“Contro la fuga dei giovani dalla città e dal Mezzogiorno serve un cambio di passo da parte di tutti. La politica deve assumersi la sua responsabilità, ma la società civile non può limitarsi a manifestare il suo disagio: deve fare uno scatto in avanti”, dice Gaetano Manfredi a Repubblica, da poco più di due mesi ministro dell’Università dopo sei anni come rettore della Federico II. Il procuratore Giovanni Melillo, intervenendo a un incontro di “VivoaNapoli”, ha lanciato l’allarme sullo spopolamento del Sud. “Sono preoccupato per le sorti di Napoli perché i giovani migliori vanno via. Il rischio è che rimangano i peggiori”, ha aggiunto il capo dei pm.
Che ne pensa, ministro Manfredi?
“Condivido le parole del procuratore. Io stesso ho più volte sottolineato che uno dei principali pericoli per il Paese è l’emorragia della parte più preziosa del nostro capitale umano. Nel mondo globale c’è sempre mobilità, ma esiste il rischio di una perdita di conoscenza e dunque di competitività”.
Come si può frenare questa emorragia di talenti?
“Ci sono varie leve. La prima è la creazione di opportunità di lavoro qualificate. I giovani migliori si trattengono se possono scommettere sulle loro aspirazioni”.
E poi?
“È indispensabile riaffermare la meritocrazia. Chi è bravo, deve essere premiato. Le derive familistiche rappresentano storicamente una delle palle al piede più pesanti per il Mezzogiorno”.
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