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	<title>the beatles Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>the beatles Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>Una mostra sui Beatles a Bologna ricorda Peppino di Capri che li portò in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Cirillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 12:04:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[the beatles]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nello storico Palazzo Fava di Bologna si è chiusa ieri la mostra “Astrid Kirchherr with the Beatles”, un percorso fotografico dedicato ai primi passi della carriera dei favolosi ragazzi di Liverpool. Siamo agli inizi degli anni ’60. Cinque giovanotti partono dall’Inghilterra per rincorrere sogni e speranze. Approdano ad Amburgo grazie al primo manager Allan Williams, [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nello storico <strong>Palazzo Fava</strong> di <strong>Bologna</strong> si è chiusa ieri la mostra “<em>Astrid Kirchherr with the Beatles</em>”, un percorso fotografico dedicato ai primi passi della carriera dei favolosi ragazzi di Liverpool. Siamo agli inizi degli anni ’60. Cinque giovanotti partono dall’Inghilterra per rincorrere sogni e speranze. Approdano ad Amburgo grazie al primo manager <strong>Allan Williams</strong>, che si accorge del loro talento e li inserisce nei locali della Reeperbahn (soprattutto Indra e Kaiserkeller), la via a luci rosse del quartiere di St. Pauli dove molti soldati americani erano di stanza dopo la guerra. All’epoca il gruppo era così composto: <strong>John Lennon</strong>, <strong>Paul McCartney</strong>, <strong>George Harrison</strong>, <strong>Stuart Sutcliffe</strong> e <strong>Pete Best</strong> (poi sostituito da <strong>Ringo Starr</strong>). “Hamburg Days”, così fu ribattezzato il soggiorno della mitica band in quei luoghi dove si fecero apprezzare per le loro qualità musicali e di showmen. Incuriosita dal loro successo, Astrid Kirchherr, studentessa del politecnico e assistente del fotografo Reinhard Wolf, va a vederli. Tra la ragazza e la band di Liverpool nasce subito una grande amicizia. Il primo incontro avviene nel noto Kaiserkeller ed è lei a proporre quello stile che ancora oggi viene associato a loro: le giacche di pelle, gli stivali alla texana e i capelli rockabilly con la banana lasciano così il posto a completi, camicie e … caschetto. La Kirchherr, inoltre, fu l’unica fotografa accreditata durante la realizzazione del film “A hard day’s night”.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-88805" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/beatles-bologna-300x186.jpg" alt="" width="300" height="186" />L’amicizia divenne talmente forte che anche l’ex fidanzato di Astrid, ovvero Klaus Voormann, disegnò successivamente la copertina dell’album Revolver. Sutcliffe, invece, abbandonò il gruppo per amore della Kirchherr e restò con lei ad Amburgo portando avanti, fino alla morte improvvisa nel 1962 dopo una paralisi cerebrale dovuta a emorragia nel ventricolo destro del cervello, il suo linguaggio pittorico. La sorella di Sutcliffe, Pauline, anni dopo accusò Lennon di aver ucciso il “quinto Beatle” con un calcio alla testa fornendo anche le “prove” (messe all’asta), ovvero gli appunti del bassista del gruppo. Nella biografia Beatles&#8217; shadow, la Sutcliffe parla anche di una presunta relazione omosessuale di Lennon con suo fratello e apre al movente della gelosia. Secondo la donna il decesso avvenne successivamente per i danni subiti dopo quell’attacco e prova sarebbe un taccuino in cui il fratello (pittore di talento) disegna scarabocchi, sintomo dell’inesorabile degrado cerebrale.</p>
