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	<title>peppino de filippo Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>peppino de filippo Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>Peppino De Filippo, quarant&#8217;anni dalla morte del grande artista partenopeo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Ricciardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 15:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[colonna2]]></category>
		<category><![CDATA[peppino de filippo]]></category>
		<category><![CDATA[primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Scarpetta]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quarant&#8217;anni fa ci lasciava uno degli ultimi grandi commediografi italiani: <strong>Peppino De Filippo</strong>. Era infatti, il 27 gennaio 1980, quando, il terzo dei fratelli De Filippo moriva, a causa di un tumore, all&#8217;età di 76 anni.</p>
<p>Il creatore del personaggio &#8220;<em><strong>Pappagone</strong></em>&#8221; (presentato nella trasmissione televisiva degli anni &#8217;60, &#8220;<em><strong>Scala Reale</strong></em>&#8220;), esordì a teatro, giovanissimo, nella compaglia del padre <strong>Vincenzo Scarpetta</strong>. Erano gli anni difficili della <strong>Grande Guerra</strong>, e Peppino, assieme ai due fratelli <strong>Eduardo</strong> e <strong>Titina</strong>, cresceva a pane e teatro, facendo tesoro di tutti gli insegnamenti appresi alla &#8220;corte&#8221; di Scarpetta e sviluppando già una propria coscienza teatrale.</p>
<p>Una gavetta, quella del &#8220;<em>re dell&#8217;improvvisazione</em>&#8220;, che lo portò, già con una certa maturità artistica, sul palco della Compagnia Teatrale &#8220;<em><strong>I De Filippo</strong></em>&#8220;, fondata insieme ai fratelli. Commedia d&#8217;esordio della compagnia fu proprio l&#8217;emblematica &#8220;<em><strong>Natale in casa Cupiello</strong></em>&#8220;, una delle opere maggiormente legate alla storia dei De Filippo, in quanto esempio inestinguibile di quella nobile ed antichissima tradizione napoletana di cui tutti abbiamo nostalgia.</p>
<p>Celebre diventò infatti l&#8217;interpretazione di Peppino del dispettoso &#8220;<em>Tommasino</em>&#8220;, figlio di Luca, un “<em>giovine moderno</em>” sprezzante delle tradizioni: “<em>Io questa cometa da mettere sul presepe non la capisco proprio, a me o&#8217; presepio nun me piace</em>”. <strong>Peppino De Filippo</strong>, ha indossato i panni di &#8220;<em>Tommasino</em>&#8221; fino alla separazione dai fratelli Eduardo e Titina nel 1944, cioè a seguito del furioso e famoso litigio con Eduardo davanti a tutta la compagnia.</p>
<p>Peppino approda al cinema brillante con il film-esordio diretto da <strong>Fellini</strong> e Alberto Lattuada &#8220;<strong><em>Luci del varietà</em></strong>&#8221; (1951). Più tardi, nel 1962, <em>Peppiniello</em> interpreterà per <strong>Fellini</strong> anche un episodio di &#8220;<em><strong>Boccaccio &#8217;70</strong></em>&#8220;, vestendo i panni del dottor Antonio, un incallito moralista fustigatore di costumi. Qui, il fratello minore di Eduardo, darà prova di incredibile interpretazione.</p>
<p>Ma non è l&#8217;unica prova di bravura &#8220;<em>oltre la comicità</em>&#8221; che Peppino riesce a dare nella sua carriera attoriale. Memorabile è infatti la sua interpretazione del &#8220;<em><strong>Guardiano</strong></em>&#8221; di <strong>Harold Pinter</strong> (versione tv di Edmo Fenoglio &#8211; 1976), in cui porterà all&#8217;apoteosi i tratti di un personaggio cinico, scaltro e subdolo riuscendo a far dimenticare per qualche momento la sua irresistibile capacità comica.</p>
<p>Del resto, lo stesso Peppino confidava ardentemente nella capacità di affrontare le problematiche anche più atroci della vita con un sorriso:</p>
<p>&#8220;<em>Fare piangere è meno difficile che far ridere &#8211; </em>affermava l&#8217;attore<em> &#8211; Per questo, teatralmente parlando, preferisco il genere farsesco. Sono sicuro che il dramma della nostra vita, di solito, si nasconde nel convulso di una risata, provocata da un&#8217;azione qualsiasi che a noi è parsa comica. Sono convinto che spesso nelle lacrime di una gioia si celino quelle del dolore. Allora la tragedia nasce e la farsa, la bella farsa, si compie</em>&#8220;.</p>
