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	<title>nicola quatrano Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>nicola quatrano Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>Intervista a Nicola Quatrano: &#8220;La criminalità giovanile è figlia dell&#8217;esclusione sociale&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2019 17:09:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Siamo di fronte ad una realtà difficile. Ci sono grandi problemi sociali ed economici. Questo dilagare della violenza, spesso gratuita, per certi versi è diventato un modo per tanti giovani esclusi dalla società di esprimersi e far sentire la propria voce&#8220;. È questo il parere di Nicola Quatrano, ex giudice ed ora avvocato. Secondo quest&#8217;ultimo i [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2019/05/13/intervista-a-nicola-quatrano-la-criminalita-giovanile-e-figlia-dellesclusione-sociale/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Intervista a Nicola Quatrano: &#8220;La criminalità giovanile è figlia dell&#8217;esclusione sociale&#8221;</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Siamo di fronte ad una realtà difficile. Ci sono grandi problemi sociali ed economici. Questo dilagare della violenza, spesso gratuita, per certi versi è diventato un modo per tanti giovani esclusi dalla società di esprimersi e far sentire la propria voce</em>&#8220;. È questo il parere di <strong>Nicola Quatrano</strong>, ex giudice ed ora avvocato. Secondo quest&#8217;ultimo i fatti avvenuti di recente in città sono le conseguenze di uno sfascio sociale al quale le istituzioni ancora non sono state in grado di porre rimedio.</p>
<p>Per <strong>Quatrano</strong> la soluzione risiede nel processo inverso, ovvero nell&#8217;<em>inclusione</em>. Lo <strong>Stato</strong> deve essere in grado di far sentire parte della società quelle persone che ne sono attualmente ai margini. Si tratta di una vera e propria &#8220;<em>bonifica sociale</em>&#8220;, i cui protagonisti devono essere la <strong>scuola</strong> e il <strong>lavoro</strong>. &#8220;<em>È la soluzione più lenta, difficile e costosa. Ma è l&#8217;unica ricetta che la politica può utilizzare per cambiare le cose. Un pò come una cura, essa necessita di tempo e pazienza</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Gli ultimi episodi di cronaca accaduti in città hanno dipinto uno scenario terribile. Cosa sta succedendo a Napoli?</strong></p>
<p><em>Non vorrei sminuire la situazione ma si tratta di un fenomeno globale. Accade in tutte la grandi città del mondo: Londra, New York, Parigi. Il luogo è sempre lo stesso, la periferia. A Napoli è tutto più visibile perché il capoluogo partenopeo è più piccolo rispetto a quelle metropoli e le periferie sono interne al centro città. Alcuni luoghi di Napoli, periferici e abbandonati, fanno parte del centro. Non a caso, &#8220;Napoli è l&#8217;ultima città dell&#8217;800&#8221; afferma Isaia Sales. In generale, la devianza giovanile, ha alla base fasce sociali escluse ed emarginate. In pratica il problema non è soltanto criminale ma sociale e quest&#8217;ultimo aspetto è del tutto sottovalutato dalle istituzioni. Di conseguenza la sostanza del problema è più grave di quanto si possa pensare.</em></p>
<p><strong>Abbiamo due statistiche, una dimostra che i reati sono in calo &#8211; nonostante la politica cavalchi lo spauracchio della sicurezza &#8211; l&#8217;altro descrive fenomeni preoccupanti come la disoccupazione e l&#8217;abbandono scolastico. Ci sono collegamenti? Qual è il confine tra realtà e percezione?</strong></p>
<p><em>Di fatto c&#8217;è una riduzione numerica dei reati ma la diminuzione quantitativa non è direttamente proporzionale all&#8217;aumentare della vivibilità e della sua qualità. Siamo di fronte ad episodi di violenza gratuita. Le forze dell&#8217;ordine e l&#8217;autorità giudiziaria svolgono un lavoro egregio sia per quanto riguarda la prevenzione  dei crimini che nell&#8217;eseguire arresti e condanne. Ma queste attività da sole non bastano. C&#8217;è bisogno di mettere in campo delle attività sociali. Dobbiamo renderci conto che queste persone e in particolare i giovani appartenenti a questi strati sociali, sono devianti perché necessitano &#8211; appunto &#8211; di battere un colpo. Di comunicare che esistono anche loro, di far sentire la loro voce e di entrare in quelle fasce socio &#8211; economiche che di norma gli sono vietate. E purtroppo il loro strumento per dire &#8220;Esistiamo anche noi&#8221; è proprio la violenza.</em></p>
