Monologo di Rula Jebreal al Festival di Sanremo: “Uomini, lasciateci essere libere”. Applausi e lacrime

E’ sicuramente stato uno dei momenti più emozionanti della serata il monologo di Rula Jebreal dal palco del Festival di Sanremo. In abito rosa di paillette la giornalista e scrittrice palestinese, con cittadinanza italiana e israeliana, raccontando la storia della madre suicida per le violenze subite, ha commosso il teatro Ariston.

Per lei l’intera platea, commossa, si è alzata in piedi. Il suo grido di dolore, carico di emozione e sofferenza, ha lasciato tutti senza parole. Un tono pacato e durissimo, una denuncia che parte dal dramma di sua madre, che disperata dopo uno stupro, decide di darsi fuoco, togliendosi la vita. A quei racconti drammatici, si alternavano le strofe delle canzoni italiane più belle scritte dalle donne. Dalla Cura di Franco Battiato a Sally di Vasco Rossi. “Sono tutte canzoni scritte da uomini“, dice.

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Il monologo di Rula Jebreal è stato un vero e proprio pugno nello stomaco, iniziato con le classiche domande che sono fatte alle donne vittime di violenza: “Com’era vestita?“. C’è il racconto della sua infanzia passata in un orfanotrofio: “Dove sono cresciuta con centinaia di bambine e tutte le sere una per volta ci raccontavamo favole tristi, non favole di mamme che conciliano il sogno, favole di bimbe sfortunate, perchè le nostre madri erano state spesso stuprate o uccise o torturate”. Poi passa ai numeri a quelli che descrivono quanto è drammatica la condizione delle donne in Italia: “Negli ultimi tre anni 3 milioni 150mila donne sono state vittime di violenze sessuali sul posto di lavoro, negli ultimi due anni 88 donne al giorno hanno subito abusi e violenze, una ogni 15 minuti, ogni tre giorni viene uccisa una donna, sei donne sono state ammazzate solo la scorsa settimana. E nell’80 per cento dei casi il carnefice non ha bisogno di bussare, ha le chiavi di casa“.

Tra il pubblico c’è la figlia di Rula che non riesce a trattenere le lacrime, come lei tantissime altre persone nel pubblico hanno ceduto alle emozioni, impossibile non lasciarsi toccare dalla storia della madre della giornalista, ma dal ricordo delle tante vittime di violenza: “Mia madre Nadia, quando avevo 5 anni, si e’ data fuoco perché era stata brutalizzata e stuprata due volte, a 13 anni da un uomo poi dal sistema che l’ha costretta al silenzio. E l’uomo che l’ha violentata aveva le chiavi di casa“.

E infine, Rula si è rivolta agli uomini: “Lasciateci essere quello che siamo e quello che vogliamo essere. siate nostri complici, nostri compagni, indignatevi con noi”. E Amadeus, che sul palco aveva fatto un passo indietro per lasciare spazio alla giornalista, è ricomparso con uno splendido mazzo di fiori: “Fiero di averti avuta al mio Festival“.

redazione

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