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	<title>antonio gargiulo Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>antonio gargiulo Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>Gomorra 4: Antonio Gargiulo racconta il suo Saro Levante, &#8220;camorrista senza camicia&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Notari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2019 14:45:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La quarta stagione di Gomorra è entrata nel vivo, facendo record di ascolti ad ogni puntata. Con la nuova stagione, nuovi personaggi sono entrati nello scacchiere del crimine raccontato nella serie: un nuovo clan proveniente dalle campagne dell’hinterland napoletano, la famiglia Levante. Ad un anno dalla prima intervista, VocediNapoli.it ha incontrato Antonio Gargiulo, l’attore cresciuto a [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2019/04/18/gomorra-4-antonio-gargiulo-racconta-il-suo-saro-levante-camorrista-senza-camicia/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Gomorra 4: Antonio Gargiulo racconta il suo Saro Levante, &#8220;camorrista senza camicia&#8221;</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La quarta stagione di <strong>Gomorra</strong> è entrata nel vivo, facendo record di ascolti ad ogni puntata. Con la nuova stagione, nuovi personaggi sono entrati nello scacchiere del crimine raccontato nella serie: un nuovo clan proveniente dalle campagne dell’hinterland napoletano, la famiglia <strong>Levante</strong>.</p>
<p>Ad <a href="https://www.vocedinapoli.it/2018/01/31/intervista-ad-antonio-gargiulo-sogno-napoli-teatro/" target="_blank" rel="noopener">un anno dalla prima intervista</a>, <em>VocediNapoli.it</em> ha incontrato <strong>Antonio Gargiulo</strong>, l’attore cresciuto a Pianura, quartiere di Napoli, che interpreta <strong>Saro</strong> il primogenito del boss <strong>Gerlando Levante</strong>, e che proprio negli episodi 5 e 6, andati in onda venerdì scorso, è stato uno dei protagonisti.</p>
<p><strong>Antonio, ti abbiamo lasciato a teatro, nelle atmosfere oniriche e pop della versione proposta da Massimiliano Bruno del “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare, ti ritroviamo erede del boss di una potente famiglia criminale. Raccontaci com’è andata, dai primi provini alle riprese.<br />
</strong><em>Credo di aver fatto uno dei provini poco prima del nostro incontro ad ottobre 2017. Pensavo, ormai, di non essere stato preso. Poi, fra gennaio e febbraio dell’anno scorso, mentre ero in tournée con il “Sogno”, un giorno sono dovuto scendere da Torino a Napoli per fare il secondo provino, per poi risalire nella stessa giornata, in tempo per la replica serale, con la paura di non riuscire ad arrivare in tempo. Ho saputo di essere stato preso 10 giorni prima che si iniziasse a girare, ad aprile. È stato divertente interpretare questo personaggio: tutti mi vedono un po’ come un lord inglese, molto british, sempre con un approccio calmo e diplomatico, e invece il personaggio che chiedevano di proporre era un camorrista di campagna, o meglio senza camicia, com’era scritto sullo stralcio della sceneggiatura del provino. Non di quelli sempre abbronzati, con i capelli curati, che girano in Mercedes e ostentano il potere, un’immagine più urbana. Quindi, mi sono ispirato alle immagini di quei camorristi trascurati, che non sanno parlare italiano, spesso vestiti male: ricordo che al provino indossai una tuta che avevo da vent&#8217;anni e altre cose un po&#8217; vecchiotte, per trasformarmi in un qualcosa che mi rendesse più vicino a questo genere di camorrista. Poi, col tempo, costruendo pian piano il personaggio, prima con la Comencini, poi con gli altri registi, ho potuto capire meglio cosa avessero in mente gli autori, nella fase embrionale, con quel senza camicia.</em></p>
<p><strong>Vieni dal teatro, ma hai recitato anche per il cinema e altre fiction italiane. In cosa differisce Gomorra, rispetto alle tue esperienze precedenti?<br />
