Gli avevano chiesto di recarsi a casa di un amico in comune. Lui aveva accettato. Si conoscevano tutti, di conseguenza la vittima si è fidata ciecamente. Quest’ultima, invece, non avrebbe mai potuto immaginare cosa lo avrebbe atteso.
Erano in quattro, uno di fronte, due gli avevano bloccato mani e piedi e l’ultimo gli aveva messo un cappio al collo. Poi il killer di spalle e quello che aveva di fronte hanno stretto il nodo della corda fino a soffocarlo e ucciderlo. Subito dopo il cadavere è stato fatto sparire.
Così nel settembre del 2012 è stato ammazzato Raffaele Carolei. Il suo corpo era introvabile, tanto che i familiari avevano denunciato la sua scomparsa ai carabinieri. Carolei è stato vittima di un brutale omicidio di camorra, consumato a Castellammare di Stabia. Un regolamento di conti per il controllo delle attività illecite.
In particolare del traffico e spaccio di stupefacenti che ha visto contrapporsi il clan D’Alessandro e quello degli Omobono – Scarpa. Protagonisti di questa vicenda i fratelli Pasquale e Catello Rapicano, Gaetano Vitale e Giovanni Savarese (questi ultimi due raggiunti oggi da un provvedimento di custodia cautelare in carcere).
Era presente, con il ruolo di ‘vedetta’, anche Giovanni Panariello. All’epoca quest’ultimo era minorenne. Anche le sue dichiarazioni sono state determinanti per le indagini. Per gli inquirenti l’omicidio fu ordinato per vendicare l’agguato ai danni di Giuseppe Verdoliva, autista del boss Michele D’Alessandro.
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