Smascherati gli artefici dell’enorme macchia nera che fece scalpore subito dopo il termine del lockdown, la cui foto fece il giro dei Social provocando lo sdegno di moltissimi.
Si trattava del letame di un’azienda bufalina di Capua (nel Casertano) che finiva nel canale Agnena e, che dopo un viaggio di alcuni chilometri, macchiava il mare di Castel Volturno (in provincia di Caserta). I carabinieri forestali e la Guardia Costiera di Castel Volturno hanno sequestrato l’allevamento con 670 capi dell’azienda e i titolari e il gestore, padre e figlio, sono indagati per inquinamento ambientale.
L’indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere era partita ad inizio maggio, appunto, subito dopo la fine della quarantena dovuta al coronavirus e in seguito all’apparizione della clamorosa macchia nera.
Ma c’è di più, dalle indagini è emerso che la gestione illecita dei rifiuti da parte dei responsabili dell’allevamento andava avanti da diverso tempo, con il registro delle utilizzazioni agronomiche dei reflui, fermo al giugno 2018.
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