Timido, schivo e lontano dai riflettori, nonostante il ruolo di primo piano che ha rivestito negli ultimi decenni della storia della camorra napoletana. Il ritratto di Paolo Di Lauro è quello di un boss atipico. Padre di 10 figli maschi, “Ciruzzo ‘o milionario”, 63 anni (in carcere dal 2005 per una condanna a 29 anni di reclusione), qualche piccola concessione sentimentale se l’è in realtà concessa durante il periodo di latitanza durato dal 2002 fino al 16 settembre 2005.
“Quando lo cercavano in mezzo mondo, lui faceva la latitanza a Castel dell’Ovo. Si proprio al centro di Napoli. Lo cercavano dappertutto, mentre lui era a Napoli in uno yacht nostro. Faceva la latitanza a mare. Ma poi anche in Grecia e Russia le famiglie mafiose l’hanno protetto. Ma io capii che voleva uscire dai tuguri, smettere di vivere come un monaco tutto figli e cocaina. E allora lo portai con me in Slovenia. E qui Ciruzzo cambia: si innamora di una ragazza russa bellissima. E per lei fa cose assurde, la segue in Russia, e quando lei sparisce e va a Ginevra, mentre tutte le polizie del mondo lo ricercano Paolo Di Lauro rischia l’arresto e la raggiunge col treno, la cerca tra le vie dove vivevano le russe della zona, fa la posta sotto casa come un adolescente innamorato disposto a tutto pur di riprendersi la sua fidanzata”.
“CIRUZZO SE NE FOTTEVA, I FIGLI SE LI DIMENTICAVA”
“La Slovenia è per noi il paradiso. Tutto quello che vorremmo fosse il mondo lo trovavamo lì. Senza regole. Casinò, donne, amici di ogni parte del pianeta. E tutto puoi comprare e tutto puoi ottenere. Ci stavamo anche nove mesi. Io tornavo ogni quindici giorni a controllare gli affari dei Di Lauro mentre Ciruzzo se ne fotteva. Non tornava nemmeno per capodanno. I figli se li dimenticava. In Slovenia eravamo talmente sicuri che ci facevamo chiamare con i nostri nomi. Finalmente niente documenti falsi, niente di niente. Tanto lì le istituzioni sono comprate dalle varie mafie: i russi, i serbi, noi, i calabresi, i siciliani, i casalesi, i turchi. Tutti”.
Le donne sono state un “problema” anche per il secondogenito Vincenzo Di Lauro, 42 anni, tornato in libertà nel 2015. In un articolo del 2013 pubblicato su Il Sole 24 Ore, Simone Di Meo sottolinea come le spese che il figlio del super boss, in quegli anni in carcere, riservava alle sue donne erano decisamente spropositate. Nel corso di una intercettazione, il contabile del clan, Ciro Tarantino, rivela:
“Niente di meno per la commara (amante in dialetto, ndr)… per la moglie e la commara diciamo 6mila euro al mese. La femmina di Enzuccio prende 6mila euro al mese. E la moglie prenderà pure lei 6/7mila euro al mese”.
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