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	<title>elio germano Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>È il giornale on line della città partenopea: informazione a 360°, cronaca che copre tutti i quartieri della città; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>elio germano Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>Hotel Eremo: storia di un abbandono edilizio alle pendici del Vesuvio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Ricciardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Nov 2020 23:00:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I luoghi abbandonati vivono da sempre di un fascino senza tempo, come nel caso di un gioiello dimenticato, situato alle pendici del Vesuvio: l’Hotel Eremo. La struttura, posta poco prima dell&#8217;Osservatorio Vesuviano, costruita alle soglie del XX secolo, gode di una bellezza eterea che spesso si accompagna al tragico destino di luoghi come questo, dimenticati, [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I luoghi abbandonati vivono da sempre di un fascino senza tempo, come nel caso di un gioiello dimenticato, situato alle pendici del Vesuvio: l’<strong>Hotel Eremo</strong>. La struttura, posta poco prima dell&#8217;<strong>Osservatorio Vesuviano</strong>, costruita alle soglie del XX secolo, gode di una bellezza eterea che spesso si accompagna al tragico destino di luoghi come questo, dimenticati, lasciati allo stato di abbandono e degrado più totale.</p>
<p>In questi quasi cinquant&#8217;anni in cui l’hotel è stato abbandonato, tutto ciò che poteva essere distrutto è stato distrutto, tutto ciò che poteva essere portato via è stato portato via. Non resta altro che la polvere che negli anni si è depositata tra le stanze, sugli oggetti di cui nessuno più ne fa utilizzo, tra le macerie di ciò che è stato e che ora non è più.</p>
<p>I muri sono stati quasi interamente ricoperti da graffiti e scritte di dubbio gusto, interni e soffitti rovinati dagli incendi dolosi appiccati più volte nel corso degli anni e da tanti altri atti di vandalismo. Il posto è divenuto, poi, anche un covo per amori fugaci e persino sede di molteplici tentativi di sedute spiritiche come indicano le diverse incisioni sataniste rinvenute in situ.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-226433 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/piano-terra-atrio.jpg" alt="" width="620" height="465" /></p>
<p>Quando a <em><strong>VocediNapoli.it</strong></em> siamo venuti casualmente a conoscenza del pericoloso stato di degrado nel quale vessava questo luogo, abbiamo subito deciso di fare delle indagini in merito ed esplorare la struttura. Quello che abbiamo scoperto è stato davvero sorprendete.</p>
<h1>HOTEL EREMO &#8211; LA STORIA</h1>
<p><img decoding="async" class="alignnone wp-image-226422 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/antica.jpg" alt="" width="601" height="389" />L’Hotel Eremo fu fatto costruire nel 1902 da <strong>John Mason Cook</strong>, proprietario della <em><strong>Thomas Cook</strong></em> (la stessa compagnia fallita poi nel 2019) per ospitare i turisti del <em><strong>Grand Tour al Vesuvio</strong></em>, utilizzando la ferrovia che collegava <strong>Ercolano</strong> al vulcano, ideata sempre dal noto imprenditore inglese.</p>
<p>Al centro dell’arco principale del portale d’accesso dell’edificio, possiamo infatti ancora leggere l’incisione su pietra “<em><strong>COOK &#8211; 1902</strong></em>”. L’albergo di lusso, in stile liberty,  era dotato di ben 32 camere, in alcune delle quali è ancora possibile scorgere mattonelle floreali dipinte a mano e moquette.</p>
<p>Stando a degli antichi listini, rinvenuti anni addietro tra le rovine, il prezzo a notte era di 20 lire, 4 lire per la colazione, 20 lire per il pranzo e 24 per la cena.</p>
<h3><img decoding="async" class="alignnone wp-image-226423 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/mattonella.jpg" alt="" width="591" height="714" />HOTEL EREMO &#8211; LA STORIA DEL NOME</h3>
<p>Si dice che l&#8217;<strong>Hotel Eremo</strong> fu edificato dove un tempo sorgeva una locanda addossata ad una chiesetta, abitata da un eremita, <strong>Eremo</strong>, il quale offriva ai turisti del <em>Grand Tour </em> frittate e coppe di <strong>Lacryma Christi</strong> (vino campano pregiato, tipico proprio dell’area vesuviana) e che ha dato poi il nome alla struttura più moderna.</p>