<p><strong>Maggiore repressione, più carcere, innalzamento delle pene. Sono le uniche soluzioni messe a disposizione dai governi. Si tratta di rimedi efficaci?</strong></p>
<p><em>Ancora altre pene, altra repressione e creazioni di nuovi reati? Ditemelo se accade perché cambio paese. Sono 20 anni che l&#8217;unica risposta della politica, gli unici rimedi delle istituzioni, sono stati quelli repressivi. Abbiamo un codice penale che conta una miriade di leggi per punire un&#8217;altrettanta miriade di reati. Le pene per quelli già esistenti vengono spesso innalzate. Eppure, ad oggi, le cose non sono migliorate. Non ci vogliono i premi Nobel per capire che questa è una strada sbagliata e inefficace. Del resto non è che fino a 20 anni fa vivevamo nel giardino dell&#8217;Eden. Proprio per questo, in Italia, forze dell&#8217;ordine e sistema giudiziario hanno sempre agito con grande forza. Tuttavia i problemi non sono stati risolti, è evidente che le soluzioni devono essere altre. Mi viene in mente un esempio, l&#8217;ultima legge sulla legittima difesa. In pratica lo Stato, forse perché è più facile e meno costoso, ha autorizzato i cittadini ad armarsi e sparare. Secondo lei questo impedirà ai ladri di entrare in una proprietà privata e di rubare? Non credo, al massimo il rapinatore farà il suo ingresso anche lui armato e pronto a fare fuoco per primo. Quindi, non solo non hai risolto il problema delle rapine in casa ma hai anche posto le basi per ulteriori tragedie.</em></p>
<p><strong>Abbassare l&#8217;età punibile e togliere i figli ai camorristi. Cosa ne pensa?</strong></p>
<p><em>Sono assolutamente contrario. Questi episodi criminali che hanno spesso e volentieri giovani come protagonisti, sono circoscritti ad una specifica cerchia sociale. Insomma, il contesto e il disagio di questi ragazzi, hanno in comune la fascia sociale nella quale si generano. Ad esempio, pensiamo al terrorismo, ai gruppo violenti delle curve e alle baby gang: la costante è sempre l&#8217;esclusione sociale. Si tratta spesso di persone che vivono nelle periferie delle città e ai margini della società di appartenenza. Per questo togliere i figli ai genitori, perché camorristi, non può che amplificare il problema. Con la scusa di salvarli iniziamo a far pagare loro le colpe dei genitori. In generale è proprio sbagliato il principio di togliere i figli alle loro famiglie. Parliamoci chiaro, chi commette queste azioni così violente è parte di quelle fasce sociali che sono parassitarie e improduttive per la società. In pratica, per quest&#8217;ultima, tali individui non servono a nulla e rappresentano soltanto una zavorra. Che facciamo, prepariamo un piano per eliminarli tutti o predisponiamo delle politiche di inclusione e recupero? Le soluzioni sono queste e nessun altra. Ovviamente la seconda strada è quella giusta e può servire a reinserire nella società le persone devianti. Soprattutto quelle giovani.</em></p>
<p><strong>Poggioreale e in generali le carceri esplodono e sono diventate luogo di disumanità. Come si può risolvere il problema?</strong></p>
<p><em>I progetti di riforma del carcere, paradossalmente, sono nati con il carcere stesso. Si tratta di un sistema contraddittorio nella sua funzione. Si tratta di luoghi &#8211; contenitori di persone rinchiuse, che non fanno nulla e che vedono alimentare la propria parte criminale. In pratica le carceri, di fatto, svolgono la funzione opposta rispetto a quella per la quale sono state create. Basta pensare a come al loro interno possa proliferare il fondamentalismo religioso o che un uomo come Raffaele Cutolo sia stato in gradi, come detenuto , di costruire e organizzare la NCO. In un periodo negativo come questo attuale, dove vi è una grande crisi socio &#8211; economica, le istituzioni per risolvere i problemi legati all&#8217;illegalità, non possono ridursi alla semplice formula: &#8220;più carcere&#8221;. Ci vuole la messa in atto di un processo di inclusione civile e sociale delle persone che sbagliano. Queste ultime, così come afferma la Costituzione, vanno recuperate e reinserite in società. Bisogna intervenire su leggi che rifondino e migliorino il mercato del lavoro e la scuola. Senza questi due fattori lo Stato non può che arrendersi e la società uscire sconfitta da questa sfida.</em></p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Screenshot_1-15-69.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-159695 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Screenshot_1-15-69.jpg" alt="Intervista a Nicola Quatrano: &quot;La criminalità giovanile è figlia dell'esclusione sociale&quot;" width="650" height="466" /></a></p>
