E’ diventata simbolo dell’ingiustizia più atroce, la storia di George Stinney jr. Il ragazzino di 14 anni fu condannato a morte con sedia elettrica per l’omicidio di due bambine, ma anni dopo fu provata la sua innocenza.
Fu lo stato della Carolina del Sud a condannarlo a morte il 16 giugno 1944 quando il suo nome divenne noto tra le vittime più giovani condannate a morte negli Stati Uniti. A lui fu data la colpa dell’omicidio di due bambine: Betty June Binnicker, 11 anni e di Mary Emma Thames, 7 anni. La storia assurda tornata all’attenzione dell’opinione pubblica dopo la pubblicazione di un post su Facebook di Chiadikaobi O. Atansi.
In una giuria composta da soli bianchi, al ragazzino fu imposto di confessare di aver ucciso le due bambine. Il motivo? Coprire il reale assassino. Solo nel 2014, quindi dopo 70 anni dallo scempio, il caso è stato aperto e il giudice ha dichiarato non colpevole George. Non è stata una grande sorpresa considerando un processo durato solo due ore e una condanna così feroce inflitta a un minore.
Si racconta che al momento della morte il ragazzino stringeva tra le mani la Bibbia in maniera ossessiva ripetendo di essere innocente. Gli attivisti, che all’epoca già supportarono la famiglia del ragazzino, non si sono mai stancati di cercare la verità, arrivata dopo 70 anni. Ancora più barbara fu la detenzione di George, tenuto in isolamento per 81 giorni lontano da casa senza mai vedere la famiglia né poter consultare un avvocato. Anche nel giorno della sua morte nessuno potette assistere.
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