I giudici della Corte di Cassazione hanno “bacchettato” non solo la Procura inquirente ma anche i colleghi del Tribunale del riesame di Napoli. Questi ultimi non avrebbero svolto il loro ruolo di controllori all’interno dell’inchiesta che vede coinvolto Alfredo Romeo.
L’imprenditore napoletano è stato arrestato un anno fa sulla base di alcune intercettazioni rilevate attraverso un virus spia chiamato “trojan“. Ebbene tali registrazioni sono illegali e inutilizzabili ai fini del processo. Non solo ma il “trojan” è stato definito uno strumento illegittimo di indagine.
Sono le motivazioni con le quali la Suprema Corte lo scorso mese di marzo ha accolto il ricorso degli avvocati difensori di Romeo. In quell’occasione c’è stata una prima smentita delle accuse rivolte all’imprenditore.
Un’altra vittoria per Romeo e le sue aziende dopo quella ottenuta sempre grazie ad un’altra pronuncia della Corte di Cassazione, emessa lo scorso settembre. In questo caso i giudici hanno sentenziato che nei confronti dell’imprenditore non vi sono, “prove o indizi di colpevolezza“.
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