La discussione sulla canzone in napoletano di Geolier a Sanremo è balzata dal testo pubblicato su “Tv Sorrisi e Canzoni” ai social. Linguisti, esperti, scrittori, utenti dei social, insomma tutti hanno detto la loro sulla questione che sta tenendo banco da più di un giorno.
Federico Vacalebre, giornalista de Il Mattino che si occupa di Cultura e Spettacolo, ha intervistato Geolier. Si è definito il primo napoletano a portare una canzone in napoletano sul palco dell’Ariston e forse proprio per questo il suo testo è stato tanto criticato. Un’intervista lunga che il giornalista fa anche dopo l’esperienza di aver parlato in un suo workshop della lingua napoletana da Di Giacomo a Geolier. Ecco cosa ha risposto il rapper che da Secondigliano ha scalato le classifiche mondiali approntando infine a Sanremo.
“.Chi legge un testo deve ritrovare quello che ascolta, deve poterlo cantare, rappare. Quando scrivo tutti i miei testi non posso che mettere nero su bianco il napoletano così come lo parlo. Noi l’abbiamo imparato come tutti per strada, in famiglia e parlando tra amici. Ogni lingua si trasforma ed è bello che la mia generazione senta forte il richiamo del dialetto e che si esprima in napoletano tutti i giorni. Il mio obiettivo adesso è salire sul palco dell’Ariston e riuscire a far cantare tutta l’Italia in napoletano”.
“Sono dispiaciuto perché credevo di aver fatto una bella cosa per Napoli, speravo di essere un piccolo vanto per la città: artista più venduto del 2023, in gara a Sanremo avendo rifiutato di accettare l’italiano o i sottotitoli mentre canto, primo artista a riempire per tre volte lo stadio di casa”. Insomma possiamo dire che il napoletano è una lingua, un dialetto, in evoluzione e che, almeno nel rap, quello di Geolier è universalmente accettato, perché non dovremmo farlo anche noi napoletani?
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