</strong><em>C&#8217;è un aspetto di Gomorra che adoro e adoravo già come fan della serie: non fa sconti. Forse per convenzione o perché si pensa che determinate storie piacciano di più al pubblico, ma molto spesso in TV si tende un po’ ad alterare la realtà, soprattutto in Italia, ma anche all&#8217;estero. Anche Gomorra, certo, deve essere romanzata, perché resta un prodotto di intrattenimento, ma cerca di non fare sconti. Cerca di raccontare delle scene crude, che possono non piacere, ma se ne frega, perché sta raccontando quella realtà e quindi cerca di avvicinarvisi. Credo sia l’unica serie italiana che ho visto facendo le 5 del mattino, perché non riuscivo a smettere. Solo per qualche serie americana ho fatto lo stesso. Passare da essere fan, a far parte di un &#8216;giocattolo&#8217; del genere, per me è stato bellissimo. E lavorandoci, poi, scopri perché ti piace tanto: perché è curata, i set e le location sono meravigliosi, i registi sanno indirizzarti e si dedicano agli attori, gli autori sanno scrivere, la costumista che ti veste è una professionista di serie A, che già dal vestito ti fa capire molto del personaggio. In tutto questo Gomorra è differente: c&#8217;è una qualità che secondo me è molto molto alta e non a caso viene venduta in tutto il mondo.</em></p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2019-04-29-alle-16.44.56.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="responsive alignnone wp-image-157742 size-new-custom-size" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Schermata-2019-04-29-alle-16.44.56.png" alt="" width="650" height="428" /></a></p>
<p><strong>A giudicare da queste prime puntate, la cosa sorprendente del tuo personaggio, Saro Levante, forse è la semplicità e l&#8217;imperturbabilità delle sue azioni: lanciare una bomba a mano su un cadavere è come lavorare nella serra di famiglia. É ovviamente un&#8217;impressione parziale, visto che la serie è ancora in corso, ma era questa l&#8217;intenzione? Su quali aspetti emotivi hai dovuto lavorare maggiormente?<br />
</strong><em>Si, hai colto uno degli elementi caratterizzanti del personaggio, è stato interessante lavorarci: non manifestare rabbia, rancore, ma stare lì. È una scelta ovviamente degli autori e dei registi, ma è stato molto bello provare a farne parte: sono le azioni che ci rendono feroci, di base noi siamo tranquilli. Un aspetto interessante e non immediato sul quale lavorare è stata la presenza, grossa, ingombrante, che hanno questi personaggi: sono boss, sono Re. Mi ricordo, in una scena andata in onda proprio proprio venerdì scorso, c&#8217;era un summit, e Marco </em>(D’Amore, alla regia degli episodi 5 e 6, <em>ndr</em>)<em> ci disse che non potevamo avere una camminata quotidiana, perché interpretavamo persone che stanno al capo di una piramide, decidono della vita e della morte. Sono dei Re, neri ovviamente, e hanno un peso che con noi Levante è stato portato ancora più a fondo nello sguardo, nei gesti, nelle decisioni prese: c&#8217;è un qualcosa di terreno, di forte, appunto di non quotidiano, ed è stato interessante interfacciarsi con questo.</em></p>
<p><strong>A volte si tende a pensare che un attore passi da un personaggio all&#8217;altro con la facilità con cui si cambi d&#8217;abito. Come si esce da un personaggio di questo tipo? Soprattutto a chi come te è nato a Napoli, e con cronache simili a certe dinamiche raccontate nella serie ci è cresciuto, rimane addosso qualcosa di quel mondo?<br />
</strong><em>Beh, magari un attore talentuosissimo ci riesce a passare da un personaggio all’altro così facilmente. Io no, sono un umile artigiano, ho bisogno di costruire la postura del personaggio, il modo di pensare, i suoi bisogni, i suoi obiettivi, il background, il timbro della voce: sono tutte cose che poi ti portano a disegnare un personaggio, e poi dire la battuta sarà una semplice conseguenza di tutto il lavoro fatto. E ne approfitto di questa domanda per rompere un&#8217;idea che spesso si ha: l&#8217;attore, visto come uno che ha uno straordinario talento e solo con quello riesce a fare delle cose straordinarie, come Maradona che senza allenarsi faceva cose pazzesche. È un lavoro, c&#8217;è bisogno di lavorare tanto, dietro. Se