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		<title>Paranza dei bambini: &#8220;Amano la morte come gli jihadisti&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Sep 2016 05:58:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[apertura]]></category>
		<category><![CDATA[john woodcock]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paranza dei bambini paragonata ai militanti della jihad. Il gup del Tribunale di Napoli Nicola Quatrano così descrive il nuovo fenomeno della malavita organizzata napoletana. Sono giovani e giovanissimi che si prefiggono un chiaro obiettivo: il ricambio generazionale all&#8217;interno delle cosche attraverso la tecnica del terrore. Le parole del giudice sono state riportate dall&#8217;edizione online de [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Paranza dei bambini paragonata ai militanti della jihad. Il gup del Tribunale di Napoli <strong>Nicola Quatrano</strong> così descrive il nuovo fenomeno della malavita organizzata napoletana. Sono giovani e giovanissimi che si prefiggono un chiaro obiettivo:<strong> il ricambio generazionale all&#8217;interno delle cosche attraverso la tecnica del terrore</strong>. Le parole del giudice sono state riportate dall&#8217;edizione online de <em>Il Mattino</em>.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-25235" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/paranza-dei-bambini-amano-la-morte-come-gli-jihadisti.jpg" alt="paranza-dei-bambini-sentenza-quatrano" width="1121" height="555" /></p>
<p>Il giudice Quatrano ha depositato le motivazioni ella sentenza emessa il 15 giugno scorso: 43 condanne, pene da 20 a 14 anni di reclusione inflitte ai nuovi boss, in accoglimento delle richieste avanzate dai pm della Dda <strong>Francesco De Falco</strong> e <strong>Henry John Woodcock</strong>. Nel descrivere il <strong>look di questi nuovi camorristi</strong> il giudice ha fatto paragoni con le gang giovanili e i cartelli sudamericani, ma anche con gli estremisti islamici: &#8220;<em>diversi imputati infatti hanno esibito una folta barba alla talebana, così come non si può escludere un filo più sottile ed esistenziale che lega i giovani che scorrono in armi nelle vie del centro storico di </em><br />
<em>Napoli per uccidere e farsi uccidere, e i militanti del jihad: entrambi <strong>sono ossessionati dalla morte, forse la amano, probabilmente la cercano</strong>, quasi fosse l’unica chance per dare un senso alla propria vita e per vivere in eterno</em>&#8220;.</p>
<p>Questi nuovi giovani criminali, imparentati con i boss di Napoli, si impongono nel centro storico attraverso raid e stese per <strong>eliminare il clan Mazzarella</strong> ed <strong>effettuare un &#8220;radicale cambio generazionale&#8221;</strong>. Scrive Quatrano: &#8220;<em>I nuovi boss si mostrano indifferenti al tradizionale concetto di prestigio, scaturente soprattutto da una lunga permanenza in carcere, magari al 41 bis, dall&#8217;appartenenza a famiglie camorriste e dall&#8217;esperienza di vita. I valori in cui credono i nuovi rampolli sono quelli della capacità e dell’efficienza, non necessariamente legati a un’età matura, all&#8217;esperienza carceraria o alla tradizione familiare</em>&#8220;.</p>
<p>La voglia di questa nuova generazione di boss di inscrivere il nome nella storia è colpa anche dei medi, secondo il giudice. Un esempio che potrebbe sintetizzare l&#8217;intera questione è l&#8217;assassinio del boss 19enne <strong>Emanuele Sibilio</strong>, ucciso in un agguato: &#8220;<em>Egli</em> &#8211; si legge nella sentenza &#8211; <em>è oggi come l’eroe eterno dei vicoli e delle stradine del centro cittadino, venerato quasi come San Gennaro, sull&#8217;altare che la famiglia ha eretto a sua memoria nell&#8217;androne del palazzo dove abitava. Il progetto della paranza è ora in declino forse anche in seguito alla scomparsa di Sibilio. <strong>La principale ragione del fallimento risiede nell&#8217;efferatezza del loro modo di fare</strong> che li ha resi invisi agli abitanti dei loro stessi quartieri. Questi &#8216;guappi&#8217;, violenti e talvolta drogati, sono stati battezzati con la fortunata espressione &#8216;paranza dei bambini'&#8221;.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2016/09/13/paranza-dei-bambini-amano-la-morte-gli-jihadisti/">Paranza dei bambini: &#8220;Amano la morte come gli jihadisti&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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