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Alberi e cornicioni “killer”, Napoli cade a pezzi: i cittadini dicono basta

Sabato scorso un calcinaccio staccatosi e caduto da un palazzo in via Duomo ha colpito a morte Rosario Padolino, 66enne commerciante della zona. Nel 2014 un cornicione della Galleria Umberto uccise il 14enne Salvatore Giordano. Due tragici episodi avvenuti negli ultimi anni, certo delle fatalità ma che hanno comunque una causa in comune: l’incuria e la non manutenzione degli stabili napoletani.

La città ha parecchi palazzi dalle condizioni fatiscenti. Sono molti gli edifici tappezzati con reti di protezione messe li da anni e mai più tolte. Lavori come sempre infiniti, impalcature installate e mai smontate. Spesso tante opere di messa in sicurezza sono state iniziate solo in seguito ad un episodio drammatico. Come se la prevenzione fosse un lusso. In altri casi sono la burocrazia o i tempi giuridici ad aver reso lunghe le tempistiche per i lavori.

Sta di fatto che a Napoli il problema c’è ed è grave. Sarebbe importante, innanzitutto, procedere per un censimento aggiornato di tutti gli stabili cittadini che necessiterebbero di lavori. Tuttavia, la questio non è stata relativa soltanto ai palazzi. Al centro delle polemiche anche la cura del verde urbano e nello specifico degli alberi (pochi) presenti in città. E così come è stato nel 2013, anno della tragica morte di Cristina Alongi (la donna schiacciata da un arbusto crollato in via Aniello Falcone), anche durante questo fine settimana sarebbe potuto accadere un altro dramma.

Sempre al Vomero, quartiere collinare del capoluogo partenopeo, è infatti caduto un albero in via Cimarosa. Il grosso tronco della pianta si è spezzato cadendo a pochi passi da un centauro che si è visto sfiorare dalla morte. Un episodio inaccettabile che sommato a quello avvenuto in via Duomo ha fatto scattare la rabbia e l’indignazione dei napoletani stanchi di queste gravi inefficienze.

LEGGI ANCHE – Quel palazzo “maledetto” dove morì anche il giovane Salvatore Caliano

redazione

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