Giuseppe Misso detto ‘o Nasone è stato uno dei “Re” incontrastati della criminalità organizzata napoletana. Il suo fortino è stato per anni il quartiere Sanità, territorio oggi al centro del contendere di alcuni gruppi camorristici. La sua storia criminale è iniziata con le rapine, furti spettacolari che sono rimasti negli annali delle cronache.
Come quello dei primi anni ’80 al Monte dei pegni del Banco di Napoli. Il colpo all’interno dell’edificio sito in via San Giacomo (la strada con i portici che da via Toledo porta a piazza Municipio) ha fruttato a ‘o Nasone e ai suoi uomini ben 5 miliardi di lire. Si dice che i proventi delle rapine messe a segno da Misso e la sua gang siano serviti, non solo a finanziare le attività del clan, ma anche quelle di alcuni gruppi fascisti e di estrema destra.
Questa rapina ha tanti elementi cinematografici, uno su tutti la modalità attraverso la quale i ladri sono riusciti ad entrare nel Monte dei pegni. I membri della banda guidata da Misso, sfruttando un complesso gioco di impalcature, come degli acrobati sono riusciti a giungere sul tetto del loro obiettivo, per poi entrarci all’interno.
Secondo gli inquirenti Giuseppe Misso per questo colpo ha avuto la collaborazione di due mafiosi, Gerlando Alberti junior (nipote del capocosca) e di Francesco Caccamo (killer della mafia poi assassinato). Del resto, i legami tra ‘o Nasone e le famiglie sicule non sono più un mistero per l’autorità giudiziaria.
Per questa clamorosa rapina Misso è stato condannato a 15 anni di carcere. La sua tecnica per mettere a segno i furti era abbastanza complessa. ‘o Nasone utilizzava il sistema della lancia termica, usando come vie d’ingresso e poi di fuga, le fognature e i sotterranei della città.
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