<p>Tuttavia, approfondendo le ricerche, scopriamo che <em>&#8220;<strong>E</strong><span class="lemma"><strong>remo</strong>&#8220;</span></em> è un termine derivante dal  tardo latino<em> &#8220;<span class="testo_corsivo">erēmus&#8221;</span></em> e significa «<em>solitario, deserto</em>» in riferimento ad un luogo solitario, dove una o più persone possono ritirarsi a far vita religiosa, appunto gli eremiti. E&#8217; solo una singolare coincidenza?</p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-226425 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/scritta-hotel.jpg" alt="" width="577" height="336" />HOTEL EREMO &#8211; L&#8217;ABBANDONO</h3>
<p>Le eruzioni del <strong>Vesuvio</strong> durante il corso del <em><strong>Novecento</strong> </em>&#8211; tra le quali ricordiamo quella violenta del 1944 &#8211; danneggiarono parte della linea ferroviaria collegata all’hotel, più tardi poi definitivamente soppressa in concomitanza alla costruzione della nuova strada provinciale.</p>
<p>Anche gli eventi bellici della <strong>Seconda guerra mondiale</strong>, finirono per diminuire sensibilmente l’affluenza all’hotel, segnando di fatto l&#8217;inizio della sua decadenza. L’<strong>Eremo</strong> passò quindi in mano ad enti e poi a privati che lo gestirono all’incirca fino agli anni ’70/‘80.</p>
<p>Non siamo riusciti a trovare informazioni certe sulle motivazioni per le quali l&#8217;hotel fu abbandonato ma è molto probabile che i costi di manutenzione di una struttura così grande non giustificassero la scarsa richiesta, determinandone il fallimento.</p>
<p>L’ultimo proprietario dell&#8217;<strong>Eremo</strong>, dalle ricerche, risulta essere stato il commendatore <strong>Mario Paudice</strong> che rifiutò di vendere il complesso a facoltosi acquirenti, relegando così l’antica e prestigiosa dimora all’oblio ed al totale abbandono.</p>
<h4>CURIOSITA’</h4>
<p>L’<strong>Hotel Eremo</strong> si è prestato da set per ben due produzioni. Figura in un scena de &#8220;<em><strong>Il giovane favoloso</strong></em>&#8220;(2014), il film ispirato alla vita di <strong>Giacomo Leopardi</strong> con protagonista <strong>Elio Germano</strong>, e poi nel videoclip della canzone “<em><strong>Me staje appennenn’amò</strong></em>” (2019) del cantante urban partenopeo<strong> Liberato</strong> (girato al secondo piano della struttura, dove è ancora visibile il famoso graffito presente nella scena).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-226424 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/portale-accesso.jpg" alt="" width="2048" height="1534" /></p>
<h2>L’HOTEL EREMO &#8211; LA STRUTTURA OGGI</h2>
<p>Non è più possibile accedere all’edificio mediante l’ingresso principale a piano terra, cioè quello in cui vi è un vialetto in leggera pendenza che conduce alla struttura, preceduto da un grande cancello in ferro (ormai arrugginito) sul quale sovrasta il cartello con la scritta consumata dal tempo&#8221;<strong><em>Hotel Eremo&#8221;</em></strong>.</p>
<p>Questo spazio, percorribile ancora fino a qualche anno fa, oggi è completamente avvolto dalla vegetazione.</p>
<h3><strong>HOTEL EREMO &#8211; IL PRIMO PIANO</strong></h3>
<p>Iniziamo quindi l’esplorazione dal primo piano, accessibile dalla facciata retrostante all’albergo, un tempo riservata al personale di servizio. Da questo secondo cancello &#8211; perennemente aperto &#8211; accediamo ad un cortile stretto e lungo che circonda l’edificio sui tre lati e ad un portale d’accesso che si apre, dopo un breve corridoio, su un salone con archi e pilastri. Questo salone principale, per quanto rovinato dall’incuria e dal vandalismo, rivela ancora tutta la sua maestosità.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-226414 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/salone2.jpg" alt="" width="553" height="424" />Attraverso questi archi si arriva poi ad una terrazza panoramica dalla quale è possibile vedere l’intero golfo, un paesaggio mozzafiato. Da qui, ci si può rendere conto anche di quanto fosse grande la struttura: si può notare l’ampia area di ingresso e la distensione dell’edificio a sinistra che era (probabilmente) il vecchio ristorante.</p>
