In alto da sinistra: Giuseppe, Mario e Salvatore Lo Russo.
Dopo striscioni e scritte contro i pentiti del clan Lo Russo, a Miano, periferia a nord di Napoli, si inizia anche a sparare contro le persone legate ai collaboratori di giustizia. Le indagini sull’agguato avvenuto giovedì sera nel rione San Gaetano nei confronti di Luigi Torino, che abita nella zona, partono proprio da questo aspetto.
Il 41enne pregiudicato, colpito da un proiettile all’addome e da uno al polpaccio, è il figlio di Salvatore Torino, alias ’o cassusaro (chi prepara o vende le gazzose), ex affiliato storico del clan Lo Russo e fedelissimo di Giuseppe, il capostipite della famiglia dei “Capitoni” in carcere dalla fine degli anni Novanta (è stato l’unico dei fratelli a non pentirsi), prima di creare un proprio gruppo camorristico e dar vita alla faida contro il clan di Giuseppe Misso per la conquista del Rione Sanità.
Torino senior venne poi arrestato nel 2007 e nel giro di pochi mesi, a inizio 2008, passò dalla parte dello Stato, iniziando a ricostruire omicidi e attività illecite che coinvolgevano i clan di Miano e del Rione Sanità.
Il ferimento del figlio Luigi porta gli investigatori a non escludere l’ipotesi di una ritorsione riconducibile alla decisione del padre. Tuttavia non sono escluse altre piste. Ricoverato in osservazione al Cardarelli, il 41enne ha raccontato ai carabinieri, pur senza apparire convincente, di essere stato vittima di una rapina.
Nel rione San Gaetano, la polizia ha invece ritrovato una pistola calibro 9, alcuni bossoli calibro 9×21, uno scooter abbandonato (un Piaggio Liberty) e tracce di sangue. Le indagini, coordinate dalla DDA di Napoli, sono condotte sia dalla polizia che dai carabinieri.
Nei mesi scorsi sono stati numerosi i messaggi contro i pentiti dei “Capitoni”: dai fratelli boss Salvatore, Mario e Carlo a “Tonino” Lo Russo (figlio di Salvatore) fino al killer Mariano Torre. “La vostra libertà puzza di infamità. Via da questa città” recitava uno degli ultimi striscioni, accompagnato da una svastica e dal marchio “ztl” Lo Russo, apparso nell’aprile scorso all’esterno della scuola. Un messaggio che arriva, probabilmente, dalle famiglie (Perfetto-Cifrone-Balzano-Scarpellini) sopravvissute all’ondata di arresti avvenuta negli anni scorsi a Miano e colpite, nel corso del tempo, dalle dichiarazioni dei pentiti. I Torino, che hanno interessi economici nel quartiere Marianella, mantenevano buoni rapporti sia con i Lo Russo che con gli Amato Pagano.
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