<p>Un altro grande capitolo della vita di Peppino De Filippo si apre con lo sposalizio artistico al Principe <strong>Antonio De Curtis</strong> (Totò), con il quale, lo scrittore dell&#8217;autobiografia &#8220;<strong><em>Una famiglia difficile</em></strong>&#8221; (pubblicato nel 1977), dimostrerà come il ruolo di &#8220;spalla&#8221; non sia riduttivo ma anzi apra un ventaglio di possibilità farsesche essenziali quanto di difficile interpretazione.</p>
<p>La capacità di Peppino d&#8217;inserirsi con maestria negli spazi che Totò ritagliava per lui, diede vita ad un duo perfetto di comicità popolare. Insieme, Totò e Peppino hanno dato vita a scene indimenticbili del cinema italiano, indellebili nei cuori di partenopei e non, come l’ormai mitica dettatura della lettera in &#8220;<em><strong>Totò, Peppino e la&#8230; malafemmina</strong></em>&#8221; passando per la complicità nel finto rapimento a scopo godereccio di &#8220;<em><strong>Totò, Peppino e i fuorilegge</strong></em>&#8221; (Nastro d’Argento 1957 come miglior attore protagonista) e l’esilarante duetto sul talamo matrimoniale di &#8220;<em><strong>Letto a tre piazze</strong></em>&#8221; in cui Peppino fa letteralmente da marciapiede umano al principe de Curtis.</p>
<p>In tempi odierni difficilmente la commedia riesce a rivestire un tale livello culturale di spessore, ed è per tale motivo necessario ricordare una figura come quella di Peppino e la sua capacità di trattare, mediante un genere apparentemente leggero, temi tragici ed importanti lasciando sempre al pubblico una morale, un insegnamento.</p>
<p>Significative le parole di<strong> Indro Montanelli</strong> in merito a Peppino al fine di spiegare pienamente la sua opera: &#8220;<em>Io non sono napoletano, ma di fronte a Peppino, non so come, mi capita sempre di diventarlo</em>&#8220;.</p>
<figure id="attachment_187819" aria-describedby="caption-attachment-187819" style="width: 964px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-187819 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/de-filippo.jpg" alt="Peppino De Filippo, quarant'anni dalla morte del grande artista partenopeo" width="964" height="750" /><figcaption id="caption-attachment-187819" class="wp-caption-text">Peppino De Filippo, quarant&#8217;anni dalla morte del grande artista partenopeo</figcaption></figure>
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		<title>Peppino De Filippo, e la vera storia della famosa lettera con Totò</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2017 12:34:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Voci di Napoli]]></category>
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		<category><![CDATA[peppino de filippo]]></category>
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<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2017/01/27/peppino-de-filippo-e-la-vera-storia-della-famosa-lettera-con-toto-video/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Peppino De Filippo, e la vera storia della famosa lettera con Totò</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Signorina (intestazione autonoma) veniamo noi con questa mia a dirvi, adirvi una parola, che scusate se sono poche ma 700 mila lire… a noi ci fanno specie che quest’anno, una parola, c’e’ stata una grande morìa delle vacche come voi ben sapete.<b> </b>Questa moneta servono a che voi vi consolate dai dispiacere che avreta perché dovete lasciare nostro nipote che gli zii che siamo noi medesimo di persona vi mandano questo perché il giovanotto è studente che studia che si deve prendere una laura che deve tenere la testa al solito posto cioè sul collo. Salutandovi indistintamente, I fratelli Caponi (che siamo noi)</em>&#8220;, queste le parole della famosa lettera che <strong>Totò </strong>e <strong>Peppino</strong> scrivono alla <em>Malafemmina</em> per convincerla di lasciar perdere il loro nipote, Gianni (interpretato da un giovanissimo <strong>Teddy Reno</strong>), che deve studiare e laurearsi.</p>
