Anestesista radiato dall’Albo dei Medici e risultati di un’autopsia che parlano di errori “ma nessuna responsabilità a carico dei sanitari”. E’ questo il punto a cui è arrivata l’indagine per la morte di Rosa Andolfi, la giovane di 29 anni deceduta lo scorso febbraio a seguito di alcune complicanze durante il parto a Villa Betania.
Da quel giorno la famiglia vuole sapere cosa sia accaduto a Rosa in sala parto, ma soprattutto chiede che sia fatta giustizia e che paghi chi ha sbagliato. Un primo risultato è stato raggiunto dalla difesa della famiglia, rappresentata dagli avvocati Amedeo Di Pietro e Alessandro Milo, che ha accertato che uno degli anestesisti intervenuti durante le operazioni di soccorso è stato radiato dall’Albo dei Medici nel 2015, dunque non avrebbe potuto esercitare la professione.
Da un lato, quindi, ci sono i risultati dell’autopsia arrivati dopo 8 mesi dalla morte di Rosa e non nell’arco di 90 giorni come previsto e dall’altro l’accertamento, avvenuto nell’ambito delle indagini difensive di questi mesi, che uno degli anestesisti che era in sala operatoria non avrebbe dovuto esercitare la professione. “Proprio il dottore che ha provato a rianimarla – spiega a Vocedinapoli.it l’avvocato Di Pietro – una bomba per la famiglia”. Un punto da cui partire per accertare le eventuali responsabilità nella tragica morte di Rosa.
Sebbene i risultati dell’esame autoptico pur evidenziando errori commessi, non parlino di “colpe”, per la famiglia della giovane vittima è ancora tutto da chiarire. “Vogliono sapere cosa farà adesso la Magistratura, cosa accadrà e come deciderà di proseguire – spiega l’avvocato Di Pietro – la famiglia vuole sapere la verità dopo otto mesi dalla morte di Rosa”.
La difesa della famiglia Andolfi, in attesa di ulteriori decisioni della Magistratura, proseguirà in sede civile alla richiesta del risarcimento integrale nei confronti dell’ospedale Villa Betania, che dovrà essere quantificato in base al “danno parentale”.
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