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	<title>primi Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 21 Nov 2022 18:22:01 +0000</lastBuildDate>
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	<title>primi Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<item>
		<title>La Coppola di Garibaldi, la ricetta campana ispirata all&#8217;eroe dei due mondi</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/05/24/la-coppola-garibaldi-la-ricetta-campana-ispirata-alleroe-dei-due-mondi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 May 2017 13:34:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mangiare a Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette napoletane]]></category>
		<category><![CDATA[primi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giuseppe Garibaldi non solo unificò l'Italia ma fu responsabile, suo malgrado, della creazione di un piatto campano davvero gustoso [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2017/05/24/la-coppola-garibaldi-la-ricetta-campana-ispirata-alleroe-dei-due-mondi/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from La Coppola di Garibaldi, la ricetta campana ispirata all&#8217;eroe dei due mondi</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di solito viene raccontata la nascita di una ricetta partendo dalla sua storia e non dal nome che l&#8217;ha contraddistinta nel corso del tempo. La <strong>coppola di Garibaldi</strong> merita però un discorso a parte. Leggenda vuole, e come sarebbe potuto essere altrimenti, che questo piatto venisse creato per onorare il passaggio a Teano del buon vecchio Giuseppe, giunto nella Terra di Lavoro per incontrare <strong>Vittorio Emanuele II</strong>. Il 26 ottobre del 1860 ebbe luogo lo storico incontro consumatosi fra <strong>Caianello</strong> e <strong>Teano</strong>, sul <strong>ponte di S. Nicola</strong>, nei pressi della <strong>Chiesa di Borgonovo.</strong></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-66787 size-full" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/coppola-di-garibaldi.png" alt="" width="700" height="357" /></p>
<p>Un&#8217;altra ipotesi sull&#8217;origine di questa ricetta, invece, punta tutto sul <strong>copricapo rosso di Garibaldi</strong>. La prelibatezza campana insomma dovrebbe i suoi natali ad un tentativo ben riuscito di emulare il cappello di Giuseppe. Ecco perchè questo piatto piatto, dopo la preparazione vera e propria, verrebbe ricoperto da gustose fette di prosciutto cotto prima di essere cotto in forno. Qualunque sia l&#8217;origine che gli si voglia attribuire, un dato è certo: bisogna ringraziare Giuseppe Garibaldi se oggi possiamo gustare questa delizia del palato.</p>
<h2><strong>INGREDIENTI</strong></h2>
<p>800 grammi di tagliatelle fresche all&#8217;uovo</p>
<h3><strong>PER LA BESCIAMELLA</strong></h3>
<p>– 1/2 litro di latte<br />
– 50 grammi di burro<br />
– 50 grammi di farina<br />
– sale<br />
– noce moscata</p>
<h3><strong>PER L&#8217;IMBOTTITURA</strong></h3>
<p>– 250 grammi di piselli surgelati<br />
– 1/4 di cipolla<br />
– 300 grammi di funghi champignon<br />
– 1 spicchio d’aglio<br />
– olio evo<br />
– 300 grammi di provola<br />
– 250 grammi di prosciutto cotto<br />
– burro<br />
– parmigiano grattugiato</p>
<h2><strong>PROCEDIMENTO</strong></h2>
<ul>
<li><strong>Per l&#8217;imbottitura</strong>: non dobbiamo fare altro che tagliare la provola, soffriggere in una padella la cipolla a cui, poi, andranno aggiunti i piselli fino a completa cottura degli stessi. Completati questi due compiti si potrà procedere alla preparazione dei funghi champignon. Bisogna mondarli, tagliarli a fettine e inserirli in una padella dove precedentemente è stato fatto rosolare dell&#8217;aglio facendo ben attenzione a coprirli. Trascorsi 3-4 minuti, il tempo cioè di far scaricare loro l&#8217;acqua in eccesso, si può alzare la fiamma e portare a cottura i funghi togliendo però coperchio.</li>