<p>E&#8217; questa una delle scene più divertenti e indimenticabili del cinema italiano. Il <em>Principe della risata</em> insieme ad un esponente di una delle famiglie di attori di teatro più importanti della storia della commedia nostrana. Una coppia che ha dato vita a film che ancora oggi sono nel cuore di tutti gli amanti del cinema e soprattutto dei napoletani.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/SzrEfkjdzgw" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Secondo la testimonianza di <strong>Teddy Reno</strong>, in seguito confermato in parte anche da <strong>Ettore Scola</strong> (che lavorava in qualità di aiuto regista) la scena fu semi improvvisata. In origine non era riportata nel copione del film, copione che non convinceva del tutto i due attori, che, durante le riprese, stravolgevano spesso e volentieri le scene da girare. Nella versione definitiva, inoltre, si nota che <strong>Peppino</strong> scrive la seconda metà della lettera sull&#8217;ultima riga sovrascrivendola più volte, probabilmente non prevedendo un testo così lungo. Scola aggiunse che lui, autore di rilievo di alcune gag, lavorando nel cast tecnico del film, propose la scena.</p>
<p><strong>Peppino De Filippo</strong>, all&#8217;anagrafe Giuseppe, è nato a <strong>Napoli </strong>il 24 agosto del 1903. Figlio di <strong>Eduardo Scarpetta</strong> e fratello dei grandi <strong>Eduardo</strong> e <strong>Titina</strong> con i quali ha composto un trio protagonista proprio della celebre e famosa <em>Compagnia De Filippo</em>. Il rapporto tra i tre è spesso stato tempestoso anche per la scelta di Peppino di dedicarsi al cinema. Infatti, il grande attore e commediografo, è amato e ricordato per essere stato interprete del personaggio <em>Pappagone</em> ma soprattutto per aver recitato insieme ad <strong>Antonio de Curtis</strong>, in arte <em>Totò</em>. In questi film oltre alla comicità spontanea, genuina e mai volgare, i due attori esprimevano una forte ironia che rappresentava anche una satira sul contesto politico e sociale dell&#8217;epoca.</p>
<p><strong>TOTÒ, PEPPINO E LA MALAFEMMINA &#8211; LA SCENA DEL VIGILE A MILANO</strong></p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/9Cjp2W-6LUU" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><strong>Peppino </strong>ci ha lasciato 37 anni fa, il 27 gennaio del 1980 a Roma. Nel film <em>La Malafemmina </em>(di Camillo Mastrocinque del 1956), lui e <strong>Toto</strong> devono impedire che il nipote si perda per la &#8220;bella vita&#8221;, lasciando gli studi, obiettivo che ha portato il giovane all&#8217;università di <strong>Napoli</strong>. Quando gli zii scoprono che il ragazzo è andato a Milano per frequentare una donna, i <strong>Fratelli Caponi</strong> si tuffano in una grande avventura che li porterà nel Nord Italia. In questa pellicola vi sono alcune delle scene più belle del cinema italiano.</p>
<p><strong>TOTÒ, PEPPINO E I FUORILEGGE &#8211; LA CENA ALLA ROMANA</strong></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/atgGSmcvVgs?list=PLIerh0yZPGbYQwzoTPq0A63B28lD-s3Xs" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Nel film <em>Totò, Peppino e i fuorilegge</em> una grande protagonista è la sorella di De Filippo, <strong>Titina</strong>. Quest&#8217;ultima interpreta il ruolo delle moglie di Totò, una donna avara e avida che non concede nulla al povero marito. Per questo <em>Il Principe della Risata</em>, coinvolge <strong>Peppino</strong> in un finto rapimento che grazie al successivo riscatto, consentirà ai due comici di trascorrere un fine settimana di &#8220;baldoria&#8221; a Roma. La pellicola è stata girata da Camillo Mastrocinque nel 1956.</p>
<p><strong>TOTÒ, PEPPINO E LA BANDA DEGLI ONESTI &#8211; LE BANCONOTE FALSE</strong></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/0oFZ5V0JZdc" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><em>La banda degli onesti, </em>ha visto alla regia sempre <strong>Camillo Mastrocinque</strong> ed anche questa pellicola è stata prodotta nel 1956. Si sa che i ritmi dell&#8217;epoca erano molto elevati, e la coppia più amata della commedia italiana, girava tanti film all&#8217;anno. Storie semplici e quindi che non implicavano particolari complessità di sceneggiatura o scenografia. In parte tutto era anche dovuto alla bravura degli attori che spesso improvvisavano.</p>
<p>Questo è un altro film capolavoro di <strong>Totò </strong>e <strong>Peppino</strong>. La storia vede protagonisti tre squinternati che non riescono a vivere bene con i loro lavori. Così, entrati per caso in possesso della filigrana e degli stampi originali della zecca per la produzione di banconote, decidono di stamparne delle nuove, diventando di fatto dei falsari. In realtà le monete non sono false e il simpatico trio non compirà alcuna azione illegale, ma la vicenda genererà tanti equivoci e sketch imperdibili che hanno reso questa commedia uno dei film più belli del cinema italiano.</p>
<p>&nbsp;</p>
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