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	<title>ponti rossi Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>È il giornale on line della città partenopea: informazione a 360°, cronaca che copre tutti i quartieri della città; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>ponti rossi Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>Napoli, sparatoria nella notte: ferito un ragazzo di 27 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2017 06:58:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli Città]]></category>
		<category><![CDATA[Stella San Carlo all'Arena]]></category>
		<category><![CDATA[apertura]]></category>
		<category><![CDATA[colonna1]]></category>
		<category><![CDATA[ponti rossi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un colpo d&#8217;arma da fuoco l&#8217;ha ferito alla gamba sinistra, un altro al piede destro. Se la caverà con 30 giorni di prognosi Andrea Boffo, 27enne originario di Torre del Greco e pregiudicato per furto e rapina. Il giovane è stato sparato nel quartiere di San Carlo all&#8217;Arena, precisamente in via Antonio Sogliano. La dinamica della vicenda va ancora chiarita [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un colpo d&#8217;arma da fuoco l&#8217;ha ferito alla gamba sinistra, un altro al piede destro. Se la caverà con 30 giorni di prognosi <strong>Andrea Boffo</strong>, 27enne originario di <strong>Torre del Greco </strong>e pregiudicato per furto e rapina. Il giovane è stato sparato nel quartiere di <strong>San Carlo all&#8217;Arena</strong>, precisamente in via Antonio Sogliano.</p>
<p>La dinamica della vicenda va ancora chiarita per questo sono all&#8217;opera gli investigatori che dovranno anche accertare le motivazioni per le quali <strong>Boffo</strong> è stato l&#8217;obiettivo di quei proiettili. La segnalazione è arrivata nella notte, verso l&#8217;una e mezza, da parte di un <strong>poliziotto</strong> che era di servizio nella zona ed ha sentito gli spari.</p>
<p>Giunti sul posto altri agenti, questi ultimi hanno poi rinvenuto <strong>4 bossoli</strong>, di cui soltanto due sono andati a segno. I restanti proiettili hanno per fortuna mancato il bersaglio. Nel frattempo <strong>Boffo</strong> è stato condotto presso l&#8217;ospedale <strong>Loreto Mare</strong>, mentre la <strong>polizia</strong> ha avviato le sue indagini per far luce sull&#8217;accaduto.</p>
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		<title>Ponti Rossi: ecco perchè questa zona di Napoli si chiama così</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2017 14:46:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[ponti rossi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dietro ogni nome di strada o di quartiere di Napoli si nasconde una storia incredibile che solo a raccontarla fa venire i brividi come quella, ad esempio, della zona dei Ponti Rossi [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di svelare la toponomastica dei <strong>Ponti Rossi</strong>, una vasta zona di Napoli che comprende il Parco di Capodimonte fino ad arrivare a Piazza Grande, entrambe collegate da via Ponti Rossi, vorrei aprire una parentesi sul&#8217;importanza che, da sempre, l&#8217;acqua ha rivestito per questa zona considerata fin dalle origini un luogo fertile e per questo destinato all&#8217;agricoltura. Per questo bene così prezioso, l&#8217;acqua, furono costruiti, in epoca romana, numerosi acquedotti e quello destinato a soddisfare i bisogni idropotabili della città di Napoli e dintorni fu il canale del <strong>Serino</strong> che terminava nella meravigliosa e imponente <strong>Piscina Mirabilis</strong>.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-50833 size-large alignnone" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/ponti-rossi-ecco-perche-questa-zona-di-napoli-si-chiama-cosi-2-1024x768.jpg" width="640" height="480" /></p>
<p>L’opera acquedottistica, costruita dall&#8217;<strong>imperatore Claudio </strong>(Lugdunum, 1º agosto 10 a.C. – Roma, 13 ottobre 54) nel I secolo d. C., fu molto probabilmente opera iniziale dell&#8217;imperatore Augusto così da poter alimentare la sua flotta imperiale, insediatasi per suo stesso volere a <strong>Capo Miseno</strong> (classis misenensis). La struttura si snodava per oltre 100 chilometri, 140 chilometri per la precisione, e assicurava un adeguato apporto idrico a molte città della Campania Felix. Il <strong>canale del Serino</strong>, infatti, presentava due snodi principali: uno diretto a Benevento e l&#8217;altro verso Napoli.</p>
<p>Eppure, durante il suo lungo tragitto per raggiungere gli sbocchi principali, l&#8217;acquedotto del Serino riusciva anche ad alimentare numerose altre città e svariate <i>villae </i>come, ad esempio, <strong>Pompei</strong> ed <strong>Ercolano</strong>. Per gran parte del percorso l&#8217;acquedotto però non correva chiuso all&#8217;interno di gallerie ma all&#8217;aperto. Infatti i  numerosi archi costruiti con laterizi e tufo, dei quali resta ancora traccia a Napoli, soprattutto nella zona dei Ponti Rossi, ne testimoniano il passato splendore. Ed è proprio a questi archi di tufo rivestiti di mattoni rossi che si deve il nome di <strong>Ponti Rossi</strong>.</p>