<li><strong>Per la besciamella</strong>: si procede come d&#8217;abitudine. Ossia si mette a scaldare in un pentolino il latte. Mentre in un altro tegame si fa sciogliere a fuoco basso il burro a cui, poi, verrà aggiunta la farina. Questo secondo passaggio deve essere effettuato necessariamente lontano dal fuoco. Intanto aiutandosi con una frusta si mescoleranno bene i due ingredienti per evitare la formazione di grumi. Poi si rimette il roux sul fuoco e si continua a mescolare fino a quando il composto non assumerà un colorito dorato. A questo punto si deve procedere con l&#8217;aggiunta del latte, della noce moscata e del sale. Non si deve far altro, quindi, che proseguire nella cottura, sempre mescolando, fino a quando la salsa non si sarà addensata.</li>
<li><strong>Per la pasta</strong>: la si deve far cuocere in abbondante acqua salata, ed infine mescolarla con abbondante parmigiano reggiano e la besciamella preparata in precedenza.</li>
<li><strong>Per il forno</strong>: a questo punto non serve altro che imburrare una teglia e, poi, foderarla con le fettine prosciutto cotto facendole leggermente debordare. Quindi bisogna versare all&#8217;interno dello stampo così preparato metà della pasta sulla quale verranno poi distribuiti tutti i piselli, i funghi e la provola. Si completerà la coppola con l&#8217;altra metà delle tagliatelle sulle quali poi verranno ripiegate le fettine di prosciutto. Non resta altro che infornare il timballo a 190º per circa 40 &#8211; 50 minuti.</li>
<li><strong>Prima di servire</strong>: è consigliabile lasciar raffreddare il timballo per circa mezz&#8217;ora. Trascorso questo tempo lo si potrà rigirare su di un piatto da portata. Buon appetito!</li>
</ul>
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		<item>
		<title>La ricetta degli“spaghetti alla puveriello”, un piatto napoletano del dopoguerra</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/03/27/la-ricetta-deglispaghetti-alla-puveriello-un-piatto-napoletano-del-dopoguerra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 08:53:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mangiare a Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette napoletane]]></category>
		<category><![CDATA[primi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono piatti che val sempre la pena di preparare, adatti anche a coloro i quali in cucina non possono fregiarsi del titolo di chef. [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2017/03/27/la-ricetta-deglispaghetti-alla-puveriello-un-piatto-napoletano-del-dopoguerra/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from La ricetta degli“spaghetti alla puveriello”, un piatto napoletano del dopoguerra</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cucinare con ingredienti semplici, poveri e riuscire a dar vita ad una vera e propria favola del gusto è una storia a lieto fine che <strong>Napoli</strong> conosce fin troppo bene. Una delle ricette che rientra pienamente nella categoria è quella degli <strong>spaghetti &#8216;alla puveriello&#8217;</strong> dove la qualifica di povero sta ad indicare non tanto la pochezza relativa al sapore quanto, piuttosto, quella inerente agli ingredienti adoperati per la sua preparazione. Leggenda narra, infatti, che l&#8217;origine di questo piatto sia da far risalire al periodo storico del <strong>Secondo Dopoguerra. </strong>Un momento davvero difficile per l&#8217;Italia intera che però, almeno a Napoli, ha visto la nascita di piatti che sono entrati di pieno diritto nella <strong>tradizione gastronomica partenopea</strong> onde poi essere dimenticati perchè hanno dovuto lasciare il posto a preparazioni molto più elaborate ma non per questo più saporite.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-56770 size-large" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/la-ricetta-deglispaghetti-alla-puveriello-un-piatto-napoletano-del-dopoguerra-scaled.jpg" alt="" width="640" height="424" /></p>
