Stefano De Martino racconta il suo passato: “Facendo il fruttivendolo ho tenuto lontana l’eroina”

Bello, giovane e agli apici della sua carriera. Stefano De Martino si prepara a tornare su Rai 2 con lo show Stasera tutto è possibile. Il ballerino originario di Torre Annunziata ne ha fatta di strada da quando ha iniziato, da quando si svegliava alle 4 e mezzo per andare a lavorare in un negozio ortofrutticolo.

Stefano De Martino e il passato da fruttivendolo prima del successo

In un’intervista al Corriere della Sera De Martino ha parlato delle sue origini e di cosa faceva prima di diventare ‘famoso’, spiegando quanto sia felice di potere essere un esempio per i ragazzi di Torre Annunziata: “I miei genitori sono due brave persone, abbiamo avuto tante difficoltà ma attraverso il loro esempio sono diventate per me una marcia in più. Non ho mai pensato di non farcela, nonostante il contesto. E quello che mi rende più felice è vedere che oggi, tanti ragazzi  pensano: se ci è riuscito lui, posso anche io. Vedere che c’è chi si convince, anche grazie a me, che non è vero che se nasci lì sei fuori dai giochi, mi riempie di orgoglio”.

De Martino ha ricordato le ‘alzatacce’ e il caffè che si godeva a prima mattina: “Mettere amore in quello che si fa. Gli ultimi due anni prima di iniziare a lavorare in tv facevo il fruttivendolo: ecco, ricordo che il mio desiderio era diventare il più bravo fruttivendolo che c’era nella zona. Mi svegliavo alle 4 e mezzo ed ero felice: sarà che ho sempre visto qualcosa di poetico nei lavori che si svolgono la mattina presto o la notte. Tutto il mondo dorme e tu sei lì, nel silenzio. Il primo caffè che prendevamo alle 5, prima di alzare la saracinesca, me lo gustavo tutto: mi sembrava di far parte di una specie di elite.

Dove abitava Stefano De Martino

Stefano non dimentica le sue origini, nell’intervista ha ricordato che nel palazzo in cui viveva c’erano tante siringhe di chi sceglieva le scale dell’edificio per drogarsi. Ha raccontato che la madre da subito gli ha spiegato cosa accadeva, spiegandogli i pericoli che avrebbe potuto incontrare nella sua vita: “Abitavamo in un palazzo molto fatiscente, sopravvissuto al terremoto del 1980: avevano messo le travi nei pianerottoli per l’assestamento ma poi non le avevano più tolte… con la mia famiglia stavamo al terzo piano senza ascensore, quindi spesso andavo con mia madre a fare la spesa, da bambino, per aiutarla con i sacchetti. L’altra particolarità del palazzo era che non aveva né portone né citofono, ci si chiamava con un fischio… ma per via di quell’accesso libero spesso trovavo tra una rampa di scale e l’altra siringhe, lacci emostatici… mia madre non poteva nasconderlo: ha dovuto spiegarmi presto da cosa stare lontano e perché. Penso che mi abbia aiutato a evitare tanti guai“.

redazione

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