non lo fai si vede, semplicemente. </em><em>Sul come se ne esce, direi meglio. Credo che questo lavoro sia catartico. Non appartengo a quella categoria di attori che si fustigano e ne escono a pezzi, non credo che interpretare un ruolo come questo sia vivere un me assassino o un me criminale: nella vita non sono né l’uno né l’altro, quindi posso concedermelo in una fiction. Cosa rimane addosso di quel mondo? Dispiacere, perché come Saviano brillantemente descrive da anni, sono un insieme di disperati. Poi, chi ha più sete di potere è più ferocia nei confronti degli altri, magari arriva al potere, ma di base sono dei disperati, che non hanno cultura, non hanno apertura, non vivono bene. In passato mi è capitato di lavorare con dei ragazzini, attraverso Arci Campania, ed era molto triste vedere dei ragazzini di 12 anni che, anche mentre giocavano a pallone, dovevano prendere a schiaffi il compagno perché non aveva passato la palla; magari era proprio il più piccolo che andava da uno più grande e gli dava uno schiaffo, e capivi che lo faceva perché apparteneva alla famiglia più potente. È triste perché per loro è quello il linguaggio. Mi mette tristezza pensare a quella realtà che, in maniera parziale, da esterno, ho vissuto da ragazzino, anche venendo, per fortuna, da una famiglia sanissima, con principi diversi da quelli raccontati a Gomorra.</em></p>
<p><strong>Tornando al faceto, dai social network e dalle vostre interviste sembra che la famiglia Levante, intesa come gli attori che la interpretano, sia davvero molto legata e unita. Come sono stati i mesi di lavoro insieme?</strong><br />
<em>È stato molto bello. Si è creata subito una bellissima intesa. Veniamo tutti dal teatro, quindi questo ci ha aiutato perché abbiamo un linguaggio simile. Fin dai primi giorni abbiamo creato un gruppo WhatsApp chiamato, naturalmente, famiglia Levante, e dopo un po&#8217; le dinamiche create fra noi attori erano simili a quelle dei nostri personaggi. Non mi riferisco ovviamente ad azioni criminali, però, nella famiglia, come un po&#8217; si è già visto e poi lo scoprirete, c&#8217;è il preferito della mamma, il prediletto del papà, chi invece stima più papà e cerca di averlo come esempio, c’è la figlioletta che ha un&#8217;intesa maggiore col fratello… per esempio, Claudia </em>(Tranchese)<em>, che interpreta Grazie Levante, spesso prendeva le parti di Luciano </em>(Giugliano) <em>che interpreta Mickey, io e Genny </em>(Gennaro Apicella)<em>, ovvero Saro e Ciccio Levante, a volte eravamo contro Luciano. Il tutto scherzosamente, ma si sono create delle dinamiche familiari, in maniera molto ironica, che però non so quanto inconsciamente, spesso, corrispondevano a quelle dei personaggi.</em></p>
<p><strong>Ovviamente non ti chiedo del futuro del tuo personaggio, ma tu invece? Su cosa stai lavorando ora?<br />
</strong><em>L’ intervista si è aperta con me che sono in Tournée con il Sogno, e si chiude ancora con il Sogno, perché sono ancora in giro con il Sogno di una notte di mezza estate. In realtà è la coda della tournée, a fine aprile chiuderemo in Sicilia. A maggio, poi, avrò un ruolo in un film sempre ambientato a Napoli, e, successivamente, c’è un altro progetto cinematografico che partirà in autunno, e che forse, alla lontana, potrebbe avere a che fare con Gomorra… ma credo di non poter dire più nulla a riguardo. In più, adorando l&#8217;insegnamento, continuo a lavorare al Laboratorio di Arti Sceniche di Massimiliano Bruno.</em></p>
<p><strong>Tornando a Gomorra, l’ultima doverosa domanda: ma Ciro l’immortale, è morto davvero? Perché sai, quelle bollicine nella scena finale della terza stagione…<br />
</strong><em>Guarda, non mi è stato detto gli autori, ma ho avuto un’intuizione: prima di morire, sullo yacht, credo che Ciro avesse bevuto una bibita gassata&#8230;</em> (ovviamente, ride. <em>ndr</em>).</p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/famiglia-levante-gomorra.png"><img decoding="async" class="alignnone size-new-custom-size wp-image-156834 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/famiglia-levante-gomorra.png" alt="" width="650" height="416" /></a></p>