<p>Alla mostra di Palazzo Fava, la Kirchherr, che fu la prima a immortalare i Beatles in un vero e proprio servizio fotografico posato, oltre a imprimere sulla pellicola momenti memorabili tra vacanze e weekend in giro per l’Europa (tra cui il soggiorno a Tenerife), espone anche opere inedite proprio di Sutcliffe con il quale nacque un amore travolgente. La mostra esclusiva ha avuto notevole successo grazie all’impeccabile organizzazione della Fondazione Carisbo e Genus Bononiae – Musei nella Città, in collaborazione con ONO arte contemporanea, Ginzburg Fine Arts e Kai-Uwe Franz. Il battesimo si è tenuto il 6 luglio scorso in occasione del sessantesimo anniversario dal primo incontro tra John Lennon e Paul McCartney nel giardino della chiesa di St Peter nel quartiere di Woolton a Liverpool, dove John suonava con la sua band di allora, The Quarry Men.</p>
<p><strong>I BEATLES E NAPOLI &#8211;</strong> Secondo il Maestro <strong>Vince Tempera</strong>, direttore d’orchestra milanese, c’è un filo che unisce Liverpool alla città partenopea. La mitica <em>Hey Jude</em>, infatti, secondo il noto musicista, ha le stesse note dell’intramontabile <em>‘O sole mio</em>. “<em>Sembra la stessa canzone</em> &#8211; ha dichiarato Tempera – <em>stesse battute, stessa cadenza. Non si tratta di plagio, ma di ispirazione alla cultura napoletana. Yesterday, ad esempio, è simile a Munastero ‘e Santa Chiara: due scale dei brani in questione, sono identiche</em>”. L’avvocato <strong>Italo Mastroia</strong> rincara la dose: “<em>Nel 2006, Lilli Greco, produttore e scopritore di De Gregori e Venditti, raccontò al Tg2 di somiglianze precise tra le melodie dei Beatles e vecchie arie napoletane</em>”. Da non dimenticare, inoltre, il gruppo napoletano “<em>Shampoo</em>” che nacque nel 1976 da un&#8217;idea di <strong>Giorgio Verdelli</strong>. Il gruppo si esibì in una radio libera partenopea che aveva annunciato la presenza in trasmissione dei Beatles, fatti riunire dall&#8217;allora presidente del Napoli <strong>Corrado Ferlaino</strong> per festeggiare la partita di calcio Napoli-Liverpool.</p>
<p>Era uno scherzo a cui in tanti abboccarono: la formazione era composta da <strong>Lino d&#8217;Alessio</strong> (voce e chitarra), <strong>Massimo d&#8217;Alessio</strong> (voce chitarra e batteria), <strong>Costantino Iaccarino</strong> (voce e basso), <strong>Pino De Simon</strong>e (voce e chitarra). Gli “Shampoo” realizzavano soprattutto cover dei <em>Fab Four</em>, ma in seguito pubblicarono un album, In Naples 1980/81, per la EMI Italiana, nel quale incisero le loro esecuzioni incredibilmente identiche agli originali in tutto tranne che nei testi, demenziali e in napoletano. Gran parte dei brani scelti appartiene al primo periodo <em>beatlesiano</em>, quello che va dal 1963 al 1965. Il loro lancio a livello nazionale può essere considerato coincidente con la loro partecipazione come ospiti fissi del varietà RAI Black Out, nell&#8217;autunno del 1980. Fra i brani vanno ricordati Pep (Help!), &#8216;E zizze (Day Tripper), Chist&#8217; è &#8216;o Scia&#8217; (Twist and Shout) e Si &#8216;e llave tu (She Loves You), che si può considerare la loro canzone-bandiera, visto che il testo parodiato parla proprio di uno shampoo. Anche la copertina dell&#8217;album è una cover di quelle dei famosi 33 giri Please Please Me, The Beatles 1962-1966 e The Beatles 1967-1970, con sul disco un pomodoro in sezione al posto della famosa &#8220;mezza mela verde&#8221;. In linea con il loro stile parodistico, nella loro esibizione nel programma musicale RAI Discoring, i quattro si presentarono come: Paul M&#8217;Angart, John Lenton (in riferimento agli occhiali), Ringo Bar e George Rissone.</p>