<p>Tornando indietro, al termine del corridoio che conduce all’ampio salone, ci sono delle scale che portano al piano terra ed al piano superiore. Facendoci strada tra i depositi di macerie, calcinacci, bombolette spray vuote, lasciate lì dai graffiatari di passaggio e prestando molta attenzione poiché le scale sono state private di corrimano, giungiamo al piano terra.</p>
<h3>HOTEL EREMO &#8211; IL PIANO TERRA</h3>
<p>Questo piano è molto buio ed è quello che maggiormente sembra aver risentito degli incendi dolosi appiccati più volte nel corso degli anni. Da quest’ala è stato possibile visitare l’ampio piazzale ove al suo centro, stando alle testimonianze di altre persone che lo hanno esplorato anni addietro, era collocata una statua di Gesù, i cui occhi erano stati verniciati di rosso dai vandali.</p>
<p>Oggi, di quella statua non abbiamo più traccia, non sappiamo se è stata completamente inghiottita dalla vegetazione, molto fitta in questa zona, se è stata distrutta o ancora rubata, come quasi tutto in questo edificio.​</p>
<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-226417 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/piano-terra-1.jpg" alt="" width="576" height="432" />HOTEL EREMO &#8211; IL SECONDO PIANO</h3>
<p>Salendo al piano superiore, invece, troviamo un lunghissimo corridoio sul quale si aprono le varie stanze che dovevano essere destinate agli ospiti dell’hotel. Anche qui la maggior parte della struttura è stata distrutta dai vandali.</p>
<p>Al culmine del corridoio sia verso sinistra che verso destra, invece, si arriva a due terrazze laterali che donano una vista diversa da quella principale, focalizzandosi di più sul <strong>Vesuvio</strong>.</p>
<h3>HOTEL EREMO &#8211; UNA POSSIBILE RIQUALIFICA?</h3>
<p>Nel corso del tempo sono state tante le voci inerenti ad una possibile riqualifica della struttura con una possibile trasformazione in ostello della gioventù. Tanti gli appelli e le petizioni per restituire questo spazio al pubblico, molte delle quali possiamo trovarle anche in rete, come sul sito della<em><strong> FAI &#8211; Fondo Ambiente Italiano</strong></em>.</p>
<p>Tuttavia, non abbiamo prove concrete che le istituzioni si stiano muovendo in tal senso. Sembra così che l’<strong>Hotel Eremo</strong> sia destinato all’incuria ed al vandalismo ancora per lungo tempo, come tante altre strutture in <strong>Campania</strong>, eppure guardando la bellezza disastrata e decadente di questo posto magico non si può non pensare a quanto afferma <strong>Roberto Peregalli</strong>:</p>
<p>“<em>L&#8217;occhio che guarda questi luoghi diroccati e abbandonati immagina il loro passato, sente attraverso la pelle consumata dal tempo l&#8217;anima che li avvolge</em>”.</p>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-226427 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/primo-piano.jpg" alt="" width="2048" height="1536" /></strong>Ci teniamo a specificare che l’esplorazione è stata fatta nel rispetto dei luoghi e degli eventuali cartelli di divieto presenti. Nessuna intrusione in luoghi protetti da chiusure, barriere, cancelli o in presenza di divieti è stata fatta. Nulla è stato toccato e/o prelevato.</p>
<p>Il presente articolo non costituisce in nessun modo un invito o incoraggiamento all’esplorazione. I luoghi sono fatiscenti e pericolosi e chi lo facesse se ne assume ogni consapevole rischio. Ad ogni modo, ricordate sempre la regola “<em>leave only footprints an take away only photos</em>” &#8211; “<em>lasciate solo impronte e portate via solo foto</em>”.</p>
<h2>VIDEO &#8211; HOTEL EREMO</h2>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/zq_kmUXB1DU" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h2>GALLERIA FOTOGRAFICA &#8211; HOTEL EREMO</h2>
<p>&nbsp;</p>

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<a href='https://www.vocedinapoli.it/2020/11/11/mo-storia-di-un-abbandono-edil/balcone-6/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/balcone-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
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<a href='https://www.vocedinapoli.it/2020/11/11/mo-storia-di-un-abbandono-edil/primo-piano/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/primo-piano-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
