Nessuno tocchi la figura del Garante per i diritti dei detenuti

Nessuno tocchi la figura del Garante per i diritti dei detenuti. La vicenda che ha riguardato Pietro Ioia che fino a oggi ha ricoperto questo ruolo per la Città metropolitana di Napoli, non deve intaccare l’importanza che tale istituzione ha avuto negli ultimi anni.

Grazie alla creazione del Garante ai detenuti è stata riconosciuta una tutela da parte dello Stato in favore dei reclusi. Tutela contro cosa? Contro le continue violazioni perpetrate dentro i penitenziari nei confronti delle persone. Violazioni dello Stato di Diritto, della Costituzione e quindi della legge.

Se l’articolo 27 della nostra ‘Carta Sovrana’ afferma che la pena deve consistere in pratiche umane volte alla riabilitazione del condannato, in cella avviene l’esatto contrario: dietro le sbarre regnano degrado e disumanità. Un contesto che penalizza l’intera comunità penitenziaria, composta anche dagli agenti, dai sanitari e dagli educatori.

A dimostrare il disastro rappresentato dal ‘sistema carceri’ italiano è il numero di suicidi avvenuti nei penitenziari dall’inizio dell’anno: ben 70, una media di 7 decessi al mese. Una strage di Stato, silenziosa e indegna di un paese civile.

Eppure non c’è da star sereni. Il nuovo governo ha ben pochi tratti di garantismo e Giorgia Meloni vuole risolvere la piaga del sovraffollamento con la costruzione di nuove carceri. Dove, con quali soldi e in che tempi, però non lo ha spiegato. E basta leggere le dichiarazioni di oggi provenienti dal mondo della politica per comprendere quanto il sentimento italiano sia profondamente giustizialista.

Ioia è già colpevole, a prescindere dal processo che molto probabilmente ci sarà. Il Consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli dopo neanche due ore dalla pubblicazione della notizia, era già davanti al carcere di Poggioreale in diretta Facebook. Il Comune di Napoli ha già revocato a Ioia la carica di Garante. L’ex Sindaco Luigi De Magistris ne ha subito preso le distanze.

Il comunicato del Garante nazionale non è sembrato particolarmente solidale con le sorti toccate al collega metropolitano. La Lega, per bocca del Consigliere regionale Severino Nappi e del Segretario nazionale Matteo Salvini, non hanno perso un minuto per strumentalizzare la vicenda per scopi politici.

Insomma, in casa propria sono tutti garantisti ma alla prima occasione non vedono l’ora di rinchiudere i propri ‘avversari’ in cella per poi gettare via la chiave. Sarà un giudice a giudicare Ioia, non noi giornalisti, non i politici. E questa storia non dovrà ancora di più allontanare dall’agenda politica del Paese il tema delle carceri. In Italia una riforma del sistema penitenziario è più che necessaria.

redazione

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