Sono vivi per miracolo, i tre figli minori di Ciro Caiafa, vittima di un agguato di camorra la notte del 31 dicembre, nel suo basso in via Sedil Capuano, zona San Lorenzo, nel centro storico di Napoli.
I ragazzini, a soli tre mesi dalla morte del fratello maggiore Luigi, piangono il padre che hanno visto morire davanti ai loro occhi. Tredici anni la femminuccia, quindici e sette i maschi, e una madre senza reddito.
Il raid scatta inaspettato, considerando che la porta-finestra dell’abitazione era aperta. Poco dopo l’1 di notte Gennaro Di Martino, un tatuatore incensurato, entra in casa Caiafa per tatuare sul braccio di Ciro una croce con il nome del primogenito Luigi, ucciso da un poliziotto dei falchi, mentre consumava una rapina.
Ciro Caifa all’epoca stava scontando i domiciliari. Neanche quel grande dolore per la perdita del figlio deve averlo convinto a cambiare vita, dato quanto accaduto. Secondo quanto è emerso dalle indagini, la morte di Caiafa è la punizione per un passo falso, o il ” prezzo” di un ammanco, o una partita di droga non condotta in porto.
Il killer è entrato solo con la mano armato, ha sparato colpendo il capofamiglia ed è scappato. Di Martino ha dichiarato di essere di spalle e di non aver visto nulla, così come gli altri membri della famiglia.
Le parole del figlio piccolo
I carabinieri, guidati dal comandante Christian Angelillo, hanno provato ad interrogare i figli e la moglie ma le loro bocche sono rimaste cucite. Secondo quanto si apprende da La Repubblica, a un certo punto qualcuno dice al più piccolo dei tre minori di mettersi a letto.
L’ultimogenito, 7 anni, replica : “Hanno sparato ’ a pateme” , hanno ucciso mio padre. Rifiutandosi di andare a letto. L’ulteriore tragedia è proprio legata ai più piccoli, cresciuti in un ambiente difficile, con un padre e un fratello morti e una madre senza reddito che non si sa come riuscirà a mantenerli. Il rischio è proprio che anche loro si perdano e gettino la loro vita in traffici illeciti.
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