<p><strong>PEPPINO DI CAPRI E I BEATLES –</strong> C’è un altro punto di contatto che lega i Beatles a Napoli: <strong>Peppino di Capri</strong>. Il noto cantautore con i ‘Fab Four’ ci ha passato poco meno di una settimana insieme. Fu lui a consigliare alla sua casa di distribuzione discografica in Italia, , la <em>Carisch</em>, la stessa dei Beatles, di pubblicare i loro provini. Fu lui ad accompagnare i ragazzi di Liverpool nel loro tour italiano dal 24 al 28 giugno del 1965, a Milano, Genova e Roma. Otto concerti in cinque giorni tutti aperti da Peppino. “<em>Rimpiango il fatto di non aver potuto familiarizzare con loro, scambiare anche pareri musicali. Ma fu una grande esperienza. Il loro arrivo significò una ventata di aria nuova. Noi eravamo abituati a degli standard</em> – ricorda &#8211; <em>Per esempio gli amplificatori: noi avevamo amplificatori 30 per 30, loro dei veri e propri armadi dietro le spalle</em>”.</p>
<p>E non solo: “<em>Mi piacevano i loro arrangiamenti. E poi i cori. Quando Paul McCartney e John Lennon cantavano, le loro voci erano perfette. I loro ‘coretti’ erano fantastici. Ci sono particolari che gli addetti ai lavori notano di più. Mi ricordo che avevano questi provini dei Beatles. Quindi dissi loro ‘Ma come, avete i Beatles e non li pubblicate?’. Mi risposero ‘Perché? Sono famosi?’. Ed io risposi che lo erano in tutto il mondo ma non in Italia!</em>”. L’approccio con l’Italia non fu certo dei migliori per i Beatles. Tennero 8 concerti: 2 spettacoli al giorno, a Roma addirittura suonarono 4 volte in 2 giorni, ma senza fare ‘sold out’. Peppino di Capri ricorda: “<em>Non furono ‘promozionati’ come si doveva. Per radio, assenza totale. Forse era anche un problema di gusti. Noi addetti ai lavori li conoscevamo bene. Ma forse non c’era in generale un grossa curiosità musicale. Loro in Italia non sono mai più tornati. Ma se fossero stati accettati per come erano grandi…</em>”. <strong>Pier Paolo Pasolini</strong> disse di loro: &#8220;<em>Non mi so spiegare il successo dei Beatles. Questi quattro giovani completamente privi di fascino che suonano una musica bellina</em>&#8220;.</p>
<p><strong>CURIOSITA’</strong> &#8211; Nell’estate 2016, Paul McCartney è atterrato con il suo jet privato a Capodichino per godersi qualche giorno immerso nella bellezza delle nostre terre. In uno scatto diventato famosissimo, si vede Sir Paul con cappellino e occhiali da sole, in fila per un gelato in costiera amalfitana come un qualsiasi turista. Dopo il memorabile concerto di McCartney al Palapartenope il 5 giugno del 1991 <em>(Unplugged Tour</em>), c’è chi è pronto a giurare in un ritorno in Campania del baronetto. L’idea di un evento agli Scavi di Pompei è ancora viva: si parlò di un possibile appuntamento già questa estate, ma tutto è rimandato al prossimo anno. I fan sognano, sperano…</p>
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		<title>È campano l&#8217;unico italiano nella copertina di &#8220;Sgt. Peppers&#8221; dei Beatles: si chiama Sabato &#8220;Simon&#8221; Rodia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jun 2017 13:39:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si trova proprio di fianco a Bob Dylan. <strong>Sabato</strong> <strong>&#8220;Simon&#8221; Rodia </strong>architetto e costruttore nato a <strong>Serino</strong> (provincia di Avellino) nel 1879 è uno dei protagonisti della cover di &#8220;<em><strong>Sgt. Pepper</strong></em>&#8220;. Quest&#8217;ultimo è un disco capolavoro dei <strong>Beatles</strong> che ha compiuto 50 anni proprio il 26 maggio scorso. L&#8217;album ha rivoluzionato la musica moderna influenzando tanti artisti e la sua copertina, realizzata dall&#8217;artista di pop art l&#8217;inglese <strong>Sir Peter Blake</strong> insieme al fotografo <strong>Michael Cooper</strong>, ha rappresentato un&#8217;avanguardia artistica nel modo di realizzare le cover dei dischi.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-69070 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/sg-pepper-watts.jpg" alt="È campano l'unico italiano nella copertina di &quot;Sgt. Peppers&quot; dei Beatles: si chiama Sabato &quot;Simon&quot; Rodia" width="1600" height="900" /></p>
