Scampia

Camorra e movida, i fratelli Esposito tornano in carcere: sigilli al Club Partenopeo

Nuova ordinanza nei confronti dei fratelli Esposito, gli imprenditori residenti a Posillipo ma originari di piazza Mercato, già arrestati nel giugno del 2017 per intestazione fittizia di beni e scarcerati dopo meno di un mese dal Tribunale del Riesame. Una vicenda giudiziaria che ha visto nei mesi successivi la Cassazione accogliere il ricorso della procura di Napoli e annullare la decisione del Riesame.

OPERAZIONE BLACKBET – Questa mattina, a conclusione di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) della Procura della Repubblica di Napoli, e condotte dai pm Enrica Parascandolo, Francesco De Falco e Ida Teresi (coordinati dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice), personale del Centro Operativo della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli nei confronti di tre fratelli Esposito (Gabriele, Francesco e Giuseppe), residenti in Posillipo e noti imprenditori nel settore della commercializzazione e distribuzione di giocattoli in ambito nazionale, con interessi anche nel settore delle agenzie di scommesse, della ristorazione ed in un noto locale pubblico, il Club Partenpeo di via Coroglio a Bagnoli, presso il quale vengono organizzate serate danzanti ed eventi musicali.

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LA FESTA DI REINA – La scorsa settimana proprio al Club Partenopeo il portiere del Napoli Pepe Reina ha celebrato la festa di addio (il prossimo anno andrà a giocare nel Milan), invitando compagni di squadra e amici nel locale gestito dai fratelli Esposito. Reina, così come i compagni di squadra, sono tutti estranei a questa indagine nonostante, a distanza di un anno, le frequentazioni con i tre, chiacchierati, imprenditori non sono scemate.

FOTO – I RAPPORTI CON I GIOCATORI DEL NAPOLI

IL PENTITO – La misura cautelare riguarda anche le mogli di due degli imprenditori ed un terzo soggetto, Diego La Monica, ritenuto prestanome del Club Partenopeo. Gli arrestati sono gravemente indiziati di intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare le attività dei clan camorristici Contini e Sarno. Lo scorso anno a incastrare i tre imprenditori fu il pentito Salvatore Maggio, ex affiliato al clan Mazzarella prima di avviare una mini scissione all’interno dello storico clan.

IL CLAN – Gli stessi fratelli Esposito – secondo quanto accertato dagli investigatori – avrebbero costanti frequentazioni anche con esponenti della criminalità organizzata. In passato infatti si rivolsero ad Ettore Bosti, elemento apicale del clan Contini (attualmente in carcere per una condanna a 20 anni per 416bis e droga) per ammorbidire una richiesta di estorsione di Salvatore Maggio.

LE PARENTELE – I tre fratelli – secondo quanto emerso dalle indagini – sono ritenuti legati da rapporti di parentela con i fratelli Bruno, Mario e Vincenzo Palazzo, quest’ultimo reggente del clan Sarno in piazza Mercato, detenuti ai quali avrebbero fornito sostentamento economico. Gabriele Esposito inoltre ha già riportato una condanna in primo grado a sette anni di reclusione perché affiliato al clan Sarno. Inoltre  il suocero di Francesco Esposito, Vincenzo Aterrano, è ritenuto dagli investigatori vicino al clan Contini, egemone nel centro di Napoli.

I SEQUESTRI – La DIA di Napoli, contestualmente, ha eseguito il sequestro di numerose attività commerciali, in particolare depositi e negozi per la commercializzazione e distribuzione di giocattoli ubicati in Napoli, in provincia e nel casertano, un bar-ristorante in zona Chiaia, un’agenzia di scommesse nella zona centrale di Napoli (piazza Mercato) ed una nota discoteca nella zona di Coroglio (il club Partenopeo). Nel mirino degli investigatori anche il rapporto con Enrico Preziosi, presidente del Genoa e imprenditore nel settore dei giocattoli, che, tuttavia, non risulta indagato.

Ciro Cuozzo

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