<p>Durante il <strong>Secondo Dopoguerra, </strong>nei bassi di Napoli, reperire gli alimenti per mangiare era diventato una sorta di miracolo a cui neppure San Gennaro poteva porre rimedio e allora ci si arrangiava in qualche modo. Grazie soprattutto alla &#8216;borsa nera&#8217; era possibile avere quasi sempre a disposizione la pasta, le uova e la sugna. Al popolo napoletano non fu sufficiente altro. Riuscì, infatti, a mettere insieme con abile maestria questi ingredienti dando vita a un piatto sì semplice e veloce ma allo stesso tempo anche &#8216;terribilmente&#8217; gustoso. Se non mi credete, non vi resta che mettere in pratica quanto sto per indicarvi.</p>
<h2><strong>INGREDIENTI</strong></h2>
<p>100 grammi di vermicelli<br />
2 uova<br />
olio evo<br />
2 cucchiai di sugna<br />
sale<br />
pepe</p>
<h2><strong>PROCEDIMENTO</strong></h2>
<ul>
<li>Questa ricetta non prevede molti passaggi. Quindi si può tranquillamente passare direttamente alla cottura dei vermicelli che deve essere assolutamente al dente o, per meglio dire, la pasta deve essere più cruda che cotta.</li>
<li>Mentre i vermicelli cuociono nella loro acqua salata, a voi non resta che versare l&#8217;olio, la sugna e un uovo all&#8217;interno di un tegame per preparate il tradizionale &#8220;occhio di bue&#8221; facendo ben attenzione a lasciare il tuorlo poco cotto.</li>
<li>Dopo aver scolato la pasta, la si può unire all&#8217;altro uovo che avete provveduto in precedenza a sbattere amalgamando i due ingredienti.</li>
<li>A questo punto non vi resta che impiattare adagiando sugli spaghetti l&#8217;uovo occhio di bue cotto nella sugna e nell&#8217;olio e insaporendo la pietanza con il pepe.</li>
<li>Buon appetito.</li>
</ul>
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		<item>
		<title>La ricetta del riso &#8220;dint&#8217;a lo broro de pommadoro&#8221; di Ippolito Cavalcanti</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/03/21/la-ricetta-del-riso-dinta-lo-broro-de-pommadoro-ippolito-cavalcanti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Mar 2017 10:56:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mangiare a Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette napoletane]]></category>
		<category><![CDATA[primi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Potete preparare la seguente ricette secondo due varianti: quella antica suggerita da Ippolito Calvanti o, invece, quella rielaborata da Roberto Fusco [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2017/03/21/la-ricetta-del-riso-dinta-lo-broro-de-pommadoro-ippolito-cavalcanti/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from La ricetta del riso &#8220;dint&#8217;a lo broro de pommadoro&#8221; di Ippolito Cavalcanti</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il riso è un alimento già noto agli <strong>antichi Romani</strong>, eppure i napoletani ne hanno da sempre fatto un consumo limitato perchè gli preferiscono decisamente i maccheroni. Ciononostante esistono vari modi di impiegarlo nella cucina partenopea, primo fra tutti il <a href="https://www.vocedinapoli.it/2016/03/15/ricetta-sartu-di-riso-napoletano/"><strong>tradizionale &#8220;sartù&#8221;</strong></a>, uno dei piatti più ricchi, più caratteristici e prelibati del capoluogo campano. E non poteva essere altrimenti visto che il riso risiede a <strong>Napoli</strong> sin dal periodo storico che va a cavallo tra la fine del 1400 e gli inizi del 1500, da quando cioè gli aragonesi lo portarono nella città di Parthenope. Purtroppo agli inizi questo alimento era adoperato solo per curare i malanni di natura gastrointestinale, terapia suggerita oltretutto dalla <strong>scuola medica Salernitana</strong>.</p>
