemente, cl. 1970;</p>
<p> GUALTIERI Giovanni, cl. 1978;</p>
<p><strong>Arresti Domiciliari:</strong></p>
<p> CARBONE Pasquale, cl. 1962;</p>
<p> CORVINO Pasquale, cl. 1958;</p>
<p> SEMONELLA Maria Grazia, cl. 1973;</p>
<p> VECCHIARELLO Salvatore, cl. 1976;</p>
<p> RUSSO Alberto, cl. 1980.</p>
<p><strong>Divieto di dimora nelle Provincie di Napoli e Caserta:</strong></p>
<p> D’ADDIO Silvana, cl. 1973;</p>
<p> COPPOLA Ferruccio, cl. 1988.</p>
<p><strong>IL VIDEO DELL&#8217;OPERAZIONE &#8211;</strong></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/C_xX5LxjaW8" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<item>
		<title>Camorra e slot machine, 11 arresti nel clan Belforte</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2018/05/07/camorra-e-slot-machine-11-arresti-nel-clan-belforte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 May 2018 08:32:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Caserta]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[clan belforte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante un blitz anti camorra già effettuato nel 2012, il clan Belforte ha continuato a gestire l&#8217;attività illecita del racket delle slot machine. Infatti, in tutta la zona di Caserta Est c&#8217;era l&#8217;obbligo di acquistare e utilizzare le macchinette da gioco imposte dal sodalizio. Il tutto è accaduto nonostante alcune delle ditte coinvolte fossero già sotto [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante un blitz anti camorra già effettuato nel 2012, il <strong>clan Belforte</strong> ha continuato a gestire l&#8217;attività illecita del racket delle <strong>slot machine</strong>. Infatti, in tutta la zona di <strong>Caserta Est </strong>c&#8217;era l&#8217;obbligo di acquistare e utilizzare le macchinette da gioco imposte dal sodalizio.</p>
<p>Il tutto è accaduto nonostante alcune delle ditte coinvolte fossero già sotto amministrazione giudiziaria. La nuova operazione coordinata dalla <strong>DDA </strong>(<em>Direzione distrettuale antimafia</em>) <strong>di Napoli</strong> ed eseguita dalla <strong>Guardia di finanza</strong> in coordinazione con i <strong>Carabinieri</strong>, si chiama <em>Golden game</em>.</p>
<p>Quest&#8217;ultima ha portato agli arresti undici persone, di cui sette in carcere e quattro ai domiciliari. Si tratta rispettivamente di <strong>Davide Marciano</strong>, <strong>Francesco Marciano</strong>, <strong>Giuseppe Marciano</strong>, <strong>Michele Marciano</strong>, <strong>Pasquale Marciano</strong>, <strong>Antonio Mastropietro</strong> e <strong>Ciro Micillo</strong>. Agli arresti domiciliari <strong>Raffaele Diana</strong>, <strong>Domenico Di Stasio</strong>, <strong>Alberto Marciano</strong> e <strong>Giampiero Vegliante</strong>.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/5ePO0fimi_k" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Cinque arresti contro gli scissionisti del clan Massaro: colpo alla camorra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2018 10:36:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Caserta]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In manette è finita anche la 68enne Giovannina Sgambato, nota come &#8216;a sparatora o la &#8216;vecchiarella. La donna è la moglie di Francesco Massaro, affiliato detenuto e cugino del capoclan Clemente Massaro, anch&#8217;egli in cella da anni. Ma la parentela non è servita ad impedire che un&#8217;organizzazione scissionista, con a capo la Sgambato e il 54enne Michele Lettieri, provasse a [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2018/04/17/cinque-arresti-contro-gli-scissionisti-del-clan-massaro-colpo-alla-camorra/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Cinque arresti contro gli scissionisti del clan Massaro: colpo alla camorra</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In manette è finita anche la 68enne <strong>Giovannina Sgambato</strong>, nota come &#8216;<em>a sparatora</em> o la &#8216;<em>vecchiarella</em>. La donna è la moglie di <strong>Francesco Massaro</strong>, affiliato detenuto e cugino del capoclan <strong>Clemente Massaro</strong>, anch&#8217;egli in cella da anni.</p>
<p>Ma la parentela non è servita ad impedire che un&#8217;organizzazione scissionista, con a capo la <strong>Sgambato </strong>e il 54enne <strong>Michele Lettieri</strong>, provasse a prendere il posto del <strong>clan Massaro</strong> indebolito dalle ultime operazioni della <strong>DDA</strong> (<em>Direzione distrettuale antimafia</em>).</p>
<p>Il neo sodalizio operava tra le province di <strong>Caserta</strong> e <strong>Benevento</strong>, anche a <strong>Marcianise</strong> &#8220;fortino&#8221; del <strong>clan Belforte</strong> per il quale i <strong>Massaro</strong> gestivano diverse attività illecite. Inoltre la <strong>Sgambato</strong> e <strong>Lettieri</strong> avevano stretto alcuni legami con il clan sannita dei <strong>Pagnozzi</strong>.</p>
<p>Così il <strong>GIP</strong> (<em>Giudice per le indagini preliminari</em>) ha autorizzato i <strong>carabinieri</strong> ad eseguire l&#8217;ordinanza di misura cautelare in carcere. Dieci in totale gli indagati, che rispondono a vario titolo dei reati di associazione camorristica ed estorsione aggravata. Cinque gli arrestati, in carcere sono finiti anche il 49enne <strong>Vincenzo Carfora</strong>, di Forchia, <strong>Vincenzo Barbato Iannucci</strong>, di 42 anni, residente a Castelvenere e il 43enne <strong>Enzo Ruotolo</strong>, di San Felice a Cancello.</p>
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