Scampia

Strage del Bar Fulmine, kalashnikov e bombe contro il clan Prestieri

Era poco più tardi delle undici e mezza di mattina quando la routine di via Monterosa è stata infranta dall’arrivo di otto uomini a bordo di quattro moto. In questa strada, nel cuore del quartiere Secondigliano, il Bar Fulmine era il fortino e il luogo di ritrovo del potente clan Prestieri, luogotenenti dei Di Lauro. Seduti ai tavolini c’erano Raffaele Rosario Prestieri che mai avrebbero potuto immaginare di essere attaccati nel proprio territorio. Invece, accade proprio quello che nessuno si sarebbe mai aspettato: il commando di killer apre il fuoco, una pioggia di piombo parte dai kalashnikov che seminano sangue e morte in quel 18 maggio del 1992 ricordato ancora oggi come quello della Strage del Bar Fulmine di via Monterosa.

Quel lunedì, la faida tra il potente clan Di Lauro, con a capo Paolo detto Ciruzzo ‘o milionario, e i ribelli guidati da Antonio Ruocco alias Capa è seccia, ha raggiunto il suo apice più crudele. Dopo aver ucciso 4 uomini la squadra della morte mandata da Ruocco ha coperto la propria fuga lanciando, addirittura, una bomba russa del tipo M75. Un ordigno molto potente che ha messo la parola fine nel modo più tragico e violento che si sarebbe mai potuto concepire ad una giornata che ha avuto come protagonista soltanto la furia omicida degli scissionisti.

Raffaele Prestieri, da una foto de Il Mattino scattata da Guglielmo Esposito

La strage ha segnato un punto di non ritorno. Da quel giorno, infatti, l’escalation di morte non si è più fermata. Persino Paolo Di Lauro, distrutto dal dolore per la perdita dell’amico e braccio destro Raffaele Prestieri, ha meso da parte qualsiasi remora o principio. Si racconta che quell’occasione è stata una delle rare volte in cui è stato visto piangere ‘Ciruzzo ò milionario. Le sue sono state lacrime di rabbia oltre che di sofferenza. L’obiettivo per il capo clan era quello di colpire il nemico, senza pietà. La guerra andava vinta.

Ma come ha avuto inizio tutto questo? Alla fine degli anni ’80 Paolo Di Lauro da semplice magliaro era diventato il Re di SecondiglianoScampia. Era lui ad avere in pugno la gestione delle attività illecite dopo l’omicidio di Aniello Lamonica detto ‘o Pazzo (ucciso nel 1982 sotto casa sua, è stato prima investito e poi sparato. Ad ucciderlo proprio Di Lauro insieme ad Antonio Abbinante Domenico Silvestri). Antonio Ruocco, alleato di Ciruzzo ‘o milionario, non aveva gradito la nuova gestione del nuovo boss che gli aveva tolto una importante piazza di spaccio. ‘Capa ‘e seccia sentendosi derubato e declassato da Di Lauro, voleva indietro il suo potere e la sua influenza, ma soprattutto rivoleva la sua piazza, punto fondamentale per esercitare uno specifico dominio su di un determinato territorio.

Ecco perché la strage ha rappresentato uno spartiacque. E’ stato, infatti, l’atto di guerra di Ruocco al clan Di Lauro. Questi ultimi, però, non sono stati a guardare. La vendetta è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Ad esserne vittima sono stati i due familiari più stretti di Capa ‘e seccia, la madre Angela Ronga e il fratello Sebastiano. Per questo duplice omicidio Di Lauro ha ricevuto le critiche degli altri clan che comandavano a Napoli, dai Giuliano all’Alleanza di Secondigliano. Ma Ciruzzo ‘o milionario non ha voluto prestare ascolto a nessuno e si è assunto tutte le responsabilità per quel delitto. Era stato attaccato a Secondigliano, a casa sua. La risposta doveva essere feroce e immediata.

Dopo un po’ di giorni ecco un’altro morto, si è trattato di Rocco Capuozzo detto Rocchino colpevole di aver partecipato alla Strage. Addetto alla logistica Capuozzo avrebbe fatto da specchiettista, cioè quello che ha avvisato i killer della presenza dei Prestieri al Bar Fulmine. La morte di Ruocchino è stata una delle più cruente che la storia della camorra abbia mai vissuto. Ucciso in un salone da barbiere da Antonio Abbinante, Capuozzo è stato colpito con un colpo d’arma da fuoco alla nuca, mentre era seduto di spalle al killer. Maurizio Prestieri, oggi collaboratore di giustizia, ha raccontato i macabri dettagli di quell’assassinio: “Rocchino non era morto dopo che Abbinante gli aveva sparato, così ha iniziato a colpirlo talmente forte con la canna della pistola da bucargli il cranio. Dopo l’arma, con ancora sopra i resti della materia celebrale di ‘Rocchino, mi è stata data in regalo come simbolo della vendetta realizzata per la morte dei miei fratelli“.

Ma la scia di sangue iniziata dai Di Lauro – Prestieri non è ancora finita. Infatti, è stato rapito, torturato e bruciato vivo Alfredo Negri, altro partecipante della ‘Strage. Infine, l’atto finale, direttamente organizzato da Michele Prestieri che nel frattempo era uscito di prigione. La vendetta è un piatto che va servito freddo, così mentre Antonio Ruocco, vedendosi terra bruciata intorno, aveva deciso di collaborare con la giustizia chiedendo protezione per ben 140 parenti, l’ira dei Di Lauro – Prestieri si è abbattuta sul figlio di Rocco Capuozzo ucciso davanti alla madre. Erano entrambi al cimitero sulla tomba di ‘Rocchino.

Questo episodio ha spianato la strada alla supremazia di Di Lauro che dopo aver vinto questa faida è diventato a tutti gli effetti il Signore di Secondigliano e del narcotraffico. Infatti, era alle porte il nuovo business che ha reso ‘ò Mlionario il boss più ricco e potente della camorra e Scampia la piazza di droga più grande d’Europa: l’importazione e la vendita, sia all’ingrosso che al dettaglio, della cocaina.

 

Aniello Quarto, da una foto de Il Mattino scattata da Guglielmo Esposito
Rosario Prestieri, da una foto de Il Mattino scattata da Guglielmo Esposito
Da sinistra Raffaele Prestieri, Rosario Prestieri, Domenico Abbate e Aniello Quarto (da una foto de Il Mattino scattata da Guglielmo Esposito)
A destra, dall'alto verso il basso, Raffaele e Rosario Prestieri (da una foto de Il Mattino scattata da Guglielmo Esposito)
Raffaele Prestieri, da una foto de Il Mattino scattata da Guglielmo Esposito
Domenico Abbate, da una foto de Il Mattino scattata da Guglielmo Esposito
redazione

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