<p>Bisogna aspettare l&#8217;arrivo dei <strong>&#8220;Monzù&#8221; a Napoli</strong> per svelare tutte le potenzialità di questo favoloso ingrediente. Questi strani figuri altri non erano che cuochi francesi voluti a corte dalla <strong>Regina Maria Carolina</strong> in occasione delle sue nozze con <strong>Ferdinando IV di Borbone</strong>. Bisogna dire grazie a loro se noi napoletani siamo stati in grado di arricchire la nostra cucina con preparazioni del calibro del sartù di riso. Per non parlare poi degli <a href="https://www.vocedinapoli.it/2016/02/29/ricetta-arancini-di-riso-o-pall-e-ris-loriginale/"><strong>arancini</strong></a>, della frittata di riso, della minestra di verza e riso e, per ultimo ma non per questo meno importante, del risotto alla pescatora. Anche <strong>Ippolito Cavalcanti</strong> dal canto suo ha inteso deliziarci con una ricetta straordinaria che vede come protagonista il riso.</p>
<p>Nel suo &#8220;Trattato di cucina teorico pratico&#8221; era, infatti, presente una preparazione a dir poco straordinaria: il &#8220;<em><strong>riso dint&#8217;a lo broro de pommadoro</strong></em>&#8220;. La ricetta viene qui riproposta ma rielaborata da <strong>Roberto Fusco</strong> rispetto a quella descritta dal Duca che è la seguente: &#8220;<em>Farraje nu bello broro co chelle belle pommadoro, e pe connemento nge mettarraje nu tierzo de nzogna. Po piglia doje rotola de rise, li sciuglie, lli lave e l&#8217;anniette, e po nge faje na scauratella, li scuole e lli farraje finì de cocere dint&#8217;a lo broro de pommadora.</em>&#8221; Traduco per quelli che non sono ferrati per il dialetto napoletano.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-55702 size-large alignnone" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/la-ricetta-del-riso-dint-a-lo-broro-de-pommadoro-di-ippolito-cavalcanti-1024x538.jpg" alt="" width="640" height="336" /></p>
<p><strong>Ippolito Cavalcanti</strong> suggeriva di mettere a preparare un bel brodo di pomodori condito con un terzo di sugna. Quindi di prendere un po&#8217; di riso, di lavarlo e di portarlo a metà cottura facendolo bollire nell&#8217;acqua salata. Solo dopo si poteva annettere il famoso ingrediente nel brodo di pomodori dove avrebbe finito di cuocere. Una ricetta assolutamente deliziosa ma che rielaborata non perdere nulla del suo antico sapore e dell&#8217;inventiva dei &#8216;Monzù&#8217; che da pochi ingredienti riuscivano a tirar fuori piatti prelibati e soprattutto saporiti.</p>
<h2><strong>INGREDIENTI PER 4 PERSONE</strong></h2>
<p>350 grammi di riso Carnaroli<br />
1/2 cipolla ramata piccola<br />
600 grammi di passata di pomodoro San Marzano<br />
Olio evo g 50/60<br />
50-60 grammi di reggiano e pecorino grattugiati<br />
basilico</p>
<h2><strong>PROCEDIMENTO</strong></h2>
<ul>
<li>Dopo aver tagliato la cipolla in fette sottile, lasciatela soffriggere nell&#8217;olio. Quando si è imbiondita aggiungetevi la passata di pomodoro e mezzo bicchiere d&#8217;acqua. Quindi abbassate la fiamma e lasciate cuocere il vostro &#8216;brodo di pomodori&#8217; per circa 15 &#8211; 20 minuti.</li>
<li>Trascorso questo tempo insaporite la salsa con il sale, ovviamente la quantità è a vostro esclusivo gradimento e annettetevi anche il riso. Se, durante la cottura, sarà necessario versate all&#8217;interno del &#8216;risotto&#8217; anche dell&#8217;acqua che intanto avrete fatto riscaldare.</li>
<li>Una volta raggiunta la cottura, mantecate la preparazione con il mix di formaggi grattugiati. Impiattate e servite secondo il vostro gusto personale.</li>
