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	<title>daniele lamperti Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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		<title>Ergastolo annullato e poi confermato ma il killer è latitante</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2019 08:29:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Due colpi al petto che hanno spento i sogni e stroncato la vita di un giovane che faceva solo il suo lavoro, spesso anche da volontario. Era il 21 ottobre 1991. Lui si chiamava Daniele Lamperti, aveva 28 anni e guidava un tir che trasportava delle &#8220;nocciole superlative&#8221; dal valore di 70 milioni di lire. Quel maledetto [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Due colpi al petto che hanno spento i sogni e stroncato la vita di un giovane che faceva solo il suo lavoro, spesso anche da volontario. Era il <strong>21 ottobre 1991</strong>. Lui si chiamava <strong>Daniele Lamperti</strong>, aveva 28 anni e guidava un tir che trasportava delle &#8220;<em>nocciole superlative</em>&#8221; dal valore di <strong>70 milioni di lire</strong>.</p>
<p>Quel maledetto giorno, il 28enne, era alla guida del camion nelle zone del nolano. Ad un certo punto ecco l&#8217;assalto di una banda di rapinatori che aveva la benedizione del super boss dell&#8217;epoca: <strong>Carmine Alfieri</strong>. Quest&#8217;ultimo aveva sfidato e battuto <strong>Raffaele Cutolo</strong> nella sanguinaria faida tra la <em>Nuova camorra organizzata </em>(<strong>NCO</strong>) e la <em>Nuova famiglia </em>(<strong>NF</strong>).</p>
<p><strong>Alfieri</strong>, come riportato da <em>La Repubblica</em>, aveva già ordinato alla banda di darsi una calmata. Avevano iniziato a fare troppo rumore con i loro colpi, attirando l&#8217;attenzione delle forze dell&#8217;ordine nelle zone controllate dal boss. Ma l&#8217;avvertimento non era servito a nulla. Così, nel tentativo di resistere all&#8217;assalto e difendere il carico, <strong>Lamperti</strong> fu colpito e ucciso da due colpi d&#8217;arma da fuoco che si conficcarono nel suo petto.</p>
<p>Da quel momento è iniziata un&#8217;odissea giudiziaria raccontata dal quotidiano e che ieri è arrivata ad un clamoroso epilogo. <strong>Elia </strong><strong>Nunziata</strong>, arrestato e ritenuto il killer del giovane, era stato condannato nel <strong>1996</strong>, dalla <strong>Corte d&#8217;Assise a Napoli</strong>, all&#8217;ergastolo grazie anche alle collaborazioni con la giustizia di alcuni pentiti. Poi è entrata in scena la giustizia lumaca.</p>
<p>Dopo ben <strong>11 anni</strong>, nel <strong>febbraio 2017</strong>, la sentenza viene confermata in <strong>Appello</strong> per poi diventare definitiva con verdetto della <strong>Cassazione </strong>nel <strong>2008</strong>. Quell&#8217;anno, <strong>Nunziata</strong>, è stato arrestato a <strong>Roma</strong>. Ed ecco scattare i ping-pong tra diverse <strong>Procure</strong> e <strong>Corti</strong> d&#8217;<strong>Italia</strong> a causa dei vuoti di memoria e delle incertezze di alcuni pentiti. Così gli avvocati di <strong>Nunziata</strong> hanno iniziato a mettere in pratica una nuova strategia di difesa che ha puntato sugli &#8220;incidenti probatori&#8221; dell&#8217;interno procedimento giudiziario.</p>
<p>Fino alla svolta del <strong>2015</strong>. Dopo aver riascoltato alcuni collaboratori di giustizia e confrontato le loro versioni di cui molte discordanti, la <strong>Corte d&#8217;Appello di Roma</strong> ha riaperto il processo e nel <strong>2016</strong> ecco la clamorosa sentenza: <strong>Nunziata</strong> è stato prosciolto dalle accuse. A quel punto è scattata l&#8217;impugnazione da parte dell&#8217;autorità giudiziaria che ha dato inizio ad un nuovo iter processuale.</p>
<p>E arriviamo alla <strong>Corte di Appello di Roma</strong>, dove il sostituto Procuratore generale <strong>Antonio Sensale</strong> e il Pg di Roma<strong> Giovanni Salvi</strong>, dopo aver chiesto e ottenuto l&#8217;annullamento in <strong>Cassazione</strong> della sentenza che ha reso di nuovo libero <strong>Nunziata</strong>, sono riusciti a fargli infliggere di nuovo l&#8217;ergastolo. La svolta giudiziaria c&#8217;è stata la scorsa settimana. Immediata la richiesta dalla <strong>Procura generale</strong> ai <strong>carabinieri</strong> di arrestare <strong>Nunziata</strong>, ma quest&#8217;ultimo &#8211; oggi 60enne &#8211; non era in nessuno degli indirizzi sondati dai  militari. <strong>Nunziata</strong> è praticamente latitante.</p>
<p>&#8220;<em>Storia triste. La famiglia Lamperti già da anni aveva perso ogni fiducia nei processi. Era un bravo ragazzo, faceva il volontario sulle ambulanze</em>&#8220;, queste le dichiarazioni &#8211; pubblicate da <em>La Repubblica</em> &#8211; dell&#8217;avvocato di parte civile, <strong>Giovanni Bianco</strong>. L&#8217;ennesimo caso di mala giustizia italiana.</p>
<figure id="attachment_155789" aria-describedby="caption-attachment-155789" style="width: 650px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/elianunziataqomicidio.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-new-custom-size wp-image-155789 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/elianunziataqomicidio.jpg" alt="Ergastolo annullato e poi confermato ma il killer è latitante" width="650" height="437" /></a><figcaption id="caption-attachment-155789" class="wp-caption-text">foto di repertorio. Nel riquadro Elia Nunziata</figcaption></figure>
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