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<a href='https://www.vocedinapoli.it/2020/11/11/mo-storia-di-un-abbandono-edil/salone-3/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://www.vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/08/salone-3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
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		<title>Il grande Martone parla di Napoli: &#8220;Io ho potuto scegliere di andar via&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Januaria Piromallo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2016 06:45:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[elio germano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lui è Mario Martone, il grandissimo regista di &#8220;Noi credevamo&#8221; e &#8220;Il giovane favoloso&#8221;, una delle eccellenze artistiche partorite dalla nostra terra e che, da un po&#8217; di tempo a questa parte, ha deciso di vivere altrove per ragioni di lavoro. Martone infatti vive ed opera prevalentemente a Roma ormai, oltre ad essere il direttore dello Stabile di [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lui è <strong>Mario Martone</strong>, il grandissimo regista di &#8220;Noi credevamo&#8221; e &#8220;Il giovane favoloso&#8221;, una delle eccellenze artistiche partorite dalla nostra terra e che, da un po&#8217; di tempo a questa parte, ha deciso di vivere altrove per ragioni di lavoro.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-21204" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/martone-parla-di-napoli.png" alt="martone-parla-di-napoli" width="944" height="534" /></p>
<p>Martone infatti vive ed opera prevalentemente a Roma ormai, oltre ad essere il direttore dello Stabile di Torino: in questi giorni però si trova a Capri per ricevere un premio alla carriera: &#8220;S<em>ono molto grato alla mia regione per tutto l’affetto che ricambio con amore &#8211; </em>ha confessato al Corriere del Mezzogiorno<i>, </i>spiegando però che il suo essere partenopeo in un certo senso non lo ha mai veramente abbandonato<i> &#8211; </i><em><strong>Napoli non ha confine geografico</strong> ed è sempre molto presente in me, non solo come tema del mio immaginario teatrale e cinematografico ma anche nelle persone. Tutti i miei film e i miei spettacoli, pure quelli di argomento non napoletano hanno una vibrazione partenopea grazie ai tanti attori e artisti che lavorano con me.&#8221;</em></p>
<h2>&#8220;Ho incontrato figli di immigrati napoletani&#8221;, racconta il grande regista</h2>
<p><em></p>
<p></em>La sua è un&#8217;opinione non retorica né dettata dall&#8217;affetto, è più una sensazione che ha trovato le sue fondamenta nel suo percorso artistico, che negli anni lo ha portato in giro per il mondo e lo ha premiato con diversi riconoscimenti, tra cui quattro <strong>David di Donatello</strong> e tre <strong>Nastri d&#8217;Argento</strong>: &#8220;<em>Ho incontrato, in America, figli di immigrati di seconda generazione che sentivano un’appartenenza diretta a un posto che non avevano mai visto. C’è qualcosa in questa terra, dico la Campania tutta, il Cilento da cui parlo e dove ho girato &#8220;Noi credevamo&#8221;, che resta come una matrice unica.&#8221;</em></p>
<p><iframe loading="lazy" title="NOI CREDEVAMO TRAILER HD" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/jLxRVhIwC_k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Tutto perfetto allora, secondo Mario Martone, qui a Napoli?<em> &#8220;[&#8230;] Sono stato fortunato &#8211; </em>ha infatti puntualizzato il regista<em> &#8211;<strong> ho potuto scegliere di andar via</strong>. Ma molti giovani hanno una sorte diversa. Sono ancora troppi quelli costretti a lasciare la loro città perché non hanno alternative. Bisogna fare molto molto di più per sviluppare attività qui, che nascano e crescano sul territorio e diano la possibilità di scegliere se restare o andare. </em></p>
<h3>Il bilancio su Napoli di Mario Martone</h3>
<p>Il suo bilancio della città, nonostante la sua residenza altrove, però, è ottimista:<em> &#8220;Posso dire solo che la città è in un buon momento, bisogna lavorare perché prevalgano gli aspetti positivi e si creino le condizioni per migliorare</em>&#8220;.</p>
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