<li>E soprattutto: &#8216;Buon appetito&#8217;.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/03/21/la-ricetta-del-riso-dinta-lo-broro-de-pommadoro-ippolito-cavalcanti/">La ricetta del riso &#8220;dint&#8217;a lo broro de pommadoro&#8221; di Ippolito Cavalcanti</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La ricetta dei perciatelli con i famosi friarielli napoletani</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/02/27/la-ricetta-dei-perciatelli-famosi-friarielli-napoletani/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2017 10:48:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mangiare a Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette napoletane]]></category>
		<category><![CDATA[primi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un primo piatto povero, di chiara origine proletaria, preparato solo con due ingredienti: i perciatielli e i famosi friarielli napoletani [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2017/02/27/la-ricetta-dei-perciatelli-famosi-friarielli-napoletani/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from La ricetta dei perciatelli con i famosi friarielli napoletani</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I protagonisti di questa gustosa <strong>ricetta</strong> sono essenzialmente due eppure val la pena di prepararla: i <strong>perciatelli</strong> meglio conosciuti come bucatini e i <strong>friarielli</strong>. Chi è di Napoli li conosce benissimo ma come spiegare questa verdura a chi non ha avuto la fortuna di nascere nel capoluogo campano? Si tratta di un ortaggio umile, povero. Sono in sintesi le infiorescenze appena sviluppate della cima di rapa, hanno un sapore assolutamente inconfondibile, sono un elemento importante, a dir poco essenziale, della cucina napoletana.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-51583 size-full alignnone" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/la-ricetta-dei-perciatelli-con-i-famosi-friarielli-napoletani.jpg" width="610" height="545" /></p>
<p>Non è un caso, infatti, che i <strong>napoletani</strong> prima di meritarsi l&#8217;appellativo di &#8220;mangiamaccaroni&#8221;, venivano anche chiamati &#8220;<strong>mangiafoglia</strong>&#8221; a causa della loro smisurata passione per la verdura. Fino ad un secolo fa, infatti, il capoluogo campano pullulava di orti e terrazzamenti coltivati, soprattutto sulle <strong>colline di Posillipo</strong> e del <strong>Vomero. </strong>Quest&#8217;ultimo quartiere poi era noto come proprio &#8220;<strong><em>&#8216;o colle d&#8217; &#8216;e friarielle</em></strong>&#8220;. Oggi tale verdura viene coltivata prevalentemente nelle aree interne della Campania e nell&#8217;Afragolese, oltre che nella Piana del Sele.</p>
<h2><strong>INGREDIENTI</strong></h2>
<p>500 grammi di perciatelli<br />
500 grammi o 4 fasci di friarielli mondati<br />
2 cucchiai di parmigiano grattugiato<br />
1 cucchiaio di formaggio romano grattugiato<br />
2 spicchi di aglio<br />
un pezzetto di peperoncino forte<br />
olio evo quanto basta<br />
sale quanto basta</p>
<h2><strong>PROCEDIMENTO</strong></h2>
<ul>
<li>Dopo aver pulito i friarielli, portate a bollore l&#8217;acqua in un grande tegame e versateci dentro la verdura. Lasciatela cuocere per otto minuti facendo ben attenzione a coprire la pentola per far riprendere il bollore e a scoprirla non appena sarete riusciti nell&#8217;intento.</li>
<li>Trascorsi gli otto minuti, scolate i friarielli e premeteli bene con un mestolo per far uscire tutta l&#8217;acqua.</li>
<li>A questo punto non vi resta che prendere una padella al cui interno ci verserete l&#8217;olio e i due spicchi di aglio. Dopo averli fatti rosolare per un po&#8217; ci potete aggiungere i friarielli, il peperoncino e il sale. Rigirate spesso  tutti gli ingredienti che salterete a fuoco vivo per altri 7-8 minuti.</li>
<li>Quindi cuocete i perciatelli, scolateli e rimetteteli in pentola insieme ai friarielli con i formaggi, e, a fuoco lento, sempre mescolando, fateli insaporire per un paio di minuti.</li>
