Ogni anno sempre la stessa storia. A partire dal mese di novembre e fino alla fine delle feste natalizie, il dibattito pubblico in città è concentrato su un unico argomento: le luminarie. Ovviamente non ce la siamo scampata neanche questa volta.
E così all’iniziativa della Camera di commercio che insieme alle imprese ad essa associate, ha deciso di investire privatamente e con tutte le autorizzazioni del caso, di installare babbi Natale giganti, orsacchiotti ‘equivoci‘, slitte e illuminazioni in giro per la città, la risposta è stata una soltanto: la polemica.
Sono belle, sono brutte, hanno illuminato Napoli, no – anzi – l’hanno deturpata. Cosa dice il Comune, cosa pensa la Sovrintendenza. Insomma nella città dove non c’è un euro ma soltanto una montagna di debiti e all’orizzonte il concreto rischio del dissesto (con successivo commissariamento), si parla delle luminarie.
Per carità, Napoli meriterebbe come tutte le più grandi e importanti metropoli del mondo, delle decorazioni natalizie all’altezza. Indipendentemente dal luogo dove esse sono poi montate. Però stiamo dimenticando un dettaglio: nel capoluogo campano non funziona nessun servizio essenziale.
La raccolta dei rifiuti, la manutenzione stradale, il welfare, la macchina amministrativa, il trasporto pubblico, la rete fognaria, il verde, il decoro urbano, e chi più ne ha più ne metta. Insomma, si può comprendere l”invidia’ per la vicina Salerno ma credo sia giunto il momento di pensare alle cose serie e di accettare con un plauso le iniziative pagate con soldi privati. Al massimo dispensate critiche ma costruttive. E non ce le abboffate ogni anno, grazie.
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