<p>Così all&#8217;interno della <em>ciurma</em> che compone la copertina di <em><strong>Sgt. Pepper </strong></em>c&#8217;è anche <strong>Sabato</strong> &#8220;<strong>Simon&#8221; Rodia </strong>che si è trasferito negli USA agli inizi del &#8216;900 all&#8217;età di 15 anni. Uno dei primi esempi di migrazione che ha permesso all&#8217;architetto italiano di ottenere un gran successo grazie alla realizzazione delle <strong>Watts Tower </strong>a <strong>Los Angeles</strong>. Il nome dell&#8217;opera trae origine dalla problematica periferia della <em>Città degli Angeli</em> in cui Rodia ha deciso di costruire le torri: <em>Watts</em>, appunto. La struttura rappresenta delle sculture realizzate con materiali di varia natura, acciaio in prevalenza, ma anche bottiglie di vetro, ceramiche e cemento disposti in molti punti a mosaico. La creazione di Rodia è, in effetti, una sorta di arca, nella quale le tre torri fungono da alberi di una nave ideale e immaginaria.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-68949" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/rodia-300x190.jpg" alt="È campano l'unico italiano nella copertina di &quot;Sgt. Peppers&quot; dei Beatles: si chiama Simon Rodia" width="300" height="190" />La storia di <strong>Rodia </strong>è stata una vera e propria avventura. Giunto in <strong>Pennsylvania</strong> per lavorare come minatore, si è trasferito a <strong>Seattle</strong> (contea di <strong>Washington</strong>) dove si è sposato. Trasferitosi ad <strong>Oakland</strong>, in California, ha avuto 3 figli. Dopo aver divorziato si è spostato a <strong>Long Beach</strong> dove ha iniziato a lavorare come muratore, operaio e piastrellista. Nel 1921 ha iniziato la costruzione delle <strong>Watts Tower</strong>, opera terminata nel 1954 e che è diventata un simbolo delle lotte civili e per i diritti dei lavoratori, tanto da guadagnarsi l&#8217;appellativo di &#8220;<em>Nuestro Pueblo</em>&#8220;. Secondo alcuni studiosi la struttura nasconderebbe alcuni simbolismi tra i quali un rimando alla tradizione campana dei <strong>Gigli</strong>.</p>
<p><strong>Sabato &#8220;Simon&#8221; Rodia</strong> è morto nel 1965 a <strong>Martinez</strong> in <strong>California</strong>. Probabilmente non è mai stato consapevole del valore della sua opera. Ne tantomeno avrebbe mai immaginato di entrare a far parte di quel magico puzzle che è la copertina di <em><strong>Sgt. Pepper</strong></em>. Tuttavia la sua storia è l&#8217;emblema del sogno americano: un giovane di bassa estrazione sociale, probabilmente analfabeta che è costretto ad emigrare. Dopo viaggi e tanti mestieri, questo giovane campano è diventato uno degli artisti più rappresentativi dell&#8217;architettura, tanto che il suo valore è stato riconosciuto anche dai <strong>Beatles</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/06/08/e-campano-lunico-italiano-nella-copertina-di-sgt-peppers-dei-beatles-si-chiama-sabato-simon-rodia/">È campano l&#8217;unico italiano nella copertina di &#8220;Sgt. Peppers&#8221; dei Beatles: si chiama Sabato &#8220;Simon&#8221; Rodia</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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