<li>Buon appetito.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/02/27/la-ricetta-dei-perciatelli-famosi-friarielli-napoletani/">La ricetta dei perciatelli con i famosi friarielli napoletani</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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		<title>La ricetta originale della lasagna come la preparavano i Borboni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2017 15:04:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mangiare a Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ricette napoletane]]></category>
		<category><![CDATA[primi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non esiste solo la lasagna di Carnevale targata Napoli perchè anche la variante borbonica non ha nulla da invidiare alle altre rivisitazioni [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi era il &#8216;<em><strong>Re Lasagna</strong></em>&#8216;? Abbiamo già avuto modo di parlare di questo sovrano borbonico e del suo amore smisurato per la gustosa pietanza partenopea, l&#8217;appellativo coniato dal padre se non altro rende l&#8217;idea della sua passione. Quello che però solo gli appassionati della dinastia borbonica sanno è che <strong>Francesco II  Borbone</strong> (1836 – 1894 ) ebbe l&#8217;onore di essere il sovrano del Regno delle due Sicilie solo per un anno, esattamente dal 22 maggio 1859 al 13 febbraio 1861, prima che l&#8217;Unità di Itali annettesse il Sud al resto della penisola. Tra i vari primati di cui possono vantarsi i Borboni figura sicuramente quello gastronomico.</p>
<p>Fu, infatti, proprio <strong>Ferdinando I</strong> (1751 – 1825) a spronare alla crescita la cucina popolare. Il sovrano tornava a Napoli per reggere il Regno delle due Sicilie dopo la breve parentesi di <strong>Gioacchino Murat</strong>. Leggenda vuole che Ferdinando I fosse tanto goloso a tal punto di battersi pur di introdurre i maccheroni con il ragù nei menu ufficiali. E quando si trovava faccia a faccia con la sua amata pietanza non poteva fare a meno di intingere le dita nella salsa nonostante si trovasse alla presenza di notabili stranieri.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-51324 size-full alignnone" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/la-ricetta-originale-della-lasagna-come-la-preparavano-i-borboni.jpg" width="960" height="639" /></p>
<h2><strong>INGREDIENTI PER 8 PERSONE</strong></h2>
<h3><strong>PASTA</strong></h3>
<p>300 grammi di farina 00<br />
3 uova medie<br />
1 cucchiaio olio di oliva<br />
semola di grano duro per la lavorazione</p>
<h3><strong>RIPIENO</strong></h3>
<p>300 grammi di provola tagliata a dadini<br />
200 grammi di fiordilatte tagliato a dadini<br />
1 chilogrammo di ricotta di pecora, da far colare bene in frigo, da setacciare al passaverdura, e da diluire con 1-2 mestoli di ragù<br />
3 cucchiai di parmigiano e 3 cucchiai di pecorino da miscelare insieme<br />
50- 60 polpettine<br />
400 grammi di salsicce di maiale cotte nel ragù, fatte raffreddare e affettate sottilmente</p>
<h3><strong>POLPETTINE</strong></h3>
<p>200 grammi di vitellone fatto tritare 2 volte<br />
100 grammi di mollica di pane intinta nel latte e ben strizzata<br />
un uovo piccolo<br />
un cucchiaio di parmigiano reggiano grattugiato</p>
<h3><strong>RAGU&#8217;</strong></h3>
<p>un cucchiaio di strutto<br />
7 cucchiaio di olio evo<br />
100 grammi di carne di maiale in un pezzo intero<br />
100 grammi di vitellone magro in un pezzo intero<br />
400 gramm di salsicce<br />
una cipolla rosa tritata<br />
prezzemolo tritato<br />
½ bicchiere di vino bianco “dealcolato” che si ottiene facendone bollire per 6’-7’ il doppio della quantità che serve<br />
1 litro o un litro e mezzo di passata di pomodoro<br />
basilico<br />
sale<br />
pepe</p>
<h2><strong>PROCEDIMENTO</strong></h2>
<ul>
<li><strong>Per la preparazione del ragù</strong>: potete portarvi avanti col lavoro e cucinarlo il giorno precedente. Gli step da seguire sono sempre gli stessi, non cambiano. Iniziate col prendere un tegame capiente nel quale farete sciogliere lo strutto nell&#8217;olio. A questo punto potete unirvi 2 cucchiai di acqua e versare tutti gli ingredienti nel tegame eccezion fatta il vino, la passata, il basilico, il sale e il pepe. Quindi lasciate rosolare il mix per circa 25-30’ a fuoco lento. Trascorso questo tempo non dovete far altro che aggiungere il vino un poco per volta. Solo dopo che la piccola quantità di liquido &#8216;dealcolato&#8217; che avrete aggiunto sarà evaporata, potete versarvene ancora nel ragù. Cercate di impiegare per tutto il 1/2 bicchiere circa 10-12&#8242;. Ora non dovete far altro che aggiungere la passata, coprire il ragù mettendo un cucchiaio di legno tra il tegame e il coperchio e farlo cuocere su retina “spargifiamma” a fuoco molto basso per circa 1 ora e ½  rimestando di tanto in tanto. Quindi aromatizzate il tutto con le foglie di basilico. Intanto portatevi avanti con il lavoro per il ripieno prelevando dal tegame le salsicce, facendole raffreddare ed affettandole sottilmente.</li>
<li><strong>Per le polpettine</strong>: unite tutti gli ingredienti presenti nella lista e, dopo aver amalgamato bene il composto rendendolo omogeneo, formate delle palline non più grandi di un cece. Quindi friggetele velocemente in olio di arachidi bollente badando bene a non farle scurire troppo. Prima di passare all&#8217;assemblaggio vero e proprio della lasagna alla moda borbonica, vi consiglio di ammorbidire questa delizia del passato immergendola per un po&#8217; di tempo in una ciotola con del ragù caldo.</li>
<li><strong>Per la pasta della lasagna borbonica</strong>: non dovete far altro che prendere tutti gli ingredienti  presenti nell&#8217;elenco ed impastarli, a voi la scelta se a mano o se farvi aiutare da un robot da cucina. Una volta ottenuto un composto dalla consistenza omogenea, avvolgetelo nella pellicola trasparente e, dopo 30 minuti di riposo, dividetelo in quattro parti. Lavoratene una porzione alla volta mentre la restante la lascerete ancora protetta dalla pellicola trasparente. Fate passare più volte l&#8217;impasto nella macchinetta per lasagna oppure stendetelo a mano in una sfoglia sottile. Quindi tagliatelo in rettangoli di “lasagna” che lascerete seccare per circa 30’ su canovaccio infarinato di semola. A questo punto non vi resta che cuocere le lasagne. Immergetele (1-2 per volta) in una pentola , meglio se adoperate la teglia da forno che userete anche per assemblare il vostro piatto, portata a bollore quindi estraetele e lasciatele raffreddare ed asciugare facendo attenzione a non sovrapporle su di un canovaccio pulito inumidito e strizzato.</li>
<li><strong>Assemblaggio</strong>: prendete tutti gli ingredienti che vi serviranno per il ripieno, metteteli sulla tavola insieme ad una teglia da forno della seguente misura: 30-32 cm per 22-24 cm. Ora non dovete fare altro che assemblare la lasagna borbonica iniziando col bagnare la teglia di ragù. Disponete il primo strato di pasta, un po’ di ricotta, qualche mestolino di ragù, un po’ di polpettine, un po’di salsiccia, un po’ di provola e fiordilatte e un po’ di formaggi grattugiati mescolati, e pepe. Quindi coprite il tutto con il secondo strato di lasagne e continuate così fino ad esaurimento degli ingredienti. Sull&#8217;ultimo strato non ponete null&#8217;altro che un filo di buon ragù. Finito l&#8217;assemblaggio potete riporre nel forno la vostra gustosa pietanza a 180° per circa 20-25’. Lasciatela riposare due orette prima di gustarla, al massimo potete pensare di riscaldare la lasagna borbonica in forno per 10 a 200° coperta però da un foglio di alluminio per evitare che la superficie si bruci.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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