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		<title>Intervista ad Antonio Gargiulo, &#8220;Il Sogno, Napoli e il Teatro&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Notari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2018 14:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[antonio gargiulo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domenica sera è andata in scena l’ultima replica al Teatro Eliseo di Roma dell’adattamento di Massimiliano Bruno del “Sogno di una notte di mezza estate” shakespeariano, con protagonisti Violante Placido, Giorgio Pasotti, Paolo Ruffini e Stefano Fresi. Tre settimane di repliche ed un grande successo di pubblico, con sold out tutti i weekend, per le [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica sera è andata in scena l’ultima replica al Teatro Eliseo di Roma dell’adattamento di <strong>Massimiliano Bruno</strong> del “<em>Sogno di una notte di mezza estate</em>” shakespeariano, con protagonisti <strong>Violante Placido</strong>, <strong>Giorgio Pasotti</strong>, <strong>Paolo Ruffini</strong> e <strong>Stefano Fresi</strong>. Tre settimane di repliche ed un grande successo di pubblico, con <em>sold out</em> tutti i weekend, per le storie intrecciate di re, regine, amanti, fate, folletti e commedianti, rivisitate in chiave moderna, fra musica rock (Black Hole Sun dei Soundgarden, su tutte), citazioni beatlesiane nascoste e costumi e trucchi dark.</p>
<p>Abbiamo incontrato uno dei protagonisti, Antonio Gargiulo, attore e napoletano doc, che nell’allestimento interpreta Demetrio, uno degli amanti che, scappando nel bosco, dà il via alla dimensione onirica che caratterizza la commedia.</p>
<p><strong>Antonio, parlaci di questo “Sogno”:</strong></p>
<p><em>È uno spettacolo spensierato, innanzitutto, e che piace. Lo dico come dato oggettivo, perché l’Eliseo è stato sold-out quasi tutte le sere, e siamo stati in scena per ben 3 settimane. Pubblico entusiasta, il passaparola è stato fortissimo e quasi sicuramente ci sarà un ritorno a Roma. È un&#8217;operazione che voleva avvicinare Shakespeare ad una vasta platea di persone, renderlo popolare, e credo che sia riuscita in pieno perché sono venuti tutti, da persone dell&#8217;ambiente dello spettacolo allo spettatore incuriosito, finanche tanti bambini:  addirittura classi intere di giovanissimi, spesso allievi di laboratori teatrali, davvero entusiasti, perché hanno capito la storia e si sono divertiti. E poi il sogno si presta, chiaramente: c’è la magia, l&#8217;amore, la parte comica. Davvero un importante successo di pubblico.</em></p>
<p><strong>Dalla regia al cast, ci sono grandi nomi del cinema e della televisione; per te che vieni dal teatro, com’è stato lavorare con loro?</strong></p>
<p><em>Molto Interessante. Loro hanno scuole diverse, chi ha fatto più cinema, chi più tv, chi ha già esperienza teatrale, ma sono assolutamente cinque professionisti, ognuno è riuscito a dare allo spettacolo parte del proprio background, e credo che Massimiliano sia stato molto bravo ad amalgamare il tutto e capire quali erano i punti di forza di ognuno. </em></p>
<p><strong>Non è la prima volta che lavori con Massimiliano Bruno…</strong></p>
<p><em>No, infatti. Lavoro con lui nel suo laboratorio permanente, in cui si tengono laboratori per attori professionisti ed anche per aspiranti attori. L’approccio di Massimiliano non è quello di insegnare qualcosa, ma di buttare delle esche, innescare dei processi creativi. Collaboro con lui dal 2011, in altri laboratori che faceva annualmente, d&#8217;estate soprattutto, e la cosa bella è che da questi laboratori sono nate tante cose, anche delle nuove compagnie teatrali.</em></p>
<p><strong>E invece, in questi mesi di lavoro sul Sogno, con chi hai avuto modo di legare maggiormente?</strong></p>
<p><em>Beh, la risposta diplomatica sarebbe che ho legato con tutti, ma Stefano Fresi mi ha regalato la macchinetta del caffè napoletana classica, con tanto di caffè, pochi giorni fa… quindi devo dire che da 48 ore ho una preferenza per una persona che si chiama Stefano..</em></p>