<p>Purtroppo, dopo la caduta dell’impero romano, l’acquedotto andò completamente distrutto per volere di <strong>Belisario</strong>, il generale inviato dall&#8217;<strong>imperatore Giustiniano</strong> durante l&#8217;<strong>assedio di Napoli</strong> avvenuto del 536. Siamo in piena guerra gotica. L&#8217;impero bizantino e il regno ostrogoto si davano battaglia per il possesso dell&#8217;Italia. Belisario, all&#8217;epoca dei fatti tentò di convincere i napoletani a sottomettersi spontaneamente ma, quando si rese conto che i suoi tentativi cadevano nel nulla, decise di assediare la città, di saccheggiarla, ed infine, di distruggere l&#8217;acquedotto del Serino che, di fatto, smise in quel preciso istante di funzionare.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-50890 size-full alignnone" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/ponti-rossi-ecco-perche-questa-zona-di-napoli-si-chiama-cosi.jpg" width="600" height="485" /></p>
<p>Nel Cinquecento il viceré spagnolo, <strong>Don Pedro di Toledo</strong>, un vero e proprio benefattore per la città di Napoli, volse nuovamente il suo sguardo all&#8217;acquedotto del Serino. L&#8217;uomo decise quindi di intervenire per riportare la struttura romana al suo antico splendore e affidò il gravoso incarico all&#8217;architetto <strong>Antonio Lettieri</strong>. Lo studioso per essere sicuro che il suo progetto di restauro fosse valido decise di risalire all&#8217;origine del corso d&#8217;acqua e quello che scoprì lo lasciò senza fiato. Durante l&#8217;epoca romana, infatti, l&#8217;acquedotto veniva &#8216;nutrito&#8217; dalle sorgenti dell’Aquara, nella valle del Sabato.</p>
<p>L&#8217;acqua poi, grazie a dei canali sostenuti da ponti, veniva convogliata nel paese di <strong>Cesinali</strong> e nel villaggio di <strong>Contrada</strong> per poi giungere fino a <strong>Forino</strong>, <strong>Sanzara</strong>, <strong>Palma San Severino</strong> e <strong>Sarno</strong>. Dalla città di Palma l&#8217;acquedotto di Serino si divideva in due rami: uno in direzione di <strong>Nola</strong> e <strong>Pompei</strong>, mentre l&#8217;altro snodo andava da <strong>Pomigliano D&#8217;Arco</strong> a <strong>Casalnuovo</strong>. Ed era proprio quest&#8217;ultimo snodo a raggiungere, grazie a un percorso sotterraneo, <strong>Capodichino</strong> per sboccare poi nella <strong>cupa di Miano</strong>, conosciuta anche come la valle dei <strong>Ponti rossi</strong>. Da questo punto in poi le diverse arterie dell&#8217;acquedotto del Serino riuscivano ad abbracciare numerose zone del napoletano come, ad esempio, <strong>San Pietro a Majella</strong>,<strong> la grotta di Pozzuoli, Bagnoli, Posillipo</strong> per terminare, poi, nel grande serbatoio di <strong>Miseno.</strong></p>
<p>Un simile acquedotto, alto cioè m. 2,10 e largo m. 0,82 per una lunghezza di 43 miglia fino a Napoli e 50 fino Baia, necessitava secondo l&#8217;architetto Lettieri di una spesa di due milioni di ducati per essere sottoposto ad un restauro che fosse degno di questo nome. Purtroppo il viceré spagnolo, <strong>Don Pedro di Toledo</strong>, ritenne la cifra troppo alta, e decise di non muoversi più in tal senso. La zona dei Ponti Rossi venne quindi lasciata in balia di se stessa fino al 1628 quando per opera dello scultore <strong>Cosimo Gonzago</strong>, l&#8217;anima barocca di Napoli, venne realizzato il monastero<strong> </strong>di<strong> Santa Maria dei Monti </strong>al quale fece seguito poi nel secolo successivo la costruzione di diversi insediamenti urbani.</p>
<p>Prima del boom edilizio che ha coinvolto la zona dei <strong>Ponti Rossi</strong> a partire dalla metà del Novecento, venne di nuovo riproposto il restauro dell&#8217;acquedotto, siamo nel 1846, esattamente tre secoli dopo l&#8217;intervento di Lettieri. Questa volta a farsi carico del progetto fu l’architetto Abate il quale costatò che la costruzione romana terminava non a Miseno come si era sempre creduto ma a Baia nella splendida e mastodontica <strong>Piscina Mirabile</strong>. Per dovere di cronaca ho ancora una piccola curiosità da svelarvi. Detta zona, infatti, non si è sempre chiamata Ponti Rossi. Durante il Medioevo veniva denominata “<strong><em>la vela</em></strong>”, poi prese il nome di “<em><strong>C</strong><strong>ampo dei nostri</strong></em>”, di “<em><strong>Archi di mattoni</strong></em>” e, solo alla fine, di “<em><strong>Ponti rossi</strong></em>” grazie al colore dei mattoni che rivestivano il famoso acquedotto del Serino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/02/22/ponti-rossi-perche-la-zona-si-chiama-cosi/">Ponti Rossi: ecco perchè questa zona di Napoli si chiama così</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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