<p><strong>Ed oltre al gusto per il caffè fatto con la macchinetta del caffè classica, cosa ti porti dietro di Napoli? </strong></p>
<p><em>Se c’è una cosa che mi piace tanto di Napoli e che mi porto dietro, è che noi napoletani siamo molto connessi alla nostra  parte istintiva. Nel nord Italia, ancora di più nel nord Europa, le persone sono più controllate, hanno sviluppato, nel tempo, molto più l&#8217;aspetto razionale, mentre noi abbiamo mantenuto una  connessione con la parte istintiva, animale (e lo dico con un&#8217;accezione assolutamente positiva), che è fondamentale a teatro: l’abbiamo sempre a portata di mano, quando serve; certo, spesso ne paghiamo il prezzo, con l’eccessiva caoticità e la mancanza del rispetto delle regole, ma credo che questo continuo trasgredire l&#8217;ordine del napoletano medio, in ambito artistico, dove le regole sono necessarie, ti offra uno sguardo laterale, una connessione più facile con la sfera emotiva. Lo dico da napoletano vero, perché sono cresciuto tra Pianura e i Tribunali, dove spesso ancora si cammina senza casco, o contromano,  e dove, purtroppo, la sensazione è che non sia necessario rispettare le norme per vivere serenamente.</em></p>
<p><strong>Hai mosso a Napoli i primi passi da attore? Come sei entrato nel mondo del teatro?</strong></p>
<p><em>La porta dalla quale sono entrato nel teatro, è vicino al museo nazionale, a Napoli,  quella di un piccolo teatro che si chiama Teatro De Poche, quasi un cunicolo sotto i palazzi del centro. Nel 2006 quella porta me l’ha aperta Sergio Di Paola, fantastico Pulcinella, adesso clown del Cirque du Soleil; il primo laboratorio l&#8217;ho fatto con lui e con i direttori di questo piccolo teatro, poi da lì venni a Roma, dove ho studiato e ho iniziato il mio percorso</em>.</p>
<p><strong>Quindi non hai sempre fatto teatro?</strong></p>
<p><em>No, mi sono laureato in economia, materia davvero molto poco inerente con l’ambito artistico; dopodiché ho lavorato come stagista a Roma, in ufficio commerciale ma ho retto 5 mesi: il direttore mi chiamò nel suo ufficio, porgendomi il contratto d’assunzione ed io, che intanto avevo iniziato a studiare in un&#8217;accademia di teatro, la sera, quando finivo in ufficio, gli porgo a mia volta il contratto dicendo le testuali parole: “se firmo, io non avrò più il coraggio di andarmene”. Quindi non firmai e un mese dopo ero allievo attore full time.</em></p>
<p><strong>Una scelta coraggiosa. Ha pagato, finora?</strong></p>
<p><em>Vero. Era l&#8217;inizio della crisi, nel 2006. Sono stato fortunato, ho lavorato con Giancarlo Sepe, Andrea De Rosa, Martone…  poi, qualche anno fa ho incontrato un grande maestro internazionale, <strong>Andrei Konchalovsky</strong>, che mi scelse per la sua Bisbetica Domata, prodotta dallo stabile di Napoli e dallo stabile di Genova. L&#8217;anno dopo mi ha coinvolto un altro progetto teatrale, l’Edipo, e quest&#8217;anno ha deciso di girare un film su Michelangelo, fra Roma e altre province del Lazio e della Toscana, nel quale mi ha voluto nel ruolo di Francesco Maria della Rovere, un ruolo storico. Gli sono davvero grato, è veramente un maestro assoluto.</em></p>
<p><strong>Parti oggi per portare il Sogno in tour per l’Italia. Farete una tappa a Napoli?</strong></p>
<p><em>Per quest’ anno no, il calendario è già molto ricco, ma per la prossima stagione credo ci siano buone possibilità. Napoli è casa mia, sarà sempre una tappa con un’emozione particolare.</em></p>
<p><strong>E allora, come si dice a teatro per augurare successo…</strong></p>
<p><em>Merda! Merda! Merda!</em></p>
<p><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Antonio-Gargiulo.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-105142 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/Antonio-Gargiulo.jpg" alt="" width="591" height="394" /></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2018/01/31/intervista-ad-antonio-gargiulo-sogno-napoli-teatro/">Intervista ad Antonio Gargiulo, &#8220;Il Sogno